Se un link non crea ‘’nuovo pubblico’’ non viola il copyright

| 17 febbraio 2014 | Tag:, , ,

Curia

Inserire sul proprio sito un link a un contenuto che un altro sito mette gratuitamente a disposizione del pubblico non richiede nessuna autorizzazione da parte di chi ne detiene il copyrighyt.
 
Lo ha deciso la Corte europea di giustizia, in una sentenza datata 13 febbraio spiegando che – come riporta Hollywoodreporter  – il link non comporta la comunicazione di quei contenuti ad un nuovo pubblico. E quindi, secondo la direttiva europea 2001/29, dal momento che non c’ è un nuovo pubblico, non è richiesta l’ autorizzazione dei detentori del copyright.
 

L’ indicazione precisa è questa: La predisposizione su un sito web di link cliccabili verso opere disponibili liberamente su un altro sito non costituisce un ‘atto di comunicazione al pubblico’.
 
Se però, osserva HollywoodReporter,  chi fa il link aggira eventuali restrizioni all’ accesso, può avere dei problemi. Analogamente, se il sito che linka induce l’ utente a pensare che si tratti di materiale che mette a disposizione lui, i titolari del copyright possono procedere legalmente nei suoi confronti.
 
La decisione (presa in relazione a una denuncia di alcuni giornalisti svedesi), potrebbe essere comunque un duro colpo per i grossi detentori di copyright come studi cinematografici, case di produzione di intrattenimento, broadcaster e le Leghe sportive professionistiche che combattono con le unghie e con i denti contro i link. Le autorità americane statunitensi hanno addirittura tentato di far estradare  un cittadino europeo che aveva messo sul suo sito dei link a film e spettacoli tv.

 
La Motion Picture Association sembra però accogliere positivamente la sentenza, sottolinea il giornale online. In un post sul perché questa decisione avvantaggerebbe le piattaforme di streaming video legali, Chris Marcich,  presidente di MPA, segnala come la sentenza sostenga che  “qualsiasi link che potrebbe creare un pubblico diverso da quello a cui originalmente era destinato quel contenuto costituisce un atto non autorizzato di comunicazione al pubblico e quindi violerebbe il copyright”.
 
Negli Usa, c’ è chi invece ritiene che la decisione rifletta la  crescente complessità del dibattito in corso in Europa sul copyright. Motivo per cui – spiega Jeff John Roberts  su Gigaom – è stata  accolta  con un sospiro di sollievo da parte degli studiosi di diritto.
 
Nel Nord America, dove i link vengono considerati come l’ architettura di base del web, la cosa che più colpisce è il fatto che gli europei stiano ancora discutendo di questo come una cosa di primo piano. In Europa, comunque, la sentenza avrà un effetto immediato dal momento che, come nota Mathew Ingram su Paidcontent, ci sono ancora editori, come quelli dei  giornali irlandesi, che  stanno ancora tentando disperatamente di farsi pagare per i link ai loro contenuti.
 
Il dibattito sui link – osserva Roberts – è un’ altra cosa, ovviamente, dal discorso su quanto materiale un sito può riprodurre senza permesso. E’ una questione ancora aperta quella su dove tracciare il confine fra un uso corretto e una violazione dei diritti d’ autore: nel caso dell’ informazione giornalistica, i giudici Usa sono orientati a ritenere corretta la citazione del lead di un contenuto (l’ attacco, il titolo, la sintesi, ndr) mentre in Europa, che  ha una protezione più forte per gli autori, le norme sono meno liberali. Ma discutere sul permesso di collegarsi è come discutere se avere o non avere un internet.
 
Insomma, gli utenti di internet di ogni parte del mondo  possono accogliere la decisione della Corte come una espressione di buonsenso.
 

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