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Jarvis: il governo Usa protegge il giornalismo del passato

8 Giugno 2010

In un documento appena pubblicato dopo mesi di audizioni e ricerche sulla salvaguardia del giornalismo, la Federal Trade Commission (l’ agenzia governativa Usa che dovrebbe difendere la concorrenza) propone di cambiare le leggi, “ma a favore degli incumbent e a discapito degli innovatori” – Lo sostiene Jeff Jarvis su Buzzmachine, spiegando che in 35 pagine di testo la parola blog è usata solo due volte, in una nota e a proposito dei siti di nicchia, e non c’ è neanche un accenno a Facebook o Twitter – Secondo Jarvis la Commissione si è arroccata apertamente sulla linea di difesa della struttura del vecchio potere dei media, tanto che il documento “è scritto completamente dal punto di vista delle aziende e delle istituzioni del mondo dell’industria”
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FTC protects journalism past

di Jeff Jarvis

(Buzzmachine)

La Federal Trade Commission ultimamente ha preso posizione sulla salvaguardia del giornalismo e nel documento appena pubblicato – Staff discussion draft (una bozza in cui si specifica che si tratta esclusivamente di uno spunto per una discussione, ndt) – sulla “potenziale politica da seguire per sostenere la reinvenzione del giornalismo”, mostra con evidenza la sua posizione di parte. La Commissione definisce come giornalismo quello che viene fatto dai giornali e si arrocca apertamente sulla linea di difesa della struttura del vecchio potere dei media.

Se avesse veramente

Musica per vecchi animali

20 Settembre 2020 Tag:, , , , , , , , , , ,

Quale potrebbe essere il brano, la canzone, l’opera, la sinfonia, l’aria leggiadra e sontuosa, per sottolineare la ricerca del luogo dove i vecchi animali vogliono andare a morire?  E cosa ha a che fare questa domanda con il testo di questo articolo, che sarà dedicato al giornalismo e ad alcune pratiche in uso nel mondo del giornalismo, perlopiù nostrano? Ce lo siamo chiesti anche noi mentre scrivevamo, e abbiamo pensato che  forse l’immagine di un vecchio animale che cerca un posto dove andare a morire ben si adatta al giornalismo, o meglio alla macchina giornalistico/imprenditoriale del nostro Paese. Il testo e poi il film di Stefano Benni, sono ancora ben impressi nella nostra memoria. Il peregrinare lieve di un magico Dario Fò e le sue disavventure fanta-politiche in un’universo distopico e surreale, assieme ad una adolescente ribelle e ad una ciurma di improbabili post apocalittici eroi “lumbard”, sono lo sfondo ideale per raccontarVi alcuni fatti ugualmente apocalittici e surreali che stanno avvenendo nel mondo del giornalismo italico.

Il primo fatto riguarda le prossime elezioni per il rinnovo del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In un’atmosfera cupa e glaciale, resa ancor più rigida dagli effetti della pandemia sul mondo, si è svolta una vera e propria guerra per la conquista del diritto di voto. Una diatriba non meglio precisata e sulla quale

Il giornalismo delle persone e quello delle redazioni

30 Agosto 2020 Tag:, , , , , , ,

Proseguiamo nel lavoro d’esplorazione dell’archivio di Lsdi che abbiamo iniziato alcune settimane fa per riportare alla luce alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nei suoi primi anni di vita. Un lavoro nato per rendere omaggio ai fondatori di questo gruppo di lavoro e che poi è diventato – purtroppo – una sorta di commosso e vibrante ricordo  dell’ideatore e redattore capo del blog di Lsdi per tanti anni dalla sua fondazione  il nostro mestro Pino Rea, venuto improvvisamente a mancare il 6 luglio scorso.  Alcuni dei temi del 2004 e come vedremo quest’oggi del primo scorcio del 2005, sono ancora oggi, molto attuali. In un lungo post del luglio del 2005, Pino Rea, analizzava il ruolo del giornalismo nell’epoca della transizione digitale, soffermandosi in particolare sul ruolo del citizen journalism e degli User Generated Content, i contenuti informativi generati direttamente dagli utenti e da loro diffusi online attraverso le piattaforme di condivisione. L’articolo da cui estrarremo, come sempre, alcuni significativi passaggi, non è solo una buona analisi di quei temi, ma è anche –  a nostro personalissimo avviso –  una sorta di modello di produzione giornalistica per tutti i contenuti successivi prodotti dentro al nostro gruppo di lavoro e pubblicati attraverso questo blog. Uno schema operativo eccellente per tutti coloro che hanno lavorato, lavorano e pubblicheranno su Lsdi. I

Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.3

16 Febbraio 2020 Tag:, , , , , , ,

Ad aprire il terzo e conclusivo nostro pezzo di riassunto e sottolineatura dedicato agli Stati generali dell’editoria (gialloverdi) – per distinguerli da eventuali altri Stati generali similari e diversamente colorati politicamente – vorremmo presentarvi un lavoro,  che da solo vale tutti gli incontri,  e forse qualcosina in più. Una ricerca realizzata direttamente dagli esperti del dipartimento editoria e informazione del ministero, guidati da Ferruccio Sepe, che partendo da uno studio oramai vecchiotto del Reuters Institute, ha analizzato l’Europa in lungo e in largo,  per capire quale sia –  se c’è –  il Pubblico supporto al settore dell’editoria d’informazione.

 

 

Uno studio accurato e aggiornato, che si trova scaricabile per intero sul sito del dipartimento, e che il capo del dipartimento, Ferruccio Sepe,  ha presentato per sommi capi durante l’incontro degli Stati generali dedicato alle “imprese editoriali nell’epoca di internet”. Nell’ultima serie di incontri pubblici degli Stati generali si è parlato di editoria, provando a definire il comparto nella sua accezione più attuale, mischiando – come appare inevitabile –  le vecchie logiche produttive e industriali, con l’economia delle piattaforme,  e tenendo conto della scomparsa, quasi totale, degli introiti pubblicitari in editoria, a beneficio dei nuovi grandi player.  I proprietari di quelle piattaforme, che sono diventati piano piano, gli unici gestori di tutto “er cucuzzaro”, per dirla in modo colto e informato;

Oltre la crisi: le proposte dei giornalisti (sg)

10 Novembre 2019 Tag:, , , , , ,

La chiusura, purtroppo per certi versi, definitiva, degli Stati generali dell’editoria voluti dal Governo giallo-verde, si è consumata il 4 luglio scorso, a partire dalle ore 10, presso la nuova aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Era un giovedì e c’era parecchio caldo. Perdonate l’ironia. Ma sembrano davvero passati eoni, non mesi, da quel giorno. Nel frattempo un Governo è caduto, ne è subentrato un altro con una diversa maggioranza (che di già vacilla e barcolla parecchio assai, se ci è permessa una notina polemica), ma soprattutto il mondo del giornalismo e dell’editoria italiana, è ritornato nel marasma più totale, senza che l’apertura decisa,  voluta dal Governo precedente, e i conseguenti incontri degli Stati generali, abbiano lasciato una traccia, anche minima, sul comparto. Magari sbagliamo, ma questa è la percezione dal nostro osservatorio. Vedremo. I segnali per il momento non sono buoni,  purtroppo. Gli intrecci tra i vari mondi che compongono il settore, appena appena accennati, durante le consultazioni degli Stati generali, stanno già scemando. La fase finale del percorso di conoscenza e confronto è venuta meno prima ancora  di cominciare con la crisi di Governo. Del convegno di ottobre a Torino,  per tirare le fila della narrazione e formulare una concreta proposta di riforma,  si sono perse le tracce, anche perché,  calendario alla mano, ottobre è già