Ha senso fare informazione in lingua italiana mentre l’Italia dorme ?

| 29 Agosto 2016 | Tag:, , ,

carlotta-macerolloQualche piccola considerazione sugli obiettivi del fare informazione in lingua italiana mentre gli italiani dormono dopo quanto è successo nelle prime ore dopo il terremoto che ha sconvolto il centro Italia lo scorso 24 agosto.

Tutto parte  alle 03:36:32 UTC quando la prima scossa di magnitudo 6 ; la prima di molte altre che seguiranno, sveglia bruscamente tutto il centro Italia, distruggendo e uccidendo.

 

Una buona parte del centro Italia in preda alla paura se non al panico cerca di capire che sta succedendo e dove. Ci sono i giovani e gli iper smart che iniziano a smanettare sui social come Twitter e Facebook per trovare da subito informazioni da altri come loro che hanno sentito la scossa e sono online, dopo poco i dati di INGV, qualche prima fotografia di crolli. Poi ci sono i meno smart che cercano sui siti dei giornali in rete  o sui canali all news e trovano davvero poco.

 

Nell’informazione online si sono mossi quasi subito Ansa, Repubblica, Messaggero e Leggo e tutta l’informazione locale digitale del centro Italia le cui redazioni sono state svegliate fisicamente dal sisma. La altre testate sono arrivate molto, molto dopo,  più di un ora, e diverse altre scosse e commettendo talvolta,  errori non banali.

 

In televisione e in radio l’informazione Rai si è mossa veloce , dando quasi subito la notizia e seguendola con attenzione. L’eroina di quella notte è stata  Carlotta Macerollo, turnista di notte di Rai News 24 che è riuscita a fare più di un ora di diretta in semi solitaria e a raccontare dagli studi di Rainews24 a Saxa Rubra la seconda scossa delle 4:33  di magnitudo 5.4.

 

 

In quella notte però a parte improvvisazioni e acrobazie si è materializzata una nuova Waterloo dell’informazione italiana tradizionale soppiantata dai media social digitali. Gianluca Neri ha scritto Il giorno in cui in Italia morì la stampa

 

da cui estraiamo alcuni significativi passaggi:

“La prima testimonianza che arriva è quella del sindaco di Amatrice che, interpellato al telefono, dice ai microfoni di Radio 1 con la voce spezzata che non vede più gran parte del suo paese.

La radio, insomma (e vorrei anche aggiungere: una radio della Rai, cioè del servizio pubblico che fa il suo mestiere), è la prima a verificare la notizia e a trovare una fonte affidabile dal luogo del disastro.

Fino a quel momento la tv ancora tace. Le sette generaliste, mute, proseguono con l’inutilissima programmazione notturna, e tra le “all news” la prima a svegliarsi – comunque in ritardo – sarà RaiNews, con una diretta chiaramente improvvisata. Perché si svegli SkyTG24, che si era limitata a dare la notizia in un sottopancia, servirà più o meno un’altra mezz’ora. In questo lasso di tempo hanno già dato la notizia CNN, BBC, NBC e perfino Fox News, e i redattori di tutte le testate anglofone si sono trasferiti su Twitter per fare due cose: cercare testimoni dell’evento con informazioni o immagini di prima mano e chiedere l’esplicita autorizzazione per poterle utilizzare. La fan-ta-scien-za, per noi.

Se fosse questo il caso, cari giornalisti professionisti, dotati di tesserino dell’ordine e sindacalmente legittimati, voi ancora non lo sapete ma avete già adesso una risposta alla domanda che inevitabilmente dovrete porvi di qui a qualche anno: “Perché il lavoro che facevo non esiste più?”.

 

In effetti fino almeno alle 5 del mattino è stato molto più facile avere informazioni abbastanza circostanziate dalla BBC e dalla  CNN, ma anche dai catalani della Vanguardia , piuttosco che dalle usuali fonti informative italiane.

 

Nel frattempo fiumi di messaggi viaggiavano su Twitter (fonte Matteo Flora)

twitter-terremoto

 

La domanda che vorremmo porre a questo punto è questa: ” Ha senso fare informazione aggiornata in tempo reale in lingua italiana mentre in Italia è notte, e se sì come e per chi ?”

 

Il racconto dei tragici eventi del 24 agosto ci induce a dire che ad oggi se ne fa poca e male organizzata.

 

A chi è rivolta questa informazione? Si tratta di  una serie di destinari diversi,  ovvero un target molto poco omogeneo. Da subito si può pensare a tutti coloro che di notte vivono o meglio lavorano. Poi ai tempi del villaggio globale ci sono  quelli che parlano la lingua italiana e vivono in giro per il mondo su fusi orari diversi dal nostro. C’è poi l’esigenza di dare notizie prevalentemente di cronaca sull’Italia che accadono di notte, ma a questa funzione sanno dare risposta le agenzie storiche tipo l’Ansa.

 

Quantitativamente di quanti utenti parliamo ? Difficile indicare una cifra esatta, ma, a nostro avviso,  sono milioni per fascia oraria.

 

Seconda domanda. Da che ora inizia l’ informazione di notte ?  Giochi di parole a parte, le aree poco coperte sono soprattutto quelle da mezzanotte alle sei. Ma ad un esame più approfondito appare evidente che anche la fascia dall’una alle cinque in cui i siti online di informazione sono sostanzialmente congelati e in cui i canali allnews o ripropongono informazioni vecchie o rilanciano stucchevoli rassegne stampa dei giornali cartacei, appaia poco presidiata.

 

La nicchia di utenti – lettori spettatori –  c’è di sicuro. Ma come fare a coprirla? Fino ad oggi si usano modelli “vecchio stile”,  con redattori – pochi e male assistiti –  che devono passare la notte a tessere articoli o a fare la guardia e la vedetta in attesa che colleghi periferici svegliati nel sonno dai fatti, vadano, le raccontino e le inviino.

 

Oramai occorre ragionare diversamente. Prima di tutto dal punto di vista geografico – organizzativo  che senso ha tenere in redazione o a casa sua un redattore a vigilare mentre sarebbe molto più facile trasferire nella notte italiana il centro di comando e controllo in qualche città del mondo dove in effetti è giorno secondo la logica delle multinazionali i cui servizi h24 vengono gestiti a staffetta tra centri presenti in diversi fusi orari complementari nella copertura.

 

Ad esempio nel far east e negli Usa ci sono molti giornalisti italiani – di belle speranze – che potrebbero ottimamente coprire la notte italiana ricevere gli input e se necessario svegliare e attivare tutte le redazioni.
Poi ci sono gli stumenti automatici in grado di analizzare i flussi sui social e capire se ci sono notizie importanti tralasciando il resto.

 

Ad esempio sarebbe bastato un semplice trigger realizzato con IFTTT (If This Then That) im grado di selezionare i Tweet di INGV e  attivare un allarme per le redazioni, (forse non solo???) nel momento in cui si  fosse verificato sul territorio italiano un terremoto di magnitudo, ad esempio, maggiore a 5.5.

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3 Risposte “Ha senso fare informazione in lingua italiana mentre l’Italia dorme ?”

  1. Mario Tedeschini-Lalli

    Caro Vittorio,

    sai quanto io possa essere critico del sistema giornalistico italiano, ma in questo caso non mi sembra che il concetto dei “Waterloo della informazione italiana” possa applicarsi a una evenienza, come tu stesso hai riconosciuto, nel corso della quale le maggiori testate radiotelevisive (GR1, RaiNews, Tg24) e una grandissima parte della informazione online sono state reattive e hanno informato tempestivamente e – per quanto possibile nelle circostanze e nei tempi – in maniera esauriente.

    Ci sono stati, notoriamente, alcuni clamorosi ritardi, ma non è certo “l’informazione italiana” che è mancata.

    Con l’affetto e la stima di sempre.

  2. Mario Tedeschini-Lalli

    Quanto all’idea di un desk H24 “spalmato” sui cinque continenti, come sai è già stato provato molti anni fa (1999-2002) per la redazione di CNNitalia.it, che aveva due terzi dei redattori a Roma e un terzo ad Atlanta. La cosa funzionava piuttosto bene – anche perché la redazione italiana di Atlanta era integrata a quella del colosso CNN.

    Non escludo che possa essere ripensata al giorno d’oggi, magari in maniera consortile da alcune testate, ma occorre anche dire che il terremoto di questo mese ha dimostrato che le redazioni H24 ci sono anche in Italia (per RAI, Sky, Repubblica sono sicuro, forse anche altre) e che funzionano

    [Naturalmente questo commento andrebbe in coda a quello sotto… ;-) ]

  3. Vittorio Pasteris

    Caro Mario,
    Io un po’ per caso un po’ per colpa del trigger di cui si parla sopra la notte del 24 agosto ero sveglio e ho vissuto a distanza il flusso delle notizie e delle discussioni. quello che si notava come ho provato a raccontare era che molti giornali online stranieri e canali all news non italiani sono stati molto reattivi e completi nel breve e medio periodo per aggregare le informazioni e farle arrivare ai cittadini. Fra i giornali italiani la risposta veloce davvero è stata di Repubblica, Ansa e Rai News, gli altri molto meno pronti. E’ vero che era proporio all’ora più estrema di non copertura media nella notte, per capirci dove la notte fonda scollina verso il giorno, e che era agosto con sostituzioni e turni e vacanze, ma il mio pensiero ex post, ripeto ex post, è che in effetti non esistano piani di copertura emergenziale notturna nelle redazioni.
    Interessante non me la ricordavo esperienza di CNNItalia. Idubbiamente le redazioni H24 se le possono permettere i gruppi editoriali facendo economia di scala, ma anche i piccoli con qualche accorgimento che la possono fare. Un grande abbraccio al mio maestro e ci vediamo a Prato DIG-IT