Solo il 69% degli americani su internet ‘’vedono’’ le inserzioni pubblicitarie. Dove ‘’vedono’’ significa che dedicano loro almeno un secondo di attenzione. Segno che più di 3 internauti su 10 le inserzioni non le vedono nemmeno.
E’ uno dei dati di una nuova ricerca nuova ricerca in tema di pubblicità web realizzata da comScore, che ha esaminato 381.000 domini statunitensi e 1,7 miliardi di impression di advertising online.
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Pubblicità: in Usa il 31% degli internauti totalmente ‘’cieco’’ rispetto agli annunci
29 gennaio 2012 Tag:banner blindness, comScore, internet, web, web advertising
Solo il 69% degli americani su internet ‘’vedono’’ le inserzioni pubblicitarie. Dove ‘’vedono’’ significa che dedicano loro almeno un secondo di attenzione. Segno che più di 3 internauti su 10 le inserzioni non le vedono nemmeno.
E’ uno dei dati di una nuova ricerca nuova ricerca in tema di pubblicità web realizzata da comScore, che ha esaminato 381.000 domini statunitensi e 1,7 miliardi di impression di advertising online.
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Un difensore civico dell’ informazione
28 gennaio 2012 Tag:difensore civico, Fnsi, formazione, Giancarlo Ghirra, informazione, Ordine dei giornalisti, Roberto Natale
La proposta lanciata in occasione della presentazione a Milano della Ricerca su informazione e pubblicità realizzata da Ordine e Università di Urbino - Il ‘’difensore dell’ informazione’’ potrebbe svolgere un ruolo da pm, segnalando ai futuri Consigli di disciplina casi di violazione delle norme deontologiche e commistioni fra messaggio pubblicitario e informazione
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Pubblicità: nel 2012 negli Usa l’ online supererà la carta
25 gennaio 2012 Tag:eMarketer, Giornali, pubblicità online, Usa
Nel 2012, per la prima volta, gli investimenti pubblicitari nell’ online negli Stati Uniti supereranno quelli su carta. La previsione di eMarketer è illustrata da questa tabella. Secondo la società, il fatturato dell’ advertising digitale è cresciuto nel 2011 del 23% (toccando i 32,03 miliardi di dollari) e dovrebbe crescere allo stesso ritmo (+23,3%) nel corso del 2012 toccando i 39,5 miliardi di dollari.
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Pubblicità: ‘’Bill’’, una rivista in nome di uno dei maestri dell’ advertising
Si chiama Bill, dal nome di William 'Bill' Bernbach, pubblicitario di fama mondiale che ha influenzato generazioni di creativi, ed è stata presentata lunedì a Milano .
E' una rivista trimestrale sulla pubblicità, fatta dai pubblicitari, con una forte attenzione per i temi internazionali, e sarà distribuita all' interno delle librerie Feltrinelli e in alcune librerie specializzate.
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La pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate, secondo un giornalista su due
22 gennaio 2012 Tag:Editoria, Giornali, giornalisti, online, Ordine, professione, pubblicità online
Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.
Sono alcuni dei risultati di ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’ un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).
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Pubblicità: Facebook verso il 5% del mercato mondiale
22 gennaio 2012 Tag:Facebook, pubblicità online, Sole24ore
Facebook guadagna terreno nella gara con altri colossi di internet. Tanto che, oltre a raggiungere il tetto di un miliardo di utenti , durante il 2012 dovrebbe coprire il 5% degli investimenti in pubblicità online. Lo prevede la società di analisi Efficient Frontier, secondo quanto riporta il Sole24ore.
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Il gaming journalism, una nuova piattaforma per l’ informazione online
21 gennaio 2012 Tag:attivismo, Blog, Darfr, Fast company, Fox News, internet, New York Times, partigianeria
In una intervista a Fast company, Nick Kristof, editorialista del New York Times e primo blogger del quotidiano, parla del futuro del giornalismo nel mondo digitale e del filo sottile che separa le opinioni dall’ attivismo – Secondo Kristof i lettori vorrebbero dai giornalisti, oltre alle interpretazioni, anche delle indicazioni sul da fare per impegnarsi direttamente e racconta come, insieme alla moglie, stia lavorando a un gioco tipo FarmVille per parlare dei problemi di paesi in via di sviluppo e far impegnare col gioco i cittadini in campagne di solidarietà e beneficenza - Da sei anni, conduce i lettori direttamente dentro il suo lavoro, con l’annuale concorso “Vinci un viaggio”. Lo studente vincitore accompagna Kristof in un viaggio di lavoro per la realizzazione di un reportage in un paese in via di sviluppo e quindi lo descrive nel blog.
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Giochi di parole, un’ infografica disegna l’ anatomia di uno slogan
15 gennaio 2012 Tag:brand, pubblicità online, slogan
Viralblog pubblica una bella infografica che racconta quali sono i termini più usati nel mondo della pubblicità e qual è l’ anatomia di uno slogan (in inglese).
Sottolineando che, secondo uno studio condotto dalla società Linguarama in collaborazione con l’Università del Missisipi, in media un individuo è esposto a messaggi provenienti da 3.000 a 10.000 brand nell’ arco di un giorno.
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Pubblicità, la macchina del riciclaggio e della ‘normalizzazione’
30 dicembre 2011 Tag:macchina, Pubblicità, riciclaggio
Esprit, un noto marchio di abbigliamento, cerca di utilizzare la forza dirompente e i codici di comunicazione degli Indignati e del movimento di Occupy per una campagna giocata sul tema dei desideri, ma, come spiega Culture Visuelle, non fa altro che un recupero freddo e levigato – E il tentativo di usare anche il discorso partecipativo finisce per ridurre l’ indignazione individuale e una vera rivolta collettiva in sorta di banale lotteria natalizia
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Ogni volta che nasce qualche nuovo movimento di massa che scuote il potere e, insieme a nuovi discorsi, porta anche nuovi stili di comunicazione, l’ apparato pubblicitario scatta nell’ operazione recupero.
Un sito molto attento all’ universo dell’ immagine come Culture Visuelle descrive un nuovo capitolo di questo processo di appropriazione dei codici della rivolta da parte del marketing e dell’ invenzione pubblicitaria e della loro ‘’normalizzazione’’ all’ interno del discorso commerciale. Si tratta di una campagna (Make Your Wish) di Esprit, noto marchio di abbigliamento, che si è richiamato al movimento degli indignati e di Occupy Wall Street. E l’ articolo di Culture Visuelle ha come titolo, appunto, Esprit de récupération.
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Pubblicità, alla carta stampata in Usa il 24,7% degli investimenti contro il 6,8% del tempo
20 dicembre 2011
Gli ultimi dati di e-Marketer – I dispositivi mobili crescono del 30% (superando quotidiani e periodici nella quantità di tempo che attirano) ma per ora registrano solo lo 0,9% della spesa pubblicitaria globale – Stabile la tv: 42,2% di pubblicità contro 42,5% di tempo
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Nonostante che il tempo dedicato dagli americani a quotidiani e riviste sia solo il 6,8% del tempo globale di consumo dei media, la carta attira ancora il 24,7% della spesa pubblicitaria.
Al contrario, i dispositivi mobili registrano solo lo 0,9% degli investimenti pubblicitari di fronte a un 10,1% del totale del tempo mediatico.
Sono alcuni dei dati raccolti da e-Marketer in una recente ricerca secondo cui il tempo di attenzione complessivo che i media raccolgono da parte dei cittadini Usa è, in media, di 11 ore e 33 minuti*.
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