Via del Mare racconta: datajournalism, ricerca storica e memorie per costruire nuove forme di narrazione

| 22 febbraio 2014 | Tag:, , ,

MaraConiugare il datajournalism con la ricerca storica e le interviste per costruire una narrazione ampia e profonda di una vicenda che ha segnato la storia di una città.

Sono questi gli elementi che caratterizzano Viadelmareracconta, un progetto dedicato allo stabilimento di Foggia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

Viadelmareracconta segue due percorsi: la ricerca tra le carte dell’Archivio di Stato di Foggia, le interviste ad alcune donne che hanno lavorato in Cartiera.

 

di Mara Cinquepalmi

 

Mara1Questo lavoro non ha la pretesa di ricostruire la storia della cartiera, perché sono una giornalista e non una storica, ma, partendo dalle carte ritrovate nell’Archivio di Stato di Foggia, vuole offrire uno spaccato della vita di fabbrica tra storia e memoria.

Dunque, non la storia della cartiera, ma le storie. Come quelle delle ex operaie che ho incontrato nei mesi scorsi. Al tempo stesso il progetto è la prima lettura di genere sulle lavoratrici dello stabilimento foggiano.

 

Sia nella ricerca d’Archivio che nelle interviste ho privilegiato questo aspetto partendo dal fatto che si parla poco del lavoro femminile. Questa mi è sembrata una buona occasione per dare voce alle donne che hanno trascorso quarant’anni della loro vita nello stabilimento di via del Mare oppure per raccontare uno spaccato della vita di fabbrica così come emerge dalle carte d’Archivio.

 

Sono entrata in punta di piedi nelle case delle donne che mi hanno accolta per raccontarmi la loro storia in fabbrica, da operaie o da impiegate. Si sono commosse ricordando l’odore della colla che non andava via dalle mani, mostrandomi la foto di un momento della vita di fabbrica. Non è stato facile stabilire una relazione con queste donne. E’ naturale che ci sia un po’ di diffidenza nei confronti di chi ti chiede di raccontare l’esperienza lavorativa. Con tutte, però, superata questa fase, il colloquio è scivolato via con grande serenità, anzi in alcuni casi, man mano che parlavano, si ricordavano di episodi che avevano dimenticato. Qualcuna ha tirato fuori dal cassetto foto che non guardava da anni. Durante la prima intervista la donna, ad un certo punto, mi dice: “Mi hai fatto fare un tuffo nel passato”. In quel momento mi ha fatto capire che eravamo entrate in sintonia, che stavamo cercando la stessa cosa.

 

Viadelmareracconta coniuga, dunque, gli strumenti del datajournalism, la ricerca d’archivio e le testimonianze. Alla ricerca nell’ Archivio Storico ho dedicato una sezione, Fra le carte dell’ Archivio, dove, grazie agli strumenti del datajournalism, ho visualizzato i dati contenuti nell’ elenco dei dipendenti conservato in un fascicolo dell’Archivio.

 

Si tratta dell’ unico fascicolo riguardante il Poligrafico conservato nell’ Archivio di Stato di Foggia. Contiene lettere, memorie, elenchi; sono tutti documenti datati tra il 1943 ed il 1946. Proprio all’ agosto 1946 risale l’ elenco dei dipendenti: 24 grandi fogli (21 per gli operai, 2 per gli impiegati, 1 per il personale dell’ azienda agricola dello stabilimento) battuti a macchina e organizzati come un vero e proprio dataset. Lo schema dell’ elenco è: cognome, nome, paternità, data di assunzione, data di nascita, qualifica, qualifica combattentistica, indirizzo.

 

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Nell’ elenco impiegati la qualifica combattentistica precede la qualifica, forse perché è stato redatto da un’ altra persona. Nel foglio dei lavoratori dell’ azienda agricola, che risulta danneggiato al punto che non si riesce a leggere bene alcuni cognomi, manca la data di nascita e la paternità (che è indicata invece solo per due lavoratori).  In questo foglio non sono annotate donne, quindi ho elaborato visualizzazioni di genere solo per operai ed impiegati.

 

L’ intuizione è stata sfruttare gli strumenti del datajournalism per raccontare in maniera nuova i dati d’archivio. Da quei fogli ho così ricavato un dataset, punto di partenza delle mie visualizzazioni. Il dataset ottenuto è stato ripulito, nel senso che ho reso omogenei alcuni dati (ad es. gli indirizzi), ho trascritto per esteso le qualifiche, sia quelle lavorative che combattentistiche. Prima di procedere con le visualizzazioni, ho fatto una copia del dataset principale e in questa ho eliminato i dati sensibili, come quelli anagrafici, mentre non escludo un approfondimento sulle vie di residenza. A quel punto ho incrociato i dati come più mi sembrava interessante.

 

Ad esempio, quante donne lavoravano e quali mansioni svolgevano. Altro dato importante è stato mettere in relazione le donne con le qualifiche combattentistiche. Mentre per gli uomini è scontato che abbiano fatto la guerra, soprattutto la seconda guerra mondiale, per le donne non si può dire lo stesso. Come accadde nella sede principale a Roma,  alcune delle donne in servizio al Poligrafico di Foggia nel 1946 occupavano quel posto in sostituzione di un marito o un fratello in guerra o morto sui campi di battaglia.

 

Questo lavoro è iniziato nell’ agosto 2012, quando durante le vacanze, leggevo dell’Ilva di Taranto. Da foggiana, anche se ormai bolognese d’ adozione, ho sentito il bisogno di restituire alla memoria di una comunità le storie di questa fabbrica. Foggia non ha una vocazione industriale ed ha diviso il suo destino con una fabbrica nata da un’intuizione di Gaetano Postiglione, foggiano e dirigente di spicco del partito nazionale fascista. Dal 1934 (diventerà uno stabilimento del Poligrafico solo due anni più tardi) la Cartiera ha dato lavoro a uomini e donne, ha disegnato, soprattutto nel dopoguerra, una nuova mappa sociale, ambientale ed economica della città.

 

Il progetto, realizzato grazie anche a Andrea Nelson Mauro e Alessio Cimarelli didataninja.it, che hanno curato la parte tecnologica, viene presentato oggi all’Open data day di Bologna e venerdì 7 marzo, alle ore 17, all’Archivio di Stato di Foggia in piazza XX Settembre. In quell’occasione la compagnia teatrale ScenAperta leggerà alcuni brani delle interviste.

 

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