Ottimismo sul futuro del giornalismo digitale

| 22 aprile 2014 | Tag:, , ,

Simposio internazionale sul giornalismo online Pur di fronte a sfide di ogni tipo, cresce l’ ottimismo per il futuro del giornalismo nell’ epoca digitale, e ciò vale per l’ intero continente americano.

 

Questo il messaggio di fondo della 15.ma edizione del Simposio internazionale sul giornalismo online, svoltasi il 4-5 Aprile scorso presso l’ Università del Texas di Austin e organizzato dal Knight Center for Journalism in the Americas.

 

Con un pubblico di oltre 400 persone di 50 Paesi, tra giornalisti, accademici ed esperti del settore, nei due giorni di discussioni sono state affrontate tematiche di ampio respiro, tra cui algoritmi e video web, eticità e verifica dell’ informazione digitale, nuove start-up e testate tradizionali. (Qui una sintesi video dell’ evento).

 

Le relazioni centrali sono state affidate a Jim Bankoff, del fresco Vox Media, il quale ha messo a fuoco i principi-guida che hanno reso quest’ ultimo il progetto a crescita più rapida fra le testate Usa, e Marty Baron, del Washington Post, che ha insistito sul «ritorno dell’ ottimismo nelle redazioni del Paese dopo vari anni di crisi e incertezza».

 

Importanti anche gli interventi di Ying Chan, che ha illustrato la forte penetrazione di Internet e del giornalismo digitale in Cina, e di Jay Rosen, il quale ha ribadito la necessità di colmare il gap esistente tra l’ ambito d’ insegnamento e il training sul campo.

 

Interessante l’ analisi proposta dalla PBS su tre testate digitali, di taglio e target assai diverso, che sono riuscite imporsi a livello locale nei loro primi cinque anni di vita, inclusi inattesi successi a livello finanziario – come dettagliato dai rispettivi rappresentanti al Simposio. Si tratta di La Silla Vacia, sito d’ attualità politica in Colombia, Homicide Watch, piattaforma centrata su cronaca e sistema giudiziario in tre città statunitensi, e Texas Tribune, sito di news e attività civiche in Texas.

 

Nel primo caso si tratta di una redazione assai ridotta, quattro giornalisti, impegnata a coprire un ambito ampio e controverso, al crocevia tra politica e potere. Il budget mensile, pari a circa 40.000 dollari, viene coperto da sovvenzioni come quella della Open Society Foundation, dalle inserzioni, da consulenze e contributi dei lettori, e, pur rischiando continuamente il collasso economico, la testata riesce ad attirare una media di 500.000 visitatori unici al mese e molta attenzione nell’ opinione pubblica, cosa non da poco per un Paese come la Colombia.

 

Laura Amico ha spiegato come, insieme al marito, ha ideato (e finanziato) il lancio di Homicide Watch a Washington, DC, che è poi decollato grazie ai 47.000 dollari raccolti su Kickstarter, usati per pagare un gruppo di studenti (internship). Estesasi poi a Boston e all’ area di Chicago, con nuove entrate dalle licenze del proprio software di raccolta e gestione dati, oggi la piattaforma insegna anche agli aspiranti reporter come seguire il complesso sistema giudiziario Usa – sotto il motto: “Segnati ogni morte. Ricorda ogni vittima. Segui ogni caso”.

 

Infine, Emily Ramshaw del Texas Tribune ha parlato dei possibili business model per il giornalismo d’inchiesta (watchdog). Partito nel 2009 con 4 milioni di dollari d’ investimenti, la testata oggi impiega 40 redattori e a febbraio ha raggiunto i 570.000 visitatori unici e oltre tre milioni di pagine viste. L’ impegno rimane comunque dispendioso: nel 2013 le uscite complessive hanno toccato i 4,7 milioni di dollari, ma con entrate di 5,4 milioni grazie soprattutto a sponsor individuale e imprenditoriali, e a una serie di eventi locali.

 

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