Sarà ”Politico” a riempire un vuoto giornalistico in Europa?

| 8 Ottobre 2014 | Tag:, , ,

politico La testata americana e l’ editore tedesco Springer hanno annunciato la prossima uscita di ”Politico Europe” (nome provvisorio), una testata paneuropea. Ma non è ancora chiaro quali saranno le sue caratteristiche.
 
Un articolo sulla Columbia Journalism Revew analizza come una testata del genere potrebbe adattarsi  al panorama giornalistico europeo.


 
 

Will Politico fill a media void in Europe?

di Lene Bech Sillesen
(CJR)

 

E’ ufficiale : Politico lancia una edizione europea, una società di capitale al 50% con una delle maggiori case editrici del vecchio continente, con sede a Berlino, la Axel Springer.
 
Questa nuova testata giornalistica dovrebbe coprire “non solo Bruxelles bensì, su più vasta scala, la politica europea e le sue linee, più nello specifico”, secondo un promemoria del  CEO  di Politico, Jim VandeHei, e del direttore John Harris.
 
Il comunicato così recitava:
 
“La casa editrice Axel Spring, una delle principali aziende editrici digitali europee, insieme a ‘Politico’, la maggiore pubblicazione di notizie ed analisi politiche con sede a Washington, hanno unito le forze per lanciare una edizione europea di questo periodico, un nuovo media digitale di politica, che si occuperà dell’ approfondimento delle linee politiche del vecchio continente.
La Spring e Politico hanno sottoscritto un accordo per una joint venture  al 50%; il quartier generale  dell’ azienda avrà sede a Bruxelles”.
 
Queste poche frasi sono più o meno tutto ciò che vi  è di ufficiale al riguardo, sebbene il comunicato stampa affermi che “maggiori informazioni verranno rilasciate nelle prossime settimane”.
E così, anche se sappiamo che l’ impresa sarà acquartierata  in Bruxelles, dove ha sede l’ Unione Europea, non è chiaro come sarà dosata la copertura sarà bilanciata e come sarà dove sarà diretta la messa a fuoco tra  la lapolitica UE e la politica dei singoli Paesi dell’ Unione. Non è neanche chiaro se la testata sarà solamente in lingua inglese.
 
In questo periodo i media hanno discusso se Politico Europe (ma l’ Huffington Post  segnala come il nome della testata sia provvisorio)  trarrà la maggior parte dei propri introiti – così come la sua controparte statunitense , da un relativamente piccolo bacino di abbonati. Il sistema a pagamento di Politico offre dettagliatissime informazioni su specifici argomenti: se l’ impresa venisse invece orientata su contenuti a fruizione gratuita e  gestita consentendo  inserzioni pubblicitari, questi ultimi dovrebbero essere trovate tra le grandi multinazionali  europee.
 
Un fatto è però certo: quale che sia il reale significato di “nelle prossime settimane”, ciò che ne consegue dovrebbe rivelarsi davvero interessante; sebbene i precedenti dei media cimentatisi nella regione suggeriscano come sia arduo far crescere un pubblico europeo, in contrapposizione alla relativa facilità a farlo in un paese specifico, le qualità che costituiscono il fascino di Politico, ovvero la abilità di trasformare un’ arida analisi politica in senso narrativo (che è ciò che appassiona il nocciolo duro dei suoi lettori) potrebbe essere la giusta formula per il successo.
 

Di progetti ambiziosi ed idee per un progetto giornalistico paneuropeo che coprisse la politica dell’ Unione Europea e dei singoli stati che la compongono, ne sono stati messi sul tavolo, nel Vecchio Continente, per anni: non da ultimo, uno che puntava a dar seguito al motto dell’ Ue, “Unità nella diversità” – “Unified  Media” –  e la stessa Unione Europea ha sovvenzionato molti progetti simili.
 
Ma realizzare delle testate giornalistiche paneuropee si è rivelata una seria sfida: ed anche se l’ Unione Europea, oramai vecchia di decenni, è fondata sulla premessa che gli stati membri agiscano e “sentano” come una sola entità,  accade in realtà  che i 28 paesi membri abbiano identità ed interessi eterogenei e quindi “una taglia che vada bene per tutti”, quanto a pubblicazioni, potrebbe plausibilmente non vestir bene nessuno. A ciò si aggiunga il fatto che la Unione Europea non possiede una lingua comune, che solo la metà dei cittadini europei parla una seconda lingua a livello tale da poter conversare (e nel solo  38% dei casi questa lingua è l’ inglese, lingua in cui Politico potrebbe decidersi a pubblicare…).
 
Ancora: le culture giornalistiche interne ai varii paesi europei sono fermamente, profondamente radicate  in affidabili testate tradizionali che coprono nella lingua nazionale questioni per la più parte di rilevanza nazionale; molte testate tradizionali europee, tra l’altro, sono pericolosamente lente nel rinnovarsi, così come riportato dal The Guardian qualche mese fa: cosa che potrebbe rappresentare un segno di come ci sia bisogno di nuova linfa giornalistica nel Vecchio Continente.
 

Ma…una pubblicazione come “Politico”non riuscirà a realizzare il sogno di avere dei media classici,  generalisti e condivisi, di una istituzione, la UE , che conta oramai qualche decade: questa meta si è rivelata irrealistica: ultima, ma non meno importante considerazione, la mancanza di interesse per le questioni interne alla UE da parte del pubblico, così come emblematicamente dimostra la vieppiù decrescente affluenza alle urne alla scorsa tornata elettorale  delle europee.
 
Piuttosto, qualsiasi pubblicazione che si concentri sull’ Unione europea e la sua politica sarà diretta ad una colta e ristretta elite di pubblico. Nel caso di Politico, lo stesso vale naturalmente anche per il ramo americano della testata. Anche se… è  saltato fuori un ulteriore, ragguardevole bacino di pubblico, così come ha osservato Vandehei in un’ intervita del 2010 a CJR.
 
Comunque, nonostante la maggior parte degli europei della super elite cui Politico si rivolge per gli abbonamenti sia in grado di leggere l’ inglese, la barriera della lingua non è completamente superata. “Se fossi un  loro consulente, direi loro che debbono fare una edizione francese ed una inglese”, afferma Michael Bruggerman, ricercatore presso la università di Zurigo,  studioso dei media pan europei.
 
E infatti, alcuni tra gli attori esistenti sul  mercato editoriale focalizzato sull’ Europa – ovvero gli antagonisti che Politico Europe dovrebbe affrontare – sono multilingue: fra di essi Euro News, un canale  multilingue sostenuto economicamente dalla Commissione Europea, che diffonde notizie europee raccolte mediante fonti interne ed internazionali ed aggregate dalle edizioni nazionali. Un ulteriore e rilevante competitore di Politico e del suo stile è il sito giornalistico di Rete EurActiv, in parte fondato dall’Unione Europea e disponibile gratuitamente ed in dodici lingue.
 
“European Voice, un giornale indipendente ed in lingua inglese che tratta dei problemi europei, è un giornale più nettamente focalizzato, di nicchia, me è uno dei più letti da una piccola comunità che ha base a Bruxelles”, dice ancora Bruggerman.
 
Infine, va detto che il Financial Time, il quotidiano anglofono con sede a Londra , è probabilmente il media generalista più approfondito per lettori europei che si interessino alla politica e all’ economia del Vecchio Continente.
 
“Avrebbero bisogno di un forte profilo per riuscire  a mostrare agli utenti qualcosa in più di quello che non stiano già ricevendo dai media già esistenti, in particolare Financial Times ed EurActiv”,  asserisce Claes De Vreese, docente di comunicazione politica dell’Università di Amsterdam,  esaminando le opportunità dei nuovi media che si affaccino sul mercato europeo.
 
Politico Europe (rimaniamo fedeli a questo nome, per il momento)potrebbe trovare spazio se affrontasse politiche di più ampio respiro, dice De Vreese, riferendosi al fatto che il Financial time focalizza i propri contenuti su affari e finanza ed economia.
 
Affinché una nuova iniziativa funzioni, essa deve essere ambiziosa e avere la sicurezza  di riuscire: deve affermare sé stessa come fonte per i media nazionali, afferma. Se il Wall Street Journal è nel giusto, l’ impresa ha le caratteristiche necessarie se si ha ambizione, quelle che fanno la differenza nel successo del decollo.

 
Anche Bruggerman  crede che debba esserci una base economica negli argomenti di cui tratta un nuovo media europeo, se questo vuole offrire qualcosa che si discosti dalle solite pubblicazioni. Puntare sulle critiche, sulle storie di stampo investigativo ed adottare un atteggiamento analitico verso le istituzioni Ue potrebbe costituire una meta e coprire una nicchia che una testata indipendente, non condizionata  dal foraggiamento UE,  potrebbe perseguire ed in cui potrebbe posizionarsi. 
 
     E aggiunge che, comunque, una base operativa a Bruxelles non sarebbe sufficiente per coprire bene le politiche UE, cosa che richiede, quanto meno, una ulteriore sede a Berlino.
Forse esiste un vuoto nel paesaggio media europeo, ma come Politico e Springer pianifichino di affrontare le sfide insite in questo   resta ancora da vedere.
 
Mentre Politico porta il suo peculiare e unico  modo di fare giornalismo, Springer mette a disposizione un notevole bagaglio di conoscenza dei media europei.
 
Tra tutte e due potrebbero portare all’ Europa qualcosa di notevolmente degno di nota.

(traduzione a cura di Maria Daniela Barbieri)
 

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