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Redazione | 16 marzo 2010
I giornali spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa - L’ annuale Rapporto sulla situazione del settore in Usa realizzato dal Pew Research Center segnala il declino rilevante dei media tradizionali in un anno tremendo però anche per l’ online, dove la pubblicità ha registrato una battuta d’ arresto e un calo di circa il 5% – Tra l’ altro la Ricerca rivela che l’81% degli internauti accetta le inserzioni di buon grado soprattutto perchè riesce ad ignorarle senza troppa fatica
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I giornali Usa spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa. Lo rileva l’ annuale “State of the News Media” elaborato dal Project for Excellence in Journalism (PEJ) del Pew Research Center, rilevando che nel 2009 l’ editoria giornalistica tradizionale ha continuato a registrare severe perdite.
Come riporta RTTNews, le grandi reti televisive, secondo la ricerca, sono sotto di centinaia di milioni di dollari rispetto al loro picco di ricavi, negli anni Ottanta. E anche le redazioni delle tv locali sono state tagliate: negli ultimi due anni sono stati spazzarti via almeno 1.600 posti di lavoro.
Nel 2009 i ricavi pubblicitari dei giornali sono diminuiti del 36% e quelli delle tv locali del 22%. Il fatturarto delle radio è sceso del 22%, quello dei magazine del 17%, le grandi reti tv hanno perso l’ 8% e anche la pubblicità online ha registrato un calo di circa il 5%.
Solo la tv via cavo, fra tutti i segmenti editoriali, non ha registrato un declino nei ricavi e negli organici.
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Redazione | 15 marzo 2010
Una azienda appena nata, con sede a Londra, si è lanciata nel campo del self-publishing e consente a chiunque di stampare una copia di un giornale (12 pagine) a prezzi contenuti – E’ sbagliato confondere la stampa con il suo modello economico: se quest’ ultimo è in difficoltà la stampa continuerà a vivere. La Tv non ha certo ucciso la radio, spiega uno dei creatori di Newspaper Club, che ora punta ad espandersi anche negli Stati Uniti – Trecentosessanta euro per 300 copie in bianco e nero – Fra i primi clienti la BBC, Wired UK e Last.fm –Un articolo di Kabir Chibber su Bbc News
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Media tycoons wanted: Make your own newspaper
di Kabir Chibber
(Business reporter, BBC News)
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Newspaper Club: una start-up che ha sede a Londra permette a chiunque di stampare il proprio giornale (12 pagine)
E’ difficile che a una persona venga in mente di stampare un proprio giornale ma quando capisci che è possibile “ è parecchio cool” dice Russell Davies, un ex manager nella pubblicità passato ai blog, uno degli ideatori e nvestitori nel progetto. “E ci sembra che parecchie persone la possono pensare così”, aggiunge.
Davies, il designer Ben Terrett e un gruppo di amici sviluppatori – che hanno formato un collettivo chiamato Really Interesting Group – hanno cominciato stampando un giornale con i post e le foto migliori dei blog dei loro amici nel 2008.
Le grandi macchine tipografiche commerciali – quelle per esempio di quotidiani come il Sun o il Daily Telegraph – sono ferme per buona parte del giorno prima di cominciare a stampare il giornale. Davis e i suoi amici hanno cominciato così a trattare per utilizzare le tipografie per stampare il loro giornale – chiamato Quello che i nostri amici hanno scritto su internet (Things Our Friends Have Written On The Internet) – e, sorpresi dai costi, si sono resi conto che anche altri avrebbero potuto fare lo stesso.
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Redazione | 13 marzo 2010

Nonostante i duri tagli alle redazioni e al flusso della produzione giornalistica degli anni scorsi, un declino dei profitti del 45,9%, secondo Alan Mutter, rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali saranno in grado di produrre nel futuro – E, anche se i giornali conservano un margine di profitto due volte maggiore di quello di Wal-Mart e tre volte più alto di quello di Ford Motor Co., il declino della redditività li mette in crisi rispetto alle loro performance storiche – e alle attese della comunità finanziaria a cui essi devono rispondere
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Mentre le vendite sono crollate di circa il 27,4% negli ultimi due anni, i profitti delle aziende editoriali di quotidiani negli Usa sono scesi 1,7 volte di più. Lo rileva Alan Mutter in una delle sue Reflections of Newsosaur, citando un’ analisi dei bilanci pubblicati dagli editori.
Una media del 45,9% di calo dei profitti dal 2007 – osserva Mutter – rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali Usa come Gannett, McClatchy e New York Times Co. saranno in grado di produrre nel futuro.
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Redazione | 12 marzo 2010

Il governo parla di “ campagna mediatica” contro le forze di sicurezza, accusate da una collaboratrice di un reparto speciale di utilizzare al nero gli immigrati per vari lavori di edilizia, anche nelle dacie degli alti ufficiali – Il presidente Medvedev procede a tagli di personale e licenziamenti, fra cui due viceministri – Una complessa vicenda in cui la stampa indipendente cerca di resistere
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di Valentina Barbieri
Il 18 febbraio, con una mossa a sorpresa, il presidente Dmitrij Medvedev ha firmato un decreto che prevede dei massicci tagli di personale nel Ministero degli interni: sono stati licenziati 17 funzionari, tra cui 2 viceministri. E’ questo l’avvio di una già annunciata riforma del Ministero, di cui Medvedev si ritiene personalmente responsabile.
Ma non solo con il presidente russo i rapporti si sono fatti più tesi. Anche la rivista russa The New Times sta creando parecchi grattacapi al Ministero degli Interni.
Ad inizio febbraio il New Times ha pubblicato un articolo dal titolo “Gli schiavi dell’unità OMON” (acronimo che indica le forze speciali del Ministero), in cui alcuni agenti raccontavano la corruzione nel reparto e i guadagni illegali dei propri superiori.
Il giorno successivo le forze speciali si sono rivolte in tribunale dichiarando l’ articolo lesivo dell’ onore e della dignità del corpo.
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Redazione | 12 marzo 2010

Secondo Chris Dixon, un noto esperto di start-up, l’ idea che l’ azienda di Mountain View tragga profitti direttamente dai giornali è solo cattiva informazione – In realtà internet ha mostrato l’ informazione giornalistica per quello che è: un pessimo affare e Google ha contribuito a questo risultato in molti modi, per esempio aiutando gli utenti a trovare delle fonti sostitutive di notizie – E anche Google non ci fa sopra i soldi
(via Luca De Biase)
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C’ è un mito molto diffuso secondo cui i motori di ricerca hanno guadagnato sui siti web di informazione. Qualche mese fa Rupert Murdoch ha detto che Google si era inventato un brillante business model evitando di pagare per le notizie prodotte da altri ma da cui ricava pubblicità.
La verità – giura l’ imprenditore-investitore Chris Dixon* – è che l’ informazione è un pessimo business. Punto. Anche Google non ci fa sopra i soldi.
Dixon pubblica come esempio i risultati di una ricerca su Google sulla frase: “afghanistan war” (in alto).
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Redazione | 11 marzo 2010

Il comportamento dei cittadini di una determinata comunità in occasione di qualche evento particolare si può illustrare anche con i grafici e in particolare, in questo caso, con una tabella relativa al consumo di acqua che ha un impatto visuale fortissimo e di estrema sintesi.
E’ quello che ha fatto Patspaper utilizzando i dati diffusi dalla EPCOR, l’ azienda di distribuzione dell’ acqua di Edmonton, in Canada.
La EPCOR ha pubblicato questo grafico sull’ andamento dei consumi il 27 febbraio, giorno normale, e il 28 febbraio, giorno in cui era in programma la finale olimpica di hockey su ghiaccio, di cui i canadesi sono superappassionati. In occasione della partita i consumi sono nettamente calati, con punte di netta ripresa durante gli intervalli della partita e un vistoso picco subito dopo la vittoria del Canada e la cerimonia di consegna della medaglia d’ oro.
A conferma che la stima di un 80% di canadesi incollati davanti alla tv a vedere la finale non era affatto azzardata.
(via ChartPorn)
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Redazione | 10 marzo 2010
Microsoft ha messo a punto una tecnologia che potrebbe modificare profondamente il modo con cui siamo abituati ora a muoverci online, superando il principio dell’ hyperlink, che costringe a uscire da una pagina per vederne un’ altra. Qui invece il principio è nello zoom: zoomare all’ infinito in profondità per raggiungere cose apparentemente invisibili ma restando all’ interno dello stesso “luogo” – Una intera annata di un giornale in una sola immagine – Nuove strade per la pubblicità
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Il concetto è semplice: zoomare all’ infinito.
E’ basata su questo principio Seadragon, una tecnologia che – come racconta Frédéric Filloux nella sua ultima Monday Note (”The future of content navigation”) – Microsoft ha acquisito nel 2006 e che ha poi rifinito integrandola ora come uno dei servizi di MSN, qualcosa che chiunque può già utilizzare.
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Redazione | 8 marzo 2010

La pubblicità sul web avrà nel 2010 una crescita del 10% e per la prima volta gli inserzionisti Usa spenderanno di più nell’ online che sulla stampa.
Lo annuncia un articolo su Forbes.com, spiegando che la previsione rientra nella Ricerca annuale realizzata da Outsell, uno dei principali Centri di analisi del marketing e del settore pubblicitario.
Stando ai dati raccolti interpellando 1.008 inserzionisti Usa nel dicembre scorso, sui 368 miliardi di dollari che verranno investiti quest’ anno in pubblicità, il 32,5% andranno al digitale e il 30,3% alla stampa.
La spesa per l’ online include e-mail, pubblicità video, banner e inserzioni nel campo search.
“E’ un momento che farà da spartiacque”, commenta il coordinatore dello studio, il vicepresidente di Outsell , Chuck Richard.
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Redazione | 8 marzo 2010
Lettera aperta a Federazione della stampa e Ordine – Decine di fotografi delle varie regioni d’Italia che si sono trovati senza lavoro o con compensi quasi nulli - Nel settore imperversano ingaggi di ogni genere ma nessun contratto di lavoro giornalistico – Coinvolti anche i direttori dei principali quotidiani – Si protesta anche rinunciando allo scatto delle foto per distribuire volantini di denuncia
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“Una severa verifica sulla legittimità della natura dei rapporti di lavoro che legano i fotoreporter alle agenzie fotografiche e le stesse agenzie agli editori”: questa è la richiesta al centro di una lettera aperta inviata alla Federazione Nazionale della stampa (il sindacato dei giornalisti italiani) e all’ Ordine dei giornalisti da svariate decine di fotoreporter di un po’ tutta Italia.
L’ iniziativa – spiega una nota del Gruppo di specializzazione dei giornalisti dell’informazione visiva, che fa capo all’ Associazione lombarda dei giornalisti – parte da un tam tam spontaneo lanciato pochi giorni fa in internet da un gruppo di fotocronisti quasi senza lavoro e stanchi di vedere i propri compensi sempre più in discesa e ormai sottocosto.
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Redazione | 6 marzo 2010
La sfida della velocità, la progressiva opacità delle fonti primarie delle notizie sulla Rete e una pratica culturale che vede l’ informazione come una risorsa duplicabile in maniera ‘’naturale’’ – La vicenda del redattore del New York Times costretto alle dimissioni per plagio – L’ organizzazione del lavoro prevedeva una produzione settimanale di almeno 7 mila parole, equivalente a circa 50 mila caratteri, e “imponeva di rispondere in tempi stretti a una storia proposta su un altro giornale concorrente”
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I ritmi infernali del lavoro giornalistico online, la sfida della velocità, la progressiva opacità delle fonti primarie delle notizie sulla Rete e una cultura che vede l’ informazione come una risorsa duplicabile in maniera ‘’naturale’’.
Si è parlato molto in questi giorni di Zachery Kouwe, il giovane giornalista economico del New York Times che è stato costretto alle dimissioni per avere utilizzato impropriamente e ripetutamente contenuti del WSJ, della Reuters e altre fonti informative senza nemmeno citarle. Ma poco si è detto sullo sfondo di quel comportamento.
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