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	<title>LSDI &#187; La professione</title>
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	<description>Libertà di Stampa / Diritto all'Informazione</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 14:31:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Come sarà il giornalismo di domani? Un blog cerca di spiegarlo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La professione]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gatti]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Università Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Faremonotizia.gif"></a>
Come sarà il giornalismo di domani? Se lo chiede anche <a href="http://faremonotizia.wordpress.com/">Faremonotizia</a> , un blog collettivo degli studenti del <a href="http://www.giornalismo.unimi.it/" target="_blank">Master in Giornalismo Walter Tobagi</a>, dell’Università degli Studi di Milano, che prefigura ‘’un modello più moderno di giornalista: con meno privilegi e maggiori responsabilità, davanti a un pubblico sempre più informato e coinvolto’’.</p>
<p>
&#160;</p>
<p>&#8221;Crediamo che questa professione non sia destinata a sparire – spiega il blog -. Ma che debba cambiare, meglio se in fretta’’.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Come? Per ora hanno provato a chiederlo a una serie di giornalisti affermati. Fra cui Luca Telese («Il cronista del futuro? Dovrà trovare le notizie che mancano»), Fabrizio Gatti («Senza inchieste la democrazia sarebbe più povera» ) e Beppe Severgnini («Il segreto sarà l’eccellenza e l’originalità»).</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Faremonotizia.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-11892" title="Faremonotizia" src="http://www.lsdi.it/assets/Faremonotizia.gif" alt="" width="235" height="111" /></a><br />
Come sarà il giornalismo di domani? Se lo chiede anche <a href="http://faremonotizia.wordpress.com/">Faremonotizia</a> , un blog collettivo degli studenti del <a href="http://www.giornalismo.unimi.it/" target="_blank">Master in Giornalismo Walter Tobagi</a>, dell’Università degli Studi di Milano, che prefigura ‘’un modello più moderno di giornalista: con meno privilegi e maggiori responsabilità, davanti a un pubblico sempre più informato e coinvolto’’.</p>
<p><span id="more-11891"></span><br />
&nbsp;</p>
<p>&#8221;Crediamo che questa professione non sia destinata a sparire – spiega il blog -. Ma che debba cambiare, meglio se in fretta’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come? Per ora hanno provato a chiederlo a una serie di giornalisti affermati. Fra cui Luca Telese («Il cronista del futuro? Dovrà trovare le notizie che mancano»), Fabrizio Gatti («Senza inchieste la democrazia sarebbe più povera» ) e Beppe Severgnini («Il segreto sarà l’eccellenza e l’originalità»).</p>
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		<item>
		<title>Un difensore civico dell&#8217; informazione</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/un-difensore-civico-dell-informazione-a-garanzia-dei-cittadini/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[La professione]]></category>
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		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine dei giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Natale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/pane.gif"></a>La proposta lanciata in occasione della presentazione a Milano della Ricerca su informazione e pubblicità realizzata da Ordine e Università di Urbino &#8211; Il ‘’difensore dell’ informazione’’ potrebbe svolgere un ruolo da pm, segnalando ai futuri Consigli di disciplina casi di violazione delle norme deontologiche e commistioni fra messaggio pubblicitario e informazione </p>
<p></p>
<p> Un difensore dell’ informazione, è stato detto, può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico &#8211; D&#8217; accordo il presidente della Fnsi, Roberto Natale, e il segretario nazionale dell&#8217; Ordine dei giornalisti, Giancarlo Ghirra &#8211; Proposto anche l’ avvio di un ”monitoraggio del cambiamento”, attraverso la creazione di strutture dell’ Ordine, a livello nazionale e regionale, in grado di tenere costantemente sotto controllo il flusso dell’ informazione giornalistica &#8211; Un nuovo corso per l&#8217; Ordine
</p>
<p>&#8212;&#8211;
(da  <a href="http://qualinfo.it/2012/01/28/un-difensore-civico-per-una-informazione-corretta/">qualinfo.it</a>)</p>
<p>&#160;</p>
<p>Un <strong>difensore dell’  informazione</strong> a garanzia dei cittadini, sul modello del difensore civico.</p>
<p>&#160;</p>
<p>E’ una delle  proposte emerse nel corso dell’ incontro su ‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?’’ che si è tenuto venerdì mattina al Circolo della stampa di Milano in occasione della presentazione della  <a href="http://qualinfo.it/2012/01/21/la-pubblicita-influenza-la-linea-editoriale-secondo-un-giornalista-su-due-per-il-54-vanno-riviste-le-norme-deontologiche/">Ricerca</a> realizzata dal gruppo di lavoro su ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ del Consiglio nazionale dell’ ordine dei giornalisti insieme all’ équipe di ricercatori dell’ Università di Urbino guidata da Giovanni Boccia Artieri.</p>
<p>&#160;</p>
<p>La proposta, avanzata da <strong>Michele Urbano</strong> nella sua relazione su ’’Deontologia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.lsdi.it/assets/pane.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-11623" title="pane" src="http://www.lsdi.it/assets/pane-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>La proposta lanciata in occasione della presentazione a Milano della Ricerca su informazione e pubblicità realizzata da Ordine e Università di Urbino &#8211; Il ‘’difensore dell’ informazione’’ potrebbe svolgere un ruolo da pm, segnalando ai futuri Consigli di disciplina casi di violazione delle norme deontologiche e commistioni fra messaggio pubblicitario e informazione </em></p>
<p><span id="more-11617"></span></p>
<p><em> Un difensore dell’ informazione, è stato detto, può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico &#8211; D&#8217; accordo il presidente della Fnsi, Roberto Natale, e il segretario nazionale dell&#8217; Ordine dei giornalisti, Giancarlo Ghirra &#8211; Proposto anche l’ avvio di un ”monitoraggio del cambiamento”, attraverso la creazione di strutture dell’ Ordine, a livello nazionale e regionale, in grado di tenere costantemente sotto controllo il flusso dell’ informazione giornalistica &#8211; Un nuovo corso per l&#8217; Ordine<br />
</em></p>
<p>&#8212;&#8211;<br />
(da  <a href="http://qualinfo.it/2012/01/28/un-difensore-civico-per-una-informazione-corretta/">qualinfo.it</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un <strong>difensore dell’  informazione</strong> a garanzia dei cittadini, sul modello del difensore civico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ una delle  proposte emerse nel corso dell’ incontro su <em>‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose?’’</em> che si è tenuto venerdì mattina al Circolo della stampa di Milano in occasione della presentazione della  <a href="http://qualinfo.it/2012/01/21/la-pubblicita-influenza-la-linea-editoriale-secondo-un-giornalista-su-due-per-il-54-vanno-riviste-le-norme-deontologiche/">Ricerca</a> realizzata dal gruppo di lavoro su ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ del Consiglio nazionale dell’ ordine dei giornalisti insieme all’ équipe di ricercatori dell’ Università di Urbino guidata da Giovanni Boccia Artieri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La proposta, avanzata da <strong>Michele Urbano</strong> nella sua relazione su<em> ’’Deontologia e cambiamento’’</em>, è stata accolta pienamente da <strong>Giancarlo Ghirra</strong>, segretario dell’ Ordine nazionale dei giornalisti, che nel suo intervento, a conclusione del dibattito, ha ipotizzato che il ‘’difensore dell’ informazione’’ possa svolgere anche un ruolo da ‘’pubblico ministero’’, segnalando ai futuri Consigli di disciplina (previsti dalla Legge 148 per tutti gli ordini professionali) casi di violazione delle norme deontologiche da parte delle testate giornalistiche e, nel caso del rapporto informazione/pubblicità, commistioni e relazioni pericolose, a garanzia del diritto dei cittadini a una informazione corretta e alla massima lealtà da parte del giornalismo professionale.<br />
‘’ Un difensore dell’informazione può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico’’ ha spiegato Urbano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una ipotesi su cui si è detto d’ accordo (‘’un sì convinto’’) anche <strong>Roberto Natale</strong>, presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), secondo cui ‘’è importante che ci sia un soggetto esterno alla categoria, che rappresenti il punto di vista dei cittadini e abbia voce in capitolo sulle questioni deontologiche, di cui i rapporti informazione-pubblicità sono un segmento particolarmente delicato’’.</p>
<p>Una figura riconosciuta dagli Ordini regionali dei giornalisti – ha precisato Urbano – ma che sia ‘’espressione della collettività (del Comune o della Regione).  Che possa attivare dei procedimenti nei nuovi consigli di disciplina dell’Ordine ma anche attivarsi presso le varie testate  per dare risposte rapide ai problemi posti dai cittadini-lettori  o ascoltatori’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Monitoraggio del cambiamento</em></p>
<p>L’ istituzione del difensore dell’ informazione, secondo Urbano, deve essere collegata all’ avvio di un <strong>monitoraggio del cambiamento</strong>, attraverso la realizzazione di una strutture a livello nazionale e regionale, in grado di tenere costantemente sotto controllo il flusso dell’ informazione giornalistica.<br />
‘’Sia chiaro – spiega Urbano -: non commissioni di censura ma sentinelle a guardia di una professione che cambia, capaci di segnalare i  pericoli, gli errori e, magari di intervenire per correggere’’.</p>
<p>‘’Non attrezzarsi per capire dove stiamo andando così come non attrezzarsi per difendere la credibilità dell’informazione è un peccato di indolenza che i giornalisti potrebbero pagare molto caro attraverso una travolgente crisi d’identità che peraltro è già in atto. E peggio, la potrebbero pagare ancora più cara i cittadini, privati di una informazione pulita, onesta, professionale su cui formarsi opinioni frutto della realtà e non di interessi’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Relazioni pericolose?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella sua relazione <strong>Giovanni Boccia Artieri</strong>  ha illustrato i risultati della Ricerca (<a href="http://qualinfo.it/2012/01/21/la-pubblicita-influenza-la-linea-editoriale-secondo-un-giornalista-su-due-per-il-54-vanno-riviste-le-norme-deontologiche/">consultabile qui</a>) , realizzata attraverso un sondaggio effettuato fra un campione di  giornalisti di un ventaglio di redazioni (carta, online di testate tradizionali, testate online ‘’native’’) rappresentativo del panorama editoriale italiano, mettendo in rilievo le criticità principali emerse:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- metà dei giornalisti ritiene che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate;<br />
- il 54% ritengono che le norme deontologiche su informazione e pubblicità vadano riviste<br />
-  allarme maggiore nelle generazioni intermedie, rispetto a quelle più giovani, e nella carta rispetto all’ online<br />
-scarsa conoscenza delle norme e/o scarsa percezione del loro valore nella realtà quotidiana<br />
- problemi di comunicazione verso i più giovani, che sembrano dare meno importanza al sistema di autoregolazione che regge la professione<br />
- forte disincanto in alcuni nei confronti di una soluzione del problema, ritenuto per molti aspetti irrisolvibile<br />
- ma anche ‘’sogno’’ di un mondo in cui il giornalismo possa sostenersi esclusivamente attraverso le proprie forze e quindi facendo a meno della pubblicità</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Non demonizzare</em></p>
<p>Secondo Boccia Artieri la Ricerca – che verrà approfondita nei prossimi mesi – ha comunque dimostrato anche la presenza all’ interno del giornalismo professionale di un pregiudizio nei confronti della pubblicità.  Che comunque, bene o male, rappresenta una delle risorse fondamentali per il giornalismo presente e futuro (almeno a medio termine).<br />
Come ha mostrato, con una serie di slide, <strong>Nicolò Michetti</strong>, Ceo di Digital Pr, una nota azienda milanese  di pubbliche relazioni specializzata nel campo dei social network.<br />
Paradossalmente – almeno in apparenza – anche le aziende procedono in maniera decisa verso una ‘’deontologia’’ che punta sulla trasparenza come valore centrale e privilegia – ha spiegato Michetti – il dialogo e la conversazione  con i cittadini-internauti rispetto allo spot diretto ai consumatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La demonizzazione può venire anche dalla scarsa conoscenza dei meccanismi e dell’ evoluzione del  mondo della pubblicità? <strong>Raffaele Fiengo</strong>,  ex redattore del Corriere della Sera e docente all’ Università di Padova, ne è convito: il giornalismo italiano conosce poco la pubblicità, non ne vede i contorni e le tensioni, non lo racconta e quindi alla fine non lo conosce, non ne  fa conoscenza e lo considera solo astrattamente una cosa da contrastare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un invito a un atteggiamento laico nei confronti del problema è venuto anche da Ghirra, secondo cui ‘’la chiave è la correttezza, il gioco pulito, da entrambe le parti’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La qualità </em></p>
<p>Segnali di una maturazione in questo senso comincerebbero ad emergere anche dal fronte degli editori (la cui voce – è stato sottolineato più volte – è spesso assente dal dibattito sull’ evoluzione del giornalismo e la qualità dell’ informazione.</p>
<p>Lo ha rilevato <strong>Letizia Gonzales</strong> , presidente dell’ Ordine dei giornalisti della Lombardia, ricordando come in un recente incontro sulla deontologia a Milano Pier Gaetano Marchetti, presidente di Rcs Mediagroup, aveva <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ds7G4eF_y7M">segnalato i pericoli</a>, anche per il Corriere, di ‘’relazioni pericolose’’ fra informazione e pubblicità e indicando un futuro virtuoso in una progressiva distinzione  fra’’ giornali di qualità e pubblicità di qualità’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Fnsi, il prossimo contratto e la nuova legge sui contributi all’ editoria</em></p>
<p>Un discorso che potrebbe essere ripreso in occasione della scadenza del prossimo Contratto nazionale di lavoro. Roberto Natale, presidente Fnsi,  annuncia l’ impegno a rivedere le regole contenute dal Contratto sul rapporto delle testate con il messaggio pubblicitario.</p>
<p>‘’Dovremo rivedere le regole – ha detto Natale – senza farsi schiacciare dalla crisi, ma alla nell’ ambito dell’ evoluzione del quadro editoriale. Dobbiamo ricominciare a ragionare sulla questione, senza demonizzazioni ma puntando al riconoscimento della diversità dei linguaggi e degli obbiettivi: da un lato l’ informazione, dall’ altro la vendita’’.</p>
<p>Quanto al ‘’sogno’’ di un giornalismo che si possa reggere senza pubblicità, secondo Natale, nella ridefinizione delle regole per il sostegno pubblico all’ editoria si dovrebbero prevedere contributi più consistenti per quelle testate (sia su carta che online) che vogliono parlare solo ai cittadini e non ai consumatori’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’  Ordine e la formazione</em></p>
<p>Il nuovo Ordine dei giornalisti, che comincia in qualche modo a profilarsi, dovrà mettere al centro della propria attività la formazione. Per Giancarlo Ghirra può essere la leva fondamentale per innescare un processo di cambiamento assolutamente indispensabile.</p>
<p>‘’Cambiare è indispensabile – ha detto il segretario dell’ Ordine –.  Non tanto i codici deontologici, quanto i comportamenti’’. E la formazione è un grande strumento. Che può essere utilizzato anche in maniera più ampia, nei confronti dei futuri cittadini, andando sempre di più nelle scuole, dove il giornalismo e l’ informazione sono argomenti sempre più seducenti’’.</p>
<p>E’ uno dei canali attraverso cui potrebbe passare una sorta di ‘’egemonia del buon giornalismo’’ su tutto il mondo dell’ informazione,  come aveva auspicato <strong>Pino Rea</strong>, che ha coordinato il dibattito.</p>
<p>Una ‘’egemonia’’ che presuppone, appunto, un radicale cambiamento di punti di vista e di pratiche professionali.<br />
Ecco, per Ghirra, ‘’un nuovo Ordine dei giornalisti potrà avere un senso solo se si avvierà un realmente un nuovo corso’’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La pubblicità condiziona la linea editoriale delle testate, secondo un giornalista su due</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/la-pubblicita-condiziona-la-linea-editoriale-delle-testate-secondo-un-giornalista-su-due/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[La professione]]></category>
		<category><![CDATA[La pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[online]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine]]></category>
		<category><![CDATA[professione]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità online]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Qualinfo1.gif"></a>Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.</p>
<p>Sono alcuni dei risultati di <strong>‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’</strong> un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).</p>
<p></p>
<p>&#160;</p>
<p>Lo studio, appena <a href="http://qualinfo.it/2012/01/21/la-pubblicita-influenza-la-linea-editoriale-secondo-un-giornalista-su-due-per-il-54-vanno-riviste-le-norme-deontologiche/-">pubblicato su qualinfo.it</a> , il blog del Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’  dell’ Ordine, sarà presentato il 27 gennaio al Circolo della Stampa di Milano, nel corso di un incontro-dibattito fra gli autori della ricerca ed esponenti del mondo del marketing e dei nuovi media.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Questo il programma:</p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>INFORMAZIONE E PUBBLICITA&#8217;, RELAZIONI PERICOLOSE?</strong></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: left;">Incontro sulla Ricerca realizzata dal Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ dell’ Odg e dal Laboratorio di ricerca sulla Comunicazione avanzata (LaRiCA) dell’ Università di Urbino.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Circolo della Stampa- Milano (Corso Venezia 48, Sala Bracco, ore 10,30-13,30)</strong></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: left;">Relazioni</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align: left;">-          <strong>Giornalisti sotto auto-osservazione: una inchiesta nelle redazioni</strong> ; Giovanni Boccia Artieri (presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Urbino)
-         <strong>Rivedere le norme etiche</strong>? Michele Urbano (consigliere nazionale dell’ Ordine)
-         <strong>Relazioni pericolose?</strong>; Nicolo&#8217; Michetti (Ceo di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/assets/Qualinfo1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-11541" title="Qualinfo1" src="http://www.lsdi.it/assets/Qualinfo1-300x258.gif" alt="" width="300" height="258" /></a><em>Metà dei giornalisti italiani ritengono che la pubblicità condizioni la linea editoriale delle testate e il 54% di essi sono convinti che debbano essere riviste le norme deontologiche che regolano il rapporto fra informazione giornalistica e pubblicità.</em></p>
<p><em>Sono alcuni dei risultati di <strong>‘’Informazione e pubblicità, relazioni pericolose’’</strong> un’ analisi sull’ evoluzione dei rapporti fra giornalismo e pubblicità compiuta dal Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti e da una équipe del LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione avanzata, dell’ Università di Urbino).</em></p>
<p><span id="more-11538"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio, appena <a href="http://qualinfo.it/2012/01/21/la-pubblicita-influenza-la-linea-editoriale-secondo-un-giornalista-su-due-per-il-54-vanno-riviste-le-norme-deontologiche/-">pubblicato su qualinfo.it</a> , il blog del Gruppo di lavoro <em>‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’</em>  dell’ Ordine, sarà presentato il 27 gennaio al Circolo della Stampa di Milano, nel corso di un incontro-dibattito fra gli autori della ricerca ed esponenti del mondo del marketing e dei nuovi media.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo il programma:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>INFORMAZIONE E PUBBLICITA&#8217;, RELAZIONI PERICOLOSE?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Incontro sulla Ricerca realizzata dal Gruppo di lavoro ‘’Qualità dell’ informazione e pubblicità’’ dell’ Odg e dal Laboratorio di ricerca sulla Comunicazione avanzata (LaRiCA) dell’ Università di Urbino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Circolo della Stampa- Milano (Corso Venezia 48, Sala Bracco, ore 10,30-13,30)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><em>Relazioni</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">-          <strong>Giornalisti sotto auto-osservazione: una inchiesta nelle redazioni</strong> ; Giovanni Boccia Artieri (presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Urbino)<br />
-         <strong>Rivedere le norme etiche</strong>? Michele Urbano (consigliere nazionale dell’ Ordine)<br />
-         <strong>Relazioni pericolose?</strong>; Nicolo&#8217; Michetti (Ceo di Digital Pr)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><em> -     Interventi e dibattito</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">-     <strong>Conclusioni</strong>: Giancarlo Ghirra (Segretario del Consiglio nazionale dell’ Odg).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In una infografica il &#8221;disordine&#8221; dei giornalisti</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/in-una-infografica-il-disordine-dei-giornalisti/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2012/in-una-infografica-il-disordine-dei-giornalisti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La professione]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Iacopino]]></category>
		<category><![CDATA[l' inkiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine dei giornalisti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lsdi.it/?p=11519</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.linkiesta.it/diventare-giornalista "></a>L&#8217; inkiesta prosegue nelle sue infografiche nel campo delle liberalizzazioni, dedicandone una <a href="http://www.linkiesta.it/diventare-giornalista">ai giornalisti</a>.</p>
<p>Molto bella graficamente, è in gran parte basata sui dati dell&#8217; Inpgi e dell&#8217; Ordine contenuti nel nostro e-book <a href="http://www.lsdi.it/2012/una-professione-sempre-piu-frammentata/">‘’Una professione sempre più frammentata’’</a> .</p>
<p></p>
<p>&#160;</p>
<p>«Mettere i giornalisti nel calderone delle liberalizzazioni è sbagliato. Senza l’Ordine sarebbe la giungla», ha detto Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Eppure la professione sembra già una giungla, divisa ormai tra chi ha i diritti (ma solo il 19% degli iscritti ha un contratto giornalistico) e chi lavora per poche lire ad articolo (tra i free lance, 6 su 10 hanno un reddito lordo annuo inferiore ai 5.000 euro), commenta l’ inkiesta.</p>
<p>&#160;</p>
<p>L’ infografica è a cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini (ha collaborato Christiana Antoniou).</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.linkiesta.it/diventare-giornalista "><img class="alignleft size-medium wp-image-11522" title="Infografica-giornalisti" src="http://www.lsdi.it/assets/Infografica-giornalisti-300x174.gif" alt="" width="300" height="174" /></a>L&#8217; inkiesta prosegue nelle sue infografiche nel campo delle liberalizzazioni, dedicandone una <a href="http://www.linkiesta.it/diventare-giornalista">ai giornalisti</a>.</p>
<p>Molto bella graficamente, è in gran parte basata sui dati dell&#8217; Inpgi e dell&#8217; Ordine contenuti nel nostro e-book <a href="http://www.lsdi.it/2012/una-professione-sempre-piu-frammentata/">‘’Una professione sempre più frammentata’’</a> .</p>
<p><span id="more-11519"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«Mettere i giornalisti nel calderone delle liberalizzazioni è sbagliato. Senza l’Ordine sarebbe la giungla», ha detto Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Eppure la professione sembra già una giungla, divisa ormai tra chi ha i diritti (ma solo il 19% degli iscritti ha un contratto giornalistico) e chi lavora per poche lire ad articolo (tra i free lance, 6 su 10 hanno un reddito lordo annuo inferiore ai 5.000 euro)</em>, commenta l’ inkiesta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ infografica è a cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini (ha collaborato Christiana Antoniou).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Twitter, Severgnini il giornalista più seguito dagli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 13:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/twitter.gif"></a>Un’ analisi di Vincenzo Cosenza mostra come, diversamente da quanto successe con Facebook, molti giornalisti hanno ben compreso lo strumento Twitter tanto da usarlo non soltanto come amplificatore dei propri articoli – PierLiuca Santoro ricostruisce invece il rapporto dei direttori dei quotidiani con la piattaforma: fra quelli tradizionali il primo direttore a sbarcare su Twitter è stato Mario Sechi (Il Tempo), il cui account risale al marzo 2009 – Il ‘’fenomeno’’ Signorini: approdato solo ai primi di dicembre, ha già raggiunto quasi 92.000 follower</p>
<p></p>
<p>Contrariamente a quanto era accaduto con Second Life e Facebook, molti giornalisti italiani hanno ben compreso lo strumento Twitter tanto da usarlo non soltanto come amplificatore dei propri articoli. Lo sottolinea Vincenzo Cosenza (Vincos) che sul suo blog pubblica <a href="http://vincos.it/2012/01/06/giornalisti-italiani-su-twitter-parte-prima/">la prima parte di un’ analisi della presenza dei giornalisti su Twitter</a>, raccolti nella <a title="la lista dei giornalisti italiani su twitter" href="https://twitter.com/#%21/Stampa_Tweet/giornalisti">lista di Stampa Tweet</a>, attraverso la tecnica della <a title="post sulla SNA" href="http://vincos.it/tag/social-network-analysis/">social network analysis</a>.</p>
<p>I giornalisti con più follower, alla data del 5 gennaio – segnala Cosenza -, sono: Beppe Severgnini (154.522), Roberto Saviano (96.904), Alfonso Signorini (91.963), Ilaria D’amico (62.022), Franca Sozzani (60.176), Guido Meda (58.853), Paolo Attivissimo aka Disinformatico (58.551) che deve la sua notorietà più all’attività di blogger, che a quella di giornalista, Gianni Riotta (48.972), Riccardo Luna (44.684), Ferruccio De]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/twitter.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-10777" title="twitter" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/twitter-300x135.gif" alt="" width="300" height="135" /></a><em>Un’ analisi di Vincenzo Cosenza mostra come, diversamente da quanto successe con Facebook, molti giornalisti hanno ben compreso lo strumento Twitter tanto da usarlo non soltanto come amplificatore dei propri articoli – PierLiuca Santoro ricostruisce invece il rapporto dei direttori dei quotidiani con la piattaforma: fra quelli tradizionali il primo direttore a sbarcare su Twitter è stato Mario Sechi (Il Tempo), il cui account risale al marzo 2009 – Il ‘’fenomeno’’ Signorini: approdato solo ai primi di dicembre, ha già raggiunto quasi 92.000 follower</em></p>
<p><em></em><span id="more-10776"></span></p>
<p>Contrariamente a quanto era accaduto con Second Life e Facebook, molti giornalisti italiani hanno ben compreso lo strumento Twitter tanto da usarlo non soltanto come amplificatore dei propri articoli. Lo sottolinea Vincenzo Cosenza (Vincos) che sul suo blog pubblica <a href="http://vincos.it/2012/01/06/giornalisti-italiani-su-twitter-parte-prima/">la prima parte di un’ analisi della presenza dei giornalisti su Twitter</a>, raccolti nella <a title="la lista dei giornalisti italiani su twitter" href="https://twitter.com/#%21/Stampa_Tweet/giornalisti">lista di Stampa Tweet</a>, attraverso la tecnica della <a title="post sulla SNA" href="http://vincos.it/tag/social-network-analysis/">social network analysis</a>.</p>
<p>I giornalisti con più follower, alla data del 5 gennaio – segnala Cosenza -, sono: Beppe Severgnini (154.522), Roberto Saviano (96.904), Alfonso Signorini (91.963), Ilaria D’amico (62.022), Franca Sozzani (60.176), Guido Meda (58.853), Paolo Attivissimo aka Disinformatico (58.551) che deve la sua notorietà più all’attività di blogger, che a quella di giornalista, Gianni Riotta (48.972), Riccardo Luna (44.684), Ferruccio De Bortoli (39.924). Seguono a distanza ravvicinata Travaglio, Sottile, Bignardi. Sotto i trentamila follower troviamo De Biase, Sofri, Di Marzio, Calabresi, Neri, Telese, Ruotolo.</p>
<p><!--more-->Vincos  pubblica anche due interessanti visualizzazioni:</p>
<p>-il reticolo di rapporti tra i vari account, con le immagini del profilo di grandezza proporzionale al numero di follower. I colori dei nomi variano dal rosso (pochi tweet alla data considerata) al verde (molti tweet).</p>
<p>- un grafico interattivo sul rapporto following/follower</p>
<p align="center">                                                                                                            *  *  *  *  *</p>
<p> Pierluca Santoro <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2012/01/05/citofonare-al-direttore/">sul Giornalaio</a> ha analizzato invece il rapporto dei direttori dei maggiori giornali italiani con Twitter, rilevando che, fra i direttori dei quotidiani italiani tradizionali, quello che vanta la più antica iscrizione a Twitter è il direttore del Tempo Mario Sechi (ha aperto un account sulla piattaforma di microblogging il 29 marzo del 2009), seguito da Stefano Menichini (Europa), che è sbarcato su twitter il 14 maggio di quell&#8217; anno, e da Mario Calabresi (La Stampa), che ha fatto il suo primo tweet il 9 luglio di quell&#8217; anno.</p>
<p>Per quanto riguarda le testate quotidiane nate digitali, è Luca Sofri il direttore che è arrivato per primo su twitter (il 15 febbraio del 2009).</p>
<p><em>Al di là dell’intensità soggettiva di utilizzo del mezzo</em> – osserva il Giornalaio -, <em>pare emergere, dando per scontata la bontà di contenuti da parte di tutti coloro compresi nell’elenco, una relazione tra notorietà del quotidiano e numero di followers. La data d’ iscrizione suggerisce come prevalentemente  i direttori dei giornali abbiano scoperto Twitter recentemente se non recentissimamente. Si evidenzia inoltre come queste persone siano ancora una minoranza con la maggioranza dei loro colleghi che non hanno ancora deciso di mettersi a <a title="Maurice Levy, CEO of advertising group Publicis, among other famous media executives, said “I understand how to wash dishes. I don’t do it regularly”, meaning that he did not need to tweet to understand the importance of Twitter. Feelings shared also by M" href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/03/should-media-executives-wash-dishes/" target="_blank">lavare i piatti</a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Londra: poliziotti, niente flirt con i giornalisti e basta bicchierini</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/londra-poliziotti-niente-flirt-con-i-giornalisti-e-basta-bicchierini/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 21:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Pino Rea</p>
<p>Se in una prossima vita mi dovesse capitare di fare di nuovo il cronista di giudiziaria e di nera , me ne andrò a lavorare a Londra, visto che gli agenti di Scotland Yard, al contrario di quello che un provinciale si immagina, vengono ritenuti capaci di cadere in un tranello che nemmeno il reporter di Papersera oserebbe tentare con il commissario Paperozzi.</p>
<p>“Una fonte mi ha detto questo nome di una persona che avete arrestato, potete compitarmelo per favore?”

Ho fatto 35 anni di giudiziaria e nera ma se in redazione avessi sentito qualcuno che telefonava in Questura alla mobile e faceva una domanda di quel tipo, gli avrei detto: ‘’amico, forse è meglio che cambi settore’’.</p>
<p>E’ curioso quindi che un sito come <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/185387/come-i-giornalisti-fregano-la-polizia-in-sei-mosse/">Giornalettismo</a> titoli ‘’Come i giornalisti fregano la polizia in sei mosse’’ un servizio sulla nuova guida per la polizia londinese elaborata da Elizabeth Filkin -, la signora che, dopo aver studiato le dogane, è stata incaricata, all’ indomani dell’ affare del News of The World di Rupert Murdoch, di analizzare le possibili falle del sistema di sicurezza della polizia metropolitana (nel video).</p>
<p>Ma non vi ricordate che dallo scandalo sulle intercettazioni illegali sono emersi oltre a intrecci imbarazzanti di poteri ad altissimo livello anche episodi di vera e propria corruzione?</p>
<p>Altro che sei modi per ‘’fregare la]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Pino Rea</em></p>
<p>Se in una prossima vita mi dovesse capitare di fare di nuovo il cronista di giudiziaria e di nera , me ne andrò a lavorare a Londra, visto che gli agenti di Scotland Yard, al contrario di quello che un provinciale si immagina, vengono ritenuti capaci di cadere in un tranello che nemmeno il reporter di <em>Papersera</em> oserebbe tentare con il commissario Paperozzi.</p>
<p><em>“Una fonte mi ha detto questo nome di una persona che avete arrestato, potete compitarmelo per favore?”</em><br />
<span id="more-10772"></span><br />
Ho fatto 35 anni di giudiziaria e nera ma se in redazione avessi sentito qualcuno che telefonava in Questura alla mobile e faceva una domanda di quel tipo, gli avrei detto: ‘’amico, forse è meglio che cambi settore’’.</p>
<p>E’ curioso quindi che un sito come <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/185387/come-i-giornalisti-fregano-la-polizia-in-sei-mosse/">Giornalettismo</a> titoli ‘<em>’Come i giornalisti fregano la polizia in sei mosse’’</em> un servizio sulla nuova guida per la polizia londinese elaborata da Elizabeth Filkin -, la signora che, dopo aver studiato le dogane, è stata incaricata, all’ indomani dell’ affare del News of The World di Rupert Murdoch, di analizzare le possibili falle del sistema di sicurezza della polizia metropolitana (nel video).</p>
<p>Ma non vi ricordate che dallo scandalo sulle intercettazioni illegali sono emersi oltre a intrecci imbarazzanti di poteri ad altissimo livello anche episodi di vera e propria corruzione?</p>
<p>Altro che sei modi per ‘’fregare la polizia’’! Neanche un pessimo b-movie potrebbe ricorrere a presunti trucchetti  tipo la cronista che accentua la scollatura davanti al vicequestore o il reporter che offre qualche bicchierino in più al maresciallo della stazione dei CC.</p>
<p>Eppure le indicazioni che la signora Filkin dà a funzionari e agenti della polizia londinese sono proprio di questo tenore. Roba da ridere, appunto.</p>
<p>E nella sintesi di Giornalettismo, il succo del <a href="http://content.met.police.uk/cs/Satellite?blobcol=urldata&amp;blobheadername1=Content-Type&amp;blobheadername2=Content-Disposition&amp;blobheadervalue1=application%2Fpdf&amp;blobheadervalue2=inline%3B+filename%3D%22944%2F933%2FFINAL+REPORT+-+ALL.pdf%22&amp;blobkey=id&amp;blobtable=MungoBlobs&amp;blobwhere=1283540988465&amp;ssbinary=true">Rapporto</a>, oltre che ridicolo, suona anche  ipocrita.  Sotto sotto è come suggerire a un pubblico ufficiale che piglia una mazzetta di lavarsi i denti prima di uscire di casa per andare a riscuotere.</p>
<p>E’ ovvio che un funzionario di polizia farebbe bene a non flirtare con una (o un) cronista di nera. Un caffè insieme si può bere, e anche una birra, perché no? Ma non è il caso di farsi trascinare in libagioni abbondanti o in feste fino a tarda notte. Anche l’ agente del commissariato più periferico capisce che se un giornalista gli prospetta serate del genere forse spera di ottenere qualche dritta.</p>
<p>E che dire di allusioni tipo ‘’Su dammi qualche notizia, vedrai che ne varrà la pena’’?</p>
<p>O di richieste del genere: “Potete darmi questa foto? La famiglia ha già detto che è ok”.</p>
<p>Signora Filkin, mi scusi, ma gli agenti di polizia londinesi sono davvero così bischeri?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>L’  Efe vieta ai suoi redattori di pubblicare notizie su Twitter</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/l-efe-vieta-ai-suoi-redattori-di-pubblicare-notizie-su-twitter/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 21:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg"></a></p>
<p>I giornalisti dell’ agenzia spagnola potranno chiedere degli account ufficiali (@efe+nome), in cui non potranno però esprimere opinioni, perché la testata non ha una sua ‘’linea ideologica’’ &#8211; Le notizie, impone l&#8217; azienda, potranno essere diffuse soltanto ‘’nelle varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’</p>
<p>L’ Agenzia spagnola EFE ha <a href="http://www.abc.es/gestordocumental/uploads/Sociedad/guiaefe.pdf" target="_blank">diffuso ai suoi giornalisti una guida</a> sull’ uso delle reti sociali, in cui si vieta di pubblicare notizie di prima mano.</p>
<p>Il documento, riportato da <a href="http://www.abc.es/20120104/medios-redes/abci-guia-twitter-201201041516.html" target="_blank">ABC.es,</a> sottolinea che le notizie verranno diffuse solo attraverso ‘’le varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’.</p>
<p>L’ obbiettivo fondamentale della guida – precisa il documento – è ‘’stabilire una chiara distinzione fra gli account personali degli addetti dell’ agenzia, che dovranno essere autorizzati per iscritto, e quelli personali, di cui saranno responsabili in maniera esclusiva i loro titolari’’.</p>
<p>Ogni giornalista dovrà chiedere l’ autorizzazione per aprire un account personale, a cui verrà assegnato un username del tipo: @<a href="http://twitter.com/EFEnombreapellido">EFEnome</a>. I redattori non potranno esprimere opinioni, dal momento che l’ agenzia non ha una sua ‘’linea ideologica’’.</p>
<p>Potranno raccontare aneddoti o retroscena delle notizie che hanno coperto. Ma dovranno fare attenzione a condividere link esterni all’ Efe.</p>
<p>(via <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/01/04/efe-prohibe-a-sus-periodistas-lanzar-alertas-en-twitter">Clasesdeperiodismo.com</a>)</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10764" title="Efe" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Efe.jpg" alt="" width="180" /></a></p>
<p><em>I giornalisti dell’ agenzia spagnola potranno chiedere degli account ufficiali (@efe+nome), in cui non potranno però esprimere opinioni, perché la testata non ha una sua ‘’linea ideologica’’ &#8211; Le notizie, impone l&#8217; azienda, potranno essere diffuse soltanto ‘’nelle varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’</em></p>
<p>L’ Agenzia spagnola EFE ha <a href="http://www.abc.es/gestordocumental/uploads/Sociedad/guiaefe.pdf" target="_blank">diffuso ai suoi giornalisti una guida</a> sull’ uso delle reti sociali, in cui si vieta di pubblicare notizie di prima mano.<span id="more-10763"></span></p>
<p>Il documento, riportato da <a href="http://www.abc.es/20120104/medios-redes/abci-guia-twitter-201201041516.html" target="_blank">ABC.es,</a> sottolinea che le notizie verranno diffuse solo attraverso ‘’le varie piattaforme informative che l’ Agenzia riserva ai suoi clienti’’.</p>
<p>L’ obbiettivo fondamentale della guida – precisa il documento – è ‘’stabilire una chiara distinzione fra gli account personali degli addetti dell’ agenzia, che dovranno essere autorizzati per iscritto, e quelli personali, di cui saranno responsabili in maniera esclusiva i loro titolari’’.</p>
<p>Ogni giornalista dovrà chiedere l’ autorizzazione per aprire un account personale, a cui verrà assegnato un username del tipo: @<a href="http://twitter.com/EFEnombreapellido">EFEnome</a>. I redattori non potranno esprimere opinioni, dal momento che l’ agenzia non ha una sua ‘’linea ideologica’’.</p>
<p>Potranno raccontare aneddoti o retroscena delle notizie che hanno coperto. Ma dovranno fare attenzione a condividere link esterni all’ Efe.</p>
<p>(via <a href="http://www.clasesdeperiodismo.com/2012/01/04/efe-prohibe-a-sus-periodistas-lanzar-alertas-en-twitter">Clasesdeperiodismo.com</a>)</p>
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		<title>Derive del giornalismo online</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/derive-del-giornalismo-online/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 20:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi.gif"></a></p>
<p><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/4-gennaio-2012/corpo-sarah-estratto-pozzoin-71-scatti-sequenza-orrore-1902740036031.shtml"> Giornalisti e lettori</a></p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi2.gif"></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi.gif"><img class="size-full wp-image-10754 aligncenter" title="Scazzi" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi.gif" alt="" width="500" /></a></p>
<p><a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/4-gennaio-2012/corpo-sarah-estratto-pozzoin-71-scatti-sequenza-orrore-1902740036031.shtml"> Giornalisti e lettori</a></p>
<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi2.gif"><img class="alignright size-full wp-image-10755" title="Scazzi2" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Scazzi2.gif" alt="" width="500" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217; Huffington Post e i blogger, la gauche accusata di sostenere gli ‘’sfuttatori’’</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2012/huffington-post-e-i-blogger/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2012/huffington-post-e-i-blogger/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti digitali]]></category>
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		<category><![CDATA[huffington]]></category>
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		<category><![CDATA[sfuttatori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1.jpg"></a><p class="wp-caption-text">Ann Sinclair, direttore editoriale di HuffPo-Francia</p>
<p> Mentre in Italia si discute se il 2012 segnerà la rinascita del blog, in Francia ci si chiede se il blogger sia un mestiere e se ci si possa vivere – I responsabili della edizione d’ oltralpe dell’ HuffPO, di area socialista, sono sotto accusa per aver accolto in pieno i principi dell’ economia della gratitudine che regola i rapporti fra la grande testata Usa e i blogger – Ma c’ è chi dice che le polemiche sono solo ipocrisia, visto che in Francia, da tempo, tutte le testate avrebbero con i blogger lo stesso comportamento – E intanto c’ è anche chi ritiene il blog un’ arte da coltivare senza dover per forza ‘’reclamare uno status giuridico o fare corporazione’’, uno spazio di libertà: Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi – Da noi Pier Luca Santoro chiede però di fare un po’ di <strong>luce sui blog</strong>, citando una campagna sponsorizzata da Enel e il vezzo di alcuni blogger di non segnalare affatto di che cosa si tratta: insomma non sarebbe male, come Santoro da qualche tempo sta sottolineando, procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione attraverso blog e social network </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Blog e blogger tornano al centro della]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10730" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1.jpg"><img class="size-medium wp-image-10730" title="Blogger-Sinclair" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Blogger-Sinclair1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Ann Sinclair, direttore editoriale di HuffPo-Francia</p></div>
<p><em> Mentre in Italia si discute se il 2012 segnerà la rinascita del blog, in Francia ci si chiede se il blogger sia un mestiere e se ci si possa vivere – I responsabili della edizione d’ oltralpe dell’ HuffPO, di area socialista, sono sotto accusa per aver accolto in pieno i principi dell’ economia della gratitudine che regola i rapporti fra la grande testata Usa e i blogger – Ma c’ è chi dice che le polemiche sono solo ipocrisia, visto che in Francia, da tempo, tutte le testate avrebbero con i blogger lo stesso comportamento – E intanto c’ è anche chi ritiene il blog un’ arte da coltivare senza dover per forza ‘’reclamare uno status giuridico o fare corporazione’’, uno spazio di libertà: Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi – Da noi Pier Luca Santoro chiede però di fare un po’ di <strong>luce sui blog</strong>, citando una campagna sponsorizzata da Enel e il vezzo di alcuni blogger di non segnalare affatto di che cosa si tratta: insomma non sarebbe male, come Santoro da qualche tempo sta sottolineando, procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione attraverso blog e social network </em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Blog e blogger tornano al centro della scena.  Mentre in Italia <a href="http://it.blogbabel.com/discussioni-blogosfera/16956151/risorgimento-blog/">si discute di morte e rinascita del blog</a>, in Francia si chiedono se bloggare sia un’ arte oppure un mestiere di cui si possa vivere.</p>
<p>Insomma se e come andare oltre la cosiddetta ‘’economia della gratitudine’’, che domina i rapporti fra testate e blogger.</p>
<p>La domanda non è peregrina perché è imminente il varo di una <a href="../2011/08/arianna-huffington-alla-conquista-dell%E2%80%99-europa-ma-rischia-la-sconfitta/" target="_self">edizione francese</a> dell’ Huffington Post.</p>
<p>Ma anche la blogosfera italiana dovrebbe rizzare le antenne perché presto Arianna Huffington potrebbe sbarcare anche in Italia e bisognerà fare i conti con la politica ‘’retributiva’’ del colosso americano. Ma intanto, come segnala Pier Luca Santoro sul suo Giornalaio, sarebbe il caso di cominciare a fare un po’ di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/29/fare-luce-sui-blog/">luce sui blog</a></p>
<p><strong><span id="more-10729"></span></strong></p>
<p><strong>La visibilità e le bollette del gas</strong></p>
<p>Ma torniamo alla Francia.</p>
<p>L’ Huffington Post, come si ricorderà, è accusato di sfruttare i blogger che scrivono per la testata senza ricevere un centesimo di dollaro – in cambio solo di un po’ di visibilità e di prestigio -  ma contribuendo in modo sostanzioso alla fortuna della casa madre.</p>
<p><a href="../2011/04/blogger-in-rivolta-contro-l-economia-della-gratitudine/">I blogger Usa hanno aperto una vertenza</a> dopo l’ acquisto della testata da parte di AOL, chiedendo almeno un po’ dei 315 milioni di dollari incassati da Arianna Huffington e soci. E in Francia, alla vigilia del lancio, la blogosfera è in fermento. Il dibattito tra l’ altro si tinge anche di sfumature politiche visto che questa volta è la gauche ad essere accusata di stare dalla parte dei sfruttatori.</p>
<p>Al centro della polemica Anne Sinclair (ex giornalista televisiva e madame Strauss-Kahn) e Mathieu Pigasse, uno dei nuovi editori di leMonde, incaricati di gestire sul piano editoriale e su quello finanziario l’ edizione francese del blog Usa. Entrambi di area socialista, sono accusati di aver assimilato pienamente la politica di sfruttamento dei blogger praticata dalla casa madre.</p>
<p><em><a href="http://www.observatoiredesmedias.com/2011/12/21/huffpost-pourquoi-la-gauche-soutient-elle-la-non-remuneration-des-blogueurs/">Perché la sinistra sostiene la non remunerazione dei blogger?</a></em> Si chiede Anthony Rivat sull’ Observatoire des medias, citando una <a href="http://www.rue89.com/2011/12/14/anne-sinclair-cherche-des-blogueurs-pour-le-huffington-post-francais-227516?sort_by=thread&amp;sort_order=ASC&amp;items_per_page=50&amp;page=1" target="_blank">mail inviata qualche giorno fa da Anne Sinclair</a> per reclutare i blogger.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>« Questi contributi non saranno remunerati e saranno l’ equivalente delle column pubblicate da altri media. Ma noi assicureremo la maggiore visibilità possibile, almeno lo speso, alla forza d’ urto dell’ Huffington»</em>, scriveva la giornalista.</p>
<p>Ma gli internauti non l’ hanno presa bene.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>« Né EDF (in nostro Enel, ndr), né France télécom vi abbonano le bollette per la vostra notorietà, anche se ne avete tanta »</em>, ha risposto ad esempio Pierre Serisier, giornalista e blogger per lemonde.fr.</p>
<p style="padding-left: 30px;">E <a href="http://gauchedecombat.wordpress.com/2011/12/14/arianna-recherche-60-souteneurs-la-gourmande/" target="_blank">Roland Pavot (GdeC), blogger indipendente</a>, lamenta che i suoi colleghi siano <em>« attirati dal loro orgoglio e dal loro bisogno di riconoscenza »</em>. Il suo principale rammarico, oltre allo <em>« sfruttamento delle competenze a fini di arricchimento »</em> del sito, è la perdita della libertà di espressione degli autori.</p>
<p> <a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Express.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-10735" title="Express" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Express-300x240.gif" alt="" width="300" height="240" /></a>Ma – replica <a href="http://blogs.lexpress.fr/nouvelleformule/2011/12/21/ah-bon-blogueur-cest-un-metier/#comment-3842538">Eric Mettout su l&#8217; Express</a>  – è curioso vedere Anthony Rivat meravigliarsi perché due personalità della sinistra francese, ‘’avversari del profitto delle multinazionali’’, siano stati incaricati di mettere in piedi questo ‘’sfruttamento delle competenze a fini di arricchimento del sito’’, quando <strong>in Francia lo fanno già tutti</strong>. E non da poco tempo.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Ecco – spiega Mettout -: i blogger fanno bene a protestare, a trattare. Ma la cosa si complica quando  qualcuno mi vuole convincere che</p>
<p style="padding-left: 30px;">1) Anne Sinclair e Mathieu Pigasse prestino le loro competenze di sinistra (!) a una volgare operazione di destra, contribuendo alla pauperizzazione di un nuovo lumpenproletariat proveniente dalla blogosfera; e</p>
<p style="padding-left: 30px;">2) che tutto ciò sia non solo intollerabile, ma una assoluta novità. Come se in Francia i siti di informazione non accogliessero già senza compenso dei blogger, quasi sempre volontari e soprattutto maggiorenni, vaccinati, coscienti e consenzienti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo fanno tutti – spiega Mettout -, a cominciare dal suo giornale, L’ Express. E – continua – succede a leMonde, all’ Obs, a Libération, al Figaro, a 20Minutes, oltre che al Post, a Rue89, e succederà sicuramente anche a <a href="../2011/12/newsring-il-sito-che-vuole-%E2%80%98%E2%80%99inventare-il-dibattito-su-internet%E2%80%99%E2%80%99/">NewsRing</a>. Peggio (meglio?), con <a href="http://leplus.nouvelobs.com/">le Plus</a>, <a href="http://blogs.lexpress.fr/nouvelleformule/2011/11/15/express-yourself-expressez-vous-la-tribu/">Express Yourself</a>, <a href="http://you.leparisien.fr/">You</a>… lo sfruttamento si estende ormai a tutti gli internauti, chiamati ad arricchire spontaneamente l’ offerta editoriale con un punto di vista che si spera sia differente –, ma sempre non pagato.</p>
<p style="padding-left: 30px;">  In entrambi i casi i termini del ‘’contratto’’ sono identici (e ben riassunti dalla mail della Sinclair riprodotta prima).</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Provate a sostituire Huffington Post con le testate che abbiamo citato e vedrete – continua Mettout &#8211; quali sono le relazioni che le legano ai blogger: loro scrivono, noi pubblichiamo, loro forniscono contenuti originali, noi mettiamo loro a disposizione la nostra vetrina, la nostra rete, la nostra ‘’forza de frappe’’. E’ tutto chiaro, non ci sono clausole nascoste o trabocchetti, nessuno frega nessuno e, una volta che loro hanno accettato di stare al gioco, le due parti dovrebbero essere contente – e lo sono, da noi per lo meno, sempre. Non è un braccio di ferro, nessuno obbliga nessuno e io occupo una posizione che mi permette di sapere bene che quando un blogger non è d’ accordo il ‘’contratto’’ non si fa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Certo, poi tutto evolve. E niente impedisce a un blogger di disconnettersi, di traslocare, di riprendere la sua indipendenza, di cercare di meglio altrove o.. di trattare (…).</p>
<p style="padding-left: 30px;">Solo un’ altra considerazione. Come si fa a difendere il mondo della gratuità o a sputare sulla legge Hadopi attaccando gli artisti nei loro soldi e nei loro diritti e nello stesso tempo a incenerire quelli che spingono la logica fino all’ estremo proponendo ai blogger di esprimersi ‘’liberamente’’, e ancora una volta in piena coscienza, sul loro sito?</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Lo dico seriamente: per me la rivoluzione Web – specialmente per noi giornalisti – ribolle proprio qui, in queste parole nuove, diverse, emancipate, provocanti, fascinose… che ci obbligano a considerare il nostro lavoro, l’ informazione, i nostri media, i nostri lettori, in maniera diversa.</p>
<p style="padding-left: 30px;"> Ma sarebbe la stessa cosa se li pagassero! ribatteranno i miei contraddittori – convinti che facendo questo discorso io difenda il mio pezzo di lesso e quello della mia corporazione di privilegiati.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Io, invece, non  credo affatto che sia così – conclude Mettout -. E chiudo con un aneddoto: quando <a href="http://www.cfpj.com/ecole-de-journalisme/actualites/actualites/2011/affluence-record-pour-arianna-huffington-au-cfj.html">Arianna Huffington è venuta a fare il suo show a Parigi</a>, qualche settimana fa, ha scoperto a Parigi, durante la sua cena al CFJ (il Centro di formazione al giornalismo), che i siti di informazione giornalistica francesi ospitavano dei blogger non retribuiti, mentre negli Usa questo accade solo per i siti partecipativi come il suo. Se ho ben capito, i blogger del New York Times, per esempio, sono esclusivamente giornalisti e le opinioni graziosamente concesse vengono relegate nelle pagine dei columnist, i commentatori, esperti esterni e non pagati.</p>
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<p><strong><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Crouzet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10731" title="Crouzet" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Crouzet.jpg" alt="" width="160" height="202" /></a>Bloggare è un’ arte e sa di libertà   </strong></p>
<p>Ma allora, quello del blogger è un mestiere? Certo, <a href="http://blog.tcrouzet.com/2011/12/26/bloguer-art-de-vivre">commenta Thierry Crouzet</a> , anche se tutto dipende da che cosa si intende per mestiere. E’ come chiedersi se scrittore, pittore, scultore, musicista, genitore.. lo sia. E’ possibile in ciascuno di questi casi e in determinate condizioni guadagnare dei soldi.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Bloggare – secondo Crouzet, autore di diverse ricerche e analisi sulla media sfera -, dovrebbe essere vista come un’ arte canonica, in cui ci si immerge per caso e in cui potremo incontrare la fama e, perché no?, anche la ricchezza.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Bloggare è un mestiere nobile, a cui tutti gli altri mestieri dovrebbero somigliare. E’ un mestiere da post-schiavitù. Un mestiere di donne e uomini liberi di dire quello che pensano e di reagire alle sciocchezze professate dagli altri esseri umani morti o vivi, e di premunirsi contro le assurdità future.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Questa libertà passa per una casa propria, un luogo nello spazio digitale che ci appartiene pienamente. Quella libertà non impedisce di andarsene in giro in altri luoghi versando <a href="http://www.scoop.it/t/les-vases-communicants">vasi comunicanti in vasi comunicanti</a> oppure scivolando in palazzi riccamente illuminati. Dobbiamo preservare questa libertà, entrare e uscire senza dover firmare nessun contratto. Non abbassarci mai a reclamare uno status giuridico o fare corporazione. Non ci somigliamo. E’ la nostra forza.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ma non dobbiamo, come fanno gli insetti sciocchi, precipitarci ciecamente verso lampade troppo incandescenti. Ho conosciuto dei blogger che hanno chiuso casa, o, anzi, l’ hanno distrutta, per lavorare in qualcuno di quei palazzi in cambio di salari irrisori. Rifiutiamo ci farlo. Guardiamo altrove restando noi stessi. E quando questo ‘altrove’ non ci piace non esitiamo a farlo saltare in aria come  <a href="http://sebmusset.blogspot.com/2011/12/chere-anne-sinclair.html">ha fatto meravigliosamente Seb Musset</a>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La differenza fra un blogger e un giornalista è grande quanto quella fra un autore e un giornalista. Il blogger e l’ autore non sanno se un giorno guadagneranno dei soldi, ma sono liberi. Bloggare comunque paga sempre, perché ci procura una potente sensazione di vita. E’ per questo che noi continuiamo e che questa forma di espressione persisterà, anche se delle aziende tentano di inglobare i blogger nel loro seno.</p>
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<p><strong><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Santoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10732" title="Santoro" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Santoro.jpg" alt="" width="225" height="224" /></a>Un po’ di luce sui blog</strong></p>
<p>E’ proprio quello che denuncia PierLuca Santoro, impegnato da qualche settimana a costruire un progetto che porti all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network.</p>
<p>Santoro pensa che sarebbe il caso di fare un po’ di <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2011/12/29/fare-luce-sui-blog/">luce sui blog</a>. E cita un’ operazione lanciata da Enel, un <a title="“Enel Blogger Award 2012&quot;" href="http://www.enelbloggeraward.com/" target="_blank">concorso</a> che premierebbe i migliori blogger, a sostegno della quale un’agenzia [non vi sarà difficile scoprire quale] ha lanciato una campagna di “sponsored conversation”, di blog che parlano del concorso.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Pare che stia funzionando visto che – ricostruisce Santoro &#8211; Google restituisce quasi un milione di <a title="Risultati ricerca enel+concorso blogger" href="http://www.google.it/search?q=enel%2Bconcorso+blogger&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a#q=enel%2Bconcorso+blogger&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;tbm=blg&amp;ei=Bl78TpfUJciesAapy737Dw&amp;start=20&amp;sa=N&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=801449ae953b46ba&amp;biw=1600&amp;bih=730" target="_blank">risultati</a> per “enel+concorso blogger” e addirittura oltre due milioni di <a title="Risultati ricerca concorso blogger awards" href="http://www.google.it/search?q=concorso+blogger+awards&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">risultati</a> per “concorso blogger awards”.  Un successo che, da informazioni raccolte dal sottoscritto, sarebbe dovuto al compenso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che vengono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di energia; un elargizione davvero generosa che supera i compensi che spesso i giornalisti di professione ricevono per un pezzo originale che, by the way, lascia immaginare quanto costi al committente.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Approfondendo si viene a scoprire che non tutti segnalano la dicitura “articolo sponsorizzato”, come dovrebbe essere, al termine del post e da una verifica a campione ne ho trovati almeno tre che non si curano di avvertire il lettore che in buona sostanza si tratta di comunicazione pubblicitaria [<a title="Partecipa al concorso “Enel Blogger Award” e vinci un IPad2 3G" href="http://mandicau.blog.tiscali.it/2011/12/25/2814/?doing_wp_cron" target="_blank">1</a> - <a title="Imperdibile: Enel premia i migliori blog con un iPad2 3G" href="http://elegitto.blog.kataweb.it/2011/12/28/imperdibile-enel-premia-i-migliori-blog-con-un-ipad2-3g/" target="_blank">2</a> - <a title="17-01-12 – Concorso “Enel Blogger Award 2012”" href="http://www.tafter.it/2011/12/17/17-01-12-concorso-%E2%80%9Cenel-blogger-award-2012%E2%80%9D/" target="_blank">3</a>].</p>
<p style="padding-left: 30px;">C’è una questione di <a title="Evidence casts doubt on claimed 'Cheetah' death" href="http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5jyLJW2HslZGPBp7WSVv8sWwX0ZcA?docId=e3e4e0fc60d647f49dcfa2e5271e535f" target="_blank">correttezza</a> e di trasparenza, che è poi alla base dell’idea di codice di autodisciplina precitato, verso le persone che leggono i nostri blog, le nostre segnalazioni sui diversi social network, [quasi sempre] in buona fede condividono ulteriormente quanto proposto poichè hanno fiducia in noi. E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.</p>
<p style="padding-left: 30px;">C’è in questo caso, anche, una questione di efficacia. Sia perchè, come <a title="Too much buzz" href="http://www.economist.com/node/21542154?fsrc=nlw%7Chig%7C12-28-2011%7Ceditors_highlights" target="_blank">spiega</a> oggi «The Economist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad apparire in spazi che, letteralmente, fanno <a title="Buon Natale, disinformatore prezzemolato!" href="http://www.pallequadre.com/2011/12/enel-premia-i-blogger.html" target="_blank">due palle quadre</a> ai lettori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Come <a title="Un problema di fiducia &amp; responsabilità: le marchette lasciamole ad altri" href="http://www.pasteris.it/blog/2011/12/23/un-problema-di-fiducia-responsabilita-le-marchette-lasciamole-ad-altri/" target="_blank">dice</a> l’amico Vittorio Pasteris – conclude Santoro -: un problema di fiducia &amp; responsabilità, le marchette lasciamole ad altri. E’ davvero giunto il momento di fare luce sui blog.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giornalismo sportivo senza fanatismo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Quality-sport.gif"></a>Nasce in Spagna Quality sport una rivista sportiva che punta sulla qualità e vuole recuperare strumenti giornalistici un po’ in disuso, come la narrazione giornalistico-letteraria e le interviste in profondità – Gli editori sono quattro ex studenti di giornalismo dell’ Università di Navarra</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Fare giornalismo sportivo senza fanatismo. E’ l’ obbiettivo di <a href="http://www.qualitysport.org/" target="_self"><strong>Quality Sport</strong></a><strong>, un mensile sportivo progettato </strong>da un gruppo di studenti spagnoli (Università di Navarra) che, nato come un progetto sperimentale del quarto anno del corso di laurea il Giornalismo, si è trasformato ora in una pubblicazione che affronterà la scommessa delle edicole spagnole.</p>
<p>La struttura è gestita da quattro degli 11 studenti originari – tutti sui 23 anni – che cureranno il mensile, il sito web collegato e le varie applicazioni per i dispositivi mobili che verranno via via realizzati.</p>
<p>Una pubblicazione ‘’frutto di illusioni e speranze, una benedetta pazzia’’, dice <a href="http://twitter.com/#%21/Pberraondo" target="_self"><strong>Pablo Berraondo</strong></a>, uno dei responsabili.</p>
<p>Il primo numero, appena uscito, è stato stampato in 15.000 copie, ma la redazione spera di poter crescere sia in foliazione che in numero di copie a partire dai prossimi numeri.</p>
<p>‘’Puntiamo a un giornalismo sportivo di qualità, che metta al centro delle gesta sportive l’ aspetto umano. Offriamo una grande varietà di sport che cercheremo di trattare in profondità, con dei testi molto curati e un’ attenzione particolare alle immagini. Quality]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Quality-sport.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-10715" title="Quality-sport" src="http://www.lsdi.it/wp-content/uploads/Quality-sport-300x176.gif" alt="" width="300" height="176" /></a><em>Nasce in Spagna Quality sport una rivista sportiva che punta sulla qualità e vuole recuperare strumenti giornalistici un po’ in disuso, come la narrazione giornalistico-letteraria e le interviste in profondità – Gli editori sono quattro ex studenti di giornalismo dell’ Università di Navarra</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Fare giornalismo sportivo senza fanatismo. E’ l’ obbiettivo di <a href="http://www.qualitysport.org/" target="_self"><strong>Quality Sport</strong></a><strong>, un mensile sportivo progettato </strong>da un gruppo di studenti spagnoli (Università di Navarra) che, nato come un progetto sperimentale del quarto anno del corso di laurea il Giornalismo, si è trasformato ora in una pubblicazione che affronterà la scommessa delle edicole spagnole.</p>
<p>La struttura è gestita da quattro degli 11 studenti originari – tutti sui 23 anni – che cureranno il mensile, il sito web collegato e le varie applicazioni per i dispositivi mobili che verranno via via realizzati.</p>
<p>Una pubblicazione ‘’frutto di illusioni e speranze, una benedetta pazzia’’, dice <a href="http://twitter.com/#%21/Pberraondo" target="_self"><strong>Pablo Berraondo</strong></a>, uno dei responsabili.</p>
<p>Il primo numero, appena uscito, è stato stampato in 15.000 copie, ma la redazione spera di poter crescere sia in foliazione che in numero di copie a partire dai prossimi numeri.</p>
<p>‘’Puntiamo a un giornalismo sportivo di qualità, che metta al centro delle gesta sportive l’ aspetto umano. Offriamo una grande varietà di sport che cercheremo di trattare in profondità, con dei testi molto curati e un’ attenzione particolare alle immagini. Quality Sport – spiega Berraondo a <a href="http://233grados.lainformacion.com/blog/2011/12/nace-revista-quality-sport-es-posible-hacer-periodismo-deportivo-sin-fanatismo-pablo-berraondo.html">233grados.com</a> – è una iniziativa editoriale unica nel mercato spagnolo: una rivista da leggere cn calma, da divorare. Recuperiamo dei generi giornalistici che sono un po’ caduti in disuso, come il racconto di stile letterario o le interviste approfondite’’.</p>
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