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	<title>LSDI &#187; Antonella Beccaria</title>
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	<description>Libertà di Stampa / Diritto all'Informazione</description>
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		<title>Il manifesto del dominio pubblico per aprire l’accesso alla conoscenza</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 12:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet e il web]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Kommunia.jpg"></a></p>
<p>(da <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/01/26/il-manifesto-del-dominio-pubblico-per-aprire-laccesso-alla-conoscenza/?utm_source=feedburner&#38;utm_medium=feed&#38;utm_campaign=Feed%3A+beccaria%2FkHvN+%28Antonella+Beccaria%27s+blog%29">Xaraan</a>)</p>
<p>È online il <a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/8">manifesto del dominio pubblico</a>, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo <a href="http://communia-project.eu/">Communia</a>, coordinato dal <a href="http://nexa.polito.it/">Centro Nexa su Internet &#38; Società</a> del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:</p>
<p>Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore previste dalla legge (diritto di cronaca, ecc.), eccezioni che nei paesi anglosassoni si articolano secondo la dottrina del “fair use”.</p>
<p><a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/9">Qui</a> l’elenco delle lingue disponibili mentre per]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lsdi.it/wp-content/Kommunia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4163" title="Kommunia" src="http://www.lsdi.it/wp-content/Kommunia-300x54.jpg" alt="Kommunia" width="300" height="54" /></a></p>
<p>(da <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/01/26/il-manifesto-del-dominio-pubblico-per-aprire-laccesso-alla-conoscenza/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+beccaria%2FkHvN+%28Antonella+Beccaria%27s+blog%29">Xaraan</a>)</p>
<p>È online il <a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/8">manifesto del dominio pubblico</a>, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo <a href="http://communia-project.eu/">Communia</a>, coordinato dal <a href="http://nexa.polito.it/">Centro Nexa su Internet &amp; Società</a> del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:</p>
<p>Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore previste dalla legge (diritto di cronaca, ecc.), eccezioni che nei paesi anglosassoni si articolano secondo la dottrina del “fair use”.</p>
<p><a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/9">Qui</a> l’elenco delle lingue disponibili mentre per aggiungersi <a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/8/signatures">alle persone e alle realtà</a> che hanno aderito al progetto c’è a disposizione una <a href="http://www.publicdomainmanifesto.org/node/8#sign">pagina di sottoscrizione</a>. Inoltre il progetto è presente anche su <a href="http://www.facebook.com/publicdomain.manifesto?v=info&amp;ref=ts">Facebook</a>.</p>
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		<title>CrossingTV: la web TV che accoglie e contiene le differenze</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2008/crossingtv-la-web-tv-che-accoglie-e-contiene-le-differenze/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 12:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[La Tv e le tv]]></category>
		<category><![CDATA[Media e potere]]></category>
		<category><![CDATA[web tv]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> </p>
<p>A fronte della situazione che le  cronache di questi giorni riportano soprattutto nei confronti degli stranieri,  la migliore risposta &#232; <a href="http://www.crossingtv.it/">CrossingTV &#8211; La TV  delle nuove generazioni</a>. Progetto bolognese che riunisce giovani dai sedici  ai vent&#8217;anni di nazionalit&#224; o origine rigorosamente eterogenea (si veda la  composizione della <a href="http://www.crossingtv.it/redazione">redazione</a>),  nasce con uno <a href="http://www.crossingtv.it/webtv">scopo</a> ben preciso  che vuole contrapporsi alla passivit&#224; del piccolo schermo tradizionale.</p>
<p>L&#8217;obiettivo principale &#232; scoprire e riscoprire un mondo comune, che &#232; la  nostra societ&#224; in progressiva evoluzione, raccontato da punti di vista diversi,  attraverso modalit&#224; strettamente legate al mondo giovanile: l&#8217;esplorazione e la  conoscenza, il gioco e il divertimento, la fantasia e la creativit&#224;, e anche l&#8217;  avventura. Crossing TV &#232; un luogo dove accogliere e contenere le differenze,  dove imparare a lasciarsi attraversare da altri punti di vista nel tentativo di  creare un &#8220;ponte&#8221; culturale, ma anche affettivo, tra le persone e le culture; &#232;  un luogo di apprendimenti, dove ciascuno &#232; parte attiva e porta aspetti e  realt&#224; culturali diversi, in un confronto continuo.</p>
<p>Avviata con il coordinamento della filmaker <a href="http://www.silviastorelli.it/">Silvia Storelli</a>, la webtv comunica  attraverso vari linguaggi: dal <a href="http://www.crossingtv.it/blog">blog</a> al <a href="http://www.crossingtv.it/crosslife/">serial</a>, dalle <a href="http://www.crossingtv.it/generazioninazione/">inchieste</a> interculturali ai linguaggi universali come quello dello sport o]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://antonella.beccaria.org/images/crossingtv.jpg" alt="Crossing tv" /> </p>
<p>A fronte della situazione che le  cronache di questi giorni riportano soprattutto nei confronti degli stranieri,  la migliore risposta &egrave; <a href="http://www.crossingtv.it/">CrossingTV &#8211; La TV  delle nuove generazioni</a>. Progetto bolognese che riunisce giovani dai sedici  ai vent&rsquo;anni di nazionalit&agrave; o origine rigorosamente eterogenea (si veda la  composizione della <a href="http://www.crossingtv.it/redazione">redazione</a>),  nasce con uno <a href="http://www.crossingtv.it/webtv">scopo</a> ben preciso  che vuole contrapporsi alla passivit&agrave; del piccolo schermo tradizionale.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo principale &egrave; scoprire e riscoprire un mondo comune, che &egrave; la  nostra societ&agrave; in progressiva evoluzione, raccontato da punti di vista diversi,  attraverso modalit&agrave; strettamente legate al mondo giovanile: l&rsquo;esplorazione e la  conoscenza, il gioco e il divertimento, la fantasia e la creativit&agrave;, e anche l&rsquo;  avventura. Crossing TV &egrave; un luogo dove accogliere e contenere le differenze,  dove imparare a lasciarsi attraversare da altri punti di vista nel tentativo di  creare un &ldquo;ponte&rdquo; culturale, ma anche affettivo, tra le persone e le culture; &egrave;  un luogo di apprendimenti, dove ciascuno &egrave; parte attiva e porta aspetti e  realt&agrave; culturali diversi, in un confronto continuo.</p>
<p>Avviata con il coordinamento della filmaker <a href="http://www.silviastorelli.it/">Silvia Storelli</a>, la webtv comunica  attraverso vari linguaggi: dal <a href="http://www.crossingtv.it/blog">blog</a> al <a href="http://www.crossingtv.it/crosslife/">serial</a>, dalle <a href="http://www.crossingtv.it/generazioninazione/">inchieste</a> interculturali ai linguaggi universali come quello dello sport o della cucina.  Insomma, un esperimento interessante e coraggioso, che punta a coinvolgere e a  stimolare passando anche attraverso un <a href="http://www.crossingtv.it/zebracrossing">concorso fotografico</a>.<br />
(da <a href="http://antonella.beccaria.org/2008/05/19/crossingtv-la-web-tv-delle-nuove-generazioni/">Xaraan</a>)  </p>
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		<title>OpenCongress.org: leggi federali monitorate dai cittadini</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2007/opencongressorg-leggi-federali-monitorate-dai-cittadini/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2007/opencongressorg-leggi-federali-monitorate-dai-cittadini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 12:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovi giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[
<p><a href="http://www.worldchanging.com/archives/006200.html">WorldChanging</a> segnala la nascita di <a href="http://www.opencongress.org/">OpenCongress.org</a>, iniziativa della <a href="http://www.sunlightfoundation.com/">Sunlight Foundation</a> per seguire i processi legislativi federali negli Stati Uniti. In versione ancora beta, si pone tuttavia degli scopi piuttosto ambiziosi: diventare riferimento per cittadini e attivisti arrivando a porsi come interlocutori presso le istituzioni. Le cui azioni saranno seguite attraverso la lente della stampa cartacea e della rete. Il <a href="http://www.opencongress.org/blog">blog</a> informerà circa l&#8217;evoluzione del progetto mentre altre sezioni del sito danno notizie in merito alle leggi più <a href="http://www.opencongress.org/bill/all">coperte</a> dalla stampa o dai blogger o alle <a href="http://www.opencongress.org/issue/by_bill_count">aree</a> di competenza dei singoli provvedimenti.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img src="http://antonella.beccaria.org/images/opencongress.jpg" /></div>
<p><a href="http://www.worldchanging.com/archives/006200.html">WorldChanging</a> segnala la nascita di <a href="http://www.opencongress.org/">OpenCongress.org</a>, iniziativa della <a href="http://www.sunlightfoundation.com/">Sunlight Foundation</a> per seguire i processi legislativi federali negli Stati Uniti. In versione ancora beta, si pone tuttavia degli scopi piuttosto ambiziosi: diventare riferimento per cittadini e attivisti arrivando a porsi come interlocutori presso le istituzioni. Le cui azioni saranno seguite attraverso la lente della stampa cartacea e della rete. Il <a href="http://www.opencongress.org/blog">blog</a> informerà circa l&#8217;evoluzione del progetto mentre altre sezioni del sito danno notizie in merito alle leggi più <a href="http://www.opencongress.org/bill/all">coperte</a> dalla stampa o dai blogger o alle <a href="http://www.opencongress.org/issue/by_bill_count">aree</a> di competenza dei singoli provvedimenti.</p>
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		<title>Correttezza delle notizie: quegli strani accorpamenti</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2007/correttezza-delle-notizie-quegli-strani-accorpamenti/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2007/correttezza-delle-notizie-quegli-strani-accorpamenti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2007 14:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://fainotizia.radioradicale.it/user/alessandro-capriccioli">Alessandro Capriccioli</a> pubblica su <a href="http://www.radioradicale.it/">RadioRadicale.it</a> il dossier <a href="http://www.radioradicale.it/lobiettivita-dellinformazione-e-gli-strani-accorpamenti-del-corriere-it">La correttezza dell&#8217;informazione e gli strani &#8220;accorpamenti&#8221; del Corriere.it</a>. O meglio l&#8217;incipit di un dossier per il quale chiede contributi ai navigatori. Partendo da ciò che è stato pubblicato sul sito del principale dei quotidiani italiani, inizia però già a rilevare una serie di accostamenti interessanti: per esempio la notizia della morte di Piergiorgio Welby viene seguita da quella relativa a un figlicidio, la presunta logorrea femminile allo spam o un agente di polizia licenziato perché fuori servizio indossava abiti da donna a uno stupro. Ora, saranno anche accoppiate casuali, coincidenze, ma sembra che qualche antenna si stia drizzando. Tanto che Capriccioli scrive:</p>
<p>Pur non volendo applicare alla lettera l&#8217;adagio di Agatha Christie secondo il quale «tre indizi fanno una prova», sarebbe opportuno verificare se tali accorpamenti possano essere considerati semplici sviste, oppure se essi costituiscano dei veri e propri tentativi di gettare una luce negativa su determinati argomenti.</p>
<p>[...]</p>
<p>L’obiettività dell’informazione non è data esclusivamente dal tenore letterale delle notizie da divulgare, ma risulta da un insieme di ulteriori elementi che concorrono a costruire la comunicazione, tra i quali particolarmente significativo è il contesto nel quale le notizie vengono presentate.</p>

<p>E conclude chiedendo a chi avvistasse fenomeni analoghi di segnalarli tramite i <a href="http://www.radioradicale.it/lobiettivita-dellinformazione-e-gli-strani-accorpamenti-del-corriere-it">commenti</a> al suo articolo o inviandogli una mail all&#8217;indirizzo alessandro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fainotizia.radioradicale.it/user/alessandro-capriccioli">Alessandro Capriccioli</a> pubblica su <a href="http://www.radioradicale.it/">RadioRadicale.it</a> il dossier <a href="http://www.radioradicale.it/lobiettivita-dellinformazione-e-gli-strani-accorpamenti-del-corriere-it">La correttezza dell&#8217;informazione e gli strani &#8220;accorpamenti&#8221; del Corriere.it</a>. O meglio l&#8217;incipit di un dossier per il quale chiede contributi ai navigatori. Partendo da ciò che è stato pubblicato sul sito del principale dei quotidiani italiani, inizia però già a rilevare una serie di accostamenti interessanti: per esempio la notizia della morte di Piergiorgio Welby viene seguita da quella relativa a un figlicidio, la presunta logorrea femminile allo spam o un agente di polizia licenziato perché fuori servizio indossava abiti da donna a uno stupro. Ora, saranno anche accoppiate casuali, coincidenze, ma sembra che qualche antenna si stia drizzando. Tanto che Capriccioli scrive:</p>
<blockquote><p>Pur non volendo applicare alla lettera l&#8217;adagio di Agatha Christie secondo il quale «tre indizi fanno una prova», sarebbe opportuno verificare se tali accorpamenti possano essere considerati semplici sviste, oppure se essi costituiscano dei veri e propri tentativi di gettare una luce negativa su determinati argomenti.</p>
<p>[...]</p>
<p>L’obiettività dell’informazione non è data esclusivamente dal tenore letterale delle notizie da divulgare, ma risulta da un insieme di ulteriori elementi che concorrono a costruire la comunicazione, tra i quali particolarmente significativo è il contesto nel quale le notizie vengono presentate.</p>
</blockquote>
<p>E conclude chiedendo a chi avvistasse fenomeni analoghi di segnalarli tramite i <a href="http://www.radioradicale.it/lobiettivita-dellinformazione-e-gli-strani-accorpamenti-del-corriere-it">commenti</a> al suo articolo o inviandogli una mail all&#8217;indirizzo <em>alessandro punto capriccioli at gmail punto com</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manuali per freelance (e anche per blogger)</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2007/manuali-per-freelance-e-anche-per-blogger/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2007/manuali-per-freelance-e-anche-per-blogger/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 22:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovi giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.badlanguage.net/?p=344">How to be a freelance journalist</a> è un articolo scritto dal divulgatore economico <a href="http://www.stibbe.net/">Matthew Stibbe</a> sul blog <a href="http://www.badlanguage.net">Bad Language</a>. Seppure indirizzato ai giornalisti che lavorano all&#8217;esterno delle redazioni e che si interfacciano con l&#8217;interno per la pubblicazione dei pezzi, il suo intervento può tranquillamente essere preso come una sorta di vademecum per chi decide di dedicarsi al citizen journalism e ai blog. Quando infatti si parla di autorevolezza, &#8220;live sources&#8221; e &#8220;key research documents&#8221;, il discorso non si allontana da alcuni dei temi cardine attorno a cui si sta articolando il dibattito sull&#8217;informazione dal basso. Tanto che tra le fonti consultate, Stibbe comprende <a href="http://www.useit.com/papers/webwriting/">Writing for the Web</a>, &#8220;research on how users read on the Web and how authors should write their Web pages&#8221;.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="122" vspace="2" hspace="6" height="146" align="left" title="Giornalisti freelance" alt="Giornalisti freelance" src="http://antonella.beccaria.org/images/freelance.jpg" /><a href="http://www.badlanguage.net/?p=344">How to be a freelance journalist</a> è un articolo scritto dal divulgatore economico <a href="http://www.stibbe.net/">Matthew Stibbe</a> sul blog <a href="http://www.badlanguage.net">Bad Language</a>. Seppure indirizzato ai giornalisti che lavorano all&#8217;esterno delle redazioni e che si interfacciano con l&#8217;interno per la pubblicazione dei pezzi, il suo intervento può tranquillamente essere preso come una sorta di vademecum per chi decide di dedicarsi al citizen journalism e ai blog. Quando infatti si parla di autorevolezza, &#8220;live sources&#8221; e &#8220;key research documents&#8221;, il discorso non si allontana da alcuni dei temi cardine attorno a cui si sta articolando il dibattito sull&#8217;informazione dal basso. Tanto che tra le fonti consultate, Stibbe comprende <a href="http://www.useit.com/papers/webwriting/">Writing for the Web</a>, &#8220;research on how users read on the Web and how authors should write their Web pages&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rai, l&#8217;editoria, la rete e il loro futuro</title>
		<link>http://www.lsdi.it/2007/rai-leditoria-la-rete-e-il-loro-futuro/</link>
		<comments>http://www.lsdi.it/2007/rai-leditoria-la-rete-e-il-loro-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 16:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lsdi.it/blog/?p=111</guid>
		<description><![CDATA[<p>Permangono le incertezze in merito al nuovo contratto di servizio della Rai diffuso lo scorso 4 dicembre: prima era stata <a href="http://www.creativecommons.it/node/418">annunciata</a> una riforma piuttosto radicale tanto da arrivare anche a includere le licenze <a href="http://www.creativecommons.it/Licenze">Creative Commons</a> per i contenuti prodotti dal servizio pubblico. Tuttavia un&#8217;<a href="http://fainotizia.radioradicale.it/2007/01/10/non-ce-traccia-di-creative-commons-nel-contratto-di-servizio">analisi</a> di <a href="http://fainotizia.radioradicale.it/user/diego-galli">Diego Galli</a> sul testo giunto alla commissione di vigilanza, scaricabile da <a href="http://www.radicali.it/documenti/contratto_di_servizio.pdf">qui</a>, fa notare che, in tema di diritti, non ci sono riferimenti diretti a licenze d&#8217;uso più o meno libere e si parla semmai dell&#8217;&#8221;impiego delle più opportune tecnologie&#8221;.</p>
<p>Una questione in qualche modo collegata è poi quella della riforma della legge sull&#8217;editoria di cui si era <a href="http://antonella.beccaria.org/2006/12/31/riforma-delleditoria-una-consultazione-pubblica/">parlato</a> qualche giorno fa: il testo da presentare in parlamento dovrebbe derivare alla consultazione diretta dei cittadini attraverso un questionario da scaricare dalla rete. Solo che&#8230;  sorvolando sul fatto che il questionario e&#8217; in <a href="http://www.governo.it/Presidenza/DIE/questionario/questionario.doc">.doc</a> (in alternativa ne esiste una versione in <a href="http://www.governo.it/Presidenza/DIE/questionario/questionario.pdf">.pdf</a>, ma per i cittadini poco avvezzi all&#8217;uso di strumenti di editing per questo genere di file diventa complesso compilare il documento per poi rispedirlo per posta elettronica), le domande sono eccessivamente tecnicistiche e poco intelleggibili.</p>
<p>Per fare qualche esempio, alla sezione &#8220;prodotto editoriale&#8221;, si chiede:</p>
<p>Cosa intendete per prodotto editoriale, ed in particolare, ritenete sufficiente ed esaustiva la dizione dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 62 del]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="150" vspace="2" hspace="6" height="132" align="left" title="Editoria e futuro" alt="Editoria e futuro" src="http://antonella.beccaria.org/images/editoria.jpg" />Permangono le incertezze in merito al nuovo contratto di servizio della Rai diffuso lo scorso 4 dicembre: prima era stata <a href="http://www.creativecommons.it/node/418">annunciata</a> una riforma piuttosto radicale tanto da arrivare anche a includere le licenze <a href="http://www.creativecommons.it/Licenze">Creative Commons</a> per i contenuti prodotti dal servizio pubblico. Tuttavia un&#8217;<a href="http://fainotizia.radioradicale.it/2007/01/10/non-ce-traccia-di-creative-commons-nel-contratto-di-servizio">analisi</a> di <a href="http://fainotizia.radioradicale.it/user/diego-galli">Diego Galli</a> sul testo giunto alla commissione di vigilanza, scaricabile da <a href="http://www.radicali.it/documenti/contratto_di_servizio.pdf">qui</a>, fa notare che, in tema di diritti, non ci sono riferimenti diretti a licenze d&#8217;uso più o meno libere e si parla semmai dell&#8217;&#8221;impiego delle più opportune tecnologie&#8221;.</p>
<p>Una questione in qualche modo collegata è poi quella della riforma della legge sull&#8217;editoria di cui si era <a href="http://antonella.beccaria.org/2006/12/31/riforma-delleditoria-una-consultazione-pubblica/">parlato</a> qualche giorno fa: il testo da presentare in parlamento dovrebbe derivare alla consultazione diretta dei cittadini attraverso un questionario da scaricare dalla rete. Solo che&#8230;  sorvolando sul fatto che il questionario e&#8217; in <a href="http://www.governo.it/Presidenza/DIE/questionario/questionario.doc">.doc</a> (in alternativa ne esiste una versione in <a href="http://www.governo.it/Presidenza/DIE/questionario/questionario.pdf">.pdf</a>, ma per i cittadini poco avvezzi all&#8217;uso di strumenti di editing per questo genere di file diventa complesso compilare il documento per poi rispedirlo per posta elettronica), le domande sono eccessivamente tecnicistiche e poco intelleggibili.<span id="more-111"></span></p>
<p>Per fare qualche esempio, alla sezione &#8220;prodotto editoriale&#8221;, si chiede:</p>
<blockquote><p>Cosa intendete per prodotto editoriale, ed in particolare, ritenete sufficiente ed esaustiva la dizione dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 62 del 2001 ovvero ritenete necessaria una puntuale definizione delle fattispecie quali il giornale, il periodico, il libro, l’editoria elettronica, le rassegne stampa, ecc., ai fini di una più chiara individuazione della loro natura giuridica ed economica, anche in considerazione di quanto già definito in materia di diritto d’autore, sia in ambito nazionale che comunitario?</p></blockquote>
<p>Oppure, nella terza parte, quella relativa alle <a href="http://www.demauroparavia.it/88319">provvidenze</a>:</p>
<blockquote><p>A vostro parere, l’imposizione di specifici legami tra tipologie di spesa e volumi di produzione e ammontare delle provvidenze, anche alla luce delle innovazioni tecnologiche, appare condivisibile oppure limita e distorce le scelte delle imprese?</p></blockquote>
<p>Nelle <a href="http://www.governo.it/Presidenza/DIE/questionario.html">intenzioni</a> di Palazzo Chigi, aprire una consultazione vuole dire offrire una serie di garanzie tra cui:</p>
<blockquote><p>il pluralismo dell’informazione, assicurando un mercato libero e aperto ma nel quale non manchino le tutele per le voci meno potenti; per sostenere il rinnovamento tecnologico e industriale del mondo dell’editoria trasformando, così, progressivamente la natura dell’aiuto pubblico da mero contributo al riequilibrio dei conti economici delle imprese a vero e proprio strumento di innovazione e, dunque, di crescita e di creazione di nuova occupazione</p></blockquote>
<p>Il che è senz&#8217;altro condivisivile. Meno tuttavia lo è la forma con cui lo si fa: già sarà ingente lo sforzo per elaborare le risposte ottenute integrandole in un disegno di legge che tenga conto dei diversi punti di vista proposti. Più semplice sarebbe stato, forse, se fosse fatto leva su un duplice scopo a monte:</p>
<ul>
<li>creare un vero questionario da proporre attraverso gli strumenti proprio della rete, composto di form predefiniti lasciando i campi di testo libero solo come estrema ratio per le questioni più complicate o per l&#8217;espressione di opinioni</li>
<li>e soprattutto utilizzare un linguaggio più semplice, più alla portata di tutti gli operatori di settore e non solo degli uffici legali o dei consigli d&#8217;amministrazione. Questo avrebbe davvero garantito una voce anche ai soggetti meno potenti</li>
</ul>
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		<title>Wikimedia, pubblicità e progetti in rete</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jan 2007 22:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre è in corso una <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/etica+blogger/">discussione a più voci</a> su blog ed etica, un dibattito analogo ha preso il via in seno alla <a href="http://wikimediafoundation.org">Wikimedia Foundation</a> e alla sua <a href="http://wikimediafoundation.org/wiki/Fundraising">campagna</a> di raccolta fondi. Un buon <a href="http://gondwanaland.com/mlog/2007/01/02/wikipedia-advertising/">sunto</a> lo fa <a href="http://gondwanaland.com/mlog/">Mike Linksvayer</a> in merito, più specificamente, alla questione inserzionisti pubblicitari. Uno dei quali potrebbe essere il braccio benefico della <a href="http://www.virgin.com/">Virgin</a> e in proposito lo scrittore e programmatore canadese <a href="http://evan.prodromou.name/Journal/11_Niv%c3%b4se_CCXV">Evan Prodromou</a> dice:
«Non sono in sintonia con questa gente, anzi, mi trovo in sostanziale opposizione. Penso però che l&#8217;elevato traffico web generato da Wikipedia sia una risorsa che la Fondazione sperpera. Un traffico simile vale decine se non centinaia di milioni in entrate pubblicitarie ogni anno. È denaro che potrebbe essere utilizzato per diffondere (liberamente e gratuitamente) libretti simil enciclopedie a milioni di studenti e bambini, nella loro lingua, in tutto il mondo. È irresponsabile snobbare questa opportunità».</p>
<p>Mentre il fondatore di Wikipedia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wales">Jimmi Wales</a>, rimane ancora fedele al suo <a href="http://www.lessig.org/blog/archives/003067.shtml">concetto di libertà</a> (riassumibile in free as in speech, not free as in beer), avendo in passato  confermato l&#8217;<a href="http://business.timesonline.co.uk/article/0,,9075-1962714,00.html">apertura</a> alla pubblicità sul <a href="http://www.timesonline.co.uk/global/">Time Online</a> (britannico), Linksvayer porta altri due esempi di esperienze efficaci. Quello della <a href="http://weblogs.mozillazine.org/mitchell/archives/2007/01/the_mozilla_foundation_achievi.html">Mozilla Foundation</a>, che dal 2005 ha registrato un&#8217;impennata delle sue entrate (non estranea alla performance l&#8217;alleanza con Google), e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img vspace="2" hspace="6" align="left" alt="Wikimedia Foundation" title="Wikimedia Foundation" src="http://antonella.beccaria.org/images/wikimedia.jpg" />Mentre è in corso una <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/etica+blogger/">discussione a più voci</a> su blog ed etica, un dibattito analogo ha preso il via in seno alla <a href="http://wikimediafoundation.org">Wikimedia Foundation</a> e alla sua <a href="http://wikimediafoundation.org/wiki/Fundraising">campagna</a> di raccolta fondi. Un buon <a href="http://gondwanaland.com/mlog/2007/01/02/wikipedia-advertising/">sunto</a> lo fa <a href="http://gondwanaland.com/mlog/">Mike Linksvayer</a> in merito, più specificamente, alla questione inserzionisti pubblicitari. Uno dei quali potrebbe essere il braccio benefico della <a href="http://www.virgin.com/">Virgin</a> e in proposito lo scrittore e programmatore canadese <a href="http://evan.prodromou.name/Journal/11_Niv%c3%b4se_CCXV">Evan Prodromou</a> dice:<br />
«Non sono in sintonia con questa gente, anzi, mi trovo in sostanziale opposizione. Penso però che l&#8217;elevato traffico web generato da Wikipedia sia una risorsa che la Fondazione sperpera. Un traffico simile vale decine se non centinaia di milioni in entrate pubblicitarie ogni anno. È denaro che potrebbe essere utilizzato per diffondere (liberamente e gratuitamente) libretti simil enciclopedie a milioni di studenti e bambini, nella loro lingua, in tutto il mondo. È irresponsabile snobbare questa opportunità».</p>
<p>Mentre il fondatore di Wikipedia, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wales">Jimmi Wales</a>, rimane ancora fedele al suo <a href="http://www.lessig.org/blog/archives/003067.shtml">concetto di libertà</a> (riassumibile in <em>free as in speech, not free as in beer</em>), avendo in passato  confermato l&#8217;<a href="http://business.timesonline.co.uk/article/0,,9075-1962714,00.html">apertura</a> alla pubblicità sul <a href="http://www.timesonline.co.uk/global/">Time Online</a> (britannico), Linksvayer porta altri due esempi di esperienze efficaci.<span id="more-109"></span> Quello della <a href="http://weblogs.mozillazine.org/mitchell/archives/2007/01/the_mozilla_foundation_achievi.html">Mozilla Foundation</a>, che dal 2005 ha registrato un&#8217;impennata delle sue entrate (non estranea alla performance l&#8217;alleanza con Google), e di <a href="http://creativecommons.org/support/">Creative Commons</a>, che ha centrato e superato l&#8217;obiettivo economico che si era proposta (300 mila dollari al 31 dicembre scorso).</p>
<p>Probabilmente un progetto forte e focalizzato come quello attorno al quale si articolano le realtà di cui sopra è un buon antidoto contro i condizionamenti della pubblicità. Del resto già gli <a href="http://wikimediafoundation.org/wiki/Benefactors">attuali benefattori</a> della WMF non sempre sono persone fisiche e se nuovi inserzionisti finanziassero anche solo una parte di quanto ipotizzato da Prodromou, be&#8217;, perché no? Ulteriore garanzia della trasparenza dell&#8217;organizzazione viene poi offerta dalle migliaia di contributori che difficilmente sono manipolabili, se non altro per ovvie difficoltà quantitative.</p>
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		<title>I padroni delle notizie: pubblicità occulta e informazione mainstream</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Dec 2006 12:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dice bene <a href="http://www.giuseppealtamore.it/">Giuseppe Altamore</a>, nelle conclusioni del suo libro <a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2082">I padroni delle notizie</a>, quando spiega di aver cercato di &#8220;lanciare un allarme&#8221;. Nel suo breve saggio, infatti, traccia un panorama minaccioso per l&#8217;informazione mainstream che ogni giorno viene proposta a chiunque apra un quotidiano o veda un telegiornale. La causa? La pubblicità occulta. L&#8217;autore parla di &#8220;inquinamento silenzioso [che] contamina il rapporto di fiducia che si instaura tra il giornalista, la testata [...] e il pubblico&#8221;. Una forma di &#8220;inquinamento&#8221; nata, almeno per l&#8217;Italia, dall&#8217;intuizione di un farmacista bresciano che, nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, colse in pieno le potenzialità di vendita insite nel rapporto tra informazione e pubblicità finendo per fondare <a href="http://www.manzoniadvertising.com/">una</a> delle concessionarie oggi più fiorenti.</p>
<p>Attraverso la panoramica più o meno recente di casi di contaminazione del giornalismo, Altamore descrive la creazione di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hoax">bufala</a> vera e propria. Come quella volta in cui tutti i giornali del mondo raccontarono che la minaccia bellica dell&#8217;Iraq risiedeva anche nell&#8217;uso che il regime mediorientale faceva di normali consolle di gioco. Ma descrive anche le ragioni che stanno alla base di notizie peggiori: quelle che non sono false (almeno non interamente), ma alterate a suon di regali, viaggi a spese di aziende farmaceutiche, vetture date in prova, condizionamenti di contratti milionari. Contratti che spesso contengono clausole non scritte in]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="140" vspace="6" hspace="6" height="214" border="0" align="right" title="I padroni delle notizie di Giuseppe Altamore" alt="I padroni delle notizie di Giuseppe Altamore" src="http://admin.brunomondadori.com/catalogo/oggetto_img/img_2082.gif" />Dice bene <a href="http://www.giuseppealtamore.it/">Giuseppe Altamore</a>, nelle conclusioni del suo libro <a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2082">I padroni delle notizie</a>, quando spiega di aver cercato di &#8220;lanciare un allarme&#8221;. Nel suo breve saggio, infatti, traccia un panorama minaccioso per l&#8217;informazione mainstream che ogni giorno viene proposta a chiunque apra un quotidiano o veda un telegiornale. La causa? La pubblicità occulta. L&#8217;autore parla di &#8220;inquinamento silenzioso [che] contamina il rapporto di fiducia che si instaura tra il giornalista, la testata [...] e il pubblico&#8221;. Una forma di &#8220;inquinamento&#8221; nata, almeno per l&#8217;Italia, dall&#8217;intuizione di un farmacista bresciano che, nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, colse in pieno le potenzialità di vendita insite nel rapporto tra informazione e pubblicità finendo per fondare <a href="http://www.manzoniadvertising.com/">una</a> delle concessionarie oggi più fiorenti.<span id="more-97"></span></p>
<p>Attraverso la panoramica più o meno recente di casi di contaminazione del giornalismo, Altamore descrive la creazione di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hoax">bufala</a> vera e propria. Come quella volta in cui tutti i giornali del mondo raccontarono che la minaccia bellica dell&#8217;Iraq risiedeva anche nell&#8217;uso che il regime mediorientale faceva di normali consolle di gioco. Ma descrive anche le ragioni che stanno alla base di notizie peggiori: quelle che non sono false (almeno non interamente), ma alterate a suon di regali, viaggi a spese di aziende farmaceutiche, vetture date in prova, condizionamenti di contratti milionari. Contratti che spesso contengono clausole non scritte in base alle quali, accanto alla normale pubblicità tabellare, prevede anche pubbliredazionali non segnalati come tali. Che, quando va bene, parlano in termini incensanti di cosmetici e capi di abbigliamenti, ma che diventano più insidiosi quando descrivono come rivoluzionarie terapie farmacologiche o quando non descrivono affatto difetti di fabbrica di automobili che possono non rispondere più ai comandi in corsa o riversare monossido di carbonio nell&#8217;abitacolo a causa di un problema all&#8217;impianto di scarico.</p>
<p>C&#8217;è poi una parte che riguarda le comunicazioni istituzionali dei governi spiegate attraverso una serie di esempi. Come il cormorano intriso di petrolio che diventò il simbolo del disastro politico e ambientale in Kuwait alla vigilia della prima guerra del Golfo. Ma quel cormorano morì a causa del rovesciamento di una petroliera della Exxon Valdez a poca distanza delle coste dell&#8217;Alaska, ben lontano da dove si disse essere stata ripresa quell&#8217;immagine. Oppure il ricorso che venne fatto ai tempi della guerra nei Balcani delle agenzie di pubbliche relazioni e di come queste si siano scontrate, al pari degli eserciti, per demonizzare e condizionare la percezione delle motivazioni dei bombardamenti.</p>
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		<title>Net-Left: nuovo soggetto politico-digitale</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 20:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Verso la sinistra europea passando per la rete e utilizzando gli strumenti che mette a disposizione. Sono in estrema sostanza scopo e il fulcro di <a href="http://net-left.org/blog/">Net Left</a>, nuovo soggetto che si presenta domani, 2 dicembre, a Roma in un incontro pubblico all&#8217;Università Valdese. Malgrado la struttura del gruppo sia ancora in costruzione, il relativo blog è attivo da qualche giorno così come i mezzi di coordinamento delle varie attività: una mailing list di <a href="http://lists.net-left.org/mailman/listinfo/discussioni">discussione</a> pubblica e una di <a href="http://lists.net-left.org/mailman/listinfo/coordinamento">coordinamento</a> riservata agli operativi, oltre all&#8217;immacabile <a href="http://net-left.org/wiki">wiki</a>. Il mondo dell&#8217;attivismo digitale italiano si arricchisce così di un osservatorio sull&#8217;innovazione e sulla comunicazione, a cui si affiancheranno eventi al momento in corso di valutazione.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="165" vspace="6" hspace="6" height="122" border="0" align="right" title="Net-Left" alt="Net-Left" src="http://dicorinto.it/archives/netleft2.jpg" />Verso la sinistra europea passando per la rete e utilizzando gli strumenti che mette a disposizione. Sono in estrema sostanza scopo e il fulcro di <a href="http://net-left.org/blog/">Net Left</a>, nuovo soggetto che si presenta domani, 2 dicembre, a Roma in un incontro pubblico all&#8217;Università Valdese. Malgrado la struttura del gruppo sia ancora in costruzione, il relativo blog è attivo da qualche giorno così come i mezzi di coordinamento delle varie attività: una mailing list di <a href="http://lists.net-left.org/mailman/listinfo/discussioni">discussione</a> pubblica e una di <a href="http://lists.net-left.org/mailman/listinfo/coordinamento">coordinamento</a> riservata agli operativi, oltre all&#8217;immacabile <a href="http://net-left.org/wiki">wiki</a>. Il mondo dell&#8217;attivismo digitale italiano si arricchisce così di un osservatorio sull&#8217;innovazione e sulla comunicazione, a cui si affiancheranno eventi al momento in corso di valutazione.</p>
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		<title>&#8220;Sui media non si media&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2006 16:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Beccaria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Il cosiddetto mainstream informativo-comunicativo [...] è essenziale, a nostro avviso, che lo si guardi, lo si critichi, lo si analizzi, lo si studi da tutte le parti possibili e immaginabili, tranne dalla prospettiva ufficiale che esso propone e impone, quando, descrivendo se stesso, si traveste da rappresentazione della realtà. Poiché già sappiamo che essa è falsa». Giulietto Chiesa non si dilunga nella presentazione di <a href="http://www.aidem.it/">aideM &#8211; Rivista di critica della comunicazione</a> (Chiementi Editore), trimestrale al debutto che dirige insieme a Adalberto Minucci. Va al sodo per descrivere l&#8217;obiettivo della pubblicazione: smontare ogni genere di contenuto informativo per interpretarlo in base alle logiche politiche ed economiche che stanno alla base.</p>
<p>Sul primo numero, si legge sul sito della rivista che verrà presentata il 29 novembre a Bruxelles e sarà in libreria dal 7 dicembre, si parlerà di riforma del servizio radiotelevisivo, della direttiva <a href="http://www.lsdi.it/dossier/rai/televisioni.html">TV senza frontiere</a> su concorrenza e mercati editoriali, frequenze, inattendibilità dell&#8217;Auditel e stranezze nella raccolta pubblicitaria. Nell&#8217;esprimere un augurio all&#8217;iniziativa di Chiesa e Minucci, ne va espresso anche un altro per i lettori: quello di indagare pure l&#8217;informazione che si è iniziato a fare in rete, quell&#8217;informazione frutto del citizen journalism, per usare un&#8217;espressione che torna sempre più frequentemente, e offrire un&#8217;ulteriore chiave di interpretazione per &#8220;leggere&#8221; la crisi del giornalismo tradizionale anche a fronte di una]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="107" vspace="6" hspace="6" height="153" border="0" align="right" src="http://www.aidem.it/wp-content/uploads/2006/11/aidem1_263x186_4.jpg" />«Il cosiddetto mainstream informativo-comunicativo [...] è essenziale, a nostro avviso, che lo si guardi, lo si critichi, lo si analizzi, lo si studi da tutte le parti possibili e immaginabili, tranne dalla prospettiva ufficiale che esso propone e impone, quando, descrivendo se stesso, si traveste da rappresentazione della realtà. Poiché già sappiamo che essa è falsa». Giulietto Chiesa non si dilunga nella presentazione di <a href="http://www.aidem.it/">aideM &#8211; Rivista di critica della comunicazione</a> (Chiementi Editore), trimestrale al debutto che dirige insieme a Adalberto Minucci. Va al sodo per descrivere l&#8217;obiettivo della pubblicazione: smontare ogni genere di contenuto informativo per interpretarlo in base alle logiche politiche ed economiche che stanno alla base.<span id="more-90"></span></p>
<p>Sul primo numero, si legge sul sito della rivista che verrà presentata il 29 novembre a Bruxelles e sarà in libreria dal 7 dicembre, si parlerà di riforma del servizio radiotelevisivo, della direttiva <a href="http://www.lsdi.it/dossier/rai/televisioni.html">TV senza frontiere</a> su concorrenza e mercati editoriali, frequenze, inattendibilità dell&#8217;Auditel e stranezze nella raccolta pubblicitaria. Nell&#8217;esprimere un augurio all&#8217;iniziativa di Chiesa e Minucci, ne va espresso anche un altro per i lettori: quello di indagare pure l&#8217;informazione che si è iniziato a fare in rete, quell&#8217;informazione frutto del <em>citizen journalism</em>, per usare un&#8217;espressione che torna sempre più frequentemente, e offrire un&#8217;ulteriore chiave di interpretazione per &#8220;leggere&#8221; la crisi del giornalismo tradizionale anche a fronte di una richiesta di maggiore affidabilità e trasparenza dell&#8217;informazione. Richiesta divenuta improcrastinabile al punto che i cittadini, la loro informazione, hanno già da tempo iniziato a farsela da sé.</p>
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