Risultati della ricerca per diffamazione

Diffamazione online. Facciamo chiarezza

16 gennaio 2017 Tag:

Cerchiamo di fare chiarezza su un tema quanto mai dibattuto. Questa volta ci facciamo aiutare dalla “nostra” avvocata Deborah Bianchi. Il contributo che segue si rivela necessario alla luce di una recente pronunzia della nostra Cassazione che pare avere messo in subbuglio gli ambienti dei giornalisti digitali.
Si tratta della cosiddetta “sentenza Tavecchio” ovvero Cass. 54946/16; depositata lo scorso 27 dicembre 2016 ( che trovate scaricabile in fondo) che condanna il direttore di un giornale online e il giornalista che ha redatto il pezzo per un articolo diffamatorio apparso nelle colonne elettroniche a dispetto del principio giurisprudenziale della “non responsabilità” del direttore per i contenuti caricati dai terzi.
A questo punto, molti si sono interrogati sui limiti della responsabilità del direttore della testata telematica o del gestore di un blog per i commenti postati  sulla piattaforma dagli utenti o anche dai propri giornalisti. Occorre sorvegliare sempre e comunque? Esistono altre alternative alla sorveglianza h24?

Diffamazione? Sei tutelato solo sulla carta stampata, il caso di Paola Bacchiddu

4 febbraio 2014 Tag:, ,

“Ho solo fatto il mio lavoro esercitando il diritto di cronaca, dovere che spetta a tutti i giornalisti”. Così Paola Bacchiddu, giornalista freelance, commenta la querela che la vede citata in giudizio per un articolo pubblicato su Linkiesta. Racconta la Bacchiddu: “ho riportato il virgolettato di un esposto della Procura grazie al quale è stato aperto un fascicolo d’indagine dove il querelante è stato indagato”. Ma facciamo un passo indietro, così per capire come sono andate le cose. Paola Bacchiddu, all’epoca dell’inchiesta, era inquadrata come articolo 1 e azionista del neonato giornale online Linkiesta, testata regolarmente registrata al tribunale di Milano.

 

‘’Ddl diffamazione’’, essenziale il principio della proporzionalità. Un errore parificare ‘carta’ e online

23 ottobre 2013 Tag:, , ,

Il DDL di riforma della diffamazione a mezzo stampa ha incassato il primo sì alla Camera e ora passa al Senato. Si sono alzate in questi giorni più voci che invitano i senatori a riflettere sull’ importanza di questa legge che – spiega in questa analisi per Lsdi una nostra collaboratrice, l’ avvocato Deborah Bianchi – non può essere licenziata con la solita fretta della decretazione d’ urgenza. In particolare si sottolinea l’ importanza del principio di proporzionalità indicato dalla giurisprudenza della Convenzione europea dei diritti dell’ uomo (CEDU), in materia. Il nostro Legislatore quando in Senato andrà a riconsiderare il provvedimento dovrà ispirarsi al meccanismo del bilanciamento dei diritti in gioco e all’applicazione del principio di proporzionalità.

 

Ddl diffamazione, ‘’grazie, ma a questo punto preferisco la galera’’

27 ottobre 2012 Tag:, , , , , , , ,

Una buona parte del giornalismo professionale ha maturato questa posizione –‘’meglio tenerci la galera…’’ –  di fronte alla deriva innescata dal Ddl in  discussione al Senato. 

 

Carlo Gubitosa spiega qui di seguito perché lui ‘’preferisce la galera’’, sottolineando il valore della ‘’responsabilità dei giornalisti’’.

 

Insieme al suo articolo mettiamo a disposizione anche un lucido e appassionato editoriale di Piero Pantucci su Milanosud, che a nostro avviso chiarisce perfettamente e denuncia la natura del ‘’giornalismo’’ dei vari Sallusti.

 

Diffamazione a mezzo stampa: una richiesta di risarcimento eccessivo viola la libertà di espressione

24 novembre 2011

Chiedere ai giornalisti risarcimenti per diffamazione eccessivi comporta la violazione della libertà di espressione garantita dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – Una importante decisione della Corte europea per i diritti umani

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di Pino Bruno

(da Pinobruno.it)

Se il risarcimento per diffamazione richiesto al giornalista è sproporzionato, eccessivo, si vìola la libertà di espressione garantita dall’articolo 10* della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La decisione del 22 novembre scorso della Corte europea per i diritti dell’uomo (ricorso n. 41158/09, Koprivica contro la Repubblica del Montenegro) non piacerà ai querelatori di professione.  Cioè i pezzi grossi dell’establishment politico, economico e finanziario avvezzi alla richiesta di risarcimento danni a prescindere nei confronti dei giornalisti che fanno inchieste sulle loro magagne.

Alla Corte – riassume la giurista Marina Castellaneta – si era rivolto un giornalista montenegrino che, sul settimanale di cui era capo redattore, aveva pubblicato un articolo nel quale si sosteneva che 16 giornalisti montenegrini sarebbero stati processati dal Tribunale penale per i crimini nell’ex Iugoslavia per incitamento alla guerra.