Protocollo di trasmissione dati di quinta generazione

| 5 Maggio 2019 | Tag:, , , , ,

Si sente parlare di 5g sempre più spesso, qualcuno prova anche a spiegare di cosa si tratti – ad esempio noi nell’ultima edizione di digit – e intanto in Italia e nel resto d’Europa altre persone sono già scese in piazza a protestare contro questo nuovo sistema di trasmissione. Lungi da noi l’idea di emettere giudizi o prendere parte a questa guerra di posizione più o meno manifesta. Ma il tema ci interessa, e molto, al punto che tutti i nostri appuntamenti digit dell’anno in corso, avranno al loro interno uno spazio dedicato alla spiegazione del 5g. Cominciamo dunque a capire di cosa si tratta in modo un pochino più approfondito e approfittiamo dei video integrali di #digit19 che abbiamo appena pubblicato sul nostro canale di you tube: digit-italia. Ad aprire il panel del 14 marzo scorso presso il Polo Universitario di Prato dentro #digit19 c’era Alessio Beltrame, un tecnico prestato alla politica, o meglio all’amministrazione pubblica, che oggi dopo aver ricoperto un incarico importante nel Governo Renzi che l’ha  portato ad essere uno dei maggiori esperti “tecnico-amministrativi” di 5g, lavora presso la Fondazione Ugo Bordoni con l’incarico di direttore all’organizzazione e alla pianificazione strategica, dove continua fra le altre cose ad occuparsi della diffusione del 5g in Italia. Nel suo intervento di apertura del panel di #digit19 dedicato al 5g,  Beltrame ha sottolineato come il nuovo protocollo di trasmissione dei dati che presto entrerà in funzione in tutto il mondo, sarà caratterizzato da tre  principi portanti: More data, more devices, instant response. Aumenteranno dunque le quantità di dati prodotti in modo esponenziale (more data), poichè ci troveremo di fronte alle moltiplicazione delle fonti che produrranno tali dati (more devices), e la diffusione di questa enorme mole di dati prodotti avverrà “quasi” in tempo reale (instant response), o meglio, come sottolineano gli scienziati, sarà eliminata quasi completamente la “latenza”, il ritardo fra trasmissione e ricezione del dato inviato. Le implicazioni scientifiche del 5g le analizzeremo meglio attraverso l’analisi dei video degli scienziati che hanno partecipato al panel sul 5g il 14 marzo scorso a #digit19. Prima di inserire in questo post il video integrale dell’intervento di Alessio Beltrame,  vorremmo però riportare un altro interessante estratto dalla relazione dell’amministratore, e in particolare  una citazione che lo stesso Beltrame ha voluto fare dal libro di Enrico Moretti che si intitola “La nuova geografia del lavoro”:

 

 

“Per alcune regioni e città la globalizzazione e la diffusione di nuove tecnologie vogliono dire aumenti nella domanda di lavoro, più produttività, più occupazione e redditi più alti. Per altre, chiusura di fabbriche, disoccupazione e salari sempre più bassi

 

L’unica strada è quella di investire sul capitale umano, per creare le condizioni che portino a uno di quei poli geografici che oggi stanno determinando la crescita di interi Paesi”

 

 

 

 

 

Prima di addentrarci nelle novità scientifiche contenute nel nuovo protocollo di trasmissione dei dati di quinta generazione,  apriamo un doveroso spazio dedicato alla questione sicurezza e conseguentemente alle problematiche legate all’inquinamento – possibile, probabile – dovuto all’emissione di onde elettromagnetiche per l’applicazione del nuovo protocollo di trasmissione dati denominato 5g. Il professor Alessandro Polichetti, l’esperto più autorevole dell’Istituto Superiore di Sanità sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute,  è stato sentito sulla questione nelle scorse settimane in un’audizione presso la commissione trasporti e telecomunicazioni della Camera. Il documento integrale consegnato dallo studioso ai parlamentari lo trovate qui. Di seguito alcune delle dichiarazioni rese dall’esperto sul rischio 5g nel corso di un’intervista che trovate integrale  qui:

 

 

” Le nuove tecnologie di telecomunicazione 5G non porranno prevedibilmente nessun problema di salute

 

Un aspetto di particolare novità della tecnologia 5G è che, oltre alla comunicazione tra persone, sarà finalizzata anche al cosiddetto “Internet delle cose”, in cui sono i vari dispositivi wireless a comunicare direttamente tra loro utilizzando le frequenze nella banda 24-28 GHz (spesso indicate come “onde millimetriche”, anche se per la precisione queste ultime corrispondono alle frequenze comprese tra 30 e 300 GHz), attualmente molto poco, o quasi per niente, utilizzata.

 

 

Le onde elettromagnetiche a frequenze così elevate si propagano difficilmente su lunghe distanze, non riuscendo a penetrare attraverso edifici o a superare ostacoli, ed essendo facilmente assorbite dalla pioggia o dalle foglie.

 

Il valore di attenzione previsto dalla normativa italiana è misura di cautela nei confronti di eventuali effetti a lungo termine.

 

 

In conclusione, anche se non ci sono motivi particolari per ritenere che il 5G porti nuovi rischi per la salute, è tuttavia necessario continuare a studiare “.

 

 

 

Ma la questione, come dice lo stesso Polichetti nella sua relazione, è tutt’altro che conclusa e gli studi sulla materia devono obbligatoriamente  moltiplicarsi e prevedere ulteriori approfondimenti, quando c’è di mezzo la salute – aggiungiamo noi –  nessuna precauzione è superflua. Del resto in Europa ci sono già state alcune prese di posizione pubbliche di amministratori e politici – a Bruxelles ad esempio – scettici riguardo l’applicazione della nuova tecnologia di trasmissione, i quali hanno chiesto di bloccare per il momento la sperimentazione delle trasmissioni in attesa di nuovi studi medico-scientifici. Del resto sul 5g è scoppiata anche una questione politico-economica cruciale che vede da mesi in atto una vera e propria guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti. In realtà in questa partita a scacchi fra Trump e Xi Jinping il 5g è solo un pretesto comodo e utile, a nostro giudizio, perchè di gran moda di questi tempi. Nel mirino degli Stati Uniti come raccontano le cronache è finita in particolare la telco Huawei, e alcuni suoi dirigenti. La diatriba su Huawei ha coinvolto anche l’Italia.  La compagnia di telecomunicazioni cinese ha vinto alcune delle gare per la sperimentazione del 5g nelle città italiane che dal 2017 hanno iniziato la fase di studio sul nuovo protocollo di trasmissione dei dati. Ai posteri l’ardua sentenza come recita il poeta, noi proviamo ad aggiungere altre informazioni sul protocollo di quinta generazione attraverso lo studio e  la pubblicazione degli interventi di due scienziati che abbiamo ospitato a #digit19 il 14 marzo scorso, entrambi impegnati direttamente nella sperimentazione del 5g. Lorenzo Mucchi professore del dipartimento di ingegneria dell’informazione dell’Università di Firenze nel corso del suo intervento a Prato ha raccontato ad esempio alcune delle “prove su strada” della nuova tecnologia cui sta partecipando attivamente proprio a Prato:

  • certificazione e valorizzazione del made in Italy,
  • miglioramento del sistema sicurezza salute per il cittadino (e-health),
  • beni culturali in realtà virtuale aumentata (beni culturari A/VR),
  • monitoraggio strutturale degli edifici e prevenzione delle emergenze (SHM),
  • evoluzione dell’industria manifatturiera (E-industry 4.0)
  • ottimizzazione delle reti di distribuzione elettrica (Grid 4.0)
  • sistema di gestione efficace della mobilità (viabilità evoluta)(High connetted EV road monitoring)
  • sicurezza cittadina (sensori IOT) (videosorveglianza) (smart security)

 

 

Di seguito il video integrale dell’intervento del professor Mucchi a #digit19

 

 

Il secondo scienziato venuto a #digit19 ad illustrarci pregi e difetti del 5g, è stato Mauro Lombardi, professore associato presso il dipartimento di scienze per l’economia e l’impresa dell’Università di Firenze. Lombardi, che è anche membro della commissione nazionale sul 5g,  ha spiegato alcune delle ricadute che la tecnologia di trasmissione dati di quinta generazione avrebbe sui sistemi di  produzione industriale e conseguentemente sui prodotti finali. La cosiddetta rivoluzione digitale assieme al valore aggiunto determinato dalla tecnologia del 5g porterà a nuovi enormi cambiamenti nei processi della produzione  e nella realizzazione dei prodotti grazie ad un nuovo intero universo di connessioni e flussi informativi e al possibile uso di  nuovi strumenti di generazione di conoscenze e modelli manageriali. Fra i prodotti su cui è già in atto la sperimentazione, Lombardi, ci ha raccontato ad esempio:  di nuovi tessuti intelligenti che sono in grado di proteggere le persone durante un incendio, oppure di rinforzare costruzioni pericolanti;  abbigliamento con sensori incorporati in grado di monitorare costantemente i parametri corporei di chi l’indossa, oppure jeans dotati di dispositivi hi-tech per rifornire di energia smartphone e altri device;  e  ancora nanotecnologie da associarsi direttamente alla realizzazione di tessuti per ottenere nuove proprietà da parte delle stoffe stesse: di traspirazione, di funzionalità medicali, di sensibilità dermatologica. Ma ecco di seguito il video dell’intervento integrale a #digit19 del professor Lombardi:

 

 

 

 

Prato, assieme a Milano, Matera, L’Aquila e Bari, sono le 5 città italiane in cui nel 2017 è iniziata la sperimentazione europea del nuovo protocollo di trasmissione dei dati. L’Italia solo per l’assegnazione delle frequenze per il 5g ha ricavato dall’asta qualcosa come 6,5 miliardi di euro. Le cinque città italiane dove la ricerca è iniziata hanno messo a punto un protocollo di realizzazione di tale sperimentazione sul proprio territorio che prevede la messa in atto di una serie di specifici interventi che riguardano il 5g. Prato ha assegnato, con un bando di gara pubblico, a tre telco la messa in atto dei protocolli per la realizzazione della sperimentazione del 5g sul proprio territorio. L’assessore all’innovazione del Comune di Prato Benedetta Squittieri nel corso del suo intervento a conclusione del panel dedicato al 5g all’interno di #digit19,  ha sottolineato alcuni punti della strategia messa in atto dalla Regione Toscana e dal suo Comune  nell’occasione della sperimentazione 5G. In particolare Squittieri  ha spiegato che la sperimentazione è stata applicata all’ Industria 4.0 che coinvolge il manifatturiero toscano in particolare nei settori: tessile,  moda, meccanica , cinema e audiovisivo; con gli obiettivi di considerare il digitale un valore aggiunto nel manifatturiero toscano.  Di seguito alcuni dei punti salienti del discorso dell’assessore  e a seguire il video integrale del suo intervento a #digit19:

 

 

Cogliere il vantaggio competitivo della sperimentazione 5G 

Incentivare il passaggio al digitale nel comparto manifatturiero tradizionale 

Incentivare il trasferimento tecnologico in azienda

Investire nella formazione delle competenze del sistema toscano e della città di Prato

Attrarre investimenti

Progettare e sviluppare soluzioni e prodotti connessi alla tecnologia 5G che potranno essere messi a disposizione delle PMI per sperimentazione e uso

Supportare le imprese nello sviluppo e progettazione di soluzioni prototipali provenienti dalle PMI

Diffondere le opportunità di utilizzazione del 5G nel manifatturiero

Promuovere sperimentazioni nella filiera di produzione manifatturiera

Ricerca, sperimentazione e sviluppo di ecosistemi di dati per la loro valorizzazione e messa a disposizione

 

 

 

 

 

Grazie dell’attenzione e a presto!

ps. il prossimo digit sarà a giugno in Veneto, stay tuned ;)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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