Giornalismo, un’impresa

| 9 gennaio 2017 | Tag:, , ,

ona16Ci uniamo solleciti e assai grati a questa interessante iniziativa proposta dai colleghi/specialisti di Ona Italia , la componente nostrana dell’Online News Association   (a nonprofit membership organization for digital journalists — connecting journalism, technology and innovation ). Da loro ci arriva questa lettera aperta che vi proponiamo integralmente qui sotto per raccontarvi una loro iniziativa perfettamente in linea con alcune tendenze di studio e lavoro sul mondo dell’informazione, all’alba (speriamo non sia già un tramonto) della rivoluzione digitale, che stiamo da tempo cercando di seguire anche qui a bottega.
Vorremo rilanciare assieme a loro il tema del giornalismo imprenditoriale. Quasi un ossimoro, o meglio un’improbabilità, una negazione/affermazione nella sua stessa enunciazione, secondo i principi istitutivi, legislativi, e non ultimi fiscali dell’ordinamento del Paese. Il nostro, ancorchè “Bel”, come vorremmo si mantenesse per sempre. Ma a cui, al BelPaese, dovremmo prestare il più possibile e in modo sollecito assistenza e sostegno per poterlo mantenere splendido e in forma e assicurarne  la longevità  per i nostri figli e nipoti.

 


Quale modo migliore per essere presenti e di reale ausilio al futuro –  ad esempio – della nostra professione, che provare a togliere la testa dalla buca nella sabbia in cui l’abbiamo da tempo infilata e realizzare in tempo reale il passaggio nodale e culturale dal mondo analogico a quello digitale, magari aprendosi alle nuove possibilità imprenditoriali che si vanno via via delineando anche per i giornalisti e che al momento non sono praticabili qui e adesso nel Bel Paese? Abbiamo provato a parlarne a digit15 e in chiusura di questo post proveremo a riproporre – per i più audaci – il video integrale del panel, nel frattempo rinnoviamo il nostro cordialissimo “in bocca al lupo” agli amici di Ona Italia e speriamo, ad esempio, che si uniscano a noi e soprattutto a loro, anche tutti gli editori digitali e non, i giornalisti digitali e non, gli imprenditori dell’informazione digitale e non, e le istituzioni del giornalismo e della comunicazione. Buona lettura e buon Anno a tutti.
Giornalisti che diventano imprenditori. Sono fondatori di startup e aziende editoriali, service, agenzie, giornali, siti web di news. In Italia non sono pochi. Ma come lavorano? Con quale modello di business e quali forme societarie? Con quali risultati e quali obiettivi?
Giornalismo, un’impresa è l’iniziativa di Ona Italia, la sezione nazionale della maggiore associazione di giornalisti online del mondo, che intende così individuare, mappare, analizzare le iniziative imprenditoriali create da giornalisti in Italia.
Lo strumento prescelto è un questionario, con scopo esclusivamente conoscitivo, che punta a viaggiare per l’Italia e raccogliere tracce di una realtà ancora poco visibile. E molto coraggiosa.
Ona Italia ha pensato ai giornalisti-imprenditori come a “coloro che organizzano i mezzi di produzione creando beni e servizi giornalistici, sostenendone i rischi economici e creando nuovo lavoro”. Ma la definizione più appropriata e definitiva la forniranno probabilmente le risposte all’indagine, già lanciata a Varese, in occasione di Glocal 16, e i cui primi esiti saranno presentati al Festival del giornalismo di Perugia.
L’iniziativa intende crescere nel tempo, raccogliendo dati e informazioni che potranno via via essere aggiornate e intende stimolare soprattutto domande, più che dare risposte: se il giornalista che sviluppa una propria idea di business debba essere più imprenditore o più professionista, o se tante imprese neonate abbiano un futuro di sostenibilità a medio-lungo termine (la devono avere per forza o possono anche avere cicli di vita più brevi, purché positivi?).
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C’è chi ha colto il momento buono per lasciare una pericolante posizione in una testata, c’è chi si è reinventato dopo aver perso il posto, fisso o precario, c’è chi un posto non lo ha mai avuto e si è deciso a dare una forma nuova alla propria condizione di freelance investendo tempo, fatica e magari qualche soldo su un’idea d’impresa. C’è poi chi ha scelto di fare il giornalista imprenditore, perché ha capito che lo scenario dell’informazione e la professione stessa sono al centro di una di quelle distruzioni creatrici schumpeteriane che creano nuovi scenari e nuove possibilità.
Il popolo dei giornalisti imprenditori è sempre più ampio, ricco e diversificato, anche in Italia, dove da qualche anno al centro di un’attenzione crescente.

 

Di modelli di business, nuove imprese editoriali e creatività imprenditoriale si è parlato più volte al Festival di Perugia, con panel e workshop, così come a Glocal, a Varese. Ma è a Digit15, a Prato, che l’attenzione si è concentrata proprio sul caso italiano: perché fare della professione giornalistica un’impresa è una via quasi obbligata, in molti casi, ma è pure estremamente difficile in un contesto segnato da una visione tradizionale per cui la professione giornalistica è tale soprattutto se esercitata come lavoro dipendente, nel quadro di garanzie economiche, sindacali e deontologiche fissate dal Contratto nazionale dei giornalisti , oltre che dalla legge istitutiva dell’Ordine.
Eppure sono gli stessi dati proposti dall’indagine di Lsdi sullo stato della professione giornalistica a imporre un cambio di prospettiva. La realtà è più forte di ogni resto ideologico e anche se il vecchio resta ingombrante e muore lentamente (troppo? sicuramente senza reagire in modo adeguato ai tempi), il giornalista imprenditore è tra noi.
Grazie all’attività di ricerca di colleghi come Nicola Bruno, che già nel 2012 aveva curato l’analisi del panorama italiano per Chasing Sustainability on the Net o all’eccellente lavoro sul tema di Alberto Puliafito o Andrea Tortelli (e molti altri), il dibattito sul tema esiste ed è vivo.
A questo si propone di contribuire Giornalismo, un’impresa. Domande, ancora domande. Roba da giornalisti, insomma.

 

 

di Rosa Maria Di Natale e Paolo Piacenza (Ona Italia)

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