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Rapporto sulle torture della CIA: una pubblicazione tribolata (la timeline di Pro Publica)

“Il Senato americano ha avviato un’indagine sul programma della CIA per i detenuti quasi 6 anni fa. Una bozza del rapporto è stata redatta 2 anni fa. Oggi [8 aprile 2014, NdR], il Senate Intelligence Committee ne ha finalmente divulgato una scottante sintesi. (L’intero rapporto è tuttora classificato) Perché ci è voluto così tanto tempo? Si tratta di una vicenda che riguarda l’indecisione della Casa Bianca, l’opposizione repubblicana, e la ficcanasaggine della CIA”. Così scriveva Pro Publica in un post di 8 mesi fa, in cui una timeline ricostruiva le tappe che hanno portato alla pubblicazione, il 9 dicembre, del rapporto del Senato statunitense sulle torture praticate dalla CIA ai detenuti sospettati di terrorismo. Un bell’esempio di come il giornalismo possa aiutare a fare chiarezza e mettere in fila i fatti, accompagnando il lettore-cittadino alla comprensione degli stessi e alla formazione autonoma di un'opinione consapevole. Qui la timeline aggiornata di Pro Publica.
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”Ma che torture…” – parte seconda

Il Senato statunitense ha rilasciato un rapporto della C.I.A. relativo al ricorso alle torture durante la presidenza di George W. Bush. In attesa di conoscerne in modo più puntuale il contenuto, Lsdi ripropone i memorandum del Dipartimento della giustizia Usa sui cosiddetti metodi “duri” di interrogatorio della C.I.A., resi pubblici nel 2010 da Barack Obama grazie al suo ricorso al Freedom Of Information Act (FOIA). Dai rapporti si evince chiaramente come l’Amministrazione Bush fosse a conoscenza che tali metodi, in particolare il waterboarding, fossero assimilabili alla tortura, e avesse comunque dato l’autorizzazione a procedere. A suo tempo Lsdi aveva tradotto integralmente i memorandum, che riproponiamo qui di seguito.
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Dalle presidenziali USA ai servizi di intelligence, cosa cambia con i big data

  Dalle presidenziali USA ai servizi di intelligence, i big data aprono straordinarie opportunità per chi si occupa di informazione in rete, ma nascondono anche pericolose insidie per la privacy e per le forme di protesta che mettono in discussione…

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