Una grande risorsa da utilizzare i giornalisti non comunitari in Italia

| 15 marzo 2014 | Tag:, , , ,

leila E’ ‘’una nostra vittoria importante ma ora è necessario che tutti i Tribunali applichino fino in fondo il parere“.
 
E’ il commento di Paula Baudet Vivanco, segretaria dell’ Ansi sul parere del Ministero della giustizia secondo cui anche il cittadino non UE che soggiorna in Italia ha il diritto di diventare direttore responsabile di una testata giornalistica.
 
Una vittoria ottenuta soprattutto grazie alla campagna portata avanti dall’ Associazione Nazionale della Stampa Interculturale (ANSI), assieme ad UNAR (Ufficio Nazionale contro le discriminazioni razziste) e COSPE.


di Leila Zoia
 
Emesso su sollecitazione formale del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti, il parere afferma in sostanza che la norma contenuta nell’ art. 3 della Legge sulla stampa (8 febbraio 1948 n. 47), nella parte in cui richiede che il direttore responsabile di una testata debba essere solo un cittadino italiano, risulta abrogata per incompatibilità con l’ art. 2 del D. Lgs. 286/1998 (Testo Unico sull’ Immigrazione), che equipara la condizione del cittadino straniero fornito di regolare permesso di soggiorno sul territorio dello Stato a quella del cittadino italiano (o comunitario), attribuendogli gli stessi diritti civili. Il cittadino  deve essere iscritto all’Albo dei Giornalisti.
 
Alla fine del 2011 era infatti stato richiesto ufficialmente da ANSI e UNAR al presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, di sollecitare il parere del Ministero della Giustizia, sul tema della discriminazione contro i direttori responsabili con passaporto straniero presente nella legge sulla stampa.
 
La battaglia di ANSI comincia ben prima, nel 2010, a seguito del caso di Domenica Canchano, giornalista pubblicista iscritta all’ Ordine dei giornalisti della Liguria, a cui era stato impedito di registrare una testata presso il Tribunale di Genova. Su questa vicenda – e grazie anche al sostegno dell’ Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa, ANSI e UNAR avevano  chiamato in causa anche l’ allora Ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, che ne aveva preso atto nel suo schema di ddl contro le norme discriminatorie,  il 20 gennaio 2014.
 
Ma ecco come descrive l’ attività di Ansi, Aladji Cellou,  presidente della sezione toscana dell’ associazione, in una intervista realizzata qualche giorno fa in occasione dell’incontro su un nuovo modello di coordinamento delle associazioni e delle comunità straniere in Toscana, di cui ANSI è parte integrante per le attività di informazione, allo scopo di favorire il dialogo tra le diverse culture e la prevenzione di tutte le forme di xenofobia, razzismo, prevaricazione e violenza.

 

CellouChe cos’è ANSI e qual è il ruolo che riveste?

ANSI è l’Associazione Nazionale della Stampa Interculturale, un gruppo di specializzazione affiliato alla Fnsi. Io sono Aladji Cellou, Presidente di ANSI Toscana, neonata formazione il cui statuto è stato approvato nel comitato direttivo di AST (Associazione Stampa Toscana) a luglio 2013.
 
Il ruolo di ANSI è poter dare la possibilità a tutti i giornalisti, non solo italiani, di dimostrare quello che sanno fare. Dare la possibilità anche a quei professionisti che provengono da un’altra regione del mondo, che sappiamo essere marginalizzati nei media italiani, di poter esercitare il mestiere nel posto dove vivono, nel caso in Toscana. Dobbiamo cercare di far sentire la nostra voce.  Se una persona non può fare il lavoro che ama, e che sa fare, perché tante volte non gli viene data la possibilità, è una risorsa che rimane nascosta.
 
Non è comune trovare giornalisti stranieri nelle redazioni italiane. Fare emergere questa risorsa, non è solo per aggiungere folklore e colore, ma è una risorsa in più alla diffusione delle informazioni in Toscana. Si dovrebbe essere tutti giornalisti, non giornalista proveniente da…
 
Quanto è importante una corretta rappresentazione dei migranti e quanto i media incidono in questa rappresentazione?

Tutti conosciamo l’importanza di questa aspetto, ma forse c’è chi non vuole, in alcune regioni italiane, che gli immigrati si integrino. Questo forse è dovuto alla mancanza di una politica che permetta a tutti gli immigrati di poter giocare la loro partita verso l’integrazione.
 
I media hanno un ruolo fondamentale perché, a volte, nei diversi territori, la popolazione può avere una idea sbagliata degli immigrati, semplicemente perché i media trasmettono questa falsa immagine: immigrati che sono qui per rubare i nostri lavori, per la criminalità. Quindi il ruolo fondamentale della stampa in generale è dare la possibilità alla popolazione italiana di capire che l’immigrato è soprattutto un valore aggiunto.
 
Secondo lei incide anche nell’autorappresentazione e auto percezione dei migranti?

Soprattutto nell’autorappresentazione. Vediamo a tutti i livelli che i migranti hanno difficilmente voce in capitolo.
 
Quindi un professionista, un giornalista con un diverso background culturale all’interno delle redazioni dei media mainstream poterebbe fare la differenza?

Veramente. E’ quello che noi stiamo cercando di far capire ai nostri colleghi giornalisti dei media mainstream. Non è semplice, so che ci sono già tanti giornalisti italiani che non hanno la possibilità di entrare a lavorare nelle redazioni, ma non dobbiamo mollare, dobbiamo fare in modo di arrivare a questo obiettivo.
 
Il ddl contro le norme discriminatorie del Ministro Kyenge quanto potrebbe aiutare?

E’ un grande passo. Ma non basta, io non vorrei che fosse solo il Ministro Kyenge, perché primo Ministro nero, a portare questa idea. Sarebbe stato più bello che fosse stato un Ministro italiano ad aver proposto questa innovazione. Speriamo che altri politici diano il loro contributo per concedere a tutti la possibilità di vivere in un paese normale.

 

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L’ intervento di Arbër Agalliu, membro di ANSI Toscana e di ProspettiveAltre*

 

“In questi anni molte cose sono cambiate: sono cambiati i numeri dell’ immigrazione, le persone. La strada fatta fin ora è stata tanta. Una volta per l’ iscrizione all’ ordine dei giornalisti era necessaria la cittadinanza italiana. Oggi grazie al lavoro di ANSI assieme ad UNAR siamo riusciti ad eliminare certi ostacoli.
 
Non è invece cambiato negli anni l’uso strumentale dei media nei confronti dei migranti: Prese d’assalto le coste italiane, barconi ed emergenza profughi; Massima allerta, allarme criminalità.  Sono titoli del 1997, relativi ai flussi migratori in arrivo dall’Albania, ma suonano come se fossero le pagine dei giornali di oggi… Dopo diciassette anni la terminologia usata dai media non è cambiata, le medesime parole di un tempo vengono usate contro i migranti che giungono dalla Libia, Siria…- denuncia Arbër Agalliu-. Una volta, a causa della scarsa conoscenza della lingua italiana non potevamo rispondere agli attacchi, ora però parliamo italiano, e  con accento regionale”.
 
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*Prospettive Altre è una testata giornalistica lanciata nel settembre 2012 grazie alla collaborazione fra COSPE, ANSI e Regione Toscana. In redazione un gruppo di ragazzi di diversa provenienza geografica, a volte nati o formati in questo paese, uniti nell’ intento di promuovere una diversa informazione, rispondere con la stessa moneta alle notizie pilotate e far emergere, a livello mediatico, la quotidiana realtà delle nostre città e le sfide della società interculturale in costruzione.
 
ProspettiveAltre ha vinto il premio giornalistico “L’Adriatico multiculturale: ritratti di quotidiana integrazione” 2014.

 

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