Lavorare per Netflix

| 15 Giugno 2020 | Tag:, , , , ,

Il giornalismo non è in crisi. Qui a bottega lo diciamo da tempo, in netta controtendenza e opposizione rispetto alle posizioni più diffuse e commentate.  Bisogna cambiare radicalmente l’approccio al mestiere e trovare nuove motivazioni e prospettive in cui agire da giornalisti dentro a questo nostro nuovo mondo “all digital”.  Ma certamente c’è,  e ci sarà sempre più bisogno – in ogni singola azienda, piccola o grande che sia –  di esperti di giornalismo e comunicazione. 

Comprendere il mondo, decodificare i dati, gestire le nuove prassi, accedere agli strumenti, trovare il senso, coordinare i flussi, scoprire le fonti. Tutte queste e molte altre ancora sono prassi tipiche della professione giornalistica. E ogni tipo di attività di questo genere è, e sarà sempre di più, una attività di base interna a qualunque impresa indipendentemente dal core business aziendale.  Ancora di più. Il giornalismo è una parte insostituibile delle conoscenze che ciascuno di noi, deve possedere, per accedere al mondo del lavoro, come titolo di base. Comunicare e “capire come si comunica” è, e sempre di più sarà, un requisito fondamentale per operare al meglio in ogni tipo di società. Addirittura, in tempi di smart working,  comunicare e saper comunicare,  è diventata una caratteristica  primaria,  una sorta di “conditio sine qua non” per poter aver accesso al mondo tutto. Non solo a quello del lavoro. Questa premessa si adatta ad ogni tipo di scenario operativo e occupazionale. Per non rimanere troppo in un ambito teorico e cercare conferme pratiche a questa nostra premessa, questa settimana abbiamo provato a realizzare un piccolo intervento giornalistico/pratico sul campo. Come qualche volta ci capita di fare abbiamo messo i panni dei cronisti. Per realizzare una breve  mini inchiesta per comprendere dal di dentro quanto sia davvero necessario –  per tutti –  possedere i rudimenti giornalistici e comunicativi di base, indipendentemente dal lavoro che si sia scelto di svolgere. Attratti da una fantomatica –  e non presente almeno in data odierna sul loro sito –  ricerca di personale per la prossima apertura di una sede Netflix nel BelPaese. A Roma per la precisione. Abbiamo setacciato la pagina “job opportunities” della maggior compagnia di produzione cinematografico/televisiva del globo terraqueo,  per comprendere quali siano i mestieri in voga fra gli addetti ai lavori di Netflix e quanto “contino”  le pratiche di giornalismo,  e la conoscenza delle tecniche di base della nostra professione,  fra i requisiti richiesti a  questi specifici professionisti.

 

 

Per completezza dell’informazione, inseriamo una breve scheda di presentazione di Netflix, da noi redatta, sulla base di alcune notizie estratte da un libro molto interessante di cui presto presenteremo una articolata recensione e che si intitola: “Cosa vogliono gli algoritmi – l’immaginazione nell’era dei computer” di Ed Finn.

 

 

Fondata nel 1997 (in origine distribuiva DVD a casa )
È stata una delle prime dot.com a fare dell’astrazione computazionale il suo progetto d’impresa.
Attualmente Netflix da lavoro ad oltre 70 mila persone e fattura più di 20 mld di dollari
Il 6 gennaio 2016 lancia lo streaming globale in 130 paesi divenendo di fatto una nuova rete TV globale solo online.
Netflix produce in proprio. È forse il più grande produttore di film e prodotti TV al mondo. House of cards, una delle prime serie prodotta da Netflix,  è costata solo di diritti per le prime due stagioni 100mln di $. La serie più costosa della TV.  La serie è stata commissionata su calcoli e previsioni algoritmiche: dati previsionali computerizzati al 70%, giudizio umano al 30%. La serie è stata  lanciata con tecniche comunicative  algoritmiche (ad esempio il microtargeting), ovvero: ai fan di Kevin Spacey solo spot che parlino di  Spacey, ai fan di Cameron Diaz solo contenuti riguardanti la bionda attrice (che peraltro nella serie non era presente). Ai fan di David Fincher (il regista della serie) solo immagini e notizie sui precedenti film di Fincher: Seven, Fight club, The social network.  Agli spettatori che avevano visto in precedenza,  un particolare film, show, serie TV: immagini dello show, del personaggio, degli attori preferiti di quelle serie,  che richiamano smaccatamente i loro gusti. Nessuna imposizione sulle scelte di contenuti e produttive per le prime due stagioni. (Serie garantita e narrazione sicura). Algoritmi usati solo per le microdecisioni relative alla distribuzione. (Come le aziende algoritmiche  di compravendita di azioni che non badano al valore ma alle previsioni sulle fluttuazioni).
 Per la prima volta nella storia dei seriali televisivi, tutta una stagione è disponibile da subito.
 L’applicazione della astrazione algoritmica da una parte ha garantito l’autonomia creativa del regista e degli sceneggiatori e dall’altra ha permesso la creazione di un nuovo tipo di spettatore/pubblico. Accesso istantaneo e personalizzazione totale. Binge- watching.
Primo problema la spoilerazione sui social (netflix stessa crea il filtro spoiler foiler per twitter). (Molto interessate il processo sociologico che sta dietro l’uso del filtro. L’utente deve accedere al suo account twitter attraverso l’app filtro permettendo a netflix di bloccare/censurare i suoi tweet potenzialmente pericolosi) 
LA LOGICA E L’AZIONE ALGORITMICA PERFETTAMENTE RIASSUNTA IN UN GESTO
Per il marketing si passa dalle statistiche astratte del pubblico dei rilevamenti a campione,  alle storie dettagliate di visualizzazione personale (minuto per minuto) raccolte in automatico dall’app di Netflix e processate costantemente dall’algoritmo. 
Pensate a cosa accadrebbe al mondo dell’informazione se fosse riprogettato non trasportando l’analogico dentro il digitale, come soprattutto da noi si continua a fare, ma seguendo e inventando nuove regole di progettazione (algoritmica viepiù). 
Il cinema e la TV come servizio (quando e dove vogliamo). I ruoli sono banditi. Siamo noi (spettatori/atomi) che interagiamo con l’algoritmo e sperimentiamo una library personale e personalizzata. Guardiamo i programmi nel nostro flusso temporale personalizzato mentre Netflix (ma in realtà l’algoritmo e tutti gli algoritmi ) guardano noi.
Lo slogan/mantra di netflix è: la cosa che amate e non trovate da nessun altra parte. La differenza enorme è che netflix non vuole solo che le persone amino il prodotto; ma prima di tutto il servizio, l’app, la piattaforma.
Quanto ci vorrà prima che le immagini della nostra serie preferita saranno ulteriormente personalizzate sino a includere il nostro nome e altri dettagli personali dello specifico spettatore nella narrazione?

 

Cominciamo col dire che al momento della nostra piccola ricerca la compagnia americana aveva scoperte ben 258 posizioni pari a 13 pagine di annunci. Gli annunci di ricerca riguardavano le sedi Netflix di tutto il mondo, ovviamente maggiori richieste di personale arrivavano dalle sedi americane, ma molti annunci erano attivi anche per posizioni in Europa e anche in Messico e Sud America. Vediamo ad esempio proprio gli annunci per il vecchio continente. Quanti sono, da dove arrivano le richieste, e che tipo di mansioni sono scoperte al momento? Secondo una prima ricerca fatta sulla pagina Job opportunities di Netflix le richieste che arrivano dalle sedi europee del network sono in tutto 9, arrivano dalle sedi di  Madrid, Berlino, Londra e Parigi. Una ricerca incrociata fatta con diversi parametri da un altro esito e riporta molte più posizioni scoperte. La sede centrale di Netflix in Europa è in Olanda, ad Amsterdam, e solo in questi uffici, le posizioni scoperte sono ben 22.  Anche per questioni di poco conto come queste, il metodo giornalistico può essere d’aiuto, non trovate?

Vediamo dunque alcune di queste posizioni scoperte per comprendere meglio quali siano i requisiti necessari per accedere al “dorato” mondo della produzione tv e cinematografica.  La prima posizione scoperta è quella di Originals Publicity Manager – DACH  ed è richiesta per la sede di Berlino di Netflix. La sigla DACH corrisponde all’area geografica in cui andrà ad operare questa figura professionale, ovvero i principali paese europei che compongono l’area linguistica tedesca. L’acronimo DACH è composto infatti dalle sigle dei paesi in questione: Germania, Austria e Svizzera. Di cosa si dovrà occupare il responsabile delle pubblicità originali dunque? E soprattutto, dovrà essere a conoscenza dei rudimenti della tecnica giornalistica?  Come tutti gli annunci di lavoro, anche questo tende a non essere comprensibile ai più. Ma cercando con attenzione si capisce che l’attività precipua di tale manager sarà soprattutto un’attività di “marketing”, vendita, forse sarebbe meglio dire, ancora meglio di facilitazione, quasi di intermediazione diplomatica. Il passaggio centrale nelle informazioni fornite nell’annuncio sta a nostro avviso in queste parole: La posizione fornirà un collegamento critico tra le agenzie in Germania e Netflix nella promozione di contenuti originali sul servizio”. Ma il nostro intento, ovviamente, non è di pubblicizzare la ricerca di addetti per Netflix, bensì quello di sottolineare quanto sia fondamentale “essere giornalisti” per trovare lavoro –  qualunque lavoro, incarichi tecnici a parte – al giorno d’oggi. Estraiamo dunque un passaggio centrale nella scheda dei ricerca dell’Originals Publicity Manager  e leggiamo che:

 

Le responsabilità quotidiane includeranno, ma non si limiteranno a, la formulazione e l’implementazione di strategie pubblicitarie, la scrittura di comunicati stampa, la gestione delle visite fisse, la programmazione di visite internazionali sui set, tenere i rapporti e i collegamenti con giornalisti, …etc.etc. 

Il manager ideale deve anche essere un comunicatore sintetico e preciso, un narratore efficace, essere un buon intrattenitore, e un eccellente scrittore

 

 

Non culliamoci sugli allori e affrontiamo in rapida successione altre 3 posizioni professionali fra quelle ricercate da Netflix. Il primo è il Senior manager editoriale e di contenuti; la figura viene ricercata per vari paesi, nei quali –  a quanto pare –  si sta attualmente espandendo la sfera di influenza del colosso televisivo e cinematografico mondiale. In poche parole il ruolo ricercato è quello del raccoglitore e narratore di storie, mode, tendenze, segnali, trend, del paese in cui si trova ad operare per farle diventare storie per la tv e il cinema (targato Netflix ovviamente). Un ruolo per un appassionato, un fan, un consumatore di tv e cinema, magari dotato di competenze giornalistiche e comunicative. Leggetevi questi estratti dalla scheda di ricerca –  pura fantascienza – se comparata agli annunci nostrani. Il ritratto perfetto degli italici manager. Quelli che oggi dirigono un’industria alimentare, domani sono a capo di una tlc, oppure producono armi e tecnologie di spionaggio, e infine vengono improvvisamente arruolati nella pubblica amministrazione per gestire un’emergenza idrogeologica, una cataclisma o anche “una pandemia”.

 

 

Un visionario creativo. Un giocatore che non esita a rischiare. Sei in grado di vedere il quadro generale ed essere il curatore principale di un canale multimediale online. Sei costantemente alla ricerca di nuovi modi per divertire e ispirare il pubblico.
Un narratore eccezionale e un creativo esperto. Hai comprovata capacità di ideare e produrre contenuti social e audiovisivi di alta qualità.

Forse hai lavorato nella creazione di contenuti per un brand o per  un’azienda,  prima, o in TV o nel cinema, ma soprattutto, sei un forte consumatore di contenuti video,  personalmente.
Comprensione sofisticata delle piattaforme social online e dei formati nativi che funzionano su ciascuna. Una profonda competenza di YouTube è un grande vantaggio.
Giudizio editoriale impeccabile e abilità nel trovare e conoscere le tendenze del nostro pubblico. Puoi trovare la storia, l’angolazione e il punto di vista per raccontare storie diverse e farlo attraverso la narrazione video.
Esperienza nell’uso di dati e intuizione per creare contenuti che attirino l’attenzione e coinvolgano il nostro pubblico. Solida conoscenza dell’analisi di marketing e dei social media; applicazione di un approccio incentrato sui dati, i test e l’ottimizzazione dei contenuti scritti, condivisi e discussi online.

 

 

E concludiamo questo nostro breve viaggio attraverso i mestieri della televisione e del cinema ai tempi di Netflix,  e  di come in questi innovativi mestieri, sia grande il coinvolgimento delle tecniche di lavoro tipiche del giornalismo e della comunicazione;  prendendo in esame un’altra figura richiesta fra i profili dei professionisti cercati dal colosso americano dell’intrattenimento per i propri uffici europei. Si tratta del Responsabile editoriale, delle piattaforme sociali dell’area DACH –  come abbiamo già segnalato l’area DACH riguarda i paesi europei di lingua tedesca – un altro ruolo molto legato ai nostri tempi “digitali” e all’uso di determinati strumenti come i social, ugualmente legati a questo nostro particolare periodo storico, ma per svolgere il quale, le competenze e le caratteristiche professionali di un giornalista,  di certo non sarebbero superflue e anzi costituirebbero un forte valore aggiunto. Vediamo anche in questo caso quali sono le richieste  formulate al professionista di turno estraendo brevemente alcuni passaggi dalla scheda di ricerca pubblicata sul sito di Netflix:

 

 

Farai parte di un team di narratori, editori, produttori e scrittori che sono grandi fan dell’intrattenimento. La nostra missione è quella di costruire i media di intrattenimento e la rete editoriale più influente che faccia divertire i fan di Netflix in tutto il mondo.

Questa è una posizione strategica, principalmente responsabile della direzione di un team di scrittori e creativi di prim’ordine su progetti a breve e lungo termine.

Sviluppa formati editoriali specifici e specifici per la piattaforma, lavorando a fianco di un team interno di creativi
Gestisci un pool di scrittori freelance ed editor video
Trova modi innovativi per parlare dei contenuti di Netflix ai fan e utenti delle varie piattaforme sociali online

 

 

Un discorso a parte – se ci è permesso in chiusura – merita una figura professionale davvero particolare che abbiamo scoperto mentre conducevamo questa nostra piccola inchiesta personale sui professionisti “ricercati” da  Netflix. Si tratta di una figura, a nostro avviso, davvero innovativa e particolarmente significativa per comprendere concetti che a noi stanno particolarmente a cuore come: cultura, formazione e alfabetizzazione digitale, ma anche complessità e consapevolezza. La figura in oggetto – fra quelle previste dalle ricerche di personale da parte di Netflix – è quella del direttore di progetto“Open Connect” partner. Una figura professionale ben sintetizzata in questo passaggio della scheda di ricerca:

 

 

Il team di coinvolgimento dei partner Open Connect lavora per garantire la migliore qualità di esperienza possibile per l’utente finale, attraverso gli sforzi con gli Internet Service Provider per massimizzare il volume del traffico e minimizzare la congestione della rete, al fine di fornire un’ottima esperienza Netflix riducendo i costi per i provider.

 

 

Non si tratta di santi, ne salvatori della patria, ne idealisti cercatori del “bene comune”; bensì di professionisti ottimamente pagati per migliorare il livello e la qualità del servizio di trasmissione e ricezione dei prodotti Netflix – prodotti che usano il web per essere diffusi e che quindi sul web vengono consumati. L’interesse del colosso industriale è quello di espandere i propri mercati il più possibile,  e per farlo bisogna che ogni mercato sia coperto dal prodotto nel miglior modo possibile. Per far arrivare il prodotto sul mercato è dunque necessario, per Netflix come per le altre grandi imprese come Netflix,  garantire in proprio azioni di controllo e verifica dell’ “esistenza” della  banda, e  poi passare al lavoro di “facilitazione” per assicurare,  anche in territori disagiati, potenza e qualità del segnale. E’ su questo atteggiamento – ampiamente condiviso fra tutte le techno-corporation – che caschiamo tutti come frutta matura. La lungimiranza di queste compagnie – un tipo di avvedutezza che ripaga ampiamente in termini economici e di efficienza ogni tipo di investimento preventivo –  viene scambiata da noi tutti,  per attenzione al “bene comune”. Confondiamo la customer care –  quella vera – l’attenzione al prodotto, con l’interesse della collettività, e di conseguenza poi pensiamo alle OTT come fossero fornitori di un servizio pubblico, e non multinazionali, o ancora meglio meta-nazioni digitali, che hanno tutto l’interesse ad investire, anche, nel tessuto produttivo iperlocale più piccolo e sperduto, per proteggere i propri progetti.

Grazie dell’attenzione e alla prossima ;)

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Leggi anche:

  • Second Screen #digit16 La second screen experience è, come viene molto bene definita da Lillo Montalto Molella in un capitolo specifico ad essa dedicato del suo libro “ Real time journalism “,  : << un […]
  • Ebbw Vale siamo noi Potessimo candidare qualcuno al Pulitzer non avremmo dubbi: Maurizio Crozza. Avevamo già manifestato una certa simpatia professionale per  il comico più celebre d'Italia, in altre […]
  • Glocal il festival delle contaminazioni La grande novità della nuova edizione del festival del giornalismo "glocale" che si svolgerà a Varese dal 8 all'11 novembre è costituita a nostro avviso dalla capacità degli organizzatori […]
  • #digit17 La società degli algoritmi #digit 17 is coming, stay tuned, ne vedremo delle belle ;)  Modo insolito di scrivere l'attacco di un pezzo, del resto l'argomento è dei più caldi e inoltre è anche tutto nostro -  ce lo […]
  • Giornalismo digitale sotto la Mole Che tradotto significa: proseguono gli appuntamenti itineranti di digit. Dopo il successo di Roma il nostro festival arriva a Torino il prossimo 5 ottobre. La manifestazione, nata sette […]