Architetture sociali #digit16

| 26 settembre 2016 | Tag:, , , , , , , ,

fenomenologia-dellignoranza-digitale-1-728La realtà è innervata dalla rete. La rete è informata dalla realtà. Ogni oggetto può emettere e ricevere informazioni, ogni superficie può diventare uno schermo. In questo nuovo ecosistema, come possiamo costruire una nuova relazione con coloro che chiamavamo “pubblico”? Come possiamo ridefinire le nostre strategie di comunicazione? Quali nuove opportunità ci sono per il giornalismo?

 

 

La sfida dei nostri tempi non è tanto quella di trovare una risposta, ma di connetterla alle nostre domande nel modo migliore. La natura e la dinamica di questa connessione possono essere più o meno sostenibili, più o meno aderenti a un modello etico, più o meno vantaggiose per diversi gruppi umani.

 

 

Dal momento che ora che abbiamo connesso i luoghi, gli oggetti e gli esseri viventi, è agendo sulle relazioni che modifichiamo ciò che chiamiamo “realtà”.
Ogni relazione che decidiamo di stabilire ha una funzione. In un mondo in cui tutto è connesso – e tutto può essere connesso – in molti modi, la funzione è quello che fa la differenza. La dinamica di una relazione è una funzione. Un ponte fra un bisogno e una soluzione. Non un ponte qualsiasi, ma quell’unico ponte, fra i mille a disposizione, che ci farà compiere quel determinato percorso per vivere quell’esperienza unica. Comunicare è saper trovare quel ponte in questo nuovo universo. Innovare è saperlo immaginare, quando non esiste.

 

 

Secoli di comunicazione attraverso la carta stampata ci hanno insegnato che il massimo grado di correlazione fra due elementi di una storia si esprime disponendoli all’interno della stessa pagina. Più questi elementi si troveranno vicini, inoltre, più riterremo la loro relazione forte e rilevante ai fini della comprensione della storia narrata.

 

 

In una singola pagina web, in cui a differenza di quella di carta abbiamo a disposizione tutto lo spazio che vogliamo, potremmo teoricamente pubblicare tutto.
È la tentazione di molti, soprattutto quando si tratta della homepage. Tuttavia, ogni pagina raggiunge un punto oltre il quale il livello di densità dell’informazione smette di essere un’opportunità e diventa un problema, per chi deve cercare di comprendere il messaggio che si trova al suo interno. 

 

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Jorge Arango scrive: «quando parliamo di densità, stiamo parlando della proporzione dell’informazione rispetto allo spazio/tempo utilizzato per trasmetterla. Un modo per spostare in avanti il punto massimo di densità sostenibile è sfruttare la possibilità di compiere operazioni sulle informazioni stesse». Continua infatti Arango: «più un ambiente è interattivo, più informazione può trasportare nel medesimo spazio visibile».

 

 

Possiamo interagire con le informazioni in molti modi, a seconda dell’ambiente informativo in cui ci troviamo. Ogni interazione costituisce un’esperienza. Questa esperienza è la lente attraverso la quale valutiamo ogni informazione che colpisce i nostri sensi.

 

 

Federico Badaloni, giornalista e architetto dell’informazione della Divisione Digitale del Gruppo Editoriale l’Espresso, affronterà questi temi nel corso del suo intervento a #digit16 presso la Camera di Commercio di Prato il 21 ottobre dalle ore 9 alle 11; non soltanto delineando il quadro di riferimento, ma offrendo anche suggerimenti pratici e riferimenti a casi concreti tratti dalla sua esperienza nel progettare siti e applicazioni per le diverse testate del Gruppo.

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