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	<title>LSDI &#187; Media e potere</title>
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	<description>Libertà di Stampa / Diritto all'Informazione</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 14:31:25 +0000</lastBuildDate>
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		<item>
		<title>Il New York Times? &#8221;Giornalismo canaglia&#8221;</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/il-new-york-times-giornalismo-canaglia/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:37:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[giornali Usa]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/NYT.jpg"></a>Stephen Lendman, giornalista del ProgressiveRadioNetwork e ricercatore della sinistra radicale Usa, attacca duramente il quotidiano newyorkese &#8211; Il giornale, sostiene, per sua natura ‘’rifiuta la verità e la completezza dell’ informazione’’ ed è ‘’schierato, ipocrita e irresponsabile’’, soprattutto nel campo della strategia militare – </p>
<p></p>
<p>Un attacco pesante dopo le posizioni ‘’filo-imperiali’’ assunte di fronte alla crisi siriana e alle difficoltà della missione di pace messa a punto dalle Nazioni Unite
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<p><strong>NEW YORK TIMES-STYLE JOURNALISM </strong></p>
<p>by <strong>Stephen Lendman</strong>*</p>
<p>(traduzione a cura di Elena Baù)</p>
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<p>Come altre  grandi canaglie del mondo dei media, anche i giornalisti, i commentatori e gli editorialisti del New York Times non superano l’ esame. Sono schierati, ipocriti ed irresponsabili, in particolare per quanto riguarda le tematiche legate alla politica militare.</p>
<p>Questa linea di condotta risale al 1896, quando la famiglia Ochs-Sulzberger prese il controllo del giornale. Da quel momento, il Times si è impegnato nel censurare, manipolare e reprimere l’  autenticità e l’ integrità dell’ informazione.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Un primato vergognoso, che include:</p>
<p>&#160;</p>
<p>-          sostegno agli interessi delle classi ricche e del potere;</p>
<p>-          appoggio privilegiato agli interessi delle multinazionali a scapito delle esigenze dei cittadini;</p>
<p>-          incoraggiamento delle guerre imperiali;</p>
<p>-          insabbiamento di temi scottanti come crimini governativi e aziendali, elezioni truccate, influenza del sistema duopolistico americano, crescita senza precedenti del divario esistente tra classi abbienti e indigenti, peggioramento dello stato dei diritti civili e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/NYT.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11861" title="NYT" src="http://www.lsdi.it/assets/NYT-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><em>Stephen Lendman, giornalista del ProgressiveRadioNetwork e ricercatore della sinistra radicale Usa, attacca duramente il quotidiano newyorkese &#8211; Il giornale, sostiene, per sua natura ‘’rifiuta la verità e la completezza dell’ informazione’’ ed è ‘’schierato, ipocrita e irresponsabile’’, soprattutto nel campo della strategia militare – </em></p>
<p><span id="more-11858"></span></p>
<p><em>Un attacco pesante dopo le posizioni ‘’filo-imperiali’’ assunte di fronte alla crisi siriana e alle difficoltà della missione di pace messa a punto dalle Nazioni Unite<br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8212;&#8211; </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NEW YORK TIMES-STYLE JOURNALISM </strong></p>
<p>by <strong>Stephen Lendman</strong>*</p>
<p>(traduzione a cura di <em>Elena Baù</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come altre  grandi canaglie del mondo dei media, anche i giornalisti, i commentatori e gli editorialisti del New York Times non superano l’ esame. Sono schierati, ipocriti ed irresponsabili, in particolare per quanto riguarda le tematiche legate alla politica militare.</p>
<p>Questa linea di condotta risale al 1896, quando la famiglia Ochs-Sulzberger prese il controllo del giornale. Da quel momento, il Times si è impegnato nel censurare, manipolare e reprimere l’  autenticità e l’ integrità dell’ informazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un primato vergognoso, che include:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-          sostegno agli interessi delle classi ricche e del potere;</p>
<p>-          appoggio privilegiato agli interessi delle multinazionali a scapito delle esigenze dei cittadini;</p>
<p>-          incoraggiamento delle guerre imperiali;</p>
<p>-          insabbiamento di temi scottanti come crimini governativi e aziendali, elezioni truccate, influenza del sistema duopolistico americano, crescita senza precedenti del divario esistente tra classi abbienti e indigenti, peggioramento dello stato dei diritti civili e dei servizi sociali;</p>
<p>-          sostegno al cambio di regime in paesi come Afghanistan, Iraq, Libia, Iran, e Siria, alla faccia della legislazione internazionale che lo proibisce esplicitamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il record del “giornale dei record” è produrre disinformazione mascherata da informazione corretta, stile <strong>fatti ed opinioni</strong>. Il suo slogan &#8211; “<em>Tutta l’informazione degna di essere stampata</em>” &#8211; delude sotto il profilo della verità e della completezza.</p>
<p>Ad esempio, la guerra del <em>Times</em> contro l’ Iran è di lunga data. Quella contro la Siria, invece, è più recente, ma in entrambi i casi il quotidiano si è schierato a favore del cambio di regime. Il 31 gennaio, un suo commentatore, <a href="http://www.nytimes.com/2012/02/01/world/middleeast/syria-and-iran-feel-pressure-of-sanctions.html">Rick Gladstone</a>, in un articolo intitolato &#8220;As Syria Wobbles Under Pressure, Iran Feels the Weight of an Alliance&#8221;, lanciava un attacco contro i due paesi affermando:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli insorti filo-occidentali e anti-Assad hanno intensificato “le pressioni (su di lui) perché si dimetta…” Di conseguenza, “anche il suo principale sostenitore in Medio Oriente si trova sotto assedio, il che va a minare un’alleanza una volta potente e da diverso tempo anti-americana”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se Assad cadesse, “Tehran perderebbe il suo canale per fornire supporto militare, finanziario e logistico a Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza”. Entrambi i gruppi dell’opposizione israeliana, “considerati da Washington quali organizzazioni terroristiche, possiedono vasti arsenali di missili e altre armi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci sono prove a convalida delle accuse contro Iran, Siria, Hezbollah e Hamas. Intanto, vengono calpestati i diritti di cui un paese sovrano dovrebbe godere, la normativa internazionale, la guida legittima del governo libanese da parte di Hezbollah e l’ elezione democratica di Hamas in Palestina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessuno dei due paesi sposa la causa del terrorismo. Né l’Iran, né la Siria. Al contrario, Washington e Israele costituiscono gravi minacce sul piano del terrore: entrambi possiedono rischiosi armamenti nucleari e minacciano attacchi preventivi contro pericoli immaginari, dato che quelli reali non si trovano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma non secondo quello che pensa il Times, che alimenta la paura allo scopo di favorire i conflitti e un cambio di regime al di fuori della legalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vari servizi ed articoli d’opinione promuovono “l’agenda imperiale” di Washington: nel 2011, essa vedeva al primo posto la Libia.  Prima c’erano stati Afghanistan ed Iraq. Ora è il turno di Siria ed Iran.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 31 gennaio, un articolo di <a href="http://www.nytimes.com/2012/02/01/world/middleeast/battle-over-possible-united-nations-resolution-on-syria-intensifies.html?ref=todayspaper">Neil MacFarquhar</a>, giornalista del Times, era intitolato: “Onu,  pressione concentrata sulla Russia per il suo rifiuto di condannare la Siria”. In esso, si sosteneva che:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrambe le parti “si sono bloccate sulla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza proposta dal Marocco (che appoggia Washington) e che chiedeva (ad Assad) di lasciare il potere come primo passo di una transizione verso la democrazia’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venivano quindi del tutto ignorate le questioni legate al diritto internazionale. Tra l’altro, la Convenzione di Montevideo del 1933 proibisce esplicitamente di interferire negli affari interni di altri paesi. E così pure la Carta delle Nazioni Unite. Gli stati che adottano tale condotta sono penalmente perseguibili. E nessuno è più colpevole in questo campo di Washington, Israele, e i loro intriganti alleati della NATO. Al contrario, la Siria e  l’ Iran non minacciano nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure MacFarquhar ha accusato la Russia di bloccare le azioni del Consiglio di Sicurezza, mentre la risoluzione di Mosca contro Washington replicava il modello già visto nel caso libico. Molte accortezze linguistiche lasciano un ampio margine di interpretazione in relazione all’opzione militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Russia è determinata ad impedire ogni azione bellica. Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha affermato che “la Russia non sosterrà nessuna imposizione sulla Siria”. Egli si oppone fermamente alle risoluzioni anti-Assad, definendole “un&#8217; altra replica del disastro libico”. La visione della Cina è simile. Entrambe hanno il potere di veto nel Consiglio di Sicurezza, e Lavrov ha promesso di servirsene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lui ed altri hanno fortemente criticato le insurrezioni aizzate dall’esterno in Siria. Il Primo Ministro del Qatar Sheik Hamad bin Jabr-al Thani ha falsamente accusato Assad  di aver “fallito nel compiere qualsiasi sforzo serio di collaborazione con noi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il resoconto  <a href="http://www.foreignpolicy.com/files/fp_uploaded_documents/120131_1306_001.pdf">Report</a> degli osservatori siriani contraddice al Thani, che aveva invitato a far parte della missione membri troppo vecchi e/o troppo malati per eseguire il compito prefissato. Il capo della missione, Mohammed Ahmed Mustafa al-Dabi, ha invece dato atto ad Assad della collaborazione fornita, dicendo fra l’ altro:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Purtroppo, alcuni degli osservatori credevano che in Siria la loro fosse una visita di cortesia. In alcuni casi, gli esperti incaricati non erano qualificati per il lavoro richiesto, mancavano di esperienza, e non erano in grado di compiere il loro dovere responsabilmente”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 18 gennaio, il Segretario Generale della Lega Araba, il Generale Nabil Elaraby, ha sospeso la missione, sostenendo che la violenza era stata sradicata e archiviando così sia la questione della competenza sollevata da Al-Dabi, sia i resoconti relativi alla cooperazione di Assad.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ha ignorato anche “un documento riservato della missione’’, che era stato invece rivelato dal sito <a href="http://turtlebay.foreignpolicy.com/">Turtle Bay</a> e che sottolineava la carenza di osservatori e l’inadeguatezza di staff ed equipaggiamenti. Che di fatto rendeva la missione fallace sin dal principio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 30 gennaio, il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov ha insistito sul fatto che i membri del Consiglio di Sicurezza dovrebbero essere informati dei risultati conseguiti. Washington e i suoi alleati faccendieri hanno rispedito il messaggio al mittente. E hanno definito a priori un fallimento gli sforzi della Lega Araba, sostenendo che il loro Rapporto non aggiungeva nulla di nuovo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle conclusioni si raccomanda comunque ai governi arabi di continuare la mediazione per la risoluzione pacifica del conflitti. Ha scritto Al-Dabi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“La missione…rileva la forte oppressione, l’ ingiustizia e l’ oppressione patita dai cittadini siriani. Eppure sono convinto che la crisi siriana debba essere risolta pacificamente, nel contesto arabo, e non internazionalizzata, in modo che i siriani possano vivere una pace sicura e stabile e realizzare le riforme e i cambiamenti desiderati”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al-Dabi ha anche fortemente criticato l’ inettitudine e l’ indifferenza degli osservatori della missione, dopo che aveva raccomandato di rafforzarne la composizione con l’aggiunta di altri 100 membri, “preferibilmente giovani con una formazione militare, 30 veicoli blindati, giubbotti antiproiettile, veicoli provvisti di fotocamera incorporata e binocoli dotati di visori notturni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma ha aggiunto:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Va sottolineato che le carenze di prestazioni saranno affrontate e risolte con ulteriore pratica e addestramento, se Dio vuole”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed ha chiarito che nessuna missione può pensare di affrontare un conflitto in espansione armando fino ai denti gli insorti contro il governo di Assad. A Homs e Daraa, ad esempio, i componenti dell’opposizione utilizzano “bombe termiche e mezzi corazzati anti-missili” procurati da governi stranieri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al-Dabi ha poi dichiarato: “La missione è stata testimone di atti di violenza contro le forze governative e i cittadini, che hanno portato alla morte e al ferimento di molte persone. Fra questi attacchi, quello sferrato ad un autobus di civili col bilancio di otto persone uccise e vari feriti, tra i quali donne e bambini”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I responsabili erano i ribelli stranieri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Times e altre canaglie del mondo dei media occidentali hanno citato le motivazioni che avevano spinto Anwar Malek, uno degli osservatori, ad abbandonare la missione. E l’ ha definita una “farsa”, dicendo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Quello che ho visto è stato un disastro umanitario. Il regime non sta commettendo solo un solo crimine di guerra, ma una serie di delitti contro il suo popolo. I cecchini sono ovunque e sparano sui civili. Le persone vengono sequestrate, i prigionieri torturati e nessuno viene rilasciato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Al-Dabi ha replicato affermando che “Malek non ha lasciato l’hotel per sei giorni e non è sceso sul terreno con il resto della squadra, con la scusa che era malato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In altre parole, non ha visto nulla e ha mentito. Ma le canaglie mediatiche questo l’ hanno ignorato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ ormai prassi consolidata dare sostegno all’ imperialismo illegale americano a scapito dei paesi non belligeranti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Washington e i suoi alleati opportunisti accusano Assad di manipolare la missione di monitoraggio per guadagnare il tempo necessario a schiacciare i ribelli armati. Al-Dabi ha dissentito, affermando che la missione è di vitale importanza per la stabilità della Siria, aggiungendo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Qualsiasi interruzione dei lavori della missione dopo un inizio così breve rischia di minare i risultati positivi – anche se incompleti &#8211; realizzati finora. E potrebbe provocare il caos generale se le parti non si dimostreranno qualificate e pronte a imboccare il processo politico predisposto per la soluzione della crisi siriana”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lui, Assad, e la maggior parte dei siriani vogliono una soluzione pacifica. Washington, gli alleati calcolatori e i principali furfanti mediatici promuovono la guerra e il cambio di regime.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I civili, ovviamente, sono quelli che soffrono maggiormente e in modo angoscioso fin dai primi mesi del 2011. Washington e gli alleati complici se ne dividono la colpa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Assad è stato ingiustamente condannato per i loro crimini. Non aspettiamoci spiegazioni dai giornalisti, editorialisti ed opinionisti del New York Times. La verità e la completezza dell’ informazione non sono il loro pane quotidiano.</p>
<p>&#8212;&#8212;</p>
<p><em>*Stephen Lendman vive a Chicago.  Ricercatore al Centre for Reserch on Globalization, autore di alcuni libri su questioni internazionali, ha vinto nel 2008 il Project Censored Award, dell’ University of California a Sonoma. Collabora con il “<a href="http://www.progressiveradionetwork.com/the-progressive-news-hour">Progressive Radio Network</a>’’</em>.</p>
<p>Il suo blog è <a href="http://sjlendman.blogspot.com/">http://sjlendman.blogspot.com</a>.</p>
<p>Può essere raggiunto via mail a <a href="mailto:lendmanstephen@sbcglobal.net">lendmanstephen@sbcglobal.net</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche Agcom nel fronte per la liberazione dei Dati</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/anche-agcom-nel-fronte-per-gli-open-data/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 09:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e il web]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[agcom]]></category>
		<category><![CDATA[data journalism]]></category>
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		<category><![CDATA[open data]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Dati.png"></a>
In una segnalazione al governo l’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, forse la prima struttura di carattere istituzionale, chiede ufficialmente l’ introduzione effettiva del principio dei dati aperti anche in Italia</p>
<p>
“In relazione all&#8217;imminente proposta  governativa di misure pro-liberalizzazione  e pro-crescita, l&#8217;Autorità  per le garanzie  nelle comunicazioni,  nell&#8217;esercizio  della funzione di segnalazione  in merito all&#8217;opportunità  di interventi legislativi  correlati all&#8217;evoluzione  del settore  delle comunicazioni,  nonché  in coerenza con quanto disposto dall&#8217;art. 47 della legge n.99/20092,  ritiene opportuno  proporre l&#8217;adozione di un&#8217;agenda digitale per l’Italia che sappia  governare  la modernizzazione  del Paese instradandola  sulle reti e i servizi  di nuova generazione”.
È quanto si legge nell’incipit della “<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&#38;DocID=7927 ">Segnalazione al Governo in tema di liberalizzazioni e crescita”</a>  con cui l’AGCOM evidenzia l’opportunità dell’adozione di un&#8217; agenda digitale per l&#8217; Italia.
Il documento redatto dall’Autorità si articola nei seguenti punti:</p>
<p>a)    Migliorare l&#8217;alfabetizzazione digitale:
<strong>b)    Promuovere  le transazioni on-line</strong>
c)    Promuovere la moneta elettronica e l’e-commerce
d)    Promuovere  la realizzazione delle reti di nuova generazione
e)    Promuovere una politica dello spettro radio
<strong>f)    Favorire la circolazione dei contenuti digitali e un ambiente più concorrenziale nell&#8217;accesso  alle risorse per i media</strong>
g)    Sostenere un uso sociale dello tecnologia.
In particolare, al punto <strong>b)</strong> si legge un passaggio piuttosto rilevante per i sostenitori del dato libero: <strong>&#8220;Rendere vincolante per le Amministrazioni pubbliche la partecipazione ai processi di Open Data per favorire il]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Dati.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11512" title="Dati" src="http://www.lsdi.it/assets/Dati-300x180.png" alt="" width="300" height="180" /></a><br />
<em>In una segnalazione al governo l’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, forse la prima struttura di carattere istituzionale, chiede ufficialmente l’ introduzione effettiva del principio dei dati aperti anche in Italia</em></p>
<p><span id="more-11509"></span><br />
“In relazione all&#8217;imminente proposta  governativa di misure pro-liberalizzazione  e pro-crescita, l&#8217;Autorità  per le garanzie  nelle comunicazioni,  nell&#8217;esercizio  della funzione di segnalazione  in merito all&#8217;opportunità  di interventi legislativi  correlati all&#8217;evoluzione  del settore  delle comunicazioni,  nonché  in coerenza con quanto disposto dall&#8217;art. 47 della legge n.99/20092,  ritiene opportuno  proporre l&#8217;adozione di un&#8217;agenda digitale per l’Italia che sappia  governare  la modernizzazione  del Paese instradandola  sulle reti e i servizi  di nuova generazione”.<br />
È quanto si legge nell’incipit della “<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&amp;DocID=7927 ">Segnalazione al Governo in tema di liberalizzazioni e crescita”</a>  con cui l’AGCOM evidenzia l’opportunità dell’adozione di un&#8217; agenda digitale per l&#8217; Italia.<br />
Il documento redatto dall’Autorità si articola nei seguenti punti:</p>
<p>a)    Migliorare l&#8217;alfabetizzazione digitale:<br />
<strong>b)    Promuovere  le transazioni on-line</strong><br />
c)    Promuovere la moneta elettronica e l’e-commerce<br />
d)    Promuovere  la realizzazione delle reti di nuova generazione<br />
e)    Promuovere una politica dello spettro radio<br />
<strong>f)    Favorire la circolazione dei contenuti digitali e un ambiente più concorrenziale nell&#8217;accesso  alle risorse per i media</strong><br />
g)    Sostenere un uso sociale dello tecnologia.<br />
In particolare, al punto <strong>b)</strong> si legge un passaggio piuttosto rilevante per i sostenitori del dato libero: <strong>&#8220;Rendere vincolante per le Amministrazioni pubbliche la partecipazione ai processi di Open Data per favorire il riutilizzo dei dati pubblici&#8221;.</strong><br />
Si tratta di una voce importante che si unisce al coro dell’Open Data, forse la prima di carattere istituzionale a richiedere ufficialmente l’introduzione fattiva del principio dei dati aperti anche in Italia.<br />
Un altro punto fondamentale per chi opera nel settore dei media digitali è il punto f), in cui l’AGCOM riconosce la centralità del traffico generato dalle <a href="http://www.youtube.com/watch?v=X-0Wz5R8HdE&amp;feature=player_embedded">applicazioni video</a>  per lo sviluppo della Rete e della domanda di banda larga; individua nei social media  social media un ambiente integrato fra user generated  content e contenuti  tradizionali; e riconosce la necessità di attenuare le limitazioni dovute al sistema dei diritti e delle esclusive (N.d.R., ma siamo sicuri che sia veramente l’AGCOM della <a href="http://www.leggioggi.it/2011/11/09/la-lettera-della-commissione-allagcom-guida-alla-lettura/ ">controversa delibera sul copyright</a>   a parlare?).<br />
E come se non bastasse, nella<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&amp;DocID=7919 "> nota stampa </a>  che accompagna la Segnalazione si legge in modo perentorio e inequivocabile: “La realizzazione dell’agenda digitale per l’Italia rappresenta una priorità per accelerare la crescita e lo sviluppo del Paese in un momento in cui se ne avverte così fortemente la necessità per sbloccare l’attuale stagnazione dell’economia e per creare un ambiente in cui possano proiettarsi le nuove generazioni. Il passaggio ad un’economia digitale di sistema diventa uno snodo cruciale per transitare da un modello di economia di redistribuzione ad uno di crescita. E’ tempo di agire. La scarsità di risorse non può costituire un alibi all’ inazione sia perché molte riforme sono a costo zero sia perché bisogna guardare al rapporto costi-benefici: non basta ridurre il debito pubblico, quello che più conta è il rapporto tra deficit e Pil”.<br />
Che altro aggiungere? Speriamo che almeno l’ intervento dell’ AGCOM, che si somma a molti altri, non ultimi quelli di LSDI, sia tempestivamente raccolto dal decisore pubblico, al fine di concretizzare quel <a href="http://www.lsdi.it/2011/open-data-la-commissione-europea-batte-un-colpo/">“cambiamento culturale</a>”  auspicato anche dalla Commissione europea, senza il quale l’ Italia resta strutturalmente incapace di guardare alle nuove tecnologie e alla Rete come ad una risorsa per lo sviluppo del Paese.</p>
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		<title>Giornalismo dei dati: la Macchina del Fungo lancia I(n)stat View</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/giornalismo-dei-dati-la-macchina-del-fungo-lancia-instat-view/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nuovi giornalismi]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.lsdi.it/?p=10852</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/2012/giornalismo-dei-dati-la-macchina-del-fungo-lancia-instat-view/instat-300x108/" rel="attachment wp-att-11156"></a>Il sito  raccoglierà una serie di mappe realizzate sulla base dei dati raccolti dall’ Istat, il nostro istituto di statistica.
L’ ultima è una mappa sulla popolazione italiana, che si aggiunge a quelle sui reati denunciati  e sulla disoccupazione in Italia e a cui presto si aggiungerà una carta sugli incidenti stradali</p>
<p>&#8212;-</p>
<p>L’ ultima è una mappa sulla popolazione italiana, che si aggiunge a quelle sui reati denunciati  e sulla disoccupazione in Italia e a cui presto si aggiungerà una carta sugli incidenti stradali.</p>
<p>Il sito che le raccoglie si chiama <a href="http://www.lamacchinadelfungo.com/instatview/"><strong>&#8220;I(n)stat View&#8221;</strong></a> e punta a presentare le statistiche fornite dall&#8217;Istat attraverso numeri e tabelle, trasformando così la grande massa di dati del nostro istituto di statistica in  un&#8217; informazione visuale più espressiva, interattiva e di più intuitiva consultazione.</p>
<p>Il progetto &#8211; sviluppato con strumenti gratuiti e Open Data e rilasciato con licenza Creative Commons 3.0 Attribuzione – è stato messo a punto da ‘’La Macchina del Fungo’’, un laboratorio di idee, progetti e provocazioni giornalistiche curate da <a href="http://www.mauromunafo.it/">Mauro Munafò</a>.</p>
<p>Il progetto è assolutamente aperto.</p>
<p>Una pagina è dedicata all’ <a href="http://www.lamacchinadelfungo.com/instatview/dati/">aggiornamento dei dati</a>: qui verranno nel tempo raccolte le fonti dei dati utilizzati per realizzare le mappe e, per facilitare il lavoro di chi volesse cimentarsi in prima persona nella produzione di altre visualizzazioni, verranno inserite sia le fonti originali,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/2012/giornalismo-dei-dati-la-macchina-del-fungo-lancia-instat-view/instat-300x108/" rel="attachment wp-att-11156"><img class="alignleft size-full wp-image-11156" title="Instat-300x108" src="http://www.lsdi.it/assets/Instat-300x108.jpg" alt="" height="130" /></a><em>Il sito  raccoglierà una serie di mappe realizzate sulla base dei dati raccolti dall’ Istat, il nostro istituto di statistica.<br />
L’ ultima è una mappa sulla popolazione italiana, che si aggiunge a quelle sui reati denunciati  e sulla disoccupazione in Italia e a cui presto si aggiungerà una carta sugli incidenti stradali</em><span id="more-10852"></span></p>
<p>&#8212;-</p>
<p>L’ ultima è una mappa sulla popolazione italiana, che si aggiunge a quelle sui reati denunciati  e sulla disoccupazione in Italia e a cui presto si aggiungerà una carta sugli incidenti stradali.</p>
<p>Il sito che le raccoglie si chiama <a href="http://www.lamacchinadelfungo.com/instatview/"><strong>&#8220;I(n)stat View&#8221;</strong></a> e punta a presentare le statistiche fornite dall&#8217;Istat attraverso numeri e tabelle, trasformando così la grande massa di dati del nostro istituto di statistica in  un&#8217; informazione visuale più espressiva, interattiva e di più intuitiva consultazione.</p>
<p>Il progetto &#8211; sviluppato con strumenti gratuiti e Open Data e rilasciato con licenza Creative Commons 3.0 Attribuzione – è stato messo a punto da ‘’La Macchina del Fungo’’, un laboratorio di idee, progetti e provocazioni giornalistiche curate da <a href="http://www.mauromunafo.it/">Mauro Munafò</a>.</p>
<p>Il progetto è assolutamente aperto.</p>
<p>Una pagina è dedicata all’ <a href="http://www.lamacchinadelfungo.com/instatview/dati/">aggiornamento dei dati</a>: qui verranno nel tempo raccolte le fonti dei dati utilizzati per realizzare le mappe e, per facilitare il lavoro di chi volesse cimentarsi in prima persona nella produzione di altre visualizzazioni, verranno inserite sia le fonti originali, sia i dataset “lavorati” per poter generare le diverse visualizzazioni.</p>
<div style="padding-left: 1px; width: 1px; margin-right: 0pt;"></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Londra: poliziotti, niente flirt con i giornalisti e basta bicchierini</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/londra-poliziotti-niente-flirt-con-i-giornalisti-e-basta-bicchierini/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 21:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Pino Rea</p>
<p>Se in una prossima vita mi dovesse capitare di fare di nuovo il cronista di giudiziaria e di nera , me ne andrò a lavorare a Londra, visto che gli agenti di Scotland Yard, al contrario di quello che un provinciale si immagina, vengono ritenuti capaci di cadere in un tranello che nemmeno il reporter di Papersera oserebbe tentare con il commissario Paperozzi.</p>
<p>“Una fonte mi ha detto questo nome di una persona che avete arrestato, potete compitarmelo per favore?”

Ho fatto 35 anni di giudiziaria e nera ma se in redazione avessi sentito qualcuno che telefonava in Questura alla mobile e faceva una domanda di quel tipo, gli avrei detto: ‘’amico, forse è meglio che cambi settore’’.</p>
<p>E’ curioso quindi che un sito come <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/185387/come-i-giornalisti-fregano-la-polizia-in-sei-mosse/">Giornalettismo</a> titoli ‘’Come i giornalisti fregano la polizia in sei mosse’’ un servizio sulla nuova guida per la polizia londinese elaborata da Elizabeth Filkin -, la signora che, dopo aver studiato le dogane, è stata incaricata, all’ indomani dell’ affare del News of The World di Rupert Murdoch, di analizzare le possibili falle del sistema di sicurezza della polizia metropolitana (nel video).</p>
<p>Ma non vi ricordate che dallo scandalo sulle intercettazioni illegali sono emersi oltre a intrecci imbarazzanti di poteri ad altissimo livello anche episodi di vera e propria corruzione?</p>
<p>Altro che sei modi per ‘’fregare la]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Pino Rea</em></p>
<p>Se in una prossima vita mi dovesse capitare di fare di nuovo il cronista di giudiziaria e di nera , me ne andrò a lavorare a Londra, visto che gli agenti di Scotland Yard, al contrario di quello che un provinciale si immagina, vengono ritenuti capaci di cadere in un tranello che nemmeno il reporter di <em>Papersera</em> oserebbe tentare con il commissario Paperozzi.</p>
<p><em>“Una fonte mi ha detto questo nome di una persona che avete arrestato, potete compitarmelo per favore?”</em><br />
<span id="more-10772"></span><br />
Ho fatto 35 anni di giudiziaria e nera ma se in redazione avessi sentito qualcuno che telefonava in Questura alla mobile e faceva una domanda di quel tipo, gli avrei detto: ‘’amico, forse è meglio che cambi settore’’.</p>
<p>E’ curioso quindi che un sito come <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/185387/come-i-giornalisti-fregano-la-polizia-in-sei-mosse/">Giornalettismo</a> titoli ‘<em>’Come i giornalisti fregano la polizia in sei mosse’’</em> un servizio sulla nuova guida per la polizia londinese elaborata da Elizabeth Filkin -, la signora che, dopo aver studiato le dogane, è stata incaricata, all’ indomani dell’ affare del News of The World di Rupert Murdoch, di analizzare le possibili falle del sistema di sicurezza della polizia metropolitana (nel video).</p>
<p>Ma non vi ricordate che dallo scandalo sulle intercettazioni illegali sono emersi oltre a intrecci imbarazzanti di poteri ad altissimo livello anche episodi di vera e propria corruzione?</p>
<p>Altro che sei modi per ‘’fregare la polizia’’! Neanche un pessimo b-movie potrebbe ricorrere a presunti trucchetti  tipo la cronista che accentua la scollatura davanti al vicequestore o il reporter che offre qualche bicchierino in più al maresciallo della stazione dei CC.</p>
<p>Eppure le indicazioni che la signora Filkin dà a funzionari e agenti della polizia londinese sono proprio di questo tenore. Roba da ridere, appunto.</p>
<p>E nella sintesi di Giornalettismo, il succo del <a href="http://content.met.police.uk/cs/Satellite?blobcol=urldata&amp;blobheadername1=Content-Type&amp;blobheadername2=Content-Disposition&amp;blobheadervalue1=application%2Fpdf&amp;blobheadervalue2=inline%3B+filename%3D%22944%2F933%2FFINAL+REPORT+-+ALL.pdf%22&amp;blobkey=id&amp;blobtable=MungoBlobs&amp;blobwhere=1283540988465&amp;ssbinary=true">Rapporto</a>, oltre che ridicolo, suona anche  ipocrita.  Sotto sotto è come suggerire a un pubblico ufficiale che piglia una mazzetta di lavarsi i denti prima di uscire di casa per andare a riscuotere.</p>
<p>E’ ovvio che un funzionario di polizia farebbe bene a non flirtare con una (o un) cronista di nera. Un caffè insieme si può bere, e anche una birra, perché no? Ma non è il caso di farsi trascinare in libagioni abbondanti o in feste fino a tarda notte. Anche l’ agente del commissariato più periferico capisce che se un giornalista gli prospetta serate del genere forse spera di ottenere qualche dritta.</p>
<p>E che dire di allusioni tipo ‘’Su dammi qualche notizia, vedrai che ne varrà la pena’’?</p>
<p>O di richieste del genere: “Potete darmi questa foto? La famiglia ha già detto che è ok”.</p>
<p>Signora Filkin, mi scusi, ma gli agenti di polizia londinesi sono davvero così bischeri?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’  Efe vieta ai suoi redattori di pubblicare notizie su Twitter</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/l-efe-vieta-ai-suoi-redattori-di-pubblicare-notizie-su-twitter/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 21:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg"></a></p>
<p>I giornalisti dell’ agenzia spagnola potranno chiedere degli account ufficiali (@efe+nome), in cui non potranno però esprimere opinioni, perché la testata non ha una sua ‘’linea ideologica’’ &#8211; Le notizie, impone l&#8217; azienda, potranno essere diffuse soltanto ‘’nelle varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’</p>
<p>L’ Agenzia spagnola EFE ha <a href="http://www.abc.es/gestordocumental/uploads/Sociedad/guiaefe.pdf" target="_blank">diffuso ai suoi giornalisti una guida</a> sull’ uso delle reti sociali, in cui si vieta di pubblicare notizie di prima mano.</p>
<p>Il documento, riportato da <a href="http://www.abc.es/20120104/medios-redes/abci-guia-twitter-201201041516.html" target="_blank">ABC.es,</a> sottolinea che le notizie verranno diffuse solo attraverso ‘’le varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’.</p>
<p>L’ obbiettivo fondamentale della guida – precisa il documento – è ‘’stabilire una chiara distinzione fra gli account personali degli addetti dell’ agenzia, che dovranno essere autorizzati per iscritto, e quelli personali, di cui saranno responsabili in maniera esclusiva i loro titolari’’.</p>
<p>Ogni giornalista dovrà chiedere l’ autorizzazione per aprire un account personale, a cui verrà assegnato un username del tipo: @<a href="http://twitter.com/EFEnombreapellido">EFEnome</a>. I redattori non potranno esprimere opinioni, dal momento che l’ agenzia non ha una sua ‘’linea ideologica’’.</p>
<p>Potranno raccontare aneddoti o retroscena delle notizie che hanno coperto. Ma dovranno fare attenzione a condividere link esterni all’ Efe.</p>
<p>(via <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/01/04/efe-prohibe-a-sus-periodistas-lanzar-alertas-en-twitter">Clasesdeperiodismo.com</a>)</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10764" title="Efe" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg" alt="" width="180" /></a></p>
<p><em>I giornalisti dell’ agenzia spagnola potranno chiedere degli account ufficiali (@efe+nome), in cui non potranno però esprimere opinioni, perché la testata non ha una sua ‘’linea ideologica’’ &#8211; Le notizie, impone l&#8217; azienda, potranno essere diffuse soltanto ‘’nelle varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’</em></p>
<p>L’ Agenzia spagnola EFE ha <a href="http://www.abc.es/gestordocumental/uploads/Sociedad/guiaefe.pdf" target="_blank">diffuso ai suoi giornalisti una guida</a> sull’ uso delle reti sociali, in cui si vieta di pubblicare notizie di prima mano.<span id="more-10763"></span></p>
<p>Il documento, riportato da <a href="http://www.abc.es/20120104/medios-redes/abci-guia-twitter-201201041516.html" target="_blank">ABC.es,</a> sottolinea che le notizie verranno diffuse solo attraverso ‘’le varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’.</p>
<p>L’ obbiettivo fondamentale della guida – precisa il documento – è ‘’stabilire una chiara distinzione fra gli account personali degli addetti dell’ agenzia, che dovranno essere autorizzati per iscritto, e quelli personali, di cui saranno responsabili in maniera esclusiva i loro titolari’’.</p>
<p>Ogni giornalista dovrà chiedere l’ autorizzazione per aprire un account personale, a cui verrà assegnato un username del tipo: @<a href="http://twitter.com/EFEnombreapellido">EFEnome</a>. I redattori non potranno esprimere opinioni, dal momento che l’ agenzia non ha una sua ‘’linea ideologica’’.</p>
<p>Potranno raccontare aneddoti o retroscena delle notizie che hanno coperto. Ma dovranno fare attenzione a condividere link esterni all’ Efe.</p>
<p>(via <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/01/04/efe-prohibe-a-sus-periodistas-lanzar-alertas-en-twitter">Clasesdeperiodismo.com</a>)</p>
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		<item>
		<title>L’ Huffington Post sbarcherà in altri 10  paesi nei prossimi due anni</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/l-huffington-post-sbarchera-in-altri-10-paesi-nei-prossimi-due-anni/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/HuffPo.gif"></a>Il responsabile dell’ espansione internazionale del sito annuncia al <strong>Financial Times</strong> che entro la fine del 2013 il blog americano dovrebbe toccare i 40 milioni di visitatori unici al mese, raddoppiando la cifra attuale – Come ha fatto in Francia con l<strong>eMonde</strong>, l’ HuffPo si allargherà appoggiandosi a quotidiani tradizionali nei vari paesi &#8211;  Un mix di contenuti premium, aggregazione e syndication che sembra funzionare molto bene </p>
<p></p>
<p>L’ Huffington Post punta a raddoppiare in due anni i suoi lettori attraverso degli accordi con giornali che stanno ancora combattendo per capire il web. Lo segnala il <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/e04d1a74-2d8d-11e1-b985-00144feabdc0.html#axzz1iOrJB22B">Financial Times</a> in un articolo di Tim Bradshaw e David Gelles, secondo cui Jimmy Maymann, responsabile dell’ espansione internazionale del sito, prevede che esso potrebbe raggiungere alla fine del 2013 il tetto dei 40 milioni di visitatori unici al mese.</p>
<p>La testata  – rilevata da <a href="http://markets.ft.com/tearsheets/performance.asp?s=us:AOL">AOL</a> nel febbraio scorso <a title="FT: AOL to buy Huffington Post for $315m" href="http://www.ft.com/cms/s/0/b217946c-3285-11e0-b323-00144feabdc0.html">per 315 milioni di dollari</a> – si espanderà in altri 10 mercati durante il 2012 appoggiandosi a giornali dei vari paesi.</p>
<p>‘’Abbiamo dimostrato in questi cinque anni di essere stati in grado di costruire un nuovo tipo di piattaforma con cui siamo riusciti a superare il principale quotidiano Usa, il New York Times &#8211; ha spiegato Maymann -. Abbiamo un grande bagaglio di esperienza e di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/HuffPo.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-10743" title="HuffPo" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/HuffPo-300x55.gif" alt="" width="300" height="55" /></a><em>Il responsabile dell’ espansione internazionale del sito annuncia al <strong>Financial Times</strong> che entro la fine del 2013 il blog americano dovrebbe toccare i 40 milioni di visitatori unici al mese, raddoppiando la cifra attuale – Come ha fatto in Francia con l<strong>eMonde</strong>, l’ HuffPo si allargherà appoggiandosi a quotidiani tradizionali nei vari paesi &#8211;  Un mix di contenuti premium, aggregazione e syndication che sembra funzionare molto bene </em></p>
<p><span id="more-10742"></span></p>
<p>L’ Huffington Post punta a raddoppiare in due anni i suoi lettori attraverso degli accordi con giornali che stanno ancora combattendo per capire il web. Lo segnala il <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/e04d1a74-2d8d-11e1-b985-00144feabdc0.html#axzz1iOrJB22B">Financial Times</a> in un articolo di Tim Bradshaw e David Gelles, secondo cui Jimmy Maymann, responsabile dell’ espansione internazionale del sito, prevede che esso potrebbe raggiungere alla fine del 2013 il tetto dei 40 milioni di visitatori unici al mese.</p>
<p>La testata  – rilevata da <a href="http://markets.ft.com/tearsheets/performance.asp?s=us:AOL">AOL</a> nel febbraio scorso <a title="FT: AOL to buy Huffington Post for $315m" href="http://www.ft.com/cms/s/0/b217946c-3285-11e0-b323-00144feabdc0.html">per 315 milioni di dollari</a> – si espanderà in altri 10 mercati durante il 2012 appoggiandosi a giornali dei vari paesi.</p>
<p><!--more-->‘’Abbiamo dimostrato in questi cinque anni di essere stati in grado di costruire un nuovo tipo di piattaforma con cui siamo riusciti a superare il principale quotidiano Usa, il New York Times &#8211; ha spiegato Maymann -. Abbiamo un grande bagaglio di esperienza e di conoscenza che ci consentirà di arrivare a 40 milioni di lettori unici al mese. Aol d’ altra parte sa molto bene come monetizzare l’ online, cosa che invece molti quotidiani tradizionale devono ancora imparare a fare’’.</p>
<p>Huffington Post ha lanciato nel corso del 2011 una edizione in UK e una in Canada e ora si appresta a lanciare, insieme a leMonde, una <a href="../2012/01/huffington-post-e-i-blogger/">versione francese</a>.</p>
<p>Secondo FT, l’ HuffPo è ‘’un elemento chiave della strategia del Ceo di AOL, Tim Armstrong, relativa alla ‘produzione di contenuti premium’ che abbia più appeal per gli inserzionisti, nonostante sia chiaro che in gran parte la testata riscrive o aggrega articoli prodotti da altre testate’’.</p>
<p>Per me, sostiene però Maymann, ‘’premium significa qualcosa a cui noi dedichiamo tempo, soldi ed energia e che diventa perciò originale. Se guardiamo all’ Huffongton Post, il 25% dei suoi contenuti sono originali, una buona parte è aggregazione e un altro po’proviene da syndication. Penso che ce la possiamo fare se il mix che ne viene fuori è fatto bene e riesce a coinvolgere i lettori’’.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Social media in Italia, Facebook supera i 20 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 14:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos1.png"></a></p>
<p>Facebook ha raggiunto <a href="http://vincos.it/osservatorio-facebook/">20.889.260</a> utenti, dei quali 3 milioni entrati nel 2011. Inoltre <a href="http://vincos.it/2011/11/28/facebook-in-italia-21-milioni-discritti-14-milioni-accedono-ogni-giorno-6-da-mobile-infografica/">7.5 milioni</a> accedono da dispositivo mobile ogni mese.</p>
<p>I dati sono stati forniti da Vincenzo Cosenza in un <a href="http://vincos.it/2011/12/31/un-anno-di-social-media-in-italia/">Report dedicato a un anno di social media in Italia</a>.</p>
<p>Nella sua analisi, Vincos segnala che il 2011, fra le altre cose, segna anche un cambiamento nella composizione demografica degli iscritti, come si vede nella tabella qui sopra: diminuisce il peso dei teenager e aumenta quello degli ultra trentaseienni.</p>
<p> Il secondo social network più visitato dagli italiani è Badoo, che ha ripreso a crescere, distaccando il rivale Netlog.</p>
<p>Aspra la lotta per il terzo posto tra due piattaforme molto diverse: LinkedIn e Twitter. Mentre la prima – osserva Cosenza &#8211; permette di rilevare il numero di iscritti, sono 2.814.745 gli italiani su LinkedIn, la seconda mantiene il segreto.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos2.png"></a></p>
<p>Trasversale ai social network – aggiunge il Report &#8211; è la galassia dei blog, che continua ad espandersi a livello mondiale: sono <a href="http://en.wordpress.com/stats/">70 milioni</a> i blog su piattaforma WordPress e <a href="http://www.tumblr.com/about">40 milioni</a> quelli su Tumblr. Anche in Italia Tumblr è cresciuto quest’anno, raggiungendo 1.6 milioni di visitatori unici mensili.</p>
<p>Il 2012, secondo Vincos, potrebbe essere l’anno di <a href="http://vincos.it/tag/google-plus/">Google+</a> l’unico nuovo entrante che ha destato l’interesse degli italiani, se si considerano i volumi di ricerca del termine su Google</p>
<p>&#160;</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10739" title="Vincos1" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos1.png" alt="" width="500" /></a></p>
<p>Facebook ha raggiunto <a href="http://vincos.it/osservatorio-facebook/">20.889.260</a> utenti, dei quali 3 milioni entrati nel 2011. Inoltre <a href="http://vincos.it/2011/11/28/facebook-in-italia-21-milioni-discritti-14-milioni-accedono-ogni-giorno-6-da-mobile-infografica/">7.5 milioni</a> accedono da dispositivo mobile ogni mese.</p>
<p>I dati sono stati forniti da Vincenzo Cosenza in un <a href="http://vincos.it/2011/12/31/un-anno-di-social-media-in-italia/">Report dedicato a un anno di social media in Italia</a>.</p>
<p>Nella sua analisi, Vincos segnala che il 2011, fra le altre cose, segna anche un cambiamento nella composizione demografica degli iscritti, come si vede nella tabella qui sopra: diminuisce il peso dei teenager e aumenta quello degli ultra trentaseienni.</p>
<p><span id="more-10738"></span> Il secondo social network più visitato dagli italiani è Badoo, che ha ripreso a crescere, distaccando il rivale Netlog.</p>
<p>Aspra la lotta per il terzo posto tra due piattaforme molto diverse: LinkedIn e Twitter. Mentre la prima – osserva Cosenza &#8211; permette di rilevare il numero di iscritti, sono 2.814.745 gli italiani su LinkedIn, la seconda mantiene il segreto.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10740" title="Vincos2" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Vincos2.png" alt="" width="500" /></a></p>
<p>Trasversale ai social network – aggiunge il Report &#8211; è la galassia dei blog, che continua ad espandersi a livello mondiale: sono <a href="http://en.wordpress.com/stats/">70 milioni</a> i blog su piattaforma WordPress e <a href="http://www.tumblr.com/about">40 milioni</a> quelli su Tumblr. Anche in Italia Tumblr è cresciuto quest’anno, raggiungendo 1.6 milioni di visitatori unici mensili.</p>
<p>Il 2012, secondo Vincos, potrebbe essere l’anno di <a href="http://vincos.it/tag/google-plus/">Google+</a> l’unico nuovo entrante che ha destato l’interesse degli italiani, se si considerano i volumi di ricerca del termine su Google</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217; Huffington Post e i blogger, la gauche accusata di sostenere gli ‘’sfuttatori’’</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/huffington-post-e-i-blogger/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2012/huffington-post-e-i-blogger/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1.jpg"></a><p class="wp-caption-text">Ann Sinclair, direttore editoriale di HuffPo-Francia</p>
<p> Mentre in Italia si discute se il 2012 segnerà la rinascita del blog, in Francia ci si chiede se il blogger sia un mestiere e se ci si possa vivere – I responsabili della edizione d’ oltralpe dell’ HuffPO, di area socialista, sono sotto accusa per aver accolto in pieno i principi dell’ economia della gratitudine che regola i rapporti fra la grande testata Usa e i blogger – Ma c’ è chi dice che le polemiche sono solo ipocrisia, visto che in Francia, da tempo, tutte le testate avrebbero con i blogger lo stesso comportamento – E intanto c’ è anche chi ritiene il blog un’ arte da coltivare senza dover per forza ‘’reclamare uno status giuridico o fare corporazione’’, uno spazio di libertà: Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi – Da noi Pier Luca Santoro chiede però di fare un po’ di <strong>luce sui blog</strong>, citando una campagna sponsorizzata da Enel e il vezzo di alcuni blogger di non segnalare affatto di che cosa si tratta: insomma non sarebbe male, come Santoro da qualche tempo sta sottolineando, procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione attraverso blog e social network </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Blog e blogger tornano al centro della]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10730" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1.jpg"><img class="size-medium wp-image-10730" title="Blogger-Sinclair" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Ann Sinclair, direttore editoriale di HuffPo-Francia</p></div>
<p><em> Mentre in Italia si discute se il 2012 segnerà la rinascita del blog, in Francia ci si chiede se il blogger sia un mestiere e se ci si possa vivere – I responsabili della edizione d’ oltralpe dell’ HuffPO, di area socialista, sono sotto accusa per aver accolto in pieno i principi dell’ economia della gratitudine che regola i rapporti fra la grande testata Usa e i blogger – Ma c’ è chi dice che le polemiche sono solo ipocrisia, visto che in Francia, da tempo, tutte le testate avrebbero con i blogger lo stesso comportamento – E intanto c’ è anche chi ritiene il blog un’ arte da coltivare senza dover per forza ‘’reclamare uno status giuridico o fare corporazione’’, uno spazio di libertà: Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi – Da noi Pier Luca Santoro chiede però di fare un po’ di <strong>luce sui blog</strong>, citando una campagna sponsorizzata da Enel e il vezzo di alcuni blogger di non segnalare affatto di che cosa si tratta: insomma non sarebbe male, come Santoro da qualche tempo sta sottolineando, procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione attraverso blog e social network </em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Blog e blogger tornano al centro della scena.  Mentre in Italia <a href="http://it.blogbabel.com/discussioni-blogosfera/16956151/risorgimento-blog/">si discute di morte e rinascita del blog</a>, in Francia si chiedono se bloggare sia un’ arte oppure un mestiere di cui si possa vivere.</p>
<p>Insomma se e come andare oltre la cosiddetta ‘’economia della gratitudine’’, che domina i rapporti fra testate e blogger.</p>
<p>La domanda non è peregrina perché è imminente il varo di una <a href="../2011/08/arianna-huffington-alla-conquista-dell%E2%80%99-europa-ma-rischia-la-sconfitta/" target="_self">edizione francese</a> dell’ Huffington Post.</p>
<p>Ma anche la blogosfera italiana dovrebbe rizzare le antenne perché presto Arianna Huffington potrebbe sbarcare anche in Italia e bisognerà fare i conti con la politica ‘’retributiva’’ del colosso americano. Ma intanto, come segnala Pier Luca Santoro sul suo Giornalaio, sarebbe il caso di cominciare a fare un po’ di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/29/fare-luce-sui-blog/">luce sui blog</a></p>
<p><strong><span id="more-10729"></span></strong></p>
<p><strong>La visibilità e le bollette del gas</strong></p>
<p>Ma torniamo alla Francia.</p>
<p>L’ Huffington Post, come si ricorderà, è accusato di sfruttare i blogger che scrivono per la testata senza ricevere un centesimo di dollaro – in cambio solo di un po’ di visibilità e di prestigio -  ma contribuendo in modo sostanzioso alla fortuna della casa madre.</p>
<p><a href="../2011/04/blogger-in-rivolta-contro-l-economia-della-gratitudine/">I blogger Usa hanno aperto una vertenza</a> dopo l’ acquisto della testata da parte di AOL, chiedendo almeno un po’ dei 315 milioni di dollari incassati da Arianna Huffington e soci. E in Francia, alla vigilia del lancio, la blogosfera è in fermento. Il dibattito tra l’ altro si tinge anche di sfumature politiche visto che questa volta è la gauche ad essere accusata di stare dalla parte dei sfruttatori.</p>
<p>Al centro della polemica Anne Sinclair (ex giornalista televisiva e madame Strauss-Kahn) e Mathieu Pigasse, uno dei nuovi editori di leMonde, incaricati di gestire sul piano editoriale e su quello finanziario l’ edizione francese del blog Usa. Entrambi di area socialista, sono accusati di aver assimilato pienamente la politica di sfruttamento dei blogger praticata dalla casa madre.</p>
<p><em><a href="http://www.observatoiredesmedias.com/2011/12/21/huffpost-pourquoi-la-gauche-soutient-elle-la-non-remuneration-des-blogueurs/">Perché la sinistra sostiene la non remunerazione dei blogger?</a></em> Si chiede Anthony Rivat sull’ Observatoire des medias, citando una <a href="http://www.rue89.com/2011/12/14/anne-sinclair-cherche-des-blogueurs-pour-le-huffington-post-francais-227516?sort_by=thread&amp;sort_order=ASC&amp;items_per_page=50&amp;page=1" target="_blank">mail inviata qualche giorno fa da Anne Sinclair</a> per reclutare i blogger.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>« Questi contributi non saranno remunerati e saranno l’ equivalente delle column pubblicate da altri media. Ma noi assicureremo la maggiore visibilità possibile, almeno lo speso, alla forza d’ urto dell’ Huffington»</em>, scriveva la giornalista.</p>
<p>Ma gli internauti non l’ hanno presa bene.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>« Né EDF (in nostro Enel, ndr), né France télécom vi abbonano le bollette per la vostra notorietà, anche se ne avete tanta »</em>, ha risposto ad esempio Pierre Serisier, giornalista e blogger per lemonde.fr.</p>
<p style="padding-left: 30px;">E <a href="http://gauchedecombat.wordpress.com/2011/12/14/arianna-recherche-60-souteneurs-la-gourmande/" target="_blank">Roland Pavot (GdeC), blogger indipendente</a>, lamenta che i suoi colleghi siano <em>« attirati dal loro orgoglio e dal loro bisogno di riconoscenza »</em>. Il suo principale rammarico, oltre allo <em>« sfruttamento delle competenze a fini di arricchimento »</em> del sito, è la perdita della libertà di espressione degli autori.</p>
<p> <a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Express.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-10735" title="Express" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Express-300x240.gif" alt="" width="300" height="240" /></a>Ma – replica <a href="http://blogs.lexpress.fr/nouvelleformule/2011/12/21/ah-bon-blogueur-cest-un-metier/#comment-3842538">Eric Mettout su l&#8217; Express</a>  – è curioso vedere Anthony Rivat meravigliarsi perché due personalità della sinistra francese, ‘’avversari del profitto delle multinazionali’’, siano stati incaricati di mettere in piedi questo ‘’sfruttamento delle competenze a fini di arricchimento del sito’’, quando <strong>in Francia lo fanno già tutti</strong>. E non da poco tempo.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Ecco – spiega Mettout -: i blogger fanno bene a protestare, a trattare. Ma la cosa si complica quando  qualcuno mi vuole convincere che</p>
<p style="padding-left: 30px;">1) Anne Sinclair e Mathieu Pigasse prestino le loro competenze di sinistra (!) a una volgare operazione di destra, contribuendo alla pauperizzazione di un nuovo lumpenproletariat proveniente dalla blogosfera; e</p>
<p style="padding-left: 30px;">2) che tutto ciò sia non solo intollerabile, ma una assoluta novità. Come se in Francia i siti di informazione non accogliessero già senza compenso dei blogger, quasi sempre volontari e soprattutto maggiorenni, vaccinati, coscienti e consenzienti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo fanno tutti – spiega Mettout -, a cominciare dal suo giornale, L’ Express. E – continua – succede a leMonde, all’ Obs, a Libération, al Figaro, a 20Minutes, oltre che al Post, a Rue89, e succederà sicuramente anche a <a href="../2011/12/newsring-il-sito-che-vuole-%E2%80%98%E2%80%99inventare-il-dibattito-su-internet%E2%80%99%E2%80%99/">NewsRing</a>. Peggio (meglio?), con <a href="http://leplus.nouvelobs.com/">le Plus</a>, <a href="http://blogs.lexpress.fr/nouvelleformule/2011/11/15/express-yourself-expressez-vous-la-tribu/">Express Yourself</a>, <a href="http://you.leparisien.fr/">You</a>… lo sfruttamento si estende ormai a tutti gli internauti, chiamati ad arricchire spontaneamente l’ offerta editoriale con un punto di vista che si spera sia differente –, ma sempre non pagato.</p>
<p style="padding-left: 30px;">  In entrambi i casi i termini del ‘’contratto’’ sono identici (e ben riassunti dalla mail della Sinclair riprodotta prima).</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Provate a sostituire Huffington Post con le testate che abbiamo citato e vedrete – continua Mettout &#8211; quali sono le relazioni che le legano ai blogger: loro scrivono, noi pubblichiamo, loro forniscono contenuti originali, noi mettiamo loro a disposizione la nostra vetrina, la nostra rete, la nostra ‘’forza de frappe’’. E’ tutto chiaro, non ci sono clausole nascoste o trabocchetti, nessuno frega nessuno e, una volta che loro hanno accettato di stare al gioco, le due parti dovrebbero essere contente – e lo sono, da noi per lo meno, sempre. Non è un braccio di ferro, nessuno obbliga nessuno e io occupo una posizione che mi permette di sapere bene che quando un blogger non è d’ accordo il ‘’contratto’’ non si fa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Certo, poi tutto evolve. E niente impedisce a un blogger di disconnettersi, di traslocare, di riprendere la sua indipendenza, di cercare di meglio altrove o.. di trattare (…).</p>
<p style="padding-left: 30px;">Solo un’ altra considerazione. Come si fa a difendere il mondo della gratuità o a sputare sulla legge Hadopi attaccando gli artisti nei loro soldi e nei loro diritti e nello stesso tempo a incenerire quelli che spingono la logica fino all’ estremo proponendo ai blogger di esprimersi ‘’liberamente’’, e ancora una volta in piena coscienza, sul loro sito?</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Lo dico seriamente: per me la rivoluzione Web – specialmente per noi giornalisti – ribolle proprio qui, in queste parole nuove, diverse, emancipate, provocanti, fascinose… che ci obbligano a considerare il nostro lavoro, l’ informazione, i nostri media, i nostri lettori, in maniera diversa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Ma sarebbe la stessa cosa se li pagassero! ribatteranno i miei contraddittori – convinti che facendo questo discorso io difenda il mio pezzo di lesso e quello della mia corporazione di privilegiati.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Io, invece, non  credo affatto che sia così – conclude Mettout -. E chiudo con un aneddoto: quando <a href="http://www.cfpj.com/ecole-de-journalisme/actualites/actualites/2011/affluence-record-pour-arianna-huffington-au-cfj.html">Arianna Huffington è venuta a fare il suo show a Parigi</a>, qualche settimana fa, ha scoperto a Parigi, durante la sua cena al CFJ (il Centro di formazione al giornalismo), che i siti di informazione giornalistica francesi ospitavano dei blogger non retribuiti, mentre negli Usa questo accade solo per i siti partecipativi come il suo. Se ho ben capito, i blogger del New York Times, per esempio, sono esclusivamente giornalisti e le opinioni graziosamente concesse vengono relegate nelle pagine dei columnist, i commentatori, esperti esterni e non pagati.</p>
<p align="center">*  *  *  *  *</p>
<p><strong><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Crouzet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10731" title="Crouzet" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Crouzet.jpg" alt="" width="160" height="202" /></a>Bloggare è un’ arte e sa di libertà   </strong></p>
<p>Ma allora, quello del blogger è un mestiere? Certo, <a href="http://blog.tcrouzet.com/2011/12/26/bloguer-art-de-vivre">commenta Thierry Crouzet</a> , anche se tutto dipende da che cosa si intende per mestiere. E’ come chiedersi se scrittore, pittore, scultore, musicista, genitore.. lo sia. E’ possibile in ciascuno di questi casi e in determinate condizioni guadagnare dei soldi.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Bloggare – secondo Crouzet, autore di diverse ricerche e analisi sulla media sfera -, dovrebbe essere vista come un’ arte canonica, in cui ci si immerge per caso e in cui potremo incontrare la fama e, perché no?, anche la ricchezza.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Bloggare è un mestiere nobile, a cui tutti gli altri mestieri dovrebbero somigliare. E’ un mestiere da post-schiavitù. Un mestiere di donne e uomini liberi di dire quello che pensano e di reagire alle sciocchezze professate dagli altri esseri umani morti o vivi, e di premunirsi contro le assurdità future.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Questa libertà passa per una casa propria, un luogo nello spazio digitale che ci appartiene pienamente. Quella libertà non impedisce di andarsene in giro in altri luoghi versando <a href="http://www.scoop.it/t/les-vases-communicants">vasi comunicanti in vasi comunicanti</a> oppure scivolando in palazzi riccamente illuminati. Dobbiamo preservare questa libertà, entrare e uscire senza dover firmare nessun contratto. Non abbassarci mai a reclamare uno status giuridico o fare corporazione. Non ci somigliamo. E’ la nostra forza.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ma non dobbiamo, come fanno gli insetti sciocchi, precipitarci ciecamente verso lampade troppo incandescenti. Ho conosciuto dei blogger che hanno chiuso casa, o, anzi, l’ hanno distrutta, per lavorare in qualcuno di quei palazzi in cambio di salari irrisori. Rifiutiamo ci farlo. Guardiamo altrove restando noi stessi. E quando questo ‘altrove’ non ci piace non esitiamo a farlo saltare in aria come  <a href="http://sebmusset.blogspot.com/2011/12/chere-anne-sinclair.html">ha fatto meravigliosamente Seb Musset</a>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La differenza fra un blogger e un giornalista è grande quanto quella fra un autore e un giornalista. Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi. Bloggare comunque paga sempre, perché ci procura una potente sensazione di vita. E’ per questo che noi continuiamo e che questa forma di espressione persisterà, anche se delle aziende tentano di inglobare i blogger nel loro seno.</p>
<p align="center">*  *  *  *  *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Santoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10732" title="Santoro" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Santoro.jpg" alt="" width="225" height="224" /></a>Un po’ di luce sui blog</strong></p>
<p>E’ proprio quello che denuncia PierLuca Santoro, impegnato da qualche settimana a costruire un progetto che porti all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network.</p>
<p>Santoro pensa che sarebbe il caso di fare un po’ di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/29/fare-luce-sui-blog/">luce sui blog</a>. E cita un’ operazione lanciata da Enel, un <a title="“Enel Blogger Award 2012&quot;" href="http://www.enelbloggeraward.com/" target="_blank">concorso</a> che premierebbe i migliori blogger, a sostegno della quale un’agenzia [non vi sarà difficile scoprire quale] ha lanciato una campagna di “sponsored conversation”, di blog che parlano del concorso.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Pare che stia funzionando visto che – ricostruisce Santoro &#8211; Google restituisce quasi un milione di <a title="Risultati ricerca enel+concorso blogger" href="http://www.google.it/search?q=enel%2Bconcorso+blogger&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a#q=enel%2Bconcorso+blogger&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;tbm=blg&amp;ei=Bl78TpfUJciesAapy737Dw&amp;start=20&amp;sa=N&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=801449ae953b46ba&amp;biw=1600&amp;bih=730" target="_blank">risultati</a> per “enel+concorso blogger” e addirittura oltre due milioni di <a title="Risultati ricerca concorso blogger awards" href="http://www.google.it/search?q=concorso+blogger+awards&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">risultati</a> per “concorso blogger awards”.  Un successo che, da informazioni raccolte dal sottoscritto, sarebbe dovuto al compenso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che vengono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di energia; un elargizione davvero generosa che supera i compensi che spesso i giornalisti di professione ricevono per un pezzo originale che, by the way, lascia immaginare quanto costi al committente.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Approfondendo si viene a scoprire che non tutti segnalano la dicitura “articolo sponsorizzato”, come dovrebbe essere, al termine del post e da una verifica a campione ne ho trovati almeno tre che non si curano di avvertire il lettore che in buona sostanza si tratta di comunicazione pubblicitaria [<a title="Partecipa al concorso “Enel Blogger Award” e vinci un IPad2 3G" href="http://mandicau.blog.tiscali.it/2011/12/25/2814/?doing_wp_cron" target="_blank">1</a> - <a title="Imperdibile: Enel premia i migliori blog con un iPad2 3G" href="http://elegitto.blog.kataweb.it/2011/12/28/imperdibile-enel-premia-i-migliori-blog-con-un-ipad2-3g/" target="_blank">2</a> - <a title="17-01-12 – Concorso “Enel Blogger Award 2012”" href="http://www.tafter.it/2011/12/17/17-01-12-concorso-%E2%80%9Cenel-blogger-award-2012%E2%80%9D/" target="_blank">3</a>].</p>
<p style="padding-left: 30px;">C’è una questione di <a title="Evidence casts doubt on claimed 'Cheetah' death" href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5jyLJW2HslZGPBp7WSVv8sWwX0ZcA?docId=e3e4e0fc60d647f49dcfa2e5271e535f" target="_blank">correttezza</a> e di trasparenza, che è poi alla base dell’idea di codice di autodisciplina precitato, verso le persone che leggono i nostri blog, le nostre segnalazioni sui diversi social network, [quasi sempre] in buona fede condividono ulteriormente quanto proposto poichè hanno fiducia in noi. E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.</p>
<p style="padding-left: 30px;">C’è in questo caso, anche, una questione di efficacia. Sia perchè, come <a title="Too much buzz" href="http://www.economist.com/node/21542154?fsrc=nlw%7Chig%7C12-28-2011%7Ceditors_highlights" target="_blank">spiega</a> oggi «The Economist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad apparire in spazi che, letteralmente, fanno <a title="Buon Natale, disinformatore prezzemolato!" href="http://www.pallequadre.com/2011/12/enel-premia-i-blogger.html" target="_blank">due palle quadre</a> ai lettori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Come <a title="Un problema di fiducia &amp; responsabilità: le marchette lasciamole ad altri" href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/23/un-problema-di-fiducia-responsabilita-le-marchette-lasciamole-ad-altri/" target="_blank">dice</a> l’amico Vittorio Pasteris – conclude Santoro -: un problema di fiducia &amp; responsabilità, le marchette lasciamole ad altri. E’ davvero giunto il momento di fare luce sui blog.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’ economia al centro dei media Usa nel 2011</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/l-economia-al-centro-dei-media-usa-nel-2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 10:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories.png"></a>La situazione economica è stata la notizia più importante del 2011 per gli Stati Uniti e la sua copertura è cresciuta in maniera vistosa rispetto al 2010, anche perché essa ha alterato il panorama politico. Lo segnala il Rapporto annuale del Pew <a href="http://stateofthemedia.org/2012/year-in-the-news-3/">sullo stato dei media nel 2011</a>.</p>
<p>In particolare, l’ informazione economica ha occupato circa il 20% di tutto lo spazio dei periodici, media digitali, radio e televisione, con un aumento del 40% dell’ attenzione rispetto al 2010.</p>
<p>Al secondo posto la primavera araba e la morte di Gheddafi, con il 12% dello spazio complessivo, e al terzo posto le elezioni presidenziali del 2012 e al quarto lo tsunami e il terremoto in Giappone, mentre l’ uccisione di Osama Bin Laden ha occupato il 2% della ‘’copertura’’.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato analizzando 46.000 notizie pubblicate dal 1° gennaio all’ 11 dicembre scorso dai vari segmenti di informazione del paese e le reti sociali, attraverso un’ analisi settimanali di alcuni blog e di Twitter.</p>
<p>(via<a href=" http://233grados.lainformacion.com/blog/2011/12/la-crisis-economica-ocupa-el-20-por-ciento-del-espacio-en-los-medios-de-eeuu-2011.html"> 233.grados.com</a>)</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-10718" title="Top-stories" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories-300x161.png" alt="" width="300" height="161" /></a>La situazione economica è stata la notizia più importante del 2011 per gli Stati Uniti e la sua copertura è cresciuta in maniera vistosa rispetto al 2010, anche perché essa ha alterato il panorama politico. Lo segnala il Rapporto annuale del Pew <a href="http://stateofthemedia.org/2012/year-in-the-news-3/">sullo stato dei media nel 2011</a>.</p>
<p>In particolare, l’ informazione economica ha occupato circa il 20% di tutto lo spazio dei periodici, media digitali, radio e televisione, con un aumento del 40% dell’ attenzione rispetto al 2010.</p>
<p>Al secondo posto la primavera araba e la morte di Gheddafi, con il 12% dello spazio complessivo, e al terzo posto le elezioni presidenziali del 2012 e al quarto lo tsunami e il terremoto in Giappone, mentre l’ uccisione di Osama Bin Laden ha occupato il 2% della ‘’copertura’’.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato analizzando 46.000 notizie pubblicate dal 1° gennaio all’ 11 dicembre scorso dai vari segmenti di informazione del paese e le reti sociali, attraverso un’ analisi settimanali di alcuni blog e di Twitter.</p>
<p>(via<a href=" http://233grados.lainformacion.com/blog/2011/12/la-crisis-economica-ocupa-el-20-por-ciento-del-espacio-en-los-medios-de-eeuu-2011.html"> 233.grados.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La stampa britannica accusata di sessismo</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/la-stampa-britannica-accusata-di-sessismo/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[La professione]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[britannica]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Women.gif"></a>Una coalizione di gruppi femminili lancia un allarme, accusando i giornali di creare un ambiente pericoloso per le donne e chiede alla Commissione d’ indagine sull’ etica nel giornalismo nata dopo lo scandalo sulle intercettazioni illegali di occuparsi anche del modo con cui le donne vengono trattate dai media</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Una coalizione di gruppi femminili ha accusato la stampa britannica di essere sessista e di creare un ambiente pericoloso per le donne. Secondo  <a href="http://www.endviolenceagainstwomen.org.uk/">End Violence Against Women</a>, <a href="http://www.equalitynow.org/">Equality Now</a>,  <a href="http://www.womeninlondon.org.uk/eaves.htm">Eaves</a>,  <a href="http://www.womeninlondon.org.uk/object.htm">Object</a>, la Commissione di indagine sul comportamento del giornalismo inglese dovrebbe allargare la sua attenzione dallo scandalo delle intercettazioni illegali al modo con cui le donne vengono trattate dai media.</p>
<p>Come riporta l’ <a href="http://www.upi.com/Top_News/World-News/2011/12/30/British-newspapers-accused-of-sexism/UPI-98811325272223/">Upi</a>, l’ associazione End Violence Against Women ha offerto alla Commissione Leveson vari esempi di &#8220;articoli su episodi di violenza contro le donne caratterizzati da un eccesso di intrusività e inaccuratezza e da misoginia o pervasi da una indulgenza verso i responsabili e da allusioni negative sulle vittime’’.</p>
<p>Se la coalizione denuncia tutta l’ industria dei quotidiani in generale, diventa aspramente critica con i tabloid tipo il Sun di  <a title="Rupert Murdoch" href="http://www.upi.com/topic/Rupert_Murdoch/">Rupert Murdoch</a> per i servizi e le foto di giovani donne che sbatte in pagina.</p>
<p>Anna van Heeswijk, del gruppo Object, ha spiegato che questa pratica dei tabloid “spinge uomini e ragazzi a pensare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Women.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-10710" title="Women" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Women.gif" alt="" width="135" height="179" /></a>U<em>na coalizione di gruppi femminili lancia un allarme, accusando i giornali di creare un ambiente pericoloso per le donne e chiede alla Commissione d’ indagine sull’ etica nel giornalismo nata dopo lo scandalo sulle intercettazioni illegali di occuparsi anche del modo con cui le donne vengono trattate dai media</em></p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Una coalizione di gruppi femminili ha accusato la stampa britannica di essere sessista e di creare un ambiente pericoloso per le donne. Secondo  <a href="http://www.endviolenceagainstwomen.org.uk/">End Violence Against Women</a>, <a href="http://www.equalitynow.org/">Equality Now</a>,  <a href="http://www.womeninlondon.org.uk/eaves.htm">Eaves</a>,  <a href="http://www.womeninlondon.org.uk/object.htm">Object</a>, la Commissione di indagine sul comportamento del giornalismo inglese dovrebbe allargare la sua attenzione dallo scandalo delle intercettazioni illegali al modo con cui le donne vengono trattate dai media.</p>
<p>Come riporta l’ <a href="http://www.upi.com/Top_News/World-News/2011/12/30/British-newspapers-accused-of-sexism/UPI-98811325272223/">Upi</a>, l’ associazione End Violence Against Women ha offerto alla Commissione Leveson vari esempi di &#8220;articoli su episodi di violenza contro le donne caratterizzati da un eccesso di intrusività e inaccuratezza e da misoginia o pervasi da una indulgenza verso i responsabili e da allusioni negative sulle vittime’’.</p>
<p>Se la coalizione denuncia tutta l’ industria dei quotidiani in generale, diventa aspramente critica con i tabloid tipo il Sun di  <a title="Rupert Murdoch" href="http://www.upi.com/topic/Rupert_Murdoch/">Rupert Murdoch</a> per i servizi e le foto di giovani donne che sbatte in pagina.</p>
<p>Anna van Heeswijk, del gruppo Object, ha spiegato che questa pratica dei tabloid “spinge uomini e ragazzi a pensare che sia accettabile guardare e trattare le donne come oggetti sessuali. Questa rappresentazione della donna è incompatibile con una stampa socialmente responsabile”.</p>
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