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	<title>LSDI &#187; La Tv e le tv</title>
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		<title>Sanremo, appello a Rai per ‘’risarcimento d’ immagine’’ dopo il ‘’servizio umiliante’’ Tg1</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/sanremo-appello-alla-rai-per-un-risarcimento-d-immagine-dopo-il-servizio-umiliante-del-tg1-contro-la-dignita-delle-don/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Sanremo.gif"></a>Ha raccolto oltre 1500 firme<a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei"> l’ appello lanciato da una serie di associazioni e siti web</a> , fra cui l’ Associazione Pulitzer e Agoravox Italia,  in cui si invita il direttore generale della Rai Lorenza Lei a prendere pubblicamente posizione contro ‘’l’ umiliante servizio’’ del Tg1 delle 20 del 25 gennaio sul Festival di Sanremo.</p>
<p>&#160;</p>
<p>
E&#8217; il servizio realizzato dal giornalista Vincenzo Mollica dal titolo “La donna dell’Ariston” nel quale Gianni Morandi e Rocco Papaleo presentano Ivana Mrazova, la valletta della prossima edizione del Festival di Sanremo.</p>
<p>&#160;</p>
<p>‘’Si tratta – spiega l’ appello – non solo di un pessimo esempio di informazione televisiva, ma di un vero e proprio schiaffo alla dignità delle donne.</p>
<p>Come in un film che abbiamo già rivisto tante volte, e che siamo stanchi di vedere, la ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, come una stupida bambolina viene rimbalzata tra i due uomini affermati, che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età’’.
Il documento chiede che il TG1 delle 20.00 ‘’offra uno spazio adeguato ai giornalisti che lo hanno realizzato ed ai due conduttori per scusarsi pubblicamente con le donne italiane’’.</p>
<p>Ma, soprattutto, sollecita l’ adozione di ‘’tutte le iniziative necessarie perché]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Sanremo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-11698" title="Sanremo" src="http://www.lsdi.it/assets/Sanremo-300x165.gif" alt="" width="300" height="165" /></a>Ha raccolto oltre 1500 firme<a href="http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei"> l’ appello lanciato da una serie di associazioni e siti web</a> , fra cui l’ Associazione Pulitzer e Agoravox Italia,  in cui si invita il direttore generale della Rai Lorenza Lei a prendere pubblicamente posizione contro ‘’l’ umiliante servizio’’ del Tg1 delle 20 del 25 gennaio sul Festival di Sanremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-11695"></span><br />
E&#8217; il servizio realizzato dal giornalista Vincenzo Mollica dal titolo “La donna dell’Ariston” nel quale Gianni Morandi e Rocco Papaleo presentano Ivana Mrazova, la valletta della prossima edizione del Festival di Sanremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>‘’Si tratta – spiega l’ appello – non solo di un pessimo esempio di informazione televisiva, ma di un vero e proprio schiaffo alla dignità delle donne.</p>
<p>Come in un film che abbiamo già rivisto tante volte, e che siamo stanchi di vedere, la ragazza bella, giovane, straniera e inesperta, come una stupida bambolina viene rimbalzata tra i due uomini affermati, che le dicono che cosa deve fare e che cosa deve dire. Una bella marionetta senza testa che per muoversi e parlare ha bisogno di due abili burattinai che hanno tre volte la sua età’’.<br />
Il documento chiede che il TG1 delle 20.00 ‘’offra uno spazio adeguato ai giornalisti che lo hanno realizzato ed ai due conduttori per scusarsi pubblicamente con le donne italiane’’.</p>
<p>Ma, soprattutto, sollecita l’ adozione di ‘’tutte le iniziative necessarie perché vengano rispettati standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’ immagine e del ruolo della donna’’.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’ economia al centro dei media Usa nel 2011</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/l-economia-al-centro-dei-media-usa-nel-2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 10:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories.png"></a>La situazione economica è stata la notizia più importante del 2011 per gli Stati Uniti e la sua copertura è cresciuta in maniera vistosa rispetto al 2010, anche perché essa ha alterato il panorama politico. Lo segnala il Rapporto annuale del Pew <a href="http://stateofthemedia.org/2012/year-in-the-news-3/">sullo stato dei media nel 2011</a>.</p>
<p>In particolare, l’ informazione economica ha occupato circa il 20% di tutto lo spazio dei periodici, media digitali, radio e televisione, con un aumento del 40% dell’ attenzione rispetto al 2010.</p>
<p>Al secondo posto la primavera araba e la morte di Gheddafi, con il 12% dello spazio complessivo, e al terzo posto le elezioni presidenziali del 2012 e al quarto lo tsunami e il terremoto in Giappone, mentre l’ uccisione di Osama Bin Laden ha occupato il 2% della ‘’copertura’’.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato analizzando 46.000 notizie pubblicate dal 1° gennaio all’ 11 dicembre scorso dai vari segmenti di informazione del paese e le reti sociali, attraverso un’ analisi settimanali di alcuni blog e di Twitter.</p>
<p>(via<a href=" http://233grados.lainformacion.com/blog/2011/12/la-crisis-economica-ocupa-el-20-por-ciento-del-espacio-en-los-medios-de-eeuu-2011.html"> 233.grados.com</a>)</p>
<p>&#160;</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-10718" title="Top-stories" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Top-stories-300x161.png" alt="" width="300" height="161" /></a>La situazione economica è stata la notizia più importante del 2011 per gli Stati Uniti e la sua copertura è cresciuta in maniera vistosa rispetto al 2010, anche perché essa ha alterato il panorama politico. Lo segnala il Rapporto annuale del Pew <a href="http://stateofthemedia.org/2012/year-in-the-news-3/">sullo stato dei media nel 2011</a>.</p>
<p>In particolare, l’ informazione economica ha occupato circa il 20% di tutto lo spazio dei periodici, media digitali, radio e televisione, con un aumento del 40% dell’ attenzione rispetto al 2010.</p>
<p>Al secondo posto la primavera araba e la morte di Gheddafi, con il 12% dello spazio complessivo, e al terzo posto le elezioni presidenziali del 2012 e al quarto lo tsunami e il terremoto in Giappone, mentre l’ uccisione di Osama Bin Laden ha occupato il 2% della ‘’copertura’’.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato analizzando 46.000 notizie pubblicate dal 1° gennaio all’ 11 dicembre scorso dai vari segmenti di informazione del paese e le reti sociali, attraverso un’ analisi settimanali di alcuni blog e di Twitter.</p>
<p>(via<a href=" http://233grados.lainformacion.com/blog/2011/12/la-crisis-economica-ocupa-el-20-por-ciento-del-espacio-en-los-medios-de-eeuu-2011.html"> 233.grados.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CNN taglia 50 addetti in redazione e potenzia il citizen journalism, polemiche in Usa</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/cnn-taglia-50-addetti/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2011/cnn-taglia-50-addetti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/ireport.JPG"></a></p>
<p>‘’Far diventare il materiale inviato dai cittadini la parte principale della produzione può essere una scelta di corto respiro’’ – L’ azienda si difende: non intendiamo sostituire il giornalismo tradizionale con iReport. I cambiamenti nascono da un diverso orientamento delle risorse, non da problemi di costi </p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>&#8221;Va bene usare il materiale inviato dai cittadini soprattutto per le breaking news, dove i fotogiornalisti non sono immediatamente presenti. Ma farlo diventare la parte principale della propria produzione audio-video è una scelta di corto respiro&#8221;, dice a Wired.com Tim Rasmussen, della redazione immagini e multimedia del Denver Post. &#8221;L&#8217; esperimento fallirà miseramente e lentamente torneranno a servirsi di giornalisti formati, che sanno quello che fanno&#8221;, aggiunge Judy Walgren, capo della redazione fotografica del San Francisco Chronicle.</p>
<p>Il giornalismo professionale americano reagisce nervosamente di fronte alla notizia di un taglio di almeno 50 addetti, fra cui molti fotogiornalisti, da parte della CNN. Taglio che alcuni osservatori mettono in relazione all’ utilizzo sempre più  massiccio di iReport, la piattaforma di &#8216;user generated content&#8217; che raccoglie i contributi degli utenti.</p>
<p>La decisione – spiega Titti Santamato, che sull’ <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/12/21/visualizza_new.html_16648729.html">Ansa</a> ha riportato le polemiche sollevate negli Stati Uniti dalla decisione del gigante televisivo – è  il risultato di tre anni di analisi da parte della testata che deve aver monitorato la presenza crescente e &#8216;real time&#8217; degli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/ireport.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-10555" title="ireport" src="http://www.lsdi.it/wp-content/ireport-300x195.jpg" alt="ireport" width="300" height="195" /></a></p>
<p><em>‘’Far diventare il materiale inviato dai cittadini la parte principale della produzione può essere una scelta di corto respiro’’ – L’ azienda si difende: non intendiamo sostituire il giornalismo tradizionale con iReport. I cambiamenti nascono da un diverso orientamento delle risorse, non da problemi di costi </em></p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>&#8221;Va bene usare il materiale inviato dai cittadini soprattutto per le breaking news, dove i fotogiornalisti non sono immediatamente presenti. Ma farlo diventare la parte principale della propria produzione audio-video è una scelta di corto respiro&#8221;, dice a Wired.com Tim Rasmussen, della redazione immagini e multimedia del Denver Post. &#8221;L&#8217; esperimento fallirà miseramente e lentamente torneranno a servirsi di giornalisti formati, che sanno quello che fanno&#8221;, aggiunge Judy Walgren, capo della redazione fotografica del San Francisco Chronicle.</p>
<p>Il giornalismo professionale americano reagisce nervosamente di fronte alla notizia di un taglio di almeno 50 addetti, fra cui molti fotogiornalisti, da parte della CNN. Taglio che alcuni osservatori mettono in relazione all’ utilizzo sempre più  massiccio di iReport, la piattaforma di &#8216;user generated content&#8217; che raccoglie i contributi degli utenti.</p>
<p><span id="more-10554"></span>La decisione – spiega Titti Santamato, che sull’ <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/12/21/visualizza_new.html_16648729.html">Ansa</a> ha riportato le polemiche sollevate negli Stati Uniti dalla decisione del gigante televisivo – è  il risultato di tre anni di analisi da parte della testata che deve aver monitorato la presenza crescente e &#8216;real time&#8217; degli utenti sui social network come Twitter e Flickr e la qualità sempre più elevata delle fotocamere e dei mezzi usati per documentare le notizie da parte dei cittadini.</p>
<p>iReport e&#8217; una piattaforma di &#8216;citizen journalism&#8217; nata nel 2006 e acquisita dalla Cnn nel 2008. Attualmente conta circa 800.000 utenti registrati. Nel corso del tempo ha messo a segno una serie di scoop, come il video che ha catturato i colpi d&#8217;arma da fuochi esplosi durante la strage del Virginia Tech negli Stati Uniti. &#8221;Video o foto dal pc o dal vostro telefono&#8221;, questo l&#8217; invito agli utenti che c&#8217; è sull&#8217; homepage del sito, un misto tra YouTube e un social network.</p>
<p>&#8221;I cambiamenti recenti sono dovuti ad un riorientamento delle risorse, non ad un taglio dei costi&#8221;, ribatte  il responsabile delle pubbliche relazioni della testata, Matteo Dornic, aggiungendo che la CNN non intende sostituire il giornalismo tradizionale con iReport.</p>
<p>Ma – osserva l’ Ansa -, al di là delle questioni economiche e produttive, la polemica investe anche problemi deontologici ed etici rispetto al &#8216;citizen journalism&#8217;. &#8221;Come puo&#8217; una testata verificare le notizie e le foto se non e&#8217; stata presente?&#8221; si chiede Rasmussen del Denver Post, mentre per Walgren del Chronicle ci sono &#8221;certamente problemi di tipo etico a cui i fotogiornalisti sono addestrati, mentre il lettore medio non lo è&#8221;&#8217;.</p>
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		<title>Il 2011 attraverso lo sguardo dei citizen-reporter della CNN</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/il-2011-attraverso-lo-sguardo-dei-citizen-reporter-della-cnn/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 21:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>
 La CNN ha diffuso in questi giorni un interessante filmato in cui ricostruisce un bilancio del 2011 sulla base dei contributi dei suoi citizen journalist, i famosi iReporters, che durante tutto l’ anno alimentano la produzione di  <a href="http://ireport.cnn.com/" target="_blank">iReport</a>.</p>
<p>Dalle manifestazioni di Piazza Tahrir al movimento Occupy Wall Street, passando per la Libia e il Giappone, questa collezione di immagini rivela nello stesso tempo l’ approccio inedito a certi avvenimenti che l’ esperimento di iReport consente e uno sguardo estremamente personale che viene portato sui fatti.</p>
<p>(via <a href="http://blog.lefigaro.fr/medias/2011/12/lannee-2011-vue-par-les-journa.html">lefigaro.fr</a>)</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="416" height="374" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" id="ep"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="movie" value="http://i.cdn.turner.com/cnn/.element/apps/cvp/3.0/swf/cnn_416x234_embed.swf?context=embed_edition&#038;videoId=bestoftv/2011/12/14/exp-ireport-2011-in-review.cnn" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><embed src="http://i.cdn.turner.com/cnn/.element/apps/cvp/3.0/swf/cnn_416x234_embed.swf?context=embed_edition&#038;videoId=bestoftv/2011/12/14/exp-ireport-2011-in-review.cnn" type="application/x-shockwave-flash" bgcolor="#000000" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="416" wmode="transparent" height="374"></embed></object><br />
<br/> La CNN ha diffuso in questi giorni un interessante filmato in cui ricostruisce un bilancio del 2011 sulla base dei contributi dei suoi citizen journalist, i famosi iReporters, che durante tutto l’ anno alimentano la produzione di  <a href="http://ireport.cnn.com/" target="_blank">iReport</a>.</p>
<p>Dalle manifestazioni di Piazza Tahrir al movimento Occupy Wall Street, passando per la Libia e il Giappone, questa collezione di immagini rivela nello stesso tempo l’ approccio inedito a certi avvenimenti che l’ esperimento di iReport consente e uno sguardo estremamente personale che viene portato sui fatti.</p>
<p>(via <a href="http://blog.lefigaro.fr/medias/2011/12/lannee-2011-vue-par-les-journa.html">lefigaro.fr</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per la prima volta dopo 40 anni calano negli Usa le famiglie con la tv</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/per-la-prima-volta-dopo-40-anni-calano-negli-usa-le-famiglie-con-la-tv/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 22:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Tv e le tv]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/TvUsa1.jpg"></a>Per la prima volta in 40 anni il numero di famiglie americane con la tv in casa è in diminuzione e il numero di nuclei che non possiedono neanche un apparecchio ha raggiunto il livello più alto dal 1975: il 3%.</p>
<p>Il declino – racconta <a href="http://www.kansascity.com/2011/11/30/3294024/for-1st-time-in-history-tv-ownership.html">Kansascity.com</a> – non è insignificante: dai 115,9 milioni di  nuclei familiari del 2011 si passerà nel 2012, secondo Nielsen, a 114,7 milioni, con una diminuzione dell’ 1% in una fase in cui, però, il numero totale delle famiglie continua a crescere.</p>
<p>Le tecnologie televisive adottate includono i sistemi DVR, che Nielsen indica nel 41% dei nuclei familiari nel 2012, il cavo (51%) e l’ HDTV (67%).</p>
<p>Cresce anche la dotazione di sistemi tv (il 56% ne hanno tre o più) e il tempo medio che le famiglie spendono davanti allo schermo televisivo: 59 ore e 28 minuti alla settimana rispetto alle 43 ore e 42 minuti del 1975.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/TvUsa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10337" title="TvUsa" src="http://www.lsdi.it/wp-content/TvUsa1-300x98.jpg" alt="TvUsa" width="300" height="98" /></a>Per la prima volta in 40 anni il numero di famiglie americane con la tv in casa è in diminuzione e il numero di nuclei che non possiedono neanche un apparecchio ha raggiunto il livello più alto dal 1975: il 3%.</p>
<p>Il declino – racconta <a href="http://www.kansascity.com/2011/11/30/3294024/for-1st-time-in-history-tv-ownership.html">Kansascity.com</a> – non è insignificante: dai 115,9 milioni di  nuclei familiari del 2011 si passerà nel 2012, secondo Nielsen, a 114,7 milioni, con una diminuzione dell’ 1% in una fase in cui, però, il numero totale delle famiglie continua a crescere.</p>
<p>Le tecnologie televisive adottate includono i sistemi DVR, che Nielsen indica nel 41% dei nuclei familiari nel 2012, il cavo (51%) e l’ HDTV (67%).</p>
<p>Cresce anche la dotazione di sistemi tv (il 56% ne hanno tre o più) e il tempo medio che le famiglie spendono davanti allo schermo televisivo: 59 ore e 28 minuti alla settimana rispetto alle 43 ore e 42 minuti del 1975.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Giornalismo d&#8217; inchiesta, un premio dedicato a Roberto Morrione</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/giornalismo-di-inchiesta/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2011/giornalismo-di-inchiesta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 20:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Morrione.jpg"></a>Un premio per i giovani, non necessariamente giornalisti: una concreta opportunità a chi ha una buona idea per un&#8217; inchiesta ma non ha mezzi o sufficiente esperienza per realizzarla al meglio.</p>
<p>E’ l’ obbiettivo del premio intitolato alla memoria di Roberto Morrione (il giornalista Rai morto nel maggio scorso)  per finanziare la realizzazione di progetti di video-inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale rilevanti per la vita politica sociale o culturale del nostro paese. Le questioni &#8211; mafie e organizzazioni criminali, traffici illegali, corruzione, organizzazioni segrete o clandestine con progetti eversivi o terroristici, oltre che violazioni dei diritti umani &#8211; che erano state al centro del suo impegno professionale e didattico.</p>
<p>L’  iniziativa, alla sua prima edizione, nasce nell’ ambito delle iniziative del Premio televisivo Ilaria Alpi, ed è rivolto ai giovani che non hanno ancora compiuto 35 anni.</p>
<p>Le domande devono esser presentate entro il 15 dicembre inviando, con un apposito form online, tutte le informazioni relative alla video inchiesta che vorrebbero realizzare. I progetti devono avere una lunghezza di massimo due cartelle e contenere una scaletta di fattibilità con il tema dell&#8217; inchiesta, le fonti e i testimoni disposti a collaborare, i luoghi e i tempi in cui le successive riprese e interviste verranno realizzate.</p>
<p>La giuria quindi sceglierà entro la fine di gennaio del 2012 i tre lavori che]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Morrione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10284" title="Morrione" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Morrione.jpg" alt="Morrione" width="160" height="154" /></a>Un premio per i giovani, non necessariamente giornalisti: una concreta opportunità a chi ha una buona idea per un&#8217; inchiesta ma non ha mezzi o sufficiente esperienza per realizzarla al meglio.</p>
<p>E’ l’ obbiettivo del premio intitolato alla memoria di Roberto Morrione (il giornalista Rai morto nel maggio scorso)  per finanziare la realizzazione di progetti di video-inchieste su temi di cronaca nazionale e internazionale rilevanti per la vita politica sociale o culturale del nostro paese. Le questioni &#8211; mafie e organizzazioni criminali, traffici illegali, corruzione, organizzazioni segrete o clandestine con progetti eversivi o terroristici, oltre che violazioni dei diritti umani &#8211; che erano state al centro del suo impegno professionale e didattico.</p>
<p>L’  iniziativa, alla sua prima edizione, nasce nell’ ambito delle iniziative del Premio televisivo Ilaria Alpi, ed è rivolto ai giovani che non hanno ancora compiuto 35 anni.</p>
<p><span id="more-10283"></span>Le domande devono esser presentate entro il 15 dicembre inviando, con un apposito form online, tutte le informazioni relative alla video inchiesta che vorrebbero realizzare. I progetti devono avere una lunghezza di massimo due cartelle e contenere una scaletta di fattibilità con il tema dell&#8217; inchiesta, le fonti e i testimoni disposti a collaborare, i luoghi e i tempi in cui le successive riprese e interviste verranno realizzate.</p>
<p>La giuria quindi sceglierà entro la fine di gennaio del 2012 i tre lavori che è disposta a finanziare con un contributo in denaro di 3.000 euro. I concorrenti avranno quindi quattro mesi per realizzare l&#8217; inchiesta con l&#8217; aiuto e la sorveglianza di un tutor. I lavori dovranno essere completati nel maggio 2012 e a giugno, all&#8217; interno del premio Ilaria Alpi a Riccione, si svolgerà la cerimonia di premiazione.</p>
<p><a href="http://www.premiorobertomorrione.it/">Qui il bando</a>. <a href="http://www.premiorobertomorrione.it/"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Con Al Jazeera una rete tv multinazionale nei Balcani</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 20:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/AlJazeera1.jpg"></a></p>
<p>Un canale televisivo di informazione per i sette paesi della regione &#8211; Ricostruire una jugosfera mediatica – <strong>Al Jazeera Balkans</strong> nasce a Sarajevo con 100 dipendenti, 40 dei quali giornalisti, e centri di produzione in Serbia, Croazia e Macedonia, con l’ obbiettivo di allargare lo spazio dell’ informazione all’ interno delle frontiere nazionali</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8212;-</strong></p>
<p>Con l&#8217; avvio delle trasmissioni via satellite di <a href="http://balkans.aljazeera.net/" target="_blank">Al Jazeera Balkans</a> dagli studi di Sarajevo, i Balcani hanno – da metà novembre &#8211; il primo canale televisivo regionale di informazione, racconta l’ <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Al-Jazeera-Balkans-107834">Osservatorio sui Balcani</a>.</p>
<p>La dissoluzione della ex Jugoslavia non ha prodotto solamente sette nuovi Stati indipendenti, ma ha anche limitato lo spazio dei media all’interno delle [nuove] frontiere nazionali. Benché fra Croazia, Bosnia Erzegovina (BiH), Serbia e Montenegro in sostanza non esista una barriera linguistica, lo spazio dei media è ancora saldamente fermo alle frontiere nazionali.</p>
<p>L’ obbiettivo della nuova struttura, invece, è di costruire proprio una rete con un punto di vista multinazionale.</p>
<p>“Al Jazeera Balkans non ha un centro nazionale, a differenza delle altre emittenti televisive della regione che, anche quando lavorano su temi regionali, lo fanno sempre dal punto di vista del proprio Stato di riferimento – spiega il caporedattore Goran Milić.</p>
<p>‘’Sarajevo è il nostro principale centro tecnico solo perché qui c’ è un approccio aperto nei confronti del progetto, e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/AlJazeera1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10245" title="AlJazeera" src="http://www.lsdi.it/wp-content/AlJazeera1.jpg" alt="AlJazeera" width="177" height="238" /></a></p>
<p><em>Un canale televisivo di informazione per i sette paesi della regione &#8211; Ricostruire una jugosfera mediatica – <strong>Al Jazeera Balkans</strong> nasce a Sarajevo con 100 dipendenti, 40 dei quali giornalisti, e centri di produzione in Serbia, Croazia e Macedonia, con l’ obbiettivo di allargare lo spazio dell’ informazione all’ interno delle frontiere nazionali</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8212;-</strong></p>
<p>Con l&#8217; avvio delle trasmissioni via satellite di <a href="http://balkans.aljazeera.net/" target="_blank">Al Jazeera Balkans</a> dagli studi di Sarajevo, i Balcani hanno – da metà novembre &#8211; il primo canale televisivo regionale di informazione, racconta l’ <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Al-Jazeera-Balkans-107834">Osservatorio sui Balcani</a>.</p>
<p>La dissoluzione della ex Jugoslavia non ha prodotto solamente sette nuovi Stati indipendenti, ma ha anche limitato lo spazio dei media all’interno delle [nuove] frontiere nazionali. Benché fra Croazia, Bosnia Erzegovina (BiH), Serbia e Montenegro in sostanza non esista una barriera linguistica, lo spazio dei media è ancora saldamente fermo alle frontiere nazionali.</p>
<p>L’ obbiettivo della nuova struttura, invece, è di costruire proprio una rete con un punto di vista multinazionale.</p>
<p><span id="more-10244"></span>“Al Jazeera Balkans non ha un centro nazionale, a differenza delle altre emittenti televisive della regione che, anche quando lavorano su temi regionali, lo fanno sempre dal punto di vista del proprio Stato di riferimento – spiega il caporedattore Goran Milić.</p>
<p>‘’Sarajevo è il nostro principale centro tecnico solo perché qui c’ è un approccio aperto nei confronti del progetto, e perché qui ci sono meno spese che in altre zone della regione – aggiunge -. Se si guarda alla composizione dei quadri che realizzano e producono i programmi, noi siamo una squadra multinazionale fatta di persone che hanno lavorato per la tv in Serbia, Croazia e BiH. La principale differenza fra noi e le altre emittenti tv della regione è che quando prepariamo una storia non lo facciamo dal punto di vista della Serbia, della Croazia o della BiH, ma cerchiamo piuttosto di presentare tutti i punti di vista. Per esempio, quando realizziamo un servizio da Kosovska Mitrovica, presentiamo un’ immagine, cioè le dichiarazioni dalla parte nord di Mitrovica, dove la maggioranza sono serbi, dove si paga in dinaro e si parla in serbo, ma anche l’ altra, come si vive nella parte sud dove la maggioranza sono albanesi, dove si parla in albanese e si paga in euro. Una cosa che la maggior parte delle emittenti tv regionali semplicemente non può fare”.</p>
<p>I circa cento dipendenti di Al Jazeera Balkans, una quarantina dei quali sono giornalisti, vedono una possibilità di successo proprio nelle limitazioni agli avvenimenti nazionali che le emittenti tv già presenti nei Balcani si auto-impongono. Un secondo motivo di potenziale successo è dato dal fatto che l’emittente del Qatar, che negli ultimi anni con il suo canale inglese si è imposta come rete globale e pari concorrente di CNN e BBC, possiede risorse che le tv locali nei Balcani possono solo sognare. Infine, Al Jazeera ha una rete di corrispondenti che va dal Sud America all’Asia, e una rilevante produzione di programmi che permette il semplice passaggio di parte dei contenuti dal canale inglese a quello balcanico</p>
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		<title>Da FtvInfo un notiziario specifico per smartphone e tablet</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 14:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Internet e il web]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Ftv1.jpg"></a></p>
<p>Dal 15 novembre 30 giornalisti dell’ emittente pubblica francese curano un notiziario internazionale, nazionale e regionale , con testi brevi, video e tweet, diretto specificamente ai dispositivi mobili – Garantita una effettiva interattività – L’ obbiettivo è arrivare a un milione di download entro la fine dell’anno </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;- </p>
<p>di Pino Bruno
(da <a href="http://www.pinobruno.it/2011/11/france-televisions-info-applicazione-per-news-a-getto-continuo/">pino bruno.it</a>) </p>
<p>Dal 15 novembre in Francia c’è una piccola rivoluzione in campo televisivo.  Il servizio pubblico France Télévisions  ha reso disponibile un’ applicazione per smartphone e tablet che fa impallidire quelle finora in circolazione. Una redazione dedicata di trenta giornalisti è in attività dalle sei del mattino fino a mezzanotte, sette giorni su sette, per garantire il flusso continuo di news internazionali, nazionali e regionali con testi brevi, video, tweet. E’ garantita risposta agli utenti che fanno domande appropriate su ciò che accade. <a href="http://www.francetelevisions.fr/actualite_spip/spip.php?article1831" target="_blank">FTV Info</a>, insomma, promette una vera interattività e France Télévisions punta a un milione di download entro la fine dell’anno.</p>
<p>Bruno Patino, direttore generale del gruppo per lo sviluppo digitale, dice che l’applicazione è stata testata a lungo con l’aiuto di molti blogger, prima di essere rilasciata. Una sfida senza precedenti, perché se è vero che tutti i broadcast pubblici europei hanno applicazioni per i dispositivi mobili, nessuno è in grado di interagire in tempo reale con il pubblico.</p>
<p>D’altronde la fuga dalle tivù generaliste non può che combattersi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Ftv1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10123" title="Ftv1" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Ftv1.jpg" alt="Ftv1" width="300" height="237" /></a></p>
<p><em>Dal 15 novembre 30 giornalisti dell’ emittente pubblica francese curano un notiziario internazionale, nazionale e regionale , con testi brevi, video e tweet, diretto specificamente ai dispositivi mobili – Garantita una effettiva interattività – L’ obbiettivo è arrivare a un milione di download entro la fine dell’anno </em></p>
<p><em>&#8212;&#8212;&#8212;- </em></p>
<p>di Pino Bruno<br />
(da <a href="http://www.pinobruno.it/2011/11/france-televisions-info-applicazione-per-news-a-getto-continuo/">pino bruno.it</a>) <br/></p>
<p>Dal 15 novembre in Francia c’è una piccola rivoluzione in campo televisivo.  Il servizio pubblico France Télévisions  ha reso disponibile un’ applicazione per smartphone e tablet che fa impallidire quelle finora in circolazione. Una redazione dedicata di trenta giornalisti è in attività dalle sei del mattino fino a mezzanotte, sette giorni su sette, per garantire il flusso continuo di news internazionali, nazionali e regionali con testi brevi, video, tweet. E’ garantita risposta agli utenti che fanno domande appropriate su ciò che accade. <a href="http://www.francetelevisions.fr/actualite_spip/spip.php?article1831" target="_blank">FTV Info</a>, insomma, promette una vera interattività e France Télévisions punta a un milione di download entro la fine dell’anno.</p>
<p><span id="more-10122"></span>Bruno Patino, direttore generale del gruppo per lo sviluppo digitale, dice che l’applicazione è stata testata a lungo con l’aiuto di molti blogger, prima di essere rilasciata. Una sfida senza precedenti, perché se è vero che tutti i broadcast pubblici europei hanno applicazioni per i dispositivi mobili, nessuno è in grado di interagire in tempo reale con il pubblico.</p>
<p>D’altronde la fuga dalle tivù generaliste non può che combattersi intercettando le nuove abitudini di consumo delle notizie. Sempre meno sul piccolo schermo, sempre più sui display.</p>
<p>Bruno Patino spera che il lavoro della redazione specialistica venga integrato dai contributi volontari dei giornalisti di France 2 e France 3.</p>
<p>FTV Info è ora disponibile per gli smartphone Apple e Android. Tra qualche giorno anche per i tablet.</p>
<p>Per i particolari, <strong><a href="http://www.francetelevisions.fr/actualite_spip/IMG/pdf/francetvinfo.pdf" target="_blank">c’ è il dossier</a></strong> realizzato dall’ufficio stampa di France Télévision.</p>
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		<title>Satira politica: in Russia su YouTube cresce la sfida al Cremlino</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/satira-politica-in-russia-su-youtube-cresce-la-sfida-al-cremlino/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 13:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Internet e il web]]></category>
		<category><![CDATA[La Tv e le tv]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=97Z0jmoc84s"></a>Il controllo dei media è stato uno dei fattori chiave che hanno consentito a Vladimir Putin di dominare il panorama politico in Russia fin dalla sua prima elezione nel 2000, ma ora, mentre si avvicinano le elezioni politiche diversi segnali fanno prevedere che il Cremlino si troverà ad affrontare una nuova sfida, quella posta dalla crescente politicizzazione degli utenti di YouTube.</p>
<p>Nelle ultime settimane – racconta l’ <a href="http://www.ejc.net/media_news/russia_satirists_use_youtube_to_challenge_kremlin/">European journalism Center</a> – un numero crescente di video di taglio politico hanno registrato in pochi giorni oltre un milione di spettatori. I video sono di vario genere &#8211; polemica politica, satira, musica – ma hanno una cosa in comune: un atteggiamento fortemente critico e irriverente nei confronti della leadership del paese, Putim Medvedev e il loro partito, Russia Unita, soprattutto.</p>
<p>All’ inizio dell’ anno, il blogger e militante anticorruzione Aleksey Navalnyy ha lanciato una campagna online contro Russia Unita sotto lo slogan ‘’Partito di ladri e truffatori’’.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Putin1.GIF"></a>YouTube non offre solo una voce potente all’ opposizione; ma favorisce la rinascita di forme d’ arte sovversive. La satira politica in televisione si era sostanzialmente estinta in Russia fin da quanto, con l’ avvento di Putin al potere, era scomparso dagli schermi Kukly, un programma satirico basato su pupazzi.</p>
<p>Ora, questo tipo di satira sta tornando su internet. Non tutta è antigovernativa, ma in generale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=97Z0jmoc84s"><img class="alignleft size-full wp-image-10012" title="Putin2" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Putin2.GIF" alt="Putin2" width="309" height="196" /></a>Il controllo dei media è stato uno dei fattori chiave che hanno consentito a Vladimir Putin di dominare il panorama politico in Russia fin dalla sua prima elezione nel 2000, ma ora, mentre si avvicinano le elezioni politiche diversi segnali fanno prevedere che il Cremlino si troverà ad affrontare una nuova sfida, quella posta dalla crescente politicizzazione degli utenti di YouTube.</p>
<p>Nelle ultime settimane – racconta l’ <span lang="EN-US"><a href="http://www.ejc.net/media_news/russia_satirists_use_youtube_to_challenge_kremlin/"><span lang="IT">European journalism Center</span></a></span> – un numero crescente di video di taglio politico hanno registrato in pochi giorni oltre un milione di spettatori. I video sono di vario genere &#8211; polemica politica, satira, musica – ma hanno una cosa in comune: un atteggiamento fortemente critico e irriverente nei confronti della leadership del paese, Putim Medvedev e il loro partito, Russia Unita, soprattutto.</p>
<p>All’ inizio dell’ anno, il blogger e militante anticorruzione Aleksey Navalnyy ha lanciato una campagna online contro Russia Unita sotto lo slogan ‘’Partito di ladri e truffatori’’.</p>
<p><span id="more-10008"></span><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Putin1.GIF"><img class="alignleft size-full wp-image-10016" title="Putin" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Putin1.GIF" alt="Putin" width="210" height="391" /></a>YouTube non offre solo una voce potente all’ opposizione; ma favorisce la rinascita di forme d’ arte sovversive. La satira politica in televisione si era sostanzialmente estinta in Russia fin da quanto, con l’ avvento di Putin al potere, era scomparso dagli schermi <em>Kukly</em>, un programma satirico basato su pupazzi.</p>
<p>Ora, questo tipo di satira sta tornando su internet. Non tutta è antigovernativa, ma in generale – osserva ancora l’ Ejc – è irriverente nei confronti del potere.</p>
<p>YouTube ha favorito anche il revival della musica di protesta che, come la satira, era stata virtualmente bandita dai media mainstream russi.</p>
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		<title>Giornalismo partecipativo: YouReporter, una redazione di 16.500 cittadini</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2011/giornalismo-partecipativo-youreporter-una-redazione-di-16-500-cittadini/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 21:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fotogiornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet e il web]]></category>
		<category><![CDATA[La professione]]></category>
		<category><![CDATA[La Tv e le tv]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[youreporter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lsdi.it/?p=9882</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter.GIF"></a>130.000 contributi fra video e foto, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell&#8217; ultimo mese. Questi i numeri  della piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo, on line dal 2008 – In una intervista a Lsdi Angelo Cimarosti, uno dei suoi fondatori, racconta l’ esperienza che ha portato YouReporter a diventare uno dei più grossi centri di giornalismo partecipativo in Europa, bacino di materiali anche per le grandi testate, come è avvenuto in occasione di avvenimenti drammatici come il terremoto in Abruzzo, la strage di Viareggio, l’  alluvione in Veneto – Una piattaforma di condivisione di materiali audio e video in cui il cittadino è realmente l’ editore di se stesso – Materiali che, osserva Cimarosti,  possono integrare, non certo sostituire il lavoro giornalistico: giornalismo &#8220;partecipativo&#8221; è la giusta definizione del servizio offerto da YouReporter, in caso contrario si tratterebbe di &#8220;giornalismo suppletivo&#8221;. Non è la stessa cosa.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>﻿di <strong>Marco Renzi</strong></p>
<p>130.000 contributi fra video e foto, 16.500 utenti iscritti, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell&#8217;ultimo mese. Questi i numeri di <a href="http://www.youreporter.it/">YouReporter</a> la piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo on line dal 2008.</p>
<p>Nonostante l&#8217; incredibile successo, se cercate fra i contenuti di Google news non troverete traccia del portale italiano. Come mai?</p>
<p>L&#8217; abbiamo chiesto ad uno dei suoi fondatori, il]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter.GIF"><img class="alignleft size-medium wp-image-9892" title="Youreporter" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter-300x220.GIF" alt="Youreporter" width="300" height="220" /></a>130.000 contributi fra video e foto, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell&#8217; ultimo mese. Questi i numeri  della piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo, on line dal 2008 – In una intervista a Lsdi Angelo Cimarosti, uno dei suoi fondatori, racconta l’ esperienza che ha portato YouReporter a diventare uno dei più grossi centri di giornalismo partecipativo in Europa, bacino di materiali anche per le grandi testate, come è avvenuto in occasione di avvenimenti drammatici come il terremoto in Abruzzo, la strage di Viareggio, l’  alluvione in Veneto – Una piattaforma di condivisione di materiali audio e video in cui il cittadino è realmente l’ editore di se stesso – Materiali che, osserva Cimarosti,  possono integrare, non certo sostituire il lavoro giornalistico: giornalismo &#8220;partecipativo&#8221; è la giusta definizione del servizio offerto da YouReporter, in caso contrario si tratterebbe di &#8220;giornalismo suppletivo&#8221;. Non è la stessa cosa.</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>﻿di <strong>Marco Renzi</strong></p>
<p>130.000 contributi fra video e foto, 16.500 utenti iscritti, 4 milioni pagine viste e un milione di utenti unici nell&#8217;ultimo mese. Questi i numeri di <a href="http://www.youreporter.it/">YouReporter</a> la piattaforma web italiana di video giornalismo partecipativo on line dal 2008.</p>
<p>Nonostante l&#8217; incredibile successo, se cercate fra i contenuti di Google news non troverete traccia del portale italiano. Come mai?</p>
<p>L&#8217; abbiamo chiesto ad uno dei suoi fondatori, il giornalista <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TJ5ssshhkJc">Angelo Cimarosti</a>:</p>
<p><span id="more-9882"></span><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter3.GIF"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9900" title="Youreporter3" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter3-150x150.GIF" alt="Youreporter3" width="150" height="150" /></a>- Misteri. Che sia perché ritengono che , pur così piccoli, possiamo fare concorrenza a You Tube? Fossi in loro non mi cruccerei e applicherei alla lettera il motto dei Malatesta: “<a href="http://www.zavagli.it/malatestiana2.htm">Elephas Indus culices non timet</a>”  l&#8217; elefante indiano non teme le zanzare. A mio avviso è impossibile fare concorrenza a YT, inoltre non è il nostro &#8220;mestiere&#8221;!</p>
<p>D: Come sei arrivato a fare il giornalista e cosa fai adesso, a parte YouReporter?</p>
<p>R: Ho iniziato in televisione, sono stato anche al <a href="http://www.gazzettino.it/">Gazzettino</a>. Per lungo tempo ho diretto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_Milano">Sei Milano</a>, la tv all-news milanese fatta da videogiornalisti (quella fondata da Benetton, su modello <a href="http://www.ny1.com/">NewYork One</a>). E&#8217; proprio da quella esperienza molto formativa, per me e per gli altri, che l&#8217; avventura di YouReporter è stata quasi uno sbocco naturale. Attualmente dirigo un piccolo telegiornale di una syndication Tg,  <a href="http://www.canaleitalia.it/n_default.asp">Canale Italia</a>. Poi nella primavera 2007 abbiamo iniziato, io, Stefano De Nicolo, Luca Bauccio e Alessandro Coscia a progettare YouReporter, che è online dal 28 aprile 2008.</p>
<p>D: Una vita in tv e quindi non troppo improvvisamente arriva un&#8217; idea, a dir poco rivoluzionaria&#8230;.</p>
<p>R: In realtà è rivoluzionaria perchè i mezzi ora lo permettono. Prima internet, poi la diffusione dei device. Però è la strada che mi ha sempre affascinato, quella dell&#8217; allargamento delle fonti del giornalismo e una partecipazione allargata ai processi di produzione delle news. Perchè è bene dirlo subito, per quanto riguarda il nostro punto di vista di partenza, ed anche per l&#8217;idea che ci siamo formati passo passo: il citizen journalism, o meglio il &#8220;giornalismo partecipativo&#8221; (nella sua valenza etimologica del &#8220;prendere parte&#8221;) non è un altro giornalismo. Per esserlo gli mancano alcune tappe della filiera, come per esempio la verifica e la gerarchizzazione editoriale. E&#8217; proprio l&#8217;allargamento del panorama, la possibilità di avere più fonti. E, da parte dell&#8217;utente, quello di raccontare in modo più efficace le proprie storie e il proprio punto di vista. E&#8217; una grande occasione di comunicazione, con qualche ovvio rischio. Quello che se i giornalisti e i media mainstream non fanno poi il proprio lavoro, quello di verifica e di correlazione delle notizie, si rischia il fake, o peggio l&#8217;infortunio giornalistico.</p>
<p>D: Dunque come nasce l&#8217;idea e poi come è stato possibile realizzare il progetto e infine chi sono i tuoi compagni di strada?</p>
<p>R: L&#8217;idea nasce dalla constatazione che in giro c&#8217;era molto materiale amatoriale, ma nessun luogo in rete per farlo arrivare. Con l&#8217;esperienza giornalistica sul campo, magari ti trovavi sul luogo di un fatto, c&#8217;era una persona che aveva un filmato su una telecamera, ma poi non sapeva come inviarlo. La scommessa è stata realizzare un portale di condivisione di foto e video che potessero avere interesse giornalistico ma mandate dagli utenti, a libero accesso per le testate, seguendo le regole di citazione. Per far questo non bastavano due giornalisti, io e Stefano De Nicolo, ma c&#8217;è stato bisogno di aggiungere un informatico Alessandro Coscia, e un avvocato Luca Bauccio. In questo modo eravamo un team equilibrato per la start up: abbiamo fatto tutto da soli, nessun finanziamento, nessuna partnership esterna e anche, volutamente, nessun modello di business. Ce lo potevamo permettere: niente banche, niente soci occulti di maggioranza, niente padroni, niente debiti</p>
<p>D: Sul modello di business vorrei eccepire che il modo di far soldi più in voga in rete, forse l&#8217;unico valido e usato dalla stragrande maggioranza delle imprese on line, è implicito nel vostro portale: ovvero generare grandi flussi di traffico che a loro volta attraggono pubblicità e quindi si traducono, o dovrebbero tradursi in denaro&#8230;</p>
<p>R: Certo, ma questo dei volumi è uno scenario che si è aperto molto dopo. La prima sfida era avere risorse per poter gestire e mandare online quelli che, attualmente, sono 130.000 contributi presenti sul sito, e poi crescere, incrementare le funzioni (in tre anni e mezzo tre cambiamenti totali di grafica con quello che ne consegue). Diventare molto più &#8220;solidi&#8221; come infrastruttura, per poter reggere, ad esempio, una sorta di ruolo quasi pubblico in &#8220;grandi eventi di cronaca&#8221; come l&#8217; alluvione della Liguria, o, un anno fa, in Veneto. Dove forse l&#8217;80% delle immagini amatoriali girate passa su YouReporter o anche attraverso YouReporter. Poi, certo, crescere.</p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9897" title="Youreporter2" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Youreporter2.png" alt="Youreporter2" width="240" height="180" /></a>D: Gli spunti sono molteplici ogni riflessione che fai meriterebbe un approfondimento, a mio modo di vedere. Cominciamo dall&#8217; assetto attuale e se vuoi dalle spese iniziali. Ovvero economicamente quanto vi è costato mettere su il portale (non importano le cifre se non vuoi, ma facci capire il tipo di impegno), quanto lavoro, e poi lo stato attuale, quanti server e costi di gestione.</p>
<p>R: L&#8217; assetto attuale è lo stesso di quello di partenza. Il capitale di investimento, a parte le ovvie spese di legge, registrazioni, brevetti etc, è stato solo il nostro lavoro. Sia chiaro che per dei privati che vivono del loro stipendio, le spese di impianto di un&#8217; attività in una paese “burocratizzato” come il nostro non sono indifferenti, ma stiamo parlando di migliaia di euro, non di decine di migliaia, sarebbe costato immensamente di più se ognuno non fosse stato un esperto nel suo campo e non avesse investito nottate di impegno. Questo è stato l&#8217; investimento: nottate di lavoro per tutti!<br />
Seguire gli attuali costi di gestione è molto complicato: cifre, server, necessità di banda, aumentano e variano in continuazione, posso dire che il bilancio 2010 era in sostanziale pareggio. Siamo rimasti noi 4 affiancati da un gruppo di amici che ci aiuta dall&#8217;esterno.</p>
<p>D: All&#8217; inizio vi siete ispirati a You Tube oppure avete pensato da subito di privilegiare l&#8217; aspetto giornalistico?</p>
<p>R: La definizione dell&#8217;Ansa appena lanciata YouReporter era stata &#8220;lo YouTube dei giornalisti&#8221;. In realtà l&#8217; ispirazione guardava siti di citizen journalism all&#8217;estero, come <a href="http://ireport.cnn.com/">iReport</a>. Declinata all&#8217; italiana, quindi permettere, ad esempio, anche l&#8217; invio di foto. YT è solo un imprescindibile riferimento tecnologico per qualsiasi sito di videosharing. Per noi fu subito chiaro il campo operativo: &#8220;news from you&#8221;.</p>
<p>D: Il successo è stato immediato? Inteso come afflusso di video e foto?</p>
<p>R: In cinque mesi avevamo già toccato le 500 mila pagine visitate/mese.</p>
<p>D: Quando vi sieti resi conto che avevate fatto centro.</p>
<p>R: Questo mese (ottobre 2011) sorpassa nettamente i 4 milioni di pagine visitate e per la prima volta tocca un milione di utenti. Credo che ci si renda conto che la cosa funziona non appena viene ripresa dai Tg e dai media mainstream,<a href="http://www.repubblica.it/"> Repubblica.it.</a> <a href="http://www.corriere.it/">Corriere.it</a> etc. E questo avveniva giù nel maggio 2008, ad un mese dalla partenza. Poi ci siamo resi conto che la cosa si era radicata con il terremoto in Abruzzo, la tragedia di Viareggio e i molti disastri naturali. Il grande salto è avvenuto un anno fa con l&#8217;alluvione in Veneto. Gli abitanti dei luoghi colpiti erano senza le notizie e grazie al nostro lavoro hanno potuto diventare repoter. I video dalle zone della sciagura sono diventati spesso anche materiale di denuncia per sollecitare interventi pubblici nelle aree colpite dal disastro. Attualmente gli utenti iscritti che inviano contributi sono circa 16.500.</p>
<p>D: YouRepoter è relativamente giovane, ma in questi tre anni la diffusione sempre maggiore di telefonini multifunzione per non parlare poi dei tablet e degli smartphone avrà fatto decollare definitivamente l&#8217;afflusso contributi sul vs. portale?</p>
<p>R: Questo allarga ulteriormente le possibilità. Un solo dato: dall&#8217; app di YouReporter per Iphone in meno di due mesi sono arrivati 7 mila tra video e foto.</p>
<p>D: E veniamo all&#8217; aspetto giornalistico, YouReporter fa da collettore e basta?</p>
<p>R: YouReporterRit è solo un portale. Non fa filtro e non fa interventi editoriali, è tutto automatizzato. Abbiamo poi un sito a parte, YouReporter News, una testata giornalistica registrata, i cui contenuti vengono redatti da noi e da alcuni giornalisti collaboratori. Per il momento è online, serve soprattutto per le dirette degli eventi più grandi e pubblica solo alcune notizie. In questo spazio vorremmo approfondire dal punto di vista giornalistico spunti e segnalazioni che riceviamo attraverso YouReporteRit o altrove. E&#8217; uno sviluppo che ci interessa molto per il futuro, ma va fatto un passo alla volta e con una copertura di risorse adeguate. Ci sono troppe iniziative lanciate con rullare di tamburi che diventano un bagno di sangue per gli investitori e per chi le crea.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico YouReporteRit è una piattaforma di condivisione di video e foto di citizen journalism. Chi si iscrive invia i propri contributi per condividerli con altri e diffonderli. E&#8217; programmaticamente chiaro, e gli utenti dimostrano di saperlo molto bene, che si richiedono per quanto possibile contenuti di interesse pubblico, dalla via sotto casa al grande evento. Ma il sito non è regolato se non dalle sue condizioni d&#8217;uso: non fa selezione, non censura, rimuove solo su richiesta motivata e se viene segnalata una violazione di copyright. L&#8217; utente titola la notizia, ne scrive la descrizione, la data e la localizza in uno degli 8.000 comuni italiani o in un paese estero. E&#8217; lui l&#8217;editore di se stesso. Con tutti i pregi ma, ovviamente, con le eventuali responsabilità a suo carico se diffama qualcuno o se racconta cose false.</p>
<p>D: Quindi dal punto di vista giornalistico voi non intervenite in alcun modo oppure avete messo a punto un filtro tecnologico per limitare i danni?</p>
<p>R: Noi non interveniamo sulla notizia inviata e nella sua pubblicazione. Come YT e gli altri siti di videosharing del resto. E&#8217; poi responsabilità dei giornalisti che utilizzano queste immagini se di loro interesse, fare le opportune verifiche. Devo dire che la percentuale utilizzata di storie &#8220;raccontate&#8221; si è rivelata quasi sempre affidabile , con le ovvie possibili eccezioni dovute ai grandi numeri.</p>
<p>D: L&#8217;essere diventati una, se non in molti casi l&#8217;unica fonte giornalistica per le notizie di punta della cronaca della maggior parte dei Tg nazionali vi lusinga? E&#8217; corretto che sia così?</p>
<p>R: Non siamo assolutamente l&#8217;unica fonte. Se da un lato potremmo dire &#8220;magari&#8221;, dall&#8217;altro ci atterrirebbe. Le &#8220;fonti uniche&#8221; non portano a nulla di buono. Ma a parte che questo pericolo non lo vedo, credo che sia una cosa positiva che le redazioni di news possano accedere a materiale anche non professionistico e ampliare le loro fonti. Si tratta di materiale che può solo integrare, non certo sostituire il lavoro giornalistico. Se un editore pensasse di &#8220;sostituire&#8221; il materiale amatoriale a quello professionale farebbe un pessimo servizio ai suoi lettori e anche a se stesso. La qualità nel giornalismo è essenziale, e la maggior parte dei 16.500 iscritti di YouReporter sono cittadini che, con alcune interessanti eccezioni, non fanno il mestiere di cronista. Non è una &#8220;sfida&#8221; al giornalismo, è un aiuto. Sta ai giornalisti saperlo cogliere e riuscire a guidare questo nuovo fiume di notizie nell&#8217;alveo della verifica e della selezione. Giornalismo &#8220;partecipativo&#8221; è la giusta definizione del servizio offerto da YouReporter. In caso contrario si tratterebbe di &#8220;giornalismo suppletivo&#8221;. Non è la stessa cosa.</p>
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