Tu chiamala, se vuoi, professione

12 marzo 2014 Tag:, , , , , , ,
post ‘’Questo lavoro sta cominciando a somigliare a quello dei poeti: bello, nobile, persino utile, ma quasi senza mercato’’. E’ Luca Sofri che usa questo paragone in un bell’ articolo (che consigliamo vivamente), intitolato ‘’A un giovane giornalista, o come lo chiameremo’’, dedicato a certezze e incertezze della ‘’professione’’: fra virgolette perché Sofri si chiede anche se non sia ‘’anacronistico persino chiamarla ‘professione’‘’.   L’ articolo dà conto di  un pezzo sul New York Times (superconsigliato anche questo) in cui Margaret Sullivan, la public editor del giornale (il redattore incaricato di controllare la correttezza deontologica della testata nell’ interesse dei cittadini),  mette insieme una serie di osservazioni ‘’su cosa sta cambiando nel mestiere dei giornalisti e nel ruolo dei media e di tutti gli enti che fanno informazione’’.   (altro…)

Internet nuoce al ‘’giornalismo ragionato della carta stampata’’. Lo proclama l’ Odg

24 febbraio 2014 Tag:, , , ,
OdgMi chiamo Pino Rea. Scusate la personalizzazione ma questa volta è necessaria. Faccio parte del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti. In gergo è il Cnog. Siamo 144 consiglieri che dovrebbero vigilare sull’ evoluzione del giornalismo e sui principi che ispirano chi lo pratica. Faccio parte di ‘’Liberiamo l’ informazione’’, l’ area di opposizione alla maggioranza raccolta intorno al presidente Enzo Iacopino. Stasera sono sbalordito. Coordino Lsdi – un gruppo di lavoro (e un sito, questo) che da quasi dieci anni si occupa dell’ innovazione nel campo del giornalismo e dell’ editoria – e scopro che ‘’il giornalismo ragionato e d’ approfondimento della carta stampata rischia di essere indebolito dal primato della cultura di internet’’. Lo proclama, a mia totale insaputa,  il Consiglio (il Cnog) di cui faccio parte.   (altro…)

500 euro lordi al mese per il ‘redattore senza contratto giornalistico’

10 settembre 2010
news_room_top E’ il salario medio del web editor, una figura che consentirebbe anche ai grandi ‘pure player’ di internet (portali cone libero.it o yahoo.it, ecc.) di adottare  “strutture di costo con meno vincoli sulla forza lavoro”, invece che giornalisti regolarmente a contratto come ha fatto ad esempio Luca Sofri col suo ‘Post’ ----- Cinquecento euro lordi al mese; 6.000 euro lordi l’ anno. E’ il salario medio di un web editor secondo quanto riporta  Alessandro Sisti, un esperto di mezzi di comunicazione, digital marketing, web e social network, in un articolo in cui analizza la questione dell’ andamento economico del Post di Luca Sofri, al centro in questi giorni di un acceso dibattito innescato da una seriedi valutazioni di Massimo Russo. Al di là del giudizio sui compensi da fame per i web editor, quello che colpisce in particolare in questo articolo è la assoluta franchezza con cui si attribuisce a queste figure professionali del mondo dell’ informazione digitale la definizione di “redattori senza contratto giornalistico”, dando per scontato che nel web ci possano essere persone che fanno lavoro giornalistico (in che cosa il lavoro del web editor differisce da quello

Cdr, Consigli di redazione e Società di giornalisti nella stampa scritta in Europa

28 marzo 2010
Cdr Uno studio di Legislazione comparata del Senato francese analizza procedure, funzioni e caratteristiche degli organismi aziendali di rappresentanza dei giornalisti della stampa scritta – Diversamente che in Italia, negli altri paesi analizzati nessuno di questi organismi ha funzioni specificamente sindacali - Mentre assolvono invece soprattutto  un ruolo di carattere editoriale, di difesa dell’ autonomia della redazione e dell’ orientamento politico-editoriale della testata - Un ruolo che in molti casi porta a un rapporto di stretta concertazione con la direzione giornalistica e con l’ editore - Lsdi presenta la Ricerca in una vasta sintesi in traduzione italiana ----------- Società di giornalisti, comitati di redazione, consigli di redazione. Il Senato francese ha pubblicato alla fine di febbraio uno Studio di legislazione comparata sugli organismi che rappresentano le redazioni nelle testate della stampa scritta dei vari paesi europei. Ricerca di cui Lsdi presenta qui la versione italiana. Dalla ricerca emerge un quadro molto variegato, che va dall’ assenza assoluta di forme di rappresentanza-  come in Svezia o in UK – alla presenza di norme di legge specifiche che impongono la costituzione di questi organismi nelle redazioni – come in Portogallo -. Ma nel complesso

Un giornalismo rifondato può salvare la rete

23 dicembre 2009
La rete è in pericolo e il giornalismo pure e solo una alleanza può portare alla salvezza di entrambi – A patto di sgombrare il campo da molti dogmi e di rifondare il racconto giornalistico - In ‘’Eretici digitali’’ Massimo Russo e Vittorio Zambardino spiegano come la rete non possa illudersi di essere uno ‘’spazio senza conflitti’’ e come, alla fine, ‘’solo il buon giornalismo’’, quello che ha nel suo Dna il racconto del potere e il dipanamento della complessità, possa dare valore alla rete ---------- Il racconto giornalistico non è più l’ unico racconto possibile del mondo ma la sua funzione – ‘’quella insostituibile funzione ordinatrice della notizia che (… ) separa l’ inessenziale da quello che è vitale, la sostanza dal residuo’’ – rimane intatta, al di là dello stesso destino dei giornali e dei giornalisti. Massimo Russo e Vittorio Zambardino* sono netti: se il giornalismo ‘’è in pericolo’’ - dicono –, lo è anche la rete, ma nessuno dei due può fare a meno dell’ altro. E alla fine è solo il buon giornalismo che potrà dare valore alla rete. Perché è il buon giornalismo che ha nel suo DNA il

Freelance: perché io valgo…

25 novembre 2009
Copertina-12passi ‘’I 12 passi del recupero’’ dallo stato di depressione che coglie molti giornalisti autonomi – Lsdi ha curato l’ edizione italiana di questo ‘’Manifesto’’ realizzato da un freelance canadese in stile ‘’alcolisti anonimi’’ per far uscire i ‘’pigisti’’ (quelli che chiamiamo collaboratori esterni) dalla percezione di disadattamento, di inferiorità e di ambiguità che spesso li paralizza. E convincerli a ‘’liberare’’ tutto il ‘’loro potenziale’’ –‘’ Freelance è bello’’ insomma - Un punto di vista molto ‘’imprenditoriale’’ e parecchio lontano dal taglio, forse troppo sindacalese, che caratterizza il dibattito in corso in Italia sul giornalismo autonomo – L’ opuscolo di Nicolas Ritoux, giornalista francofono, è comunque utile lo stesso: sia perché è divertente e sia perché ci può aiutare a chiederci, anche sul filo dell’ ironia: ma fosse vero che, come ormai giurano tanti guru della Rete, ‘’il futuro del giornalismo è imprenditoriale’’? – Certo, sapendo bene che per ora, purtroppo, bisogna fare i conti con quelli che hanno nelle mani il grosso dell’ impresa giornalistica: gli editori. Gli editori italiani. E che il sindacato, anche per i freelance, è ancora uno strumento indispensabile ----------

Media etnici Usa: 3.000 testate in 13 lingue per 60 milioni di immigrati

21 novembre 2009
SandipRoy Sandip Roy, un collaboratore di New America Media (il principale consorzio del settore, con 2.000 media associati) nel corso di un suo giro in Italia parla di crisi economica e speranze del settore – La grande rivoluzione simbolica dell’ elezione di Obama e la campagna per una riforma delle leggi sull’ immigrazione (nella foto: Roy, al centro, nella sede dell' Ast) ------------- Anche i media etnici Usa (circa 3.000 testate in 13 lingue diverse, che raggiungono 60 milioni di cittadini) stanno subendo i contraccolpi della crisi economica e, nonostante la forte crescita in termini di audience (cinque anni fa i cittadini raggiunti erano circa 51 milioni), il calo della pubblicità si fa sentire nettamente. E’ il quadro della situazione dei media etnici negli Stati Uniti emerso nel corso di un incontro che Sandip Roy*, editor di New America Media** - consorzio di media etnici nato nel 1996 che rappresenta oggi oltre 2.000 delle 3.000 testate, ha avuto a Firenze nella sede dell’ Associazione stampa toscana, nell’ ambito di una serie di iniziative organizzate dal Cospe. Roy ha rilevato che comunque grossi gruppi economici, soprattutto

L’ altra faccia della pubblicità

26 novembre 2008 Tag:
pubblicita.jpg In un intervento di Giovanni Boccia Artieri una riflessione su “Memorie future dalla pubblicità” ----------

L’ altra faccia della pubblicità, quella della creatività, della responsabilità e del rischio culturale.

Perduti come siamo, molti di noi, nei paesaggi spesso rozzi e sbrigativi che il mondo dei media assegna alla pubblicità e sommersi dai ruoli apocalittici che molto discorso sul giornalismo le disegna, ogni tanto fa piacere respirare un po’ di aria diversa.

E’ il caso di un intervento di Giovanni Boccia Artieri ( docente di “Teoria dell’informazione”, “Sociologia dei new media”, “Teoria della comunicazione e cultura dei media” e “Comunicazione pubblicitaria”  all’ Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” ) che traccia sul suo blog, mediamondo, delle “Memorie future dalla pubblicità”.

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Il giornalismo dopo internet: un mestiere “al ribasso”?

12 giugno 2008 Tag:, ,
La copertina del libro « Le journalisme après internet » , un libro di un ricercatore francese, Yannick Estienne, compie una immersione profonda nelle viscere del giornalismo online come viene praticato in Francia – Ne emerge (spiega un’ ampia nota editoriale di Narvic su “Novovision”, di cui pubblichiamo la traduzione) il quadro di “un giornalismo asservito, dai contorni vaghi”, un giornalismo banalizzato fra « la professionalizzazione dei lettori e la de-professionalizzazione dei giornalisti », sotto l’ egemonia del marketing e testimone dello sbriciolarsi definitivo del “muro del danaro”, quella separazione tradizionale fra il redazionale e il promozionale su cui è stata costruita la stampa moderna e la coscienza del giornalista professionale – L’ online come laboratorio del giornalista del futuro, caratterizzato da un profilo professionale ibrido, a mezza strada fra il manager e il giornalista – E la cultura partecipativa come una sorta di “astuzia” della logica commerciale, che strumentalizza la carica libertaria delle origini per puntare invece a un doppio obbiettivo: fidelizzare l’ internauta e metterlo al lavoro, sub-appaltandogli una parte del carico di informazione ----------

Un lavoro di taglio etnografico, una immersione nelle viscere del giornalismo online, come lo si fa

A giugno Agoravox-Italia, mentre nasce in Belgio una Fondazione

15 maggio 2008 Tag:,
Il logo di Agoravox Italia Fra un mese partirà in versione sperimentale l’ edizione italiana di una delle testate di giornalismo partecipativo più note in Francia – La notizia è stata data a Orvieto durante il Premio Luigi Barzini dal fondatore di Agoravox, Carlo Revelli, che in una intervista a Lsdi annuncia anche la nascita imminente di una Fondazione – Nella conversazione i problemi delle nuove forme di editoria giornalistica, dalle Fondazioni, appunto, al nuovo mecenatismo, e la questione del futuro dei giornali e del giornalismo ----------

A metà giugno sarà online la versione beta di Agoravox Italia, il sito di giornalismo partecipativo creato in Francia da Carlo Revelli con la collaborazione di Joel de Rosnay, che dopo tre anni di atttività conta ora un milione di visitatori al mese, 35.000 « reporter » e 1.000 moderatori che filtrano e « passano » per la pubblicazione ogni mese circa 700 dei 1.100 articoli che arrivano alla redazione.

L’annuncio della versione italiana è sul sito http://www.agoravox.it, dove viene spiegato soltanto che Agoravox Italia comincerà in beta (versione sperimentale). Non vengono forniti altri particolari.   

Un’anticipazione della notizia è stata data durante il