[/caption]
In una intervista a Lsdi la figlia della giornalista russa uccisa nel 2006, cronista come la madre, fa il punto sulla situazione cupa del suo paese, ma segnala come anche lì internet offra grandi opportunità – ‘’Le persone iniziano a capire che si può essere seduti al computer e vedere cosa succede in Africa. Si può non guardare solo Pervyj kanal (il primo canale), che riporta un solo punto di vista, ma si può seguire una notizia in decine di varianti e provare a tirare le proprie somme’’ – Il pricolo della crescente statalizzazione dei media
-----
Il 14 maggio scorso a Vittorio Veneto (TV) si è tenuto l’incontro “Libera stampa!”, organizzato dall’associazione Mondo in Cammino e patrocinato da Lsdi.
In occasione della serata, che ha visto protagonisti Vera Politkovskaja, figlia di Anna Politkovskaja, e Leonardo Coen, inviato di Repubblica, abbiamo incontrato la figlia della giornalista uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca e le abbiamo posto alcune domande sullo stato del giornalismo in Russia.
Ecco l’ intervista, a cura di Valentina Barbieri.
Pensa
Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa
17 maggio 2011
[caption id="attachment_8147" align="alignleft" width="300" caption="Vera Politkovskaja durante l' incontro a Vittorio Veneto (foto di Paolo Barbuio)"]
[/caption]
In una intervista a Lsdi la figlia della giornalista russa uccisa nel 2006, cronista come la madre, fa il punto sulla situazione cupa del suo paese, ma segnala come anche lì internet offra grandi opportunità – ‘’Le persone iniziano a capire che si può essere seduti al computer e vedere cosa succede in Africa. Si può non guardare solo Pervyj kanal (il primo canale), che riporta un solo punto di vista, ma si può seguire una notizia in decine di varianti e provare a tirare le proprie somme’’ – Il pricolo della crescente statalizzazione dei media
-----
Il 14 maggio scorso a Vittorio Veneto (TV) si è tenuto l’incontro “Libera stampa!”, organizzato dall’associazione Mondo in Cammino e patrocinato da Lsdi.
In occasione della serata, che ha visto protagonisti Vera Politkovskaja, figlia di Anna Politkovskaja, e Leonardo Coen, inviato di Repubblica, abbiamo incontrato la figlia della giornalista uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca e le abbiamo posto alcune domande sullo stato del giornalismo in Russia.
Ecco l’ intervista, a cura di Valentina Barbieri.
Pensa
[/caption]
In una intervista a Lsdi la figlia della giornalista russa uccisa nel 2006, cronista come la madre, fa il punto sulla situazione cupa del suo paese, ma segnala come anche lì internet offra grandi opportunità – ‘’Le persone iniziano a capire che si può essere seduti al computer e vedere cosa succede in Africa. Si può non guardare solo Pervyj kanal (il primo canale), che riporta un solo punto di vista, ma si può seguire una notizia in decine di varianti e provare a tirare le proprie somme’’ – Il pricolo della crescente statalizzazione dei media
-----
Il 14 maggio scorso a Vittorio Veneto (TV) si è tenuto l’incontro “Libera stampa!”, organizzato dall’associazione Mondo in Cammino e patrocinato da Lsdi.
In occasione della serata, che ha visto protagonisti Vera Politkovskaja, figlia di Anna Politkovskaja, e Leonardo Coen, inviato di Repubblica, abbiamo incontrato la figlia della giornalista uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca e le abbiamo posto alcune domande sullo stato del giornalismo in Russia.
Ecco l’ intervista, a cura di Valentina Barbieri.
Pensa
Uzbekistan, il rischioso mestiere di giornalista in un paese al 163° posto della classifica di Rsf
1 maggio 2011
[caption id="attachment_7940" align="alignleft" width="300" caption="Questa foto di una giornalista dell' AP è stata ''interpretata'' come un gesto di diffamazione intenzionale del popolo uzbeko"]
[/caption]
Alla vigilia del 3 maggio, Giornata internazionale della libertà di stampa, pubblichiamo questa analisi di Valentina Barbieri sulla situazione dell’ informazione in Uzbekistan, uno dei paesi dove il giornalismo indipendente (come il lavoro degli attivisti per i diritti umani) è sempre più rischioso – Dal 2005, dalla rivolta nella città di Andijan, è prevalsa una linea sempre più dura –Un rigido controllo anche su internet, attraverso l’ ente governativo per le comunicazioni – Il controverso e interessante caso dell’ impennata di Twitter
----------
di Valentina Barbieri
Non è un paese per giornalisti, l' Uzbekistan. E nemmeno per gli attivisti per i diritti umani.
L' ultimo episodio risale a pochi giorni fa: dopo aver rilasciato un'intervista al canale russo Rossija 1, Elena Urlaeva, direttrice in Uzbekistan di Human Rights Alliance, è stata raggiunta nel suo appartamento da tre donne che l'hanno aggredita verbalmente e fisicamente.
L'accusa: aver diffamato il proprio paese riportando le condizioni
[/caption]
Alla vigilia del 3 maggio, Giornata internazionale della libertà di stampa, pubblichiamo questa analisi di Valentina Barbieri sulla situazione dell’ informazione in Uzbekistan, uno dei paesi dove il giornalismo indipendente (come il lavoro degli attivisti per i diritti umani) è sempre più rischioso – Dal 2005, dalla rivolta nella città di Andijan, è prevalsa una linea sempre più dura –Un rigido controllo anche su internet, attraverso l’ ente governativo per le comunicazioni – Il controverso e interessante caso dell’ impennata di Twitter
----------
di Valentina Barbieri
Non è un paese per giornalisti, l' Uzbekistan. E nemmeno per gli attivisti per i diritti umani.
L' ultimo episodio risale a pochi giorni fa: dopo aver rilasciato un'intervista al canale russo Rossija 1, Elena Urlaeva, direttrice in Uzbekistan di Human Rights Alliance, è stata raggiunta nel suo appartamento da tre donne che l'hanno aggredita verbalmente e fisicamente.
L'accusa: aver diffamato il proprio paese riportando le condizioni
Ungheria: legge sui media, solo piccoli ritocchi ‘’estetici’’
13 aprile 2011
Gli interventi seguiti alle forti critiche che la legge varata a dicembre dal nuovo governo di Budapest aveva suscitato in tutto il mondo vengono visti con scetticismo da Resporters sans frontières e dalla Federazione europea dei giornalisti, che ha lanciato una petizione in cui si indicano alcuni correttivi indispensabili
----------
di Claudia Leporatti
Dal 24 al 25 marzo 2011 i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell' Unione europea si sono incontrati per il primo summit della presidenza di turno dell' Ungheria. Oltre alla crisi in Libia e ai problemi della governance economica, tra i temi all'ordine del giorno alla vigilia del vertice veniva dato per sicuro anche il punto sulla legge sui media approvata dal governo ungherese a dicembre scorso e da poco modificata su richiesta della Commissione europea. Ma non si è saputo se l’ argomento è stato affrontato e, se sì, in che termini. Ma la questione è ancora d’ attualità e può essere utile fare il punto sulla situazione.
La cosiddetta”legge bavaglio” non convince ancora l'opposizione nel Parlamento magiaro nè tantomeno i cittadini, come dimostra la grande manifestazione di protesta organizzata proprio nel giorno della festa nazionale ungherese
Assange: Wikileaks non potrà essere decapitato
27 marzo 2011
[caption id="attachment_7587" align="alignleft" width="300" caption="Assange e Kristin Hrafnsson"]
[/caption]
Una straordinaria rete fatta di almeno 800 volontari e di milioni di sostenitori in tutto il mondo assicurano la sopravvivenza del sito e il proseguimento dell’ attività – Un’ intervista a un settimanale colombiano – Le grandi strutture finanziarie Usa continuano a cercare di soffocare WL, ha denunciato intanto il portavoce di Wikileaks Kristinn Hrafnsson, a Viareggio per ricevere il premio internazionale dell'Unci (Unione nazionale cronisti italiani – Quanto a Bradley Manning, il soldato accusato di aver passato materiali a WL, il giovane detenuto continua ad essere ''torturato in carcere'' definendolo ''un trattamento in pieno stile Abu Ghraib''
----------------
Ottocento alias e milioni di sostenitori in tutto il mondo: Julian Assange, portavoce e principale animatore di WikiLeaks, ha usato questi dati per assicurare che WikiLeaks ‘’è difficile da decapitare".
La valutazione è stata fatta nel corso di una intervista al settimanale colombiano Semana realizzata a Londra.
‘’L’ ultima volta che sono stato arrestato – ha spiegato – abbiamo continuato a pubblicare materiale ogni giorno’’, ha aggiunto. ‘’Alcuni media hanno costruito il mito secondo cui io sarei una sorta di super-eroe e che in termini di
[/caption]
Una straordinaria rete fatta di almeno 800 volontari e di milioni di sostenitori in tutto il mondo assicurano la sopravvivenza del sito e il proseguimento dell’ attività – Un’ intervista a un settimanale colombiano – Le grandi strutture finanziarie Usa continuano a cercare di soffocare WL, ha denunciato intanto il portavoce di Wikileaks Kristinn Hrafnsson, a Viareggio per ricevere il premio internazionale dell'Unci (Unione nazionale cronisti italiani – Quanto a Bradley Manning, il soldato accusato di aver passato materiali a WL, il giovane detenuto continua ad essere ''torturato in carcere'' definendolo ''un trattamento in pieno stile Abu Ghraib''
----------------
Ottocento alias e milioni di sostenitori in tutto il mondo: Julian Assange, portavoce e principale animatore di WikiLeaks, ha usato questi dati per assicurare che WikiLeaks ‘’è difficile da decapitare".
La valutazione è stata fatta nel corso di una intervista al settimanale colombiano Semana realizzata a Londra.
‘’L’ ultima volta che sono stato arrestato – ha spiegato – abbiamo continuato a pubblicare materiale ogni giorno’’, ha aggiunto. ‘’Alcuni media hanno costruito il mito secondo cui io sarei una sorta di super-eroe e che in termini di
Turchia, proteste contro gli ‘’arresti arbitrari’’ di giornalisti
18 marzo 2011
Salta una riunione di giornalisti europei in programma a Bursa mentre a Strasburgo l’ Associazione dei giornalisti Parlamentari chiede alle autorità turche di fermare le loro ‘’minacce e intimidazioni nei confronti della stampa’’ del paese – Secondo le ultime stime 68 giornalisti turchi sono attualmente detenuti e 2.000 sotto inchiesta
-----
Una riunione dell’ Associazione dei giornalisti europei che avrebbe dovuto tenersi in questi giorni a Bursa, in Turchia, è stata annullata a causa della difficile situazione in cui si trovano molti giornalisti turchi.
Secondo uno dei delegati, Dogan Tilic, 68 giornalisti turchi sono attualmente detenuti e 2.000 sotto inchiesta per ragioni che lo stesso parlamento europeo, in una risoluzione del 9 marzo, ha duramente criticato.
La scorsa settimana 8.000 giornalisti si sono riuniti a Piazza Taksim a Istanbul per protestare contro la situazione e il 19 marzo hanno ripetuto la manifestazione ad Ankara (nella foto).
Ieri un nuovo allarme è venuto da Strasburgo, dove l’ Associazione dei giornalisti parlamentari europei, denunciando ‘’arresti arbitrari’’ chiede alle autorità turche di fermare le loro ‘’minacce e intimidazioni nei confronti della stampa’’ del paese.
(continua...)
Dieci paesi nemici di internet
15 marzo 2011
Gli Usa stanno perdendo la ”guerra dell’ informazione”
9 marzo 2011
In un discorso, molto preoccupato, alla Commissione Esteri del Senato Usa Hillary Clinton sollecita nuovi finanziamenti al Dipartimento di Stato per 'tornare a giocare la partita' – Un' analisi di Peacereporter – Il mondo arabo, la Russia e la Cina hanno spezzato il monopolio americano – I ritardi nel progetto ''Internet Censorship Circumvention Technology'' (Icct) hanno permesso a Pechino di spezzare il dissenso
-----
''C'è una guerra dell'informazione, e noi la stiamo perdendo''. L' allarme è del Segretario di Stato americano Hillary Clinton che alla Commissione Affari Esteri del Senato ha sollecitato nuovi finanziamenti per 'tornare a giocare la partita'.
La partita, come osserva Luca Galassi su Peacereporter, ruota anche attorno all' ipotesi di tagli del 16 percento al suo ministero, che la Clinton sta cercando di evitare. Si tratta di un budget di 79 miliardi di dollari destinati per il 2012 a 'diplomazia e sviluppo'.
Dietro questa cifra – rileva Peacereporter - si celano finanziamenti a vario titolo, compresi quelli per la Bbg (Broadcasting Board of Governors), agenzia responsabile di tutti i media non-militari sponsorizzati dal governo Usa.
Chi sta vincendo la guerra, secondo Clinton, è invece al Jazeera, mentre i
La Tunisia chiede spazio per i nuovi media
8 marzo 2011
Il racconto di Fahem Boukkadous, un giornalista tunisino che ha sfidato a viso aperto la repressione di Ben Alì (tanto da essere spesso imprigionato) e che ora guarda con ansia al futuro dell’ informazione – ‘’E’ vero che gli ex giornali e tv di regime sono cambiati, si sono aperti’’, ha raccontato ad Amisnet, ‘’ma è anche vero che si tratta degli stessi giornalisti di prima. Per cui è una situazione scivolosa: siamo sempre di fronte ai giornalisti populisti di un tempo’’
-----
“E’ chiaro che la libertà di espressione, la libertà di stampa è il primo risultato di questa rivoluzione. Ma per noi giornalisti la situazione della stampa non è cambiata totalmente …come vorremmo. Ci sono decine di giornalisti che hanno fatto richiesta per l’apertura di nuovi media, giornali, radio, televisioni, ma per il momento non sono ancora riusciti ad ottenerli. Le autorità non hanno dato risposte’’.
E’ il racconto di Fahem Boukkadous, un giornalista televisivo tunisino arrestato più volte durante il regime di Ben Alì per i suoi reportage di denuncia, raccolto da Amisnet in una intervista sull’ evoluzione della situazione dell’ informazione in Tunisia raccolta da Amisnet .

