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Jarvis: il governo Usa protegge il giornalismo del passato

8 Giugno 2010

In un documento appena pubblicato dopo mesi di audizioni e ricerche sulla salvaguardia del giornalismo, la Federal Trade Commission (l’ agenzia governativa Usa che dovrebbe difendere la concorrenza) propone di cambiare le leggi, “ma a favore degli incumbent e a discapito degli innovatori” – Lo sostiene Jeff Jarvis su Buzzmachine, spiegando che in 35 pagine di testo la parola blog è usata solo due volte, in una nota e a proposito dei siti di nicchia, e non c’ è neanche un accenno a Facebook o Twitter – Secondo Jarvis la Commissione si è arroccata apertamente sulla linea di difesa della struttura del vecchio potere dei media, tanto che il documento “è scritto completamente dal punto di vista delle aziende e delle istituzioni del mondo dell’industria”
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FTC protects journalism past

di Jeff Jarvis

(Buzzmachine)

La Federal Trade Commission ultimamente ha preso posizione sulla salvaguardia del giornalismo e nel documento appena pubblicato – Staff discussion draft (una bozza in cui si specifica che si tratta esclusivamente di uno spunto per una discussione, ndt) – sulla “potenziale politica da seguire per sostenere la reinvenzione del giornalismo”, mostra con evidenza la sua posizione di parte. La Commissione definisce come giornalismo quello che viene fatto dai giornali e si arrocca apertamente sulla linea di difesa della struttura del vecchio potere dei media.

Se avesse veramente

Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.3

16 Febbraio 2020 Tag:, , , , , , ,

Ad aprire il terzo e conclusivo nostro pezzo di riassunto e sottolineatura dedicato agli Stati generali dell’editoria (gialloverdi) – per distinguerli da eventuali altri Stati generali similari e diversamente colorati politicamente – vorremmo presentarvi un lavoro,  che da solo vale tutti gli incontri,  e forse qualcosina in più. Una ricerca realizzata direttamente dagli esperti del dipartimento editoria e informazione del ministero, guidati da Ferruccio Sepe, che partendo da uno studio oramai vecchiotto del Reuters Institute, ha analizzato l’Europa in lungo e in largo,  per capire quale sia –  se c’è –  il Pubblico supporto al settore dell’editoria d’informazione.

 

 

Uno studio accurato e aggiornato, che si trova scaricabile per intero sul sito del dipartimento, e che il capo del dipartimento, Ferruccio Sepe,  ha presentato per sommi capi durante l’incontro degli Stati generali dedicato alle “imprese editoriali nell’epoca di internet”. Nell’ultima serie di incontri pubblici degli Stati generali si è parlato di editoria, provando a definire il comparto nella sua accezione più attuale, mischiando – come appare inevitabile –  le vecchie logiche produttive e industriali, con l’economia delle piattaforme,  e tenendo conto della scomparsa, quasi totale, degli introiti pubblicitari in editoria, a beneficio dei nuovi grandi player.  I proprietari di quelle piattaforme, che sono diventati piano piano, gli unici gestori di tutto “er cucuzzaro”, per dirla in modo colto e informato;

Oltre la crisi: le proposte dei giornalisti (sg)

10 Novembre 2019 Tag:, , , , , ,

La chiusura, purtroppo per certi versi, definitiva, degli Stati generali dell’editoria voluti dal Governo giallo-verde, si è consumata il 4 luglio scorso, a partire dalle ore 10, presso la nuova aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Era un giovedì e c’era parecchio caldo. Perdonate l’ironia. Ma sembrano davvero passati eoni, non mesi, da quel giorno. Nel frattempo un Governo è caduto, ne è subentrato un altro con una diversa maggioranza (che di già vacilla e barcolla parecchio assai, se ci è permessa una notina polemica), ma soprattutto il mondo del giornalismo e dell’editoria italiana, è ritornato nel marasma più totale, senza che l’apertura decisa,  voluta dal Governo precedente, e i conseguenti incontri degli Stati generali, abbiano lasciato una traccia, anche minima, sul comparto. Magari sbagliamo, ma questa è la percezione dal nostro osservatorio. Vedremo. I segnali per il momento non sono buoni,  purtroppo. Gli intrecci tra i vari mondi che compongono il settore, appena appena accennati, durante le consultazioni degli Stati generali, stanno già scemando. La fase finale del percorso di conoscenza e confronto è venuta meno prima ancora  di cominciare con la crisi di Governo. Del convegno di ottobre a Torino,  per tirare le fila della narrazione e formulare una concreta proposta di riforma,  si sono perse le tracce, anche perché,  calendario alla mano, ottobre è già

Ebbw Vale siamo noi

28 Aprile 2019 Tag:, , , , , , , ,

Potessimo candidare qualcuno al Pulitzer non avremmo dubbi: Maurizio Crozza. Avevamo già manifestato una certa simpatia professionale per  il comico più celebre d’Italia, in altre occasioni, ma quando il 26 aprile  ha aperto il suo show “Fratelli di Crozza” parlando di Carole Cadwalladr e del suo reportage da Ebbw Vale, ridente località nelle valli del Galles meridionale, siamo letteralmente cascati dalla seggiola. Per noi, che ci occupiamo di questi temi fino allo sfinimento,  il video del Ted X della collega dell’Observer era un must da tempo. Vedere Crozza raccontare con spassosa dovizia di particolari e satirico aplomb  i passaggi dell’intervento della giornalista inglese  sul palco della manifestazione dedicati  a Cambridge Analytica e Facebook – gli stessi passaggi  che hanno portato alla radiazione  della Cadwalladr dal social di Menlo park – ci ha lasciato estasiati. Da alcuni giorni meditavamo su come poter parlare del lavoro della giornalista inglese anche sulle nostre colonne. Poi è arrivato il comico genovese, e il gioco è stato semplice. Grazie a Crozza e alla sua indomita squadra di autori, la questione Ebbw Vale è diventata manifesta, e in molti – se non in tutti – i telespettatori,  a nostro avviso, il dubbio su cosa sia realmente successo durante il referendum britannico sulla Brexit  dovrebbe essere scattato.  Il resoconto della esibizione pubblica della Cadwalladr

Cosa c’entra il giornalismo con la vita

10 Marzo 2019 Tag:, , , , , , , , , ,

La scoperta ci lascia di ghiaccio. Ringraziamo il grande Robin Good per la segnalazione quanto mai opportuna. Sono oramai anni che parliamo – e  tutto il mondo parla – di “società degli algoritmi” e di quanto questa cosa influenzi la nostra capacità di creare una giusta immagine della realtà che ci circonda, di formarci una opinione in modo libero e non condizionato. Ebbene lo strumento, il software online, libero e condivisibile che Robin segnala sulla sua newsletter settimanale è un tantino più potente, a mio modesto parere, di una app per ordinare la cena a casa o di un programmino per modificare foto o video casalinghi. Questo programma permette a ciascuno di noi, o meglio crea per chiunque lo voglia e glielo chieda, foto e probabilmente a breve anche piccoli video, di persone che non esistono. Questa cosa turba solo me o sentite anche Voi un brividino lungo la schiena? Vi ricordate di quando facebook nelle settimane subito successive allo scandalo di Cambridge analytica ha messo mano al proprio contratto con gli utenti, cambiandolo, a nostro avviso in peggio? Ricordate, se siete nostri lettori fedeli dovreste,  che fra le aggiunte al nuovo contratto con i propri utenti i signori di Menlo Park inserirono una cosetta chiamata riconoscimento facciale? Queste due cose: il generatore di persone inesistenti