Dopo l’ appello a Renzi da #digit14 parte una campagna ‘’Un Foia per l’ Italia, subito’’

| 23 settembre 2014 | Tag:, ,

Renzi-Foia‘’Che fine ha fatto il FOIA promesso da Matteo Renzi? Da #digit14 la domanda al premier @matteorenzi’’. Così Alberto Puliafito titola su Polisblog.it un articolo in cui ricostruisce l’ evolversi della posizione del presidente del Consiglio, dalle primarie del Pd del novembre 2012 – in cui il Freedom of information act veniva considerato il primo obbiettivo da raggiungere – e dalle promesse fatte anche nel discorso di insediamento del suo governo, al silenzio e all’ inerzia di oggi.

 

Una parabola che Polisblog descrive con cura e che è stata al centro di molte riflessioni nel corso del panel dedicato proprio al Foia, che ha chiuso #Digit14, con un documento in cui si chiede a Renzi ‘’Un Foia per l’ Italia, subito’’.

 

 

 

Il 6 novembre 2012 (si avvicinavano le primarie del Pd che lo vedevano contrapposto a Bersani), Matteo Renzi twittava:

 

Foia1

 

 

L’ hashtag, #ogs12, era quello dell’Open Government Summit 2012. A distanza di due anni, vi invitiamo tutti a re-tweettare il messaggio del Premier, ricordandogli così l’impegno preso (questo il link per accedere al tweet: https://twitter.com/matteorenzi/status/265788037894635522).

La proposta era contenuta nella sezione Idee del sito di Matteo Renzi. Oggi la pagina web che la conteneva non c’è più. Quella sezione idee è sparita, ce n’è un’altra. Se si cerca FOIA, il sito ufficiale del premier restituisce come risultato un laconico ‘Siamo spiacenti non ci risultati’.

Se si cerca “freedom information” (più caratteri non si possono inserire) si trova una rassegna stampa che contiene pezzi fino a marzo del 2013.

 

Fortunatamente, sul web ci sono strumenti che permettono di trovare pezzi che erano stati pubblicati. Per esempio, archive.org. Eccolo, il testo sul FOIA, nella sezione “Uno stato semplice, dalla parte dei cittadini”.

 

«b. Trasparenza totale secondo il modello del Freedom of Information Act.

 

Qualsiasi documento, anche non ufficiale, e qualsiasi informazione inerente a qualsiasi amministrazione pubblica (con la sola eccezione dei documenti secretati con apposito provvedimento motivato) deve essere accessibile a chiunque, senza necessità di una richiesta motivata; nessun mandato di pagamento può essere efficace se non sarà disponibile on line, corredato da tutta la relativa documentazione».

 

Non solo. Il giorno del suo insediamento, Renzi ha fatto un lungo discorso e ne ha riparlato (qui il testo completo):

 

«Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti, siamo per dargliele tutte; vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti.

 

Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante».

 

Renzi addirittura rilanciava, insomma, in Parlamento. Oggi è il 20 settembre 2014.

 

Il Freedom Of Information Act, in Italia, non esiste (e a proposito di promesse, ci sarebbe anche quella fatta nello studio televisivo di Bruno Vespa a proposito dei debiti della pubblica amministrazione: il termine ultimo è previsto per domani, e non ci sono i margini perché la promessa venga mantenuta. Renzi fece addirittura una scommessa con Vespa).

 

A Digit 2014, durante l’incontro sul tema, se ne parla abbondantemente e si ricorda come anche i giornalisti abbiano delle colpe, se il FOIA non c’è ancora. Perché non c’è alcuna spinta effettiva perché venga approvato.

 

Nel frattempo, quasi due anni dopo, Renzi ha accettato la sfida dell’Ice Bucket Challenge facendosi la doccia ghiacciata.

 

Da Digit 2014 (affinché la questione non resti rinchiusa fra i confini dell’incontro, come propone Marco Giovannelli), si prova a lanciare un’altra “sfida” a Renzi. Anzi, qualcosa di più semplice di una sfida. Più semplice persino di una doccia ghiacciata. Si fa una domanda:

 

«Perché la proposta/promessa del Freedom Of Information Act non ha avuto seguito?»

 

Blogo aderisce, immediatamente e senza dubbi.

 

L’ idea di un rilancio di una campagna per il Foia è stata accolta con convinzione dai partecipanti al panel (tra cui Peter Gomez, direttore del FattoQuotidiano.it, e Marco Giovannelli, direttore di Varese News) e sostenuta dal documento scaturito a conclusione di #digit14, che pubblichiamo qui sotto:

 

#DIGIT14 : RENZI RISPETTI LE PROMESSE, UN FOIA PER L’ ITALIA SUBITO

 

Il Paese, non solo il giornalismo, ha urgente bisogno di una legge sul modello del Freedom of Information Act – FOIA. È tempo che il Presidente Renzi rispetti la promessa fatta agli italiani, quando già in occasione delle primarie per le elezioni del 2013 mise il FOIA in cima al suo programma.

 

La richiesta è contenuta in un documento diffuso a conclusione di Digit2014, il Festival del giornalismo digitale che ogni anno riunisce un migliaio tra giornalisti ed esperti del settore, al termine dell’ ultimo dibattito con cui si è chiusa la manifestazione, che si è tenuta nell’ auditorium e nelle aule della Camera di commercio.

 

La nota, in particolare ricorda che Renzi, durante le primarie aveva dichiarato: «La prima cosa in assoluto che farei da Premier è adottare il Freedom of Information Act», ‘’concetto poi ribadito lo scorso marzo nel discorso di insediamento a Palazzo Chigi”.

 

Una posizione netta che richiede un intervento chiaro e immediato da parte del Premier su una questione tanto cruciale per il Paese quanto poco conosciuta dal grande pubblico. Ed è anche per questo che i relatori all’ incontro si sono impegnati a lanciare una campagna dalle colonne dei propri giornali e dei propri canali di comunicazione a sostegno di una legge che, garantendo il diritto di chiunque ad accedere alle informazioni pubbliche, obbligherebbe finalmente le istituzioni a dare conto del proprio operato, rendendo inoltre possibile un giornalismo più attendibile e tempestivo su questioni che, dal malaffare pubblico al rapporto iniquo tra cittadini e Istituzioni, rendono l’Italia un Paese diversamente democratico.

 

Esiste già da due anni un’ Associazione (www.foia.it) e una proposta concreta per l’adozione di un Freedom of Information Act in Italia. Adesso manca solo la volontà politica di adottare una legge che, per la prima volta, sancirebbe davvero quella “rivoluzione nel rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione” tanto invocata dal Premier Renzi.

 

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