Chi va piano … (segnalazioni dal mondo)

| 9 Febbraio 2016 | Tag:, , , , , , ,

snowfallQuesto è il primo di una serie di post in cui, partendo da un tema, segnaleremo link dalla rete che ci paiono interessanti. Abbiamo scelto il long form journalism per iniziare. Buona lettura!

 

 

Come riportavamo qualche anno fa: il long form journalism ha visto tante sperimentazioni negli USA. E le sperimentazioni continuano oggi. Molte esperienze di questo tipo nascono più dal desiderio dei giornalisti di creare un proprio  spazio narrativo più ampio e articolato che da una effettiva richiesta dei lettori, mentre un modello economico che assicuri un buon rendimento o almeno la sopravvivenza per questo tipo di giornalismo, e più in generale per i modelli digitali, non è stato ancora individuato.

 

“Uno dei primi errori dell’ era Internet è stato quello di prendere i vecchi contenuti e scaricarli online… ‘’Snow Fall’’ mostra invece  come possono essere potenti i risultati quando una narrazione avvincente è accoppiata in maniera organica con integrazioni multimediali”, affermava Rieder, qualche anno fa.

 

 

Un unico luogo dove tenere assieme e in vita contenuti diversi invece che disperderli in tanti articoli. Un nuovo modo di scrivere e pensare il reportage. Soprattutto per vicende che non si esauriscono in uno spazio di tempo definito ma che ‘’continuano a crescere e ad aggiornarsi continuamente’’. E’ così che Lelio Simi ricostruisce le potenzialità e il senso di quel nuovo genere di narrazione giornalistica che ormai viene chiamato ‘’snowfalling’’,  da Snowfall, il titolo del reportage multimediale realizzato  dal New Yok Times.

 

 

Ecco due esempi recenti di long form journalism o forse una sperimentazione che fa un passo più avanti? Queste sperimentazioni imprenditoriali giornalistiche – una pubblica solo due inchieste al giorno, l’altra approfondisce un unico tema –  sembrano chiedere ai lettori di soffermarsi su una notizia fra le tante e di prendersi il tempo di leggerla, per approfondire il tema e osservarlo da tutte le angolazioni possibili. Una pausa di riflessione nel bel mezzo dell’overload informativo.

 

 

#1

 

theinformation

The Information’s Jessica Lessin: the news model is brokenAt a time when most digital publishers are scrambling to amp up the quantity of content to meet ad goals, The…digiday.com

 

 

Jessica Lessin, ex reporter del Wall Street Journal, ha fondato The Informantion, che pubblica due inchieste al giorno e null’altro.

 

 

In un momento in cui la maggior parte degli editori digitali cerca la via del guadagno pubblicando una grande quantità di contenuti, l’approccio di The Information è diverso. E a quanto dice Lessin, gli abbonati sono migliaia (il medium ha due anni di vita).

Jessica Lessin, sostiene che molti dei presupposti costruiti intorno alla ricerca del modello sono sbagliati. In particolare si riferisce alla necessità di fare affidamento, quasi esclusivo, sulla pubblicità per il guadagno e sulla ricerca di espansione del numero di lettori come uniche possibilità. Ecco una breve sintesi del Lessin-pensiero :

“Siamo sopraffatti da questa gara per traffico e numero di pagine visualizzate senza concentrarsi sul fornire un valore al pubblico… “

“Il vantaggio segreto di un modello basato sugli abbonamenti: è il focus” il focalizzare i contenuti per i propri abbonati.

“Facebook non si preoccupa del mondo dei media, ma il mondo dei media pensa lo faccia”

 

#2

 

 Si chiama Coda Story. Una nuova piattaforma di narrazione che vuole andare oltre, nel ciclo delle notizie, alla semplice segnalazione di eventi singoli .

“guardare le cose aprirsi e spiegarsi oltre l’andamento del trend quotidiano”

Coda Story, al momento nella versione di lancio,

“copre una crisi alla volta, e rimane in quella storia per fornire profondità e comprensione di eventi che creano il nostro mondo”.

“la missione di Coda è “stare sulla notizia”.

Stiamo parlando di long form journalism, in una versione graficamente accattivamente e di grande leggibilità.

Come sta in piedi un progetto del genere? Coda Story non sottovaluta la questione del “a chi interessa la storia ora che non è più sui social?”

“Il nostro team social monitorizza l’andamento delle news e lo utilizza per diffondere i suoi contenuti… sperando di riuscire a completare il ciclo delle notizie”

 

Tornando alla sostenibilità a breve termine, Coda ha inziato la propria sperimentazione continuerà a lavorare solo facendo affidamento sul crowdfunding; al momento l’impegno editoriale è di tre mesi. Nel lungo periodo, esplorerà altre fonti di reddito, tra cui una licenza ad altri gruppi dei propri metodi editoriali per affrontare uno specifico tema.

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