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La storia “dell’ unico giornalista detenuto nel mondo occidentale per aver fatto il suo mestiere”

22 Marzo 2014 Tag:, , , , , ,

L’ ultima condanna ai danni di Roger Shuler, 57enne blogger-giornalista dell’Alabama, è del 15 marzo (90 giorni di reclusione) per resistenza a pubblico ufficiale: il 23 ottobre scorso, si era opposto ai poliziotti che erano giunti a prelevarlo a casa sua con l’ accusa di oltraggio alla Corte. La sentenza è stata sospesa per due anni, ma Shuler – l’ unico giornalista che, secondo il CPJ (Committee to Protect Journalists), è in galera nel mondo occidentale solo per aver svolto la sua attività – dovrà pagare comunque le spese processuali e rimane in carcere per la precedente vicenda.

 

Tutto risale al suo mancato rispetto dell’ingiunzione di un giudice a rimuovere dei post dal suo blog (Legal Schnauzer) che accusavano Rob Riley, figlio dell’ex governatore dell’Alabama Bob Riley, di aver avuto un affaire extra-matrimoniale. Ingiunzione che secondo molte fonti è del tutto incostituzionale, essendo questo un chiaro caso di “free speech”, protetto dal Primo Emendamento.

 

Segnalazioni da Lsdi

16 Marzo 2014 Tag:, ,

15 giugno

La “Reader experience” e quel muro (da abbattere) in redazione E’ evidente che, nonostante tutto, la creazione nelle organizzazioni editoriali di team realmente interdisciplinari rappresenti ancora un tema “caldo” se anche in realtà estremamente evolute come il New York Times lo si ponga come uno degli obiettivi più importanti da raggiungere nell’immediato futuro.   Da “una stanza tutta per sè” alla “newsroom” fino alla #culturadigitale da “Una stanza tutta per sé” a un luogo di vera condivisione che dovrebbe abbattere le barriere tra i reparti, le varie anime del quotidiano e attraverso Internet avvicinare sempre di più chi fa informazione a chi ormai non è più solo un mero fruitore ma una parte integrante del flusso: i lettori.   Quanto deve essere lungo un contenuto? Su Tagliablog un buon elenco generale, diviso per tipologia di contenuto.   Il Guardian e Kickstarter insieme per il crowdfunding del giornalismo In arrivo su Kickstarter c’è infatti una nuova categoria dedicata ai progetti di giornalismo in cerca di sostegno finanziario, come avviene già per altri settori compresi la tecnologia e il cinema. Allo stesso tempo il Guardian ha aperto una pagina su Kickstarter nella quale periodicamente pubblicherà i progetti degni di nota.   “Reporthing Ethnicity and Religion”: studio sulla

Giornalismo online, verso la ‘pace’ nella guerra culturale fra velocità e credibilità?

15 Marzo 2014 Tag:, , , , , ,

Per quasi due decenni il giornalismo è stato spaccato da una ‘guerra culturale’ ma oggi vanno emergendo nuovi scenari: con l’integrazione continua tra vecchio e nuovo, avremo forse un ibrido delle due scuole fondamentali del giornalismo? Nella perenne battaglia per conquistare pubblico e pubblicità, il concetto tradizionale di credibilità si rivela essenziale tanto quanto la velocità. E nonostante la retorica utopica del Web come meccanismo in grado di auto-correggersi, fare le cose bene fin dall’inizio si afferma come valore portante per tutti.

Sulla Columbia Journalism Review, Marc Fisher propone un interessante viaggio fra alcune testate online Usa, mettendo a confronto pratiche e opinioni di qualificati redattori della ‘vecchia scuola’ con quelle dei new media.

 

 

Abbandonare Facebook ?

1 Maggio 2013 Tag:, , , , , , ,

I social non sono mezzi pubblici, sono utilities private. Lo  sostiene Andrew Keen, attualmente in Italia per presentare il suo ultimo libro ‘Vertigine digitale. Fragilità e disorientamento da social media‘.

 

Il saggio è stato tradotto per Egea/Bocconi da Bernardo Parrella, che ha appena annunciato ai suoi “amici” la chiusura definitiva del suo account su Facebook. Sottolineando come non siano certo gli utenti il focus di quest’ultimo, e citando, appunto, Keen: «In realtà è uno scambio iniquo: dietro i social network ci sono dei tecnocrati che si servono dei nostri dati, ottenuti con il nostro consenso, per rivenderli e far soldi a palate».

Anche social media e crowdsourcing a volte possono sbagliare

25 Aprile 2013 Tag:, , , , , , , ,

 L’era del giornalismo condiviso avanza, ma con esso anche gli errori commessi nel fare informazione: la Rete di per sé non è solo rose e fiori, come ogni altro giornalismo.

 
Lo confermano le vicende delle bombe di Boston e la caccia all’uomo scatenatasi online.

 

Una riflessione di Bernardo Parrella da Lindro