Freedom of information act: perchè i media italiani lo ignorano? / 2

| 31 ottobre 2014 | Tag:, , , , , , , ,

Tesi2Continuiamo la trascrizione dei contenuti del panel sul Freedom of Information Act di #digit14.

Le conclusioni del primo intervento di Peter Gomez che apre uno spiraglio introducendo l’ innovazione tecnologica e la Rete stessa come via obbligatoria per il miglioramento.
Il FOIA e l’ informazione locale: qui gli equilibri spesso sono governati da vecchie logiche, racconta Marco Giovanelli, che però forse sono più vicine alla ricerca di trasparenza che garantirebbe l’ adozione del FOIA.

Poi l’intervento di Angelo Cimarosti  e gli spunti preziosi di Raffaele Fiengo.
 

 
Ecco gli interventi trascritti.
 

 

Peter Gomez

<< Sono fiducioso che l’innovazione tecnologica sia dalla nostra parte, insomma quale è la differenza fra la carta e la rete? È sostanzialmente una, la rete è un mezzo che ha memoria. Quando io lavoravo al Giornale di Montanelli, lui ripeteva spesso una frase, quando commentavamo un errore, “il giorno dopo il giornale è buono solo ad incartare il pesce” cosa voleva dire? Che qualunque cosa fosse stata scritta corretta o meno, il giorno dopo non se la sarebbe ricordata nessuno.

 

I giornali quando commettevamo un errore, mettevano una rettifica a pagina 50 scritta in piccolo e pensavano di essersela cavata. Bene, questo con la rete non è più possibile. Da una parte, la rete ci obbliga a migliorare perché il contatto continuo e immediato con i lettori ci segnala gli errori e se tu gli errori non li correggi perdi di credibilità e dall’altra parte costringe le classe dirigente, già di per se stessa, a migliorare i suoi comportamenti.

 

Noi (Il Fatto Quotidiano) fra non più di mezz’ora ricorderemo che domani è il 21 settembre che significa, non solo che inizia l’autunno a chi interessa?, ma anche che il nostro premier aveva affermato a Porta a Porta che per il 21 settembre avrebbe liquidato tutti i debiti rispetto alla PA. Per motivi ,probabilmente non dipendenti dalla sua volontà , non è stato in grado di tener fede alla promessa. La memoria della rete è importante perché permette a tutti di distinguere immediatamente ciò che passa fra le parole e i fatti e io su questo sono fiducioso. Anche da parte del nostro premier c’era un impegno importante riguardo alla trasparenza e da una parte, bisogna dire, è stato rispettato perché una serie di documenti sono stati declassificati ma non completamente e noi su questo, sulla rete e tutti insieme credo che tutti insieme continueremo ad incazzarci. >>

 

Raffaele Fiengo

 

<< In effetti Renzi aveva detto molto specificatamente che il primo atto del suo governo in Italia sarebbe stato l’introduzione del Freedom of Information Act, ecco il fatto che i giornali, nessuno glielo abbia contestato fortemente, dimostra che qualcosa non va e che deve essere sanata >>

 

Marco Giovanelli
<< Grazie perché è un’occasione di confronto su una cosa importante che quando si passa dalla dimensione nazionale a quella locale cambia un po’ le caratteristiche, perché nel locale si hanno due attori fondamentalmente: i giornali e i giornalisti da una parte, e la pubblica amministrazione dall’altra, ma in tutto questo, nell’interazione fra questo due sistemi c’è un sistema fatto di relazioni, di prassi, di abitudini che a livello locale si sono messe in campo. Io credo che prima di tutto, sgombrando il campo da ambiguità, giornali, giornalisti e editori abbiano una grande responsabilità perché questo tema è totalmente sottovalutato.
Molto sinceramente alzo la mano per primo, non ne ho parlato, se non quando, sollecitato come il caso di oggi, se si cerca su VareseNews troverà qualche riferimento ma proprio perché legati a momenti come questo.

 

Per cui c’è da una parte una prima responsabilità grossa che è la nostra e in più, mai alla PA verrà in mente di dire “guarda dobbiamo fare questo…” e in realtà se lo si va a vedere sarebbe anche un loro interesse, però perché questo non succede?

 

Perché c’è una prassi consolidata a cui ci siamo abituati e da cui continuiamo ad attingere: a livello locale le questioni si risolvono sempre in maniere diverse, governa una parola, che però ognuno spinge dove gli pare, cioè il buonsenso, cioè le pratiche delle relazioni con le amministrazioni di solito trovano quasi sempre risposte, se noi ci accorgiamo di una situazione, l’ amministrazione, in qualche maniera, arriva a collaborare fino al livello incredibile, ad esempio che tu nell’evento finale in cui hai attaccato l’amministrazione e di cui non hai le foto, arrivano le foto dall’amministrazione stessa. Ma tutto questo per cose molto marginali rispetto alla vita reale e agli interessi della comunità e della collettività solo che di questa cosa ci ha poca consapevolezza e noi per primi non sollecitiamo ne il livello direttamente vicino, ne un livello più alto su questo e si generano due aspetti: uno che è fatto anche per pigrizia ma anche perché il giornalismo locale va su tre grandi filoni classici che sono cronaca, stretta, poi una narrazione un po’ diversa e da ultimo servizi e in mezzo quella cosa ci sta quella che si potrebbe definire come inchiesta, sempre meno presente, se non per dei temi che sono sempre ricorrenti e più lunghi, perché ci lavori su tempi più lunghi, fai pezzi su pezzi e ci costruisci una narrazione.

 

In altri casi è molto difficile che si faccia inchiesta. Perché credo che il nostro compito in questo senso è gravemente deficitario? Perché l’idea che facendo questo si disturbi un po’ il “manovratore” è forse in parte vera ma in parte figlia di una vecchia logica perché in realtà credo che le amministrazioni abbiano tutti gli interessi, se non nascondono questioni, ad essere trasparenti, per le ragioni che si son dette prima, per questioni come Lampedusa o Nassiriya che sono ben più drammatiche che non se mettiamo due alberi e una villetta, volendola banalizzare, ma anche rispetto a progetti che impattano con le comunità che piccole o grandi che siano, per esempio se si pensa a Malpensa in realtà non impatta solo con realtà che sono intorno a quell’area li , e quindi io penso che andrebbe fatta una alleanza o quasi fra i giornali e gli amministratori, penso che in questo Gomez abbia dato uno stimolo importantissimo, , la stampa può migliorare e non in un tempo lunghissimo perché da questo punto di vista la rete massacra, tenete conto che nel momento in cui c’è un problema nella rete rimane non scompare, io credo che gli amministratori siano anche pronti, non tutti, ma l’appoggerebbero anche, certo subito sarebbe un aggravio ma questa sensibilità c’è. Meno digitale perché abbiamo un ritardo a livello locale molto grave però comunque credo ci sia. Il tema a prima vista sembra lontanissimo assolutamente astratto, nella realtà credo che più uno ci pensa e ci mette dentro le mani e meglio è.

 

Polemizzo su una cosa che non c’entra nulla con il ragionamento fatto finora, con la chiusura fatta da Gomez, facciamo attenzione che una delle parti di quella storia dei 60 miliardi, di cui sono stati finora utilizzati 21 mld, una parte della responsabilità è anche nostra perché li c’è un problema dell’informazione, cioè li il sistema funziona, non è vero che non funziona. Le aziende non è vero che non si sono accreditate e non lo stanno utilizzando ora che sia un pelo complicato è vero, ma una delle ragioni non è che non ci sono i soldi ma che sono le aziende che non li chiedono… ora non è questo il tema di oggi, ma prendiamocelo come compito di andare a verificare di chi sia la responsabilità davvero fino in fondo. Non credo che sia del governo fino in fondo. >>

Angelo Cimarosti

<< A mio avviso l’occasione è importante, sappiamo tutti quanti che si parla poco di FOIA o meglio ne parlano gli appassionati e le teste di cuoio di questo combattimento, non è sicuramente una battaglia che all’ interno del giornalismo italiano è sentita.>>

 

Fiengo

<< In 80 paesi e in Italia no >>

 

Cimarosti

 

<< Un motivo ci sarà, io per quanto mi riguarda cercherò di fare il ponte fra il lavoro quotidiano di giornalisti a confronto con l’user-generated content (UGC) quindi con quello che è il contributo generato dagli utenti che possiamo definire come citizen journalism o nelle altre accezioni.

 

UGC, il giornalismo partecipativo per sua costituzione si trova un passo indietro rispetto al ruolo che il giornalismo ha, in che punto? Il cj è parallelo alla filiera della produzione delle notizie poi ad un certo punto della percorso mancano due fondamentali passaggi: uno è la gerarchizzazione della notizia che il CJ non fa perché entra nel raggio d’azione dell’ algoritmo delle piattaforme e l’ altro che diciamo così è il cj manca di quella parte di fact-checking che starebbe al giornalista fare. Quando è in possesso di contenuti da utenti ed è proprio in questo aspetto noi ci troviamo difronte ad aspetti che non vengono quasi mai colti dal giornalismo italiano.

 

Perchè il giornalismo italiano usa il citizen journalism molto spesso come una sorta di succedaneo, quando non c’è qualche notizia andiamo a vedere se c’è qualcosa su Youreporter su Youtube, su facebook se c’è qualcosa che copre quella notizia il CJ ha anche questo ruolo, ma bisogna ricordare che ha anche un valore aggiuntivo che potrebbe ricoprire rispetto al giornalismo tradizionale: offre molti spunti e materiale che potrebbe essere aggregato e potrebbero essere fatte delle inchieste.

 

Quasi mai il giornalismo italiano prende spunti dal citizen journalism per generare inchieste. Detto questo, volendo invece andare su questo punto, cioè volendo raccogliere materiale di questo tipo ad esempio la fabbrica che inquina determinato fiume, ci troveremmo in difficoltà perché non avremmo la possibilità di recuperare dai dati in maniera trasparente quindi da questo punto di vista noi giornalisti che vorremo metterci in sintonia con ciò che il citizen journalist ci porta non saremmo in grado di fare questo passo ulteriore di fact-checking che è quello che dovrebbero aspettarsi da noi , la nostra peculiarità. Non avremmo la verifica ne dargli nulla di più e non riusciremmo a svolgere fino in fondo il nostro ruolo e così verrebbe ulteriormente sacrificato il nostro ruolo dagli eventi. Perché dovrei fidarmi, seguire , avere un dialogo con una redazione che non mi può dare niente di più di quello che trovo in una piattaforma user-genereted?  e quindi a questo punto dovrebbe scattare un campanello d’allarme molto forte ma non scatta, non abbiamo come priorità il FOIA non ce ne frega nulla, forse perché viviamo delle rendite, delle fonti che abbiamo, delle nostre reti, perché dovremmo avvantaggiare gli altri? così abbiamo un ruolo non ricoperto, non è una priorità per noi la nostra bandiera non la stiamo utilizzando e concludo che se non abbiamo il FOIA è per colpa dei giornalisti. >>

 

Raffaele Fiengo

 

<< Eni rientra pienamente nel pubblico, anche se formalmente non è società pubblica perché nello spirito del FOIA le comunità hanno il diritto di sapere tutto quello che rientra nella sfera pubblica in senso lato, aggiungo una piccola cosa a ciò che ha detto Cimarosti è paradossale il fatto che sul piano locale c’è molto interesse rispetto all’ambiente, se per esempio aprono una discarica, se c’è un problema delle immondizie , i giornalisti, ma persino le associazioni, gli ambientalisti non sanno che hanno una norma che deriva da una convenzione internazionale di Ahrus del 1998, ratificata dall’Italia, che permette di avere tutte le informazioni più dettagliate, le relazioni, i dati, i documenti, per esempio su una discarica che si intende aprire o chiudere e questo è un difetto gravissimo.

 

C’è un problema grave di costume giornalistico che preferisce intervenire dopo, con lo scandalo, io faccio sempre un esempio banale: a Milano 2000 persone avevano il permesso di transitare sulle corsie preferenziali, i giornali sono intervenuti con grande piacere e sono andati a vedere i nomi di chi li aveva, sull’abuso, ma nessun è andato a vedere con quale email è nata, con quale regolamento, perché è quello che ha creato una disfunzione, il problema è gravissimo… anche quello che avviene nelle reti, altro esempio, io ho mandato una studentessa a Rosarno è stata tre mesi per ottenere dei dati, alla fine li ha ricevuti ma insieme si è sentita dire io glieli do perché devo per legge, ma lei non li dia a nessuno.. >>

 

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