I dati possono salvare il giornalismo? “Buzz Feed”, “Vocativ” e il “New York Times” pensano di sì, ma la strada è lunga

| 6 giugno 2014 | Tag:
DatajChe si considerino gli  ultimi arrivati tecnologici oppure i mezzi di comunicazione di massa della vecchia guardia, emerge una chiara tendenza: i dati stanno rapidamente cambiando il modo in cui i giornalisti raccontano le cose.
 
Questo cambiamento è divenuto più limpido la scorsa settimana, quando i giornalisti dei nuovi mezzi di comunicazione, Vocativ e BuzzFeed si sono uniti a quello di The New York Times per discutere come il giornalismo dei dati stia avendo impatto sulle redazioni e perché sia divenuto un trend così dominante dei mezzi di comunicazione.

 

Il tema è al centro di un ampio articolo  su Contently.com in cui  Myriah Towner  si chiede: Data can save journalism?

 

 

“Le analisi statistiche contengono in sé delle storie, e molte redazioni stanno compiendo grossi investimenti in analisi redazionali”, asserisce Chris Wiggins, direttore della sezione dati al New York Times.  ” C’ è parecchia tecnologia e rimodellamento dei dati nel modo in cui noi creiamo il giornalismo e lo promuoviamo, persino in un’azienda che ha 163 anni”, riporta Towner, fornendo una sintesi di un dibattito fra le tre testate che si è svolto qualche giorno fa.

 

  Conferire autorità ai giornalisti.

 

Yoni Steinmetz, direttore dati  a “Vocativ”,  immagina un mondo dove gli strumenti di analisi dei dati permetteranno ai giornalisti di scoprire storie attraverso l’ analisi dell’ enorme numero di dati nel web; la tecnologia di “Vocativ” combina i dati di fonte aperta, disponibili, come quelli derivanti dalle piattaforme sociali, e quelli di fonte governativa, per cercare connessioni tra eventi apparentemente disconnessi tra loro. Mashable definisce  “Vocativ”  un ”Like Vice—With a Lot More Data”. (Un  “Vice”, ma con molti più dati).

 

“Siamo un’ azienda tecnologica che costruisce strumenti per scavare e comprendere il profondo web: il più grande archivio dati nel Mondo”, dice Steinmetz.

 

“Noi usiamo tutta la nostra tecnologia per decidere sul piano economico, per cercare spunti per nuove storie e migliorare quelle del momento.”

 

Dare priorità all’ esperienza di lettura.

 

“BuzzFeed”, intanto, è focalizzato sull’ uso dei dati per migliorare l’ esperienza della lettura.

 

“Quello che stiamo facendo è dare  una sorta di impronta più informatizzata su quel che è stato fatto per lungo tempo”, afferma Jeremy Singer-Vine, direttore dati di BuzzFeed. “BuzzFeed ha una brillante squadra di analisti di dati, che lavorano nel piano del business e della crescita, cercando di comprendere come rendere l’ esperienza della lettura più consistente possibile, per i lettori’’.

 

Rivoluzionare gli affari nell’editoria.

 

Secondo Singer-Vine, secondo Contently, sebbene i giornalisti abbiano lavorato usando i dati per secoli (considerate che l’ uso dei dati da parte del Guardian risale al 1821, la “rivoluzione dati”, nel giornalismo, sta avvenendo proprio ora. Wiggins accredita questo fenomeno a due grandi cambiamenti tecnologici e sociologici.

 

Sul versante tecnologico, Wiggins asserisce che la proliferazione di strumenti di fonte aperta, di libero accesso, come lo stoccaggio dati in clouding, e la disponibilità dei dati hanno portato alla maggiore creazione di storie supportate da dati.

 

Sul piano sociologico, imprese individuali stanno adesso realizzando che i dati possono apportare enormi vantaggi competitivi, sottolineando come le raccomandazioni basate sui dati abbiano inciso positivamente sugli affari di Netflix ed Amazon e come Moneyball abbia consentito ad Oakland A’ di superare in prestazioni squadre con più generosi libri paga.

 

Questi fattori – osserva ancora Towner – hanno dato carburante alla crescita di nuovi attori come BuzzFeed e Vocativ, ma le cose sono ancora un incerte buie per le pubblicazioni tradizionali. Per esempio la relazione sull’ innovazione del The New York Times, trapelata qualche giorno fa, criticava  il ritmo di avanzamento nell’ adattarsi all’era digitale della testata giornalistica. Secondo Wiggins, l’ analisi redazionale è recente ed in crescita, al New York Times, ma è il giudizio sulle notizie che è rimasto lo stesso in 163 anni.

 

E aggiunge Wiggins:  “Io ritengo che la maggior parte delle decisioni prese riguardo ciò che si deve pubblicare venga presa da persone che fanno questo da molto tempo e non sono informate sui dati o all’uso dei dati orientate.”

 

Singer-Vine è d’accordo sul fatto che debba esserci un equilibrio tra l’ uso dell’ analisi dati e la strategia editoriale. E afferma che sebbene  BuzzFeed sia  rinomato per il suo uso dell’ analisi  dei dati al fine di migliorare il proprio  contenuto, debba ancora considerare cosa sia importante e pregno di significato, e non semplicemente cosa attragga il maggior numero di clic.

 

Trovare nuove strade di monetizzazione.

 

 “Stiamo lavorando su strumenti che possano aiutare giovani propensi all’ analisi dei dati  e profondi conoscitori del web, di produrre dei data-base  su base giornaliera”,  afferma. “Crediamo che, una volta fatto questo, saremo in grado di creare una così grande quantità di dati ed approfondimenti  da creare pubblicità e contenuti sponsorizzati tali da essere davvero di beneficio per noi.”

 

Wiggins afferma di avvertire come questione più rilevante la domanda se il giornalismo dati sia più profittevole di quello classico – e di essere ottimista, a questo riguardo.

 

“Ci sono montagne di costi di produzione per la produzione e la pubblicazione di notizie investigative che il giornalismo dei dati spess non ha”,  afferma, “Una volta creato uno strumento codice base, davvero chiunque  può diffondere, pubblicare quelle storie, e questa è una cosa che si vede in questo campo”.

 

Comunque, nota Steinmetz, si avrà sempre necessità di menti creative per trasformare i dati grezzi in storie.

 

“Non si può far nulla con i dati, se non si è creativi”, dice Steinmetz. “Stiamo cercando persone sveglie con la passione per i numeri.”

 

(a cura di Maria Daniela Barbieri)

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