Meglio soli che google

“Faceva caldo, la notte che bruciammo Chrome. Nei viali e nelle piazze le falene sbattevano fino a morire contro le luci al neon, ma nella mansarda di Bobby l’unica luce era quella del monitor e dei led rossi e verdi del simulatore di matrice”.

 

“Mentre entravamo nella griglia mi parve che il programma avesse dato un sobbalzo. Se qualcun altro si fosse inserito in quella parte della matrice avrebbe visto un’ombra guizzante uscire dalla piccola piramide gialla che rappresentava il nostro computer. Il programma era un’arma mimetica, progettata per assorbire il colore locale e assumere la priorità assoluta in qualsiasi contesto incontrato”.

 

“Bobby era un cowboy, e l’ICE era il suo campo di azione: ICE significava “Contromisure Elettroniche d’Intrusione”. La matrice è una rappresentazione astratta delle relazioni fra i Sistemi di dati. I programmatori autorizzati si inseriscono nel settore della matrice appartenente ai loro datori di lavoro e si trovano circondati da luminose forme geometriche che rappresentano i dati della società”.

 

“Il castello di Chrome si sta dissolvendo, lastre di ICE scuro svaniscono lampeggiando, divorate dai sistemi di sabotaggio che si dipanano dal programma russo, espandendosi dal nostro nucleo logico centrale e infettandone la struttura stessa”.

 

Estratti da  “La notte che bruciammo chrome” di William Gibson

 

 

Quando cade il mondo, non è facile pensare al presente. Non qui e non adesso. Non dopo che la