Io, noi, tutti e gli altri ancora

L’immagine di apertura è davvero emblematica. Cianciamo, molto spesso a vanvera di come fare a completare –  o forse ad avviare –  il corretto passaggio, la cosiddetta transizione al digitale. Poi succedono cose come quella evidenziata dalla foto. E diventa tutto molto facile da comprendere. Come hanno fatto alla biblioteca pubblica di New York, “bisogna portare le cose là dove sono le persone”.  Se dentro al nostro esilio forzato passiamo del tempo giocando online, quale miglior posto per informare correttamente le persone, sulle misure da tenere, sui comportamenti corretti da mettere in campo per contrastare l’avanzata del virus. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Il Paese e il mondo, lottano per contrastare l’avanzata del virus. L’emergenza continua e ci rende persone diverse. Ci fa pensare ad un oggi senza orpelli, ci fa agire in un mondo forzatamente digitale, online, immateriale. Ci fa scoprire quanto siamo indietro, quanto poco sappiamo di questi strumenti ipertecnologici di cui siamo tutti ampiamente dotati. Di quanto poco siamo in grado di usarli sfruttando appieno le loro potenzialità. Ci rendiamo improvvisamente conto che lo slogan trito e ritrito, speso continuamente, in ogni convention, in ogni incontro pubblico, in ogni testo in cui si esaltano i progressi della tecnologia: “vogliamo fare del mondo un posto migliore”, sia solo una chiacchiera al vento, senza