Hatespeech #5

Hate-Speech-Gado

E’ di questi giorni il grave caso di hate speech che ha visto come bersaglio Iacopo Melio, ragazzo toscano ideatore della campagna “vorrei prendere il treno”. Iacopo ha ricevuto insulti e minacce su Facebook a seguito di una critica a Salvini.

 

 

La violenza di questi messaggi viene veicolata attraverso l’arma della rete che ne amplifica la portata e li rende virali: una sorta di linciaggio mediatico. Il fatto di esporre l’altro al pubblico ludibrio fa diventare l’odio quasi una forma di intrattenimento.

 

 

La peculiarità dell’online è che “Rispetto ai tempi in cui i fanatici mandavano le lettere ai giornali (che i giornali spesso cestinavano) un tweet è subito pubblico, e renderlo noto sta alla sola responsabilità di chi lo scrive”, spiega Nicola Lagioia in un articolo pubblicato su Internazionale.

 

 

Con gli strumenti digitali cambia quindi l’equilibrio fra chi fa informazione e chi la riceve. Il pubblico non si limita a leggere le notizie, ma le condivide, le aggiorna e le implementa. I commenti ad un articolo diventano parte integrante di quest’ultimo. Un fenomeno nuovo che coinvolge a vari livelli il giornalista, i provider e il cittadino stresso. Emerge la necessità di studiare le molteplici sfaccettature dell’hate speech e arrivare a scrivere le nuove regole della cittadinanza digitale.

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Quella volta che andammo alla Camera

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Non preoccupatevi non abbiamo alcuna intenzione di autoincesarci bensì vorremmo cogliere l’inaspettata e ghiotta occasione per provare a realizzare insieme a tutti Voi uno dei principali processi  di uno stato democratico quello della raccolta dati, dell’elaborazione delle istanze, della realizzazione delle proposte e della successiva discussione di tali proposte per la finale stesura  di una legge dello Stato.

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Ordine, disordine, contrordine

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 Riceviamo e pubblichiamo questo pezzo da parte di un consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti e invitiamo chiunque fosse interessato a scrivere sulla materia a partecipare al dibattito pubblicamente sulle nostre pagine inviandoci sue riflessioni sul tema. Dal canto nostro vorremmo precisare di essere stati chiamati a partecipare al processo di realizzazione della legge  per l’assegnazione di fondi pubblici a sostegno dell’editoria e che nei prossimi giorni racconteremo tutto il processo, dal nostro punto di vista, sulla nostra bacheca online. Buona lettura.

 

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Radio bullets

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Radio Bullets è una webradio che trasmette rassegne di notizie raccolte attraverso le testate internazionali e le ripropone in un notiziario in podcast quotidiano e in una serie di altre rubriche. La redazione  è costituita in maggioranza da  giornalisti freelance con base  nel nostro paese, alcuni di loro si trovano in altre città del resto del mondo, ma nel gruppo di lavoro ci sono anche professionisti di altri settori che danno il loro contributo. L’obiettivo è raccontare il mondo. Anche dall’Italia.  Nel core business di Radio Bullets c’è il << succo >> di  uno dei cambiamenti più problematici del giornalismo attuale. Il giornalismo sul campo, quello  degli inviati, quello dalle zone più disagiate del pianeta, non è più il centro dell’attività d’informazione ma  è diventato, ad ogni livello, un giornalismo povero, un giornalismo non supportato anche le grandi testate, che spessissimo rinunciano  all’ inviato e si appoggiano alla rete.

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La fotografia della professione giornalistica in Italia nel Rapporto LSDI presentato a Roma – La ricerca da scaricare

autonomi

Martedì 12 gennaio 2016, presso la sede FNSI a Roma Lsdi – Libertà di Stampa Diritto all’Informazione ha presentato il nuovo rapporto sulla professione giornalistica in Italia giunto alla sesta edizione.

Per scaricare il rapporto Versione Pdf - Versione Epub
Le precedenti edizioni dal 2011 al 2013 del Rapporto LSDI

Ecco l’introduzione della ricerca

Il processo di progressiva contrazione del lavoro dipendente e la parallela crescita del peso del lavoro autonomo continuano ad essere i tratti salienti dell’ evoluzione della professione giornalistica in Italia, come mostrano i dati relativi al 2014 dell’ Inpgi e degli altri istituti di categoria.

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Metterci la faccia: sempre e comunque

renzi matteo

Lsdi aderisce alla campagna di sensibilizzazione al problema del precariato nel giornalismo lanciata dal gruppo dei giornalisti freelance su facebook. Di seguito copia-incolliamo il testo di una lettera aperta che il gruppo ha inviato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Buona lettura e se volete aderire o manifestare il vostro sostegno aggiungetevi con nome e cognome alla marea che sta lentamente salendo online !

 

Alla lettera aggiungiamo in allegato i documenti delle ricerche che dal 2009 Lsdi realizza e divulga sullo stato della professione confrontando i dati di Ordine, Sindacato, Inpgi e  Casagit. Come vedrete i documenti allegati riguardano le ricerche che vanno dal 2009 al 2013  in attesa di convocare al più presto una conferenza stampa per rendere nota l’ultima stesura della nostra ricerca realizzata da sempre dal nostro storico fondatore Pino Rea.

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Il risveglio della forza

Giulietti

La forza del titolo però non si situa in un fantaUniverso Ipergalattico bensì fra le righe elettroniche di una notizia, o le pagine di un quotidiano o ancora le news di un radio o telegiornale. La forza che vorremmo si risvegliasse da un oramai troppo lungo torpore è quella del giornalismo e lo Jedi che per l’occasione potrebbe far di nuovo tornare a brillare l’astro ahimè tramontato da tempo della buona informazione nel Bel Paese potrebbe essere il neo-eletto Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Giuseppe “Beppe” Giulietti.

 

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Esperienze di secondo schermo

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La second screen experience è, come viene molto bene definita da Lillo Montalto Molella in un capitolo specifico ad essa dedicato del suo libro “ Real time journalism “,  : << un secondo schermo che completa l’esperienza della visione per lo spettatore multitasker, che non perde occasione di gestire  la propria reputazione inserendosi nella discussione di una comunità legata dagli stessi interessi >>.  Di questo espediente comunicativo si parla da tempo anche in Italia.  Una lunga e interessante riflessione sul tema, più legata ai mercati che al giornalismo,  è stata realizzata  nel lontano 2012 sul blog di Davide Pozzi Tagliaerbe da Marco Ziero.  Oltre al libro di Lillo Montalto Molella un altro libro è stato scritto in Italia sul tema della social tv in cui si parla anche di second screen experience. Lo ha scritto la sociologa  Lella Mazzoli e si intitola  ” Cross news “.

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Come si informano i giornalisti di domani?

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La risposta a questa tutt’altro che scontata domanda  provano a darsela proprio i giornalisti di domani. Gli studenti del corso di Linguaggio Giornalistico del Prof. Raffaele Fiengo, uno dei fondatori e maggiori contributori di Lsdi,  docente nel corso di laurea in Comunicazione dell’Università di Padova, si sono “auto-intervistati” ponendosi la questione dell’informazione e del web.

 

Partendo da una domanda solo apparentemente banale può iniziare una riflessione sulla cultura digitale dell’informarsi…
Proprio perché figli della tecnologia e dell’era digitale, cresciuti con i social network possono essere i migliori testimoni dei cambiamenti che il mondo dell’informazione, e non solo, sta vivendo.
Ne emerge un campione che sta comprendendo: twitter come fonte, come informarsi in un mondo nel quale le informazioni sono tante sia non così semplice, studenti che stanno cercando di comprendere (non sempre) che non si tratta di semplice dicotomia fra carta stampata, tv in opposizione a social media e web.

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I giornali del futuro Il futuro dei giornali

i giornali

 

Il nuovo libro di Pier Luca Santoro affronta in modo diretto e con grande ricchezza di informazioni il << tema >> cardine degli ultimi 20 anni dell’editoria di informazione: la sostenibilità. Con spunti, riflessioni, dati e contributi di valenti professionisti e studiosi del settore, l’esperto di marketing editoriale, esamina l’esistente e poi suggerisce una serie di possibili scenari in cui muoversi alla ricerca della pietra filosofale del settore: << Il modello di business >>.

 

Di seguito abbiamo estratto una serie di stralci dal saggio di Santoro in cui vengono, a nostro avviso, molto ben evidenziati alcuni spunti di riflessione e lanciati temi di sperimentazione che necessiterebbero ulteriore approfondimento da parte del comparto <<  industriale >>. Buona lettura e non perdetevi, se siete interessati,  la lettura integrale dell’e-book di Pier Luca Santoro: << I giornali del futuro. Il futuro dei giornali. Chi vincerà la sfida dell’informazione fra carta e web >> ed. Informant.

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Una grande confusione

coda

Riceviamo questa riflessione da una collega e, dopo averle chiesto il permesso, la pubblichiamo integralmente cercando di condividere  i suoi dubbi e aiutarla assieme al contributo di ciascuno di Voi nel provare a chiarirli o quanto meno a renderli meno assillanti, ci riusciremo? Intanto leggiamo insieme cosa ci scrive:

 

<< So che questa mia  apparirà come l’ennesima richiesta di pronto soccorso che si
rivolge al giornale o sito di turno, però spero di meritare un po’ della vostra attenzione, e di conseguenza una risposta. Si fa da tempo un gran parlare di blog, non blog, crisi, il giornalista ci sarà sempre e bla bla a continuare. Io stessa ho seguito alcuni vostri panel, però a dirla tutta, da utente (forse un po’ distratta ), io sento e vedo UNA GRANDISSIMA CONFUSIONE nella comunicazione di quel che potrebbe essere il futuro del giornalista disoccupato come me,
oggi. Le vere offerte sono disponibili per pochi addetti ai lavori, e se non si ha una squadra dietro, difficile emergere. Faccio un esempio: in un panel sul giornalismo imprenditoriale si parlava del gran successo di Varese News, e il direttore diceva che è possibile anche realizzare un’attività imprenditoriale autonoma. Bene, a parte le americanate che da noi lasciano il tempo che trovano;  nel mercato italiano, c’è qualche esempio di giornalista /blogger autonomo che riesca a “risplendere” da solo della propria professione? Perché di

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