Sviluppi e problemi dell’ informazione e della professione giornalistica analizzati anche attraverso l’ esperienza di Lsdi nella tesi con cui una studentessa croata si è laureata in Scienze della Comunicazione sociale all’ Università Pontificia Salesiana di Roma e che qui pubblichiamo - ‘’IL GIORNALISMO NELL’ ERA WIKI. Dall’informazione partecipata a un 'laboratorio di senso': l’esperienza del sito LSDI’’, questo il titolo del lavoro, che qui pubblichiamo
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Il futuro del giornalismo analizzato attraverso il lavoro di documentazione prodotto in questi anni da Lsdi. E’ la Tesi di una studentessa croata, Anita Posaric*, che nel novembre scorso si è laureata in Scienze della Comunicazione sociale all’ Università Pontificia Salesiana di Roma.
‘’IL GIORNALISMO NELL’ ERA WIKI. Dall’informazione partecipata a un “laboratorio di senso”: l’esperienza del sito LSDI’’ è il titolo della tesi, di cui è stato relatore il professor Vittorio Sammarco. Il lavoro di Anita Posaric dedica alla nostra attività un intero capitolo e si chiude con una ampia intervista a Pino Rea, coordinatore di Lsdi.
L’ attezione della tesi è rivolta in particolare alla sfera del giornalismo partecipativo. L’ obbiettivo – spiega Posaric – è ‘’ripensare senso, ruolo e caratteristiche della professione, che vive
Il giornalismo nell’ era wiki, informazione partecipata e laboratori di senso
Sviluppi e problemi dell’ informazione e della professione giornalistica analizzati anche attraverso l’ esperienza di Lsdi nella tesi con cui una studentessa croata si è laureata in Scienze della Comunicazione sociale all’ Università Pontificia Salesiana di Roma e che qui pubblichiamo - ‘’IL GIORNALISMO NELL’ ERA WIKI. Dall’informazione partecipata a un 'laboratorio di senso': l’esperienza del sito LSDI’’, questo il titolo del lavoro, che qui pubblichiamo
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Il futuro del giornalismo analizzato attraverso il lavoro di documentazione prodotto in questi anni da Lsdi. E’ la Tesi di una studentessa croata, Anita Posaric*, che nel novembre scorso si è laureata in Scienze della Comunicazione sociale all’ Università Pontificia Salesiana di Roma.
‘’IL GIORNALISMO NELL’ ERA WIKI. Dall’informazione partecipata a un “laboratorio di senso”: l’esperienza del sito LSDI’’ è il titolo della tesi, di cui è stato relatore il professor Vittorio Sammarco. Il lavoro di Anita Posaric dedica alla nostra attività un intero capitolo e si chiude con una ampia intervista a Pino Rea, coordinatore di Lsdi.
L’ attezione della tesi è rivolta in particolare alla sfera del giornalismo partecipativo. L’ obbiettivo – spiega Posaric – è ‘’ripensare senso, ruolo e caratteristiche della professione, che vive
Social media e rivolte in Nord-Africa, non ci sono solo Fb e Twitter
In una tesi di laurea uno studente padovano analizza in maniera molto approfondita il ruolo chiave che i network sociali hanno avuto nella ‘’primavera araba’’ mettendo in risalto il grosso contributo offerto anche da una terza piattaforma sociale, Ushahidi, che peraltro è nata proprio in Africa - Utilizzato soprattutto in Egitto per condividere informazioni, localizzate geograficamente su mappe, sul numero delle vittime, sugli aiuti necessari ai manifestanti e sul posizionamento dei vari checkpoint il software creato nel 2007 da Ory Okolloh in Kenya è diventato un efficace strumento di lettura delle situazioni di crisi a livello internazionale
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Diffusione dei contenuti sia all’ interno del paese che verso l’ esterno e coordinamento delle azioni di protesta.
Il ruolo chiave dei social media, Twitter e Facebook in particolare, nelle rivolte del nord-Africa è stato costantemente sottolineato in questi mesi da tutti i media ma il lavoro che qui presentiamo (una tesi di laurea di uno studente padovano) offre un grosso contributo in più in termini di approfondimento, raccontando come concretamente i network sociali hanno svolto una funzione informativa e logistica essenziale per lo sviluppo degli avvenimenti.
‘’La generazione che sta cambiando il Nord
L’ editoria per i nuovi italiani, fra testate etniche, multiculturali e business
La violenza sessuale e i media: quando la vittima diventa un fantasma
Il trattamento mediatico del fenomeno incide fortemente sul modo con cui esso viene percepito: confinati nelle pagine di cronaca gli episodi di violenza sessuale vengono presentati come una somma di storie individuali, come degli episodi tristi che accadono agli altri - Così lo stupratore seriale è largamente più presente del nonno che aggredisce i suoi nipotini. L’ eccezionale ha maggior peso - Quando una giovane donna viene violentata in un bosco mentre stava facendo del footing, tutti ne parlano. Un incesto non interessa quasi nessuno. I drammi che si consumano a bassa voce, frequenti ma poco visibili, non interessano i media. Perché quello che viene nascosto, dalla sfera familiare per esempio, è un argomento di inchiesta molto difficile. I giornalisti non hanno tempo e si precipitano su ciò che corre veloce – L’ analisi di Audrey Guiller e Nolwenn Weiler, due giornalisti francesi autori di ‘’Violenza sessuale, un crimine quasi ordinario’’, uscito un mese fa e di cui pubblichiamo la traduzione di un’ ampia parte, quella relativa ai media
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In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e come contributo al convegno in programma venerdì pomeriggio
Open data: i documenti sull’ ambiente sono già ‘aperti’, basta chiederli
Lsdi e Fnsi hanno messo a punto un modello di domanda che i giornalisti devono utilizzare per chiedere alle amministrazioni e alle aziende pubbliche copie dei documenti relativi a vicende e problemi di carattere ambientale, che devono essere consegnati per legge, senza alcuna discrezionalità - Lo prevede la Convenzione di Aahrus del 1998, a cui l' Italia ha aderito, che impone alle amministrazioni pubbliche di produrre i documenti relativi a questioni ambientali a qualsiasi cittadino che ne faccia richiesta - Un dossier in occasione della Conferenza nazionale dei Comitati di redazione
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Con la consulenza di un esperto di diritto pubblico, Lsdi e Fnsi hanno messo a punto un modello di domanda che i giornalisti possono utilizzare per chiedere alle amministrazioni e alle aziende pubbliche copie dei documenti relativi a vicende e problemi di carattere ambientale - per indagare, ad esempio, sulle concause dei disastri che ciclicamente si abbattono sul nostro paese. Dati che aziende ed enti pubblici sono tenuti a consegnare per legge, senza alcuna discrezionalità.
In Italia infatti opera dal 1998 la Convenzione di Aahrus, che impone alle amministrazioni pubbliche di produrre i documenti relativi a questioni
Giornalismo, una professione sempre più frammentata
Giornalisti in Francia, meno numerosi, più ‘’vecchi’’ e più precari
Raccontare storie altrimenti non raccontabili,
la grande sfida del Data journalism
Un genocidio via radio
I quotidiani sanno parlare tricolore, anche la Padania
La tesi di laurea di uno studente dell' Università di Padova (che Lsdi pubblica) analizza il modo con cui i giornali italiani hanno raccontato i 150 anni dell’ Unità, scoprendo che, a parte qualche ‘’insufficienza’’ (Manifesto, Dolomiten, Libero, Foglio), le altre testate hanno affrontato l’ evento con estrema serietà ed impegno - Compreso il quotidiano della Lega, che, pur avanzando dubbi sull’ importanza delle celebrazioni, ha offerto una informazione in ogni caso ‘’utile per avviare un dibattito e un confronto’’ – Una sorpresa è venuta anche dal fatto che testate ipoteticamente più ‘’nazionaliste’’, come Libero e Giornale, si sono rivelate invece piuttosto tiepide e disattente rispetto al compleanno della Nazione, mentre Repubblica e Unità hanno garantito un’ informazione più lineare e duratura, privilegiando cultura e approfondimenti – Altre sorprese di Avvenire e Gazzetta dello Sport
------ A parte qualche ‘’insufficienza’’, le principali testate italiane hanno affrontato le celebrazioni per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia con grande serietà ed impegno. Compresa la Padania. Con un secco rovesciamento degli schemi secondo cui testate ipoteticamente più ‘’nazionaliste’’ e di ‘’destra’’, come Giornale o Libero, avrebbero dovuto dimostrare un entusiasmo