I protagonisti di #digitTorino

| 23 settembre 2018 | Tag:, , , , , , , , , , ,

Come forse saprete, il prossimo 5 ottobre digit, la nostra manifestazione pubblica dedicata ai temi del giornalismo e della comunicazione digitale, si sposterà a Torino, per la prima volta nella sua storia, giunta al settimo anno. Saremo dalle 9 alle 19 presso la keynote room del ToolBox Coworking di via Agostino da Montefeltro 2, con un evento speciale, anche per noi, che di eventi così ne abbiamo organizzati già molti. La novità sarà rappresentata dal formato dell’evento, 8 speech di 1 ora l’uno suddivisi in due sessioni di 4 ore ciascuna. Una sorta di TEDx del giornalismo, se ci è concesso  di prendere a prestito il noto e nobile formato delle conferenze spettacolo nate in USA e che da qualche anno si sono diffuse in tutto il mondo, Italia compresa. Vediamo dunque di conoscere un poco meglio i protagonisti del nostro #digitTorino formato “one man speech”, ammesso che si possa dire (non credo). In ordine sparso- e non seguendo il programma- il primo di cui vorremmo parlarvi è il sociologo della complessità Piero Dominici. Il professor Dominici è un grande amico di digit e lsdi, insegna comunicazione pubblica all’Università di Perugia e viene a Torino per aggiungere un importante tassello alle tematiche da lui trattate da lunghi anni e  legate all’educazione e alla  formazione, come dice in modo chiaro  lui stesso: << Le persone devono pensare con la loro testa e vedere gli oggetti come sistemi. Innovare significa destabilizzare. L’inclusione non può essere per pochi >>. Complessità non vuol certo dire complicazione, essere complessi presuppone stratificazione, sedimentazione e profondità non arzigogoli e burocrazia. Nella nostra attuale società i temi della complessità dovrebbero essere trattati quotidianamente e inseriti nei percorsi di educazione e formazione di ciascuno di noi. Piero Dominici a Torino parlerà di uomini e macchine e del rapporto sempre più stretto che si andrà a creare nei prossimi anni (oggi?) fra intelligenze: umane e artificiali. Per comprendere meglio il lavoro di Piero Dominici vogliamo riportarvi un breve estratto da un suo scritto che ci ha concesso di pubblicare su Lsdi e in cui rifletteva su teoria e pratica :

 

 

 

“Proprio da coloro che continuano a confondere la metodologia con la tecnologia, o, peggio ancora, la metodologia con il digitale. Un disprezzo o, comunque, una sorta di disprezzo che, proprio in linea con quanto detto, accompagna, più in generale, anche chi studia, chi pensa(?), chi riflette sui problemi, sui processi, sulla vita, sulle culture, sull’identità, sui diritti, sui dilemmi (magari, con un approccio critico), sulle dimensioni, che caratterizzano tutti i sistemi complessi adattivi, dell’imprevedibile e dell’incerto, dimensioni complesse e non facilmente misurabili. Un disprezzo e un sospetto che, in questi decenni, hanno segnato profondamente anche il discorso pubblico sulla “cultura”; derive alle quali, in molti casi, non si è sottratto neanche il dibattito (e la distribuzione delle poche risorse a disposizione) all’interno dello stesso mondo accademico e della ricerca, Una sorta di “sospetto” che colpisce anche chi analizza e studia per progettare “qualcosa di più grande e importante”, pensando soprattutto al lungo periodo (oggi, finalmente, tutti ne parlano, per poi continuare a lavorare nella direzione opposta) “.

 

 

 

Fra i relatori di #digitTorino troviamo, per la prima volta a digit, anche Maurizio Codogno. Matematico o “matematto” come lui stesso ama definirsi, Codogno è uno dei più attenti conoscitori, frequentatori e in qualche modo fondatori del web o meglio del pensiero digitale. Fondatore e da alcuni anni portavoce di Wikimedia Italia, associazione per la diffusione della conoscenza libera,  scrive deliziosi libri di matematica o meglio, come dice lui stesso sul suo blog sul Il Post :

 

 

“Scrivo libri (trovi l’elenco qui) per raccontare le cose che a scuola non vi vogliono dire, perché altrimenti potreste apprezzare la matematica”.  

 

 

A #digitTorino viene a spiegarci in modo chiaro, semplice e diretto cosa accadrà sulle nostre bacheche dopo l’approvazione da parte dell’Europa della direttiva sul copyright. Siamo davvero ansiosi di ascoltarlo. Intanto godiamoci un breve estratto dal suo libro  “matematica liofilizzata” :

 

 

” Qual è l’algoritmo di Gastone, e quello di Paperino? Come si può fare una infografica formalmente corretta ma che nasconde, invece che mostrare, le informazioni? Chi è stato il non-matematico che può dire di avere formato intere generazioni di matematici? Quale albergo, pur essendo completamente occupato, riesce a trovare posto a uno, mille, infiniti nuovi ospiti? Cosa sono i problemi di Fermi, e perché un numero con troppe cifre decimali è spesso sintomo di un lavoro fatto male?

Si direbbe quasi che a scuola la matematica venga insegnata appositamente male, come grossolana forma di tortura per i poveri studenti. Ma se è vero che non esiste una via regale alla matematica, è anche vero che molti suoi risultati sono alla portata di tutti, sono interessanti e sorprendenti, e possono anche servire nella vita di tutti i giorni “.

 

 

 

A proposito di algoritmi, di informatica e di libertà, fra i relatori di #digitTorino non poteva mancare Michele Mezza autore di un libro che si intitola proprio “algoritmi di libertà”,  nonché giornalista e professore all’università Federico II di Napoli dove insegna sociologia della cultura digitale. Mezza è certamente il giornalista italiano più in “palla” sul tema algoritmico e della cultura digitale ed è stato il primo, in epoca non sospetta, a segnalare l’anomalo rapporto esistente fra un social network e un istituto di marketing e analisi. Ci riferiamo naturalmente alla liaison  Facebook/Cambridge analytica su cui qualche tempo dopo è stato scritto e raccontato di tutto, ma su cui soprattutto stanno indagando magistrati e commissioni d’inchiesta negli Usa e in altri Paesi del mondo. Proprio delle conseguenze del voto “bot” pilotato attraverso l’uso distorto delle notizie, dell’intelligenza artificiale e dei dati personali di tanta gente raccolti in modo non del tutto trasparente, Mezza verrà a parlare a #digitTorino. In attesa di poterlo seguire dal vivo vi proponiamo un breve estratto, a nostro avviso particolarmente significativo, dal suo “algoritmi di libertà” in cui ci propone una possibile soluzione allo strapotere algoritmico:

 

 

” L’attacco alla rete, le minacce autoritarie di Stati autocratici, l’uso spregiudicato che gruppi professionali o politici stanno esibendo della back door della democrazia possono essere fronteggiati solo in uno scenario dove riprenda voce l’interlocuzione sociale con la scienza. Da qui potrà anche riprendere forza una cultura riformatrice e socialmente conflittuale con i poteri dominanti.

In un anno come il 2018, che a noi pare per la prima volta non vedere una sinistra viva e pensante, capace di dare voce a settori portanti della società per ripensare e riprogettare i modelli di convivenza, ritrovare un filo conduttore che riapra contraddizioni nei punti alti dello sviluppo, in modo da poter riconfigurare i tratti essenziali dei processi di riproduzione della ricchezza e dei rapporti fra i diversi ceti sociali, può ridare energia a una nuova talpa sociale ” .

 

 

Concludiamo qui la prima parte di questa nostra vetrina dedicata ai protagonisti di #digitTorino e la concludiamo con la presentazione del titolare dello speech dedicato alle “nuove figure del giornalismo ai temi del digitale”, stiamo parlando di Vittorio Pasteris. Giornalista, editore online, professore universitario e grande esperto di cultura digitale, Pasteris è anche vice-presidente di Lsdi e uno degli ideatori di digit. Ed è certamente la persona giusta proprio per la grande esperienza accumulata nel corso di tutti questi anni di militanza digitale nel mondo dell’informazione per poterci spiegare quali siano le figure professionali  ma soprattutto, permetteteci, culturali, da incentivare, creare, perseguire o semplicemente assumere nelle aziende della galassia giornalistica per provare ad invertire la tendenza al ribasso – vogliamo chiamarla crisi catastrofica? – che sta vivendo da molti anni il settore. Vi lasciamo con un video di Vittorio Pasteris intervistato dal Tgcom sui temi del giornalismo digitale.

 

 

 

 

CONTINUA…

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