Chi decide cosa

| 6 marzo 2018 | Tag:, , , , , , ,

Il mondo algoritmico è ben sintetizzato a nostro avviso in questo screenshot che proviene da Facebook e di cui è autore un editore di e-book, nonchè scrittore e poeta, di nome Fabrizio Venerandi. Nel post che potreste leggere integralmente sul social di Menlo Park, ammesso che lo troviate e se siete dei buoni investigatori digitali,  e se l’algoritmo,  e le bolle o camere dell’eco ve lo consentono; si trovano,  spiegate da Fabrizio e poi molto ben ragionate dai suoi amici/followers,  numerose argomentazioni: tecniche ma anche culturali, che ci rimandano uno spaccato del mondo in cui viviamo la nostra quotidianità assai aderente alla realtà. Non siamo padroni di un bel niente, non abbiamo titolarità di alcun processo, non compriamo una emerita cippa nemmeno quando la paghiamo e pure tanto! Il caso dei drm che sono degli aggeggi che non staremo qui a spiegare ma che limitano la nostra possibilità di leggere un ebook che abbiamo regolarmente acquistato e pagato con moneta sonante è, a nostro avviso, emblematico.  In nome di un presunto tentativo (sottolineiamo presunto almeno una quarantina di volte) di tutelare il diritto d’autore e la possibilità che ignoti ( e molto pericolosi ) pirati del copyright, pirateggino i contenuti intellettuali del succitato e-book e li diffondano online gratuitamente causando grave danno all’autore/autrice medesimo/a e “soprattutto” all’industria editorial/libraria. Si limitano “molto più gravemente” i diritti degli utenti – che questi diritti li hanno acquisiti –   di utilizzare un bene regolarmente acquistato in ottemperanza e rispetto delle leggi.   Un tentativo di limitare i pirati che produce più danni dell’impresa piratesca stessa e inoltre ci ricorda con “violenza”  che in questo nostro mondo digitale i diritti non sono tutelati, nessun diritto, se non quello dei fantomatici padroni del vapore. Che fa poco rivoluzione digitale, ammettiamolo!!!  Diritti di nessuno, avete letto bene, proprio di nessuno. Perchè come al solito si usa un cannone positronico per spazzolare delle briciole di pane dal bavero di un soprabito. Come dire una bomba atomica per rimuovere un formicaio. Insomma le dimensioni contano e conta anche l’intensità della spinta e se non vogliamo far danni ancora maggiori di quelli già in atto forse è il caso di agire con perizia chirurgica in questa delicata materia e  non come un elefante dentro ad un negozio di cristalli.   Invece accade che si compri un e-book e poi non si riesca a leggerlo. Strano ma vero. E ogni riferimento a fatti realmente accaduti è assolutamento voluto.

 

 

Cosa fare dunque per comprendere la vastità della problematica e provare ad agire consapevolmente? Come spesso ci è capitato di scrivere su queste pagine, è proprio la consapevolezza del nostro agire a poter fare la differenza. A #digits17 nell’ottobre dell’anno scorso all’Università di Prato abbiamo dedicato del tempo e delle risorse all’argomento in questione,  e in un workshop svoltosi nel pomeriggio del 28 ottobre al PIN di Prato, qualcuno ha anche provato a rispondere a questo cruciale quesito proponendo una serie di comportamenti da realizzare.  L’incontro era intitolato : “L’algoritmo dell’algoritmo” ed è stato condotto da Luca Corsato, scienziato digitale esperto di dati e loro uso e riuso e da Vittorio Pasteris, vice presidente della nostra associazione nonchè giornalista ed editore digitale. In questo workshop i prodi Corsato e Pasteris hanno provato a spiegare agli astanti e poi a tutti grazie al video integrale dell’evento da noi diffuso su you tube sul nostro accout digit Italia; come ci si possa appropriare senza colpo ferire, senza spendere un soldino bucato e senza studi o artifici tecnologici complicatissimi, della nostra identità elettronica nonchè digitale anche dentro a questo nuovo modo di concepire il mondo  che passa forzatamente dentro le logiche monopoliste dei proprietari degli “algoritmi”, i signori OTT, detti anche Over The Top, più e più volte citati e nominati a destra e manca. Prima di lasciarVi alla visione integrale del workshop vorremmo provare ad estrarre alcune indicazioni emerse durante l’incontro pratese.

 

 

In estrema sintesi nel suo intervento Luca Corsato ha presentato il  progettofacebook tracking exposed” ovvero un plug in che si installa sui motori di ricerca chrome e firefox e permette agli utenti di scaricarsi su un foglio csv (ovvero il formato aperto non proprietario free sotfware) il corrispettivo di un foglio excel nel mondo proprietario; la propria timeline di facebook.

 

 

Il primo presupposto è che oggi la nostra timeline su un qualunque social media, sia la nostra nuova agenzia di stampa.

 

 

La seconda considerazione di partenza per lo sviluppo di questo progetto è stata che le informazioni che riceviamo su facebook difficilmente contengono o rivelano la propria origine o la propria fonte oppure anche quando la fonte viene citata non è facile riuscire a controllare l’attendibilità di tale fonte.

 

 

Il terzo presupposto è che ogni timeline è frutto di un’architettura di diversi algoritmi.

 

 

Partendo da questi tre presupposti la tesi da dimostrare attraverso la realizzazione del progetto facebook tracking exposed, è:   se noi non siamo in grado di gestire e comprendere o riconoscere le attività minime che svolgiamo nella nostra esperienza su facebook facilmente  ne potremo essere vittime. Come ad esempio succede quando non riusciamo ad essere consapevoli di quando si realizzano meccanismi di modellazione o di suggerimento da parte dell’algoritmo di facebook nei nostri confronti. In pochi e semplici termini: rischiamo, se non ne abbiamo coscienza,  di essere complici nostro malgrado  delle scelte occulte fatte dall’algoritmo per indirizzare i nostri comportamenti.

 

 

Ad esempio una prima differenza  nei nostri comportamenti dentro un social la fa il modo in cui ci scegliamo di approcciare il social stesso. Quando lo usiamo in versione desktop dentro ad un computer,  rispetto a quando lo stesso social lo utilizziamo in mobilità,   attraverso  un tablet o uno smartphone.

 

 

L’analisi del nostro comportamento dentro facebook rispecchia passo passo l’azione compiuta dall’algoritmo di facebook nell’acquisire il numero maggiore di informazioni possibili su di noi. Si inizia loggandosi al social con il proprio account e la password assegnataci. Già questo primo scambio di informazioni (si dice correntemente scambio ma in realtà è un’azione univoca non certo una scambio, solo l’utente passa informazioni al social non il contrario), permette al social di avviare la nostra profilazione.

 

 

Attraverso l’uso del  plug in di facebook tracking exposed si può riuscire ad analizzare quando l’algoritmo di facebook o meglio l’architettura degli algoritmi utilizzata dagli sviluppatori del social network di Menlo Park,  distribuiscono agli utenti solo quel tipo di informazioni che “soddisfano le esigenze dell’utente”.

 

 

Generalmente la formazione di un’opinione nasce dal documentarsi su uno specifico problema anche attraverso la consultazione di documenti discordanti sul tema. Come si dice comunemente: “per farsi un idea realistica su un tema è necessario sentire tutte le campane”.  Ma se noi veniamo visti da Facebook come produttori di contenuti e nello stesso tempo come clienti,  fra gli sviluppatori dell’algoritmo nascerà il problema di non poter dare contenuti a quello specifico utente che non siano  appropriati e soddisfino i suoi gusti. Per adempiere alla missione dei proprietari di Facebook che non dobbiamo dimenticarci mai sono un’azienda con finalità commerciali: gli sviluppatori dell’algoritmo del social dovranno  in tutti i modi evitare di penalizzare la propensione all’acquisto e la capacità dell’utente di generare ulteriori contenuti sul social stesso.

 

 

Una delle regole generali maggiormente  in uso nell’ambiente è quella del 99 a  1. Novanta persone guardano, nove persone fanno modifiche, 1 sola persona su cento produce qualcosa di originale.

 

 

“Se non posso accedere alla mia timeline, – ha detto fra le altre cose Luca Corsato –   perchè non si ferma mai e continua a scorrere sotto i miei occhi, non sono in grado di capire realmente quanto effettivamente  interagisco con le persone, quali rapporti intrattengo con loro  e di che tipo,  oppure cosa postano con più frequenza o semplicemente quale possa essere per qualcuno dei miei amici l’argomento importante quel giorno. La timeline scorre e le scelte su quello che vedrò non le faccio io, ne le influenzo io in nessun modo. Sono scelte fatte dall’architettura algoritmica del social sulla base non dei miei effettivi interessi ma di quello che l’algoritmo ritiene possano essere più utili per indirizzare le mie scelte d’acquisto.

Inoltre lo scorrere continuo delle timeline di qualunque social, il non poter fissare nel tempo nessun argomento dentro ai social, la caducità dei contenuti postati –  pensiamo al modello Snapchat, poi adottato da molti altri social, che fa decadere i contenuti dopo un certo tempo –  stanno creando soprattutto fra i più giovani l’idea che tutto quello che viene prodotto e veicolato dentro i social  sia destinato a non durare. Sta perdendo consistenza, fino a diventare inesistente anche come modello culturale, l’idea dell’esistenza di un  archivio.

 

 

La normativa vigente e quella che entrerà in vigore fra qualche mese va invece esattamente  – e per fortuna aggiungiamo noi  – in direzione contraria. Dal maggio prossimo entrerà in vigore una norma in Europa che obbligherà i produttori di servizi digitali a fornire la garanzia a tutti i loro utenti di poter accedere e poter disporre dei propri dati sempre. Che in altri termini significherà ad esempio per gli iscritti a Facebook la possibilità di poter scaricare  tutto quello che abbiamo postato sul nostro accout non solo come contenuti prodotti ma anche come analisi di tutti i nostri comportamenti all’interno del social stesso in relazione all’applicazione dell’architettura dell’algoritmo alle mie azioni. Ovvero ad esempio significherà conoscere nel dettaglio quante interazioni, quante relazioni,  di che tipo, quali derivazioni, sono state  generate da un mio singolo post o dalle condivisioni di un post non mio  che ho postato sulla mia bacheca.

 

 

Quindi in attesa di norme e regole che si possano applicare a tutti in modo chiaro e semplice per generare consapevolezza nei nostri comportamenti digitali, questo plug in può aiutarci intanto a prendere possesso e rielaborare la nostra timeline e a capire come si alimenta la nostra dieta informativa”.

 

 

Di seguito il video integrale del workshop di #digits17 “L’algoritmo degli algoritmi” condotto da Luca Corsato e Vittorio Pasteris, enjoy ;)

 

 

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