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La ”bufala” della blogger siriana e l’ intelligenza collettiva della Rete

13 Giugno 2011

La ‘’bufala’’ della blogger lesbica  e le sue implicazioni ricostruite in un articolo di Bernardo Parrella su L’ Indro

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L’ intelligenza collettiva della Rete è un motore assai potente. Lo ha dimostrato la vicenda della ‘’bufala’’ del sequestro a Damasco della blogger lesbica siriano-americana Amina Arraf, operazione e identità inventata in realtà da Tom MacMaster, 40enne attivista e conoscitore di quell’area, ma originario della Georgia, USA, da poco all’Università di Edinburgo, Scozia, per un PhD in relazioni internazionali.

Certo – osserva Bernardo Parrella in una ampia riflessione su l’ Indro ‘’ è inevitabile la domanda: quali lezioni trarre dalla vicenda?’’.

Social media ormai insostituibili nei grandi eventi internazionali

1 Aprile 2011

La copertura mediatica degli ultimi avvenimenti  conferma che l’integrazione continua di fonti, individui, contesti è una strada obbligata: che si sia (o si voglia essere) giornalisti doc o cittadini-reporter del pianeta elettrico – In una intervista a Global Voice le osservazioni di Andy Carvin, diventato un punto di riferimento per chi cerca su Twitter notizie di prima mano riguardanti il Medio Oriente e il Nord Africa

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I social media fanno ”un lavoro davvero eccellente nella copertura di eventi internazionali, fondamentalmente perché anche le più grandi oganizzazioni non possono avere persone in ogni luogo allo stesso momento”.

E’ così che Andy Carvin, in una intervista curata dal team di Global Voices Online, spiega il ruolo ormai determinante che l’ informazione diffusa attraverso blog e social network svolge in occasioni particolari come quelle dei grandi eventi.

Su Costruendo l’ Indro, Bernardo Parrella riporta una ampia sintesi dell’ intervista, ricordando che, con oltre 41.000 persone che lo seguono su Twitter e un flusso di fonti locali impegnate su temi specifici,  Carvin è diventato la prima tappa per coloro che in questo periodo cercano su Twitter notizie di prima mano riguardanti il Medio Oriente e il Nord Africa.

Twitter: giornalismo o solo strumento?

2 Marzo 2011

Il dibattito sul ruolo della piattaforma di microblogging si allarga anche dopo le vicende nordafricane – I contributi di Brian Solis, Michael De Monte, Peter Preston , Carlo Formenti  e i commenti agli articoli non danno risposte definitive – Ma non può che essere così – In ogni caso, giornalismo o strumento, si è guadagnato l’ attenzione di tutto il sistema mediatico mainstream

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a cura di Claudia Dani

Twitter è giornalismo, oppure è uno solo uno strumento utile al giornalismo? Continua il dibattito sul ruolo della piattaforma di microblogging in campo giornalistico, alimentato anche dalle drammatiche vicende di questi giorni in Nord Africa. La discussione, fra l’ altro,  è stata al centro di uno  scambio di idee sul Bloomberg Business Week dal titolo dal titolo ‘Twitter non è giornalismo. Può riportare fatti, ma non può essere definito un veicolo giornalistico. D’ accordo o contrario?’.

Il sito ha raccolto i pareri di Brian Solis, esperto di new media, contrario all’ assunto del titolo, e Michael De Monte, CEO di ScribbleLive, che invece ritiene il ‘’cinguettio’’ solo uno strumento come altri.

Solis parte comunque dal presupposto che la domanda posta non sia quella giusta. Il titolo assegnato al dibattito dal Business Week come proposta – dice – è contraddittorio.  Suggerisce che Twitter come piattaforma possa essere o non essere

Tunisia: la rivolta del gelsomino e i social media

5 Febbraio 2011

Un ebook curato da Quintadicopertina e Voci globali, ‘’70chilometri dall’ Italia’’ ricostruisce le radici del movimento popolare che ha portato alla fuga del presidente Ben Alì e il ruolo svolto dai social network: semplice megafono o sostegno concreto?

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di Bernardo Parrella

Cos’ ha originato le rivolte popolari che ora stanno infiammando l’Egitto e che in Tunisia hanno portato alla fuga del Presidente Ben Ali? E quale il ruolo svolto dai social media in questi frangenti: semplice megafono per le notizie di prima mano oppure concreto sostegno alle “rivolte popolari”?

Queste le domande a cui tenta di rispondere un ebook curato da Quintadicopertina.com e Voci Globali (e con lo zampino del sottoscritto): “70 chilometri dall’Italia. Tunisia 2011: la Rivolta del Gelsomino“. Include cronaca, storia e testimonianze dirette – a confermare che, mentre sulle maggiori testate d’informazione Egitto e Tunisia hanno conquistato attenzione soltanto nelle ultime settimane, ma in realta’, da anni la situazione andava degenerando e i cittadini denunciavano violazioni dei diritti umani e restrizioni governative. E pur con la copiosità di materiali auto-prodotti rapidamente diffusi in queste settimane via Twitter, Facebook, YouTube e blog, non è facile collegare i fatti degli ultimi giorni al passato, ancora troppo recente, di questi Paesi.

“70 chilometri dall’Italia” e’ disponibile online in vari formati, sotto licenza Creative Commons, al prezzo di 3,49

WikiLeaks: l’ etica hacker danneggia i media partecipativi?

25 Gennaio 2011

Puntando a «fare la guerra alle superpotenze» e a rivangare obsolete teorie cospirative, WikiLeaks  – osserva Bernardo Parrella su Apogeonline  – si pone come una sorta di avanguardia interessata soprattutto ai riflettori mediatici, nel bene e nel male. Rischiando così di creare inutili scontri ideologici nello stesso fluire digitale e di provocare un effetto boomerang proprio ai danni di quei netizen che meglio sanno come perseguire ritmi e obiettivi locali

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Nell’odierno villaggio globale – condiviso, partecipato, orizzontale – ha poco senso incensare cyber-elite che svelano al mondo segreti di Stato o i conti offshore dei Vip, veri o presunti che siano. Né conviene a nessuno fare di Assange un eroe dell’etica hacker, per tenerlo invece a più modesto e concreto esempio di trasparenza e attivismo per la vita di tutti i giorni. Quel che conta è tirarsi su le maniche per allargare l’area della partecipazione, passo dopo passo, online e offline.

E’ così che Bernardo Parrella, in un articolo su Apogeonline, analizza l’ impatto che la ‘’filosofia’’ che sta alla base di WikiLeaks potrebbe avere sul giornalismo partecipativo, chiedendosi: L’etica di WikiLeaks nuoce ai citizen media?

La risposta è in gran parte affermativa.

Mirando a «fare la guerra alle superpotenze» e a rivangare obsolete teorie cospirative, WikiLeaks – osserva Parrella – si pone come una sorta di avanguardia interessata soprattutto