L’ informazione come servizio e come piattaforma per approfondimenti

22 marzo 2008 Tag:
The State of New Media Trend e futuro dell’ informazione Usa nel “The State of News Media”, il Rapporto annuale appena diffuso dal Project for Excellence in Journalism - Cresce il bisogno di servizi e strumenti per gli utenti, restano in dubbio le prospettive della cosiddetta “coda lunga” e declina il citizen journalism - Sempre in bilico il ruolo della pubblicità - Meno accentuata del previsto la frammentazione del pubblico ----------

di Bernardo Parrella

L'informazione diventa sempre meno un prodotto o una destinazione finale per essere usata piuttosto come servizio e piattaforma per approfondimenti. In chiaro declino le varie incarnazioni del citizen journalism, mentre le redazioni tradizionali sono sempre alle prese con i tagli occupazionali e il riassestamento dei business plan, e quindi la necessità di continue sperimentazioni. E pur con la costante frammentazione del pubblico, un numero sempre più ampio di persone opta per le grandi nomi, particolarmente nella carta stampata.

Questi i maggiori trend emergenti dal The State of the News Media 2008, il Rapporto annuale sullo scenario Usa curato dal Project for Excelence in Journalism

PARTE UN SOCIAL NETWORK DEDICATO SPECIFICAMENTE AI GIORNALISTI

10 settembre 2007

Sta per partire negli Usa Publish 2.0 , una piattaforma per favorire la creazione e la condivisione di strumenti del Web 2.0.

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di Bernardo Parrella

Sta per partire negli Usa un social network appositamente dedicato a tutti i giornalisti, nel senso più ampio del termine.
Una piattaforma mirata alla creazione e condivisione di strumenti Web 2.0, news aggregator, e altre risorse ad uso della redazione digitale.

Questa la scommessa che si appresta a lanciare Publish 2.0, nuova entità con base a New York City guidata da Scott Karp, già nel gruppo editoriale della rivista The Atlantic, Robert Young, affermato imprenditore e giornalista digitale, e con qualificati appoggi esterni quali Jeff Jarvis, fondatore di Buzzmachine.com e Howard Weaver, vice-presidente del gruppo McClatchy .

Di fianco ad altre promettenti iniziative quali NewsTrust and Assignment Zero, Publish 2.0 punta dunque a creare un network aperto, produttivo e teso alla massima integrazione tra i soggetti variamente coinvolti nell'odierno mondo dell'informazione.

Non a caso, l'accezione "giornalista" viene qui esplicitamente estesa fino ad includere, oltre a quanti operano nelle strutture tradizionali, anche

Parte in Usa “Principles of Citizen Journalism”

29 marzo 2007
Principles of Citizen JournalismParte in Usa un altro importante progetto legato al giornalismo diffuso e qualificato. Si tratta del Principles of Citizen Journalism, coordinato dal Citizen News Network (gestito dalla Knight Foundation) e dal Center for Citizen Media di Dan Gillmor. Chiara la base di partenza: "I principi etici sono importanti sia per i citizen reporter che per i professionisti. Da qui i pilastri su cui ruota il progetto: accuratezza, completezza, equilibrio, trasparenza e indipendenza dell'informazione. Tra i primi materiali disponibili, una ricca serie di interviste a editori, blogger e addetti ai lavori tese ad evidenziare i valori e strutture del "giornalismo di qualità a livello grassroots". Tra questi, nomi quali Jimmy Wales, Jay Rosen, Ethan Zuckerman, Doc Searls e molti altri. L'iniziativa punta a divenire una risorsa collaborativa e aggiornata che presto si arricchirà di nuovi materiali—tutti rilasciati sotto Creative Commons (e altre licenze ancora meno restrittive). E come sottolinea un altro giornalista coinvolto, JD Lasica, "vogliamo che sia una conversazione

Ogni cittadino è un reporter: OhmyNews compie sette anni

21 marzo 2007
OhmyNewsSette anni fa nasceva OhmyNews, primo progetto di citizen journalism estesosi rapidamente a livello internazionale dalla natia Corea del Sud. Basata sul motto "ogni cittadino è un reporter", la testata all'inizio vantava 727 cittadini-repoter, oggi saliti a oltre 50.000 sparsi in circa 100 Paesi diversi. Nel tracciare il profilo del cammino fatto finora, diverso di anno in anno, il CEO Oh Yeon-ho ha parlato anche della conferenza sui new media svoltasi a febbraio a Parigi sotto l'egida dell'Unesco. Da cui sono emersi nuovi «case studies di nazioni, tra cui Egitto e Nepal, in cui la libertà d'informazione viene violata perfino nell'era di Internet». Ulteriore motivo per la creazione di un UGC (user generated content) che sia produttivo anche e soprattutto sotto quest'aspetto, e quindi basato su requisiti di credibilità, responsabilità, influenza e sostenibilità. Elementi che ha esplicitato in "10 pre-requisiti per il valore dell'UGC". Aggiungendo che in realtà non si tratta d'altro che estendere quei concetti cruciali nati fin dall'insorgere della stampa e del giornalismo: «Nell'epoca dei new media, stiamo cercando risposte basate sui valori tradizionali della credibilità e della responsabilità, a riprova che si tratta sempre

Dan Rather: giornalisti senza coraggio e ammanicati col potere

13 marzo 2007
Keynote d'eccezione l'altro giorno alla kermesse culturale South by Southwest Interactive in corso di svolgimento ad Austin, Texas. Dan Rather, noto giornalista e pilastro di CBS per decenni, prima di dimettersi per aver trasmesso e difeso un documentario del 2004 in cui Bush veniva accusato di lunghe assenze durante il servizio militare (poi smentite dalle autorità). Intervenendo sull'attuale stato della professione, Rather ha detto che troppi giornalisti hanno «perso coraggio e capacità» diventando «cagnolini lecconi del potere piuttosto che mastini». Pur senza tirarsi indietro da simili critiche anche a personali e insistendo sul potenziale di Internet per «portare al meglio l'informazione direttamente alla gente», Rather ha puntualizzato a lungo la connivenza tra potere e giornalismo in Usa: «Il nesso tra giornalisti potenti e pezzi grossi del governo e delle corporation si è fatto troppo ravvicinato». Concludendo sulla centralità e sugli influssi dell'informazione per tutti gli americani, come nel caso della guerra in Iraq spesso percepita come assai distante complici i grandi media: «Quel che accade nelle strade di Baghdad o Kabul è importante anche per Main Street».

Restyling sociale per USA Today: funzionerà?

6 marzo 2007
USA Today«Crediamo fermamente che i nostri articoli siano l'inizio della conversazione non l'ultima parola». Questa una delle annotazioni che introducono il restyling sociale di USA Today, maggior quotidiano cartaceo d'oltreoceano. Con l'aggiunta di un community center e di spazi personali per utenti registrati, l'elenco condensato dei pezzi che trattano un singolo tema e quelli più letti, le raccomandazioni e ulteriori "new carousel features". Secondo alcuni addetti ai lavori si tratta solo dell'assaggio di «quanto dovremo aspettarci dalle grandi testate nei prossimi anni». In linea con analoghe aperture generali annunciate dal gruppo Gannett. Altri dimostrano invece un sano scetticismo: «Certo, USAToday (e WSJ, NYTimes, etc.) vogliono essere le 'destinazioni' dove la gente va invece di seguire i ritorni dei feed RS», scrive Stowe Boyd. «Ma ci andremo veramente? Specialmente quando ce ne sono decine o centinaia in giro? A quante di queste news application dobbiamo registrarci? E se si vuole creare un'esperienza sociale intorno all'informazione, non sarebbe meglio che sia aperta? Come la blogosfera?» Be', non è che abbia tutti i torti. Senza tuttavia dimenticare che parte

NYT: lunga vita al cartaceo (e alla ‘fonderia digitale’)

27 febbraio 2007
Newspaper«Il giornale cartaceo resisterà molto più a lungo di quanto si pensi». Questa l'opinione di Michael Rogers, il "futurist-in-residence" del New York Times Co. (com'è stampato sul suo bigliettino di visita). La previsione è in diretta replica a quella meno tenera dello stesso editore del colosso editoriale rimbalzata con fragore un po' ovunque. Anziché sostituire il quotidiano, il Times punta piuttosto a usare gli attuali trend digitali per rafforzare il proprio ruolo come perno centrale della nuova mappa dell'informazione. Ciò facendo buon uso delle maggiori tendenze in corso: vasta diffusione della banda (sempre più) larga, emergere dell'user-generated content, proliferazione della telefonia mobile. Da notare che Rogers è forse il più illustre del gruppo di ricerca e sviluppo (R&D) allestito 16 mesi fa, la prima volta nella storia della testata statunitense, «in riconoscimento del fatto che lo scenario mediatico va modificandosi rapidamente», spiega Michael Zimbalist, ex responsabile della Online Publishers Association che ha ricevuto l'incarico di formare tale gruppo. Secondo il quale occorre dunque spostarsi verso una dimensione da "fonderia digitale", adattando news e formati a una varietà di device e piattaforme. Senza tuttavia abbandonare la 'old-fashioned' versione

Studenti Usa e blog: simbiosi riuscita o coppia mancata?

22 febbraio 2007
Quasi il 45% degli studenti di giornalismo alla New York University segue regolarmente i blog. Questo il dato centrale del poll che ha interessato una parte degli iscritti al corso introduttivo dal titolo "Foundations of Journalism" (1.986 studenti undergraduate). La maggioranza si dice interessata a blog di intrattenimento e di gossip, mentre il 78% legge post sia favorevoli sia contrari alla propria opinione. Brooke Kroeger, direttore del Dipartimento che insegna anche il corso in oggetto, considera questi risultati «inattesi e opposti alla credenza popolare»—ritenendoli inferiori alle aspettative, visto il gran battage dei "new media" puntato schiettamente ai giovani. Non proprio, ribatte Jeff Jarvis, docente presso la CUNY Graduate School of Journalism. I dati sono infatti superiori a quelli di precedenti sondaggi del Pew Internet and American Life Project (i lettori di blog sono saliti del 58% dal 2004, coprendo il 27% dell'utenza globale di Internet) e del New York Times: il 39% dei navigatori, cioè circa 57 milioni di adulti in Usa, segue i blog. Per cui, insiste Jarvis, «come si fa a dire 'appena' il 44%? Chi giudica se è poco o tanto? E rispetto a quali raffrornti? Ad esempio, quanti di questi

Strategie “pro-am” per il gruppo Gannett

21 febbraio 2007
USA TodayAnche il gruppo Gannett, uno dei colossi dell'informazione Usa, si apre al giornalismo partecipativo. Lo confermano le anticipazioni sulle nuove opzioni in arrivo, le quali «consentiranno ai lettori di interagire tra loro e di dare una mano ai giornalisti». In attesa dei dettagli operativi, la particolarità stavolta sta nell'approccio unificato: a partire dal primo maggio il re-styling interesserà tutti i siti delle 90 testate (incluso USA Today) nonchè delle stazioni Tv del conglomerato. Più che sul citizen journalism, l'accento viene posto sull'integrazione "pro-am" (professional-amateur), come ha spiegato Michael Maness, uno dei vice-presidenti: «I pro fanno il lavoro duro e costruiscono struttura e contesto, poi arriva il pubblico a riempire il tutto». Agenzie d'investimnto come Merrill Lynch applaudono la manovra di Gannett, fidando che possa generare un incremento di entrate e profitti. Fiducioso appare anche il Prof. Jeff Jarvis di buzzmachine.com: «Mi piace il fatto che qui non si tratta soltanto di risparmiare denaro, ma anche di salvare il giornalismo».

AP e NowPublic danno spazio al “nuovo mondo decentralizzato del citizen journalism”

16 febbraio 2007
NowPublic/APSempre dalla WeMedia Conference di Miami, arriva un altro importante annuncio: l'avvio della partnership tra Associated Press e NowPublic per dare spazio al "nuovo mondo decentralizzato del citizen journalism". Lanciato nella primavera 2005, NowPublic vanta già 60.000 collaboratori registrati di ogni parte del mondo che fanno regolari upload di testi, foto, audio e video. Quando la redazione "spinge" dei contenuti che meritano attenzione, viene immediatamente allertata AP che decide a sua volta se acquistare o meno quel materiale per includerlo nei suoi lanci d'agenzia. Come spiega Michael Tippett, cofondatore di NowPublic: «La AP prende i contenuti, il creatore viene pagato e noi teniamo una percentuale». L'accordo fa seguito ad un'analoga iniziativa concordata con la Media Bloggers Association. Questa ha ottenuto 18 credenziali per far seguire a un gruppo di blogger (a rotazione ed equamente divisi tra conservatori e liberal) il processo a Lewis “Scooter? Libby, che qui in Usa sta suscitando considerevole scalpore tra old & new media. Quando compare un post di tali blogger, AP segnala e linka i migliori, in una finestra pop-up che compare su circa 750 testate medio-piccole abbonate ai