Un nuovo tipo di giornalismo-impegnato: quando trovare le soluzioni fa parte (anche) del lavoro del giornalista

| 8 giugno 2013 | Tag:, , , , , ,

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Come trasformare le notizie da  merce a catalizzatori per dar voce ai cittadini.

E’ intorno a questa tematica che si muove una interessante riflessione di Jan Schaffer che, su Niemanlab.org, delinea nuovi campi di intervento del giornalismo.

Si tratta di passare ‘’dalla conoscenza al movimento’’. Una espressione usata da Jonathan Wells, direttore generale del Christian Science Monitor, che sta cercando di mettere a punto una strategia di sopravvivenza che và al di là del solo all-digital, promettendo che in 5 anni il giornale ‘’costruirà un insieme di comunità intorno a una serie di obbiettivi  prefissati”.

 

Se spostiamo il punto di vista dalla ricerca di nuovi modelli di business per il giornalismo alla ricerca di nuovi modelli di giornalismo per le notizie – dice Schaffer -, vedremo convergere diverse tendenze: collegate da una riflessione sull’ ipotesi che il giornalismo possa – e debba  – mettere a punto un insieme di strumenti più intenzionali  che ispirino movimento e di azione. E se questi strumenti risultassero efficaci – aggiunge -, il cittadino non sarebbe indotto a pagare per le notizie quello che paga per andare, ad esempio, ad una TED conference?

 

Certo, impegno suona ancora come una brutta parola per i giornalisti tradizionali, a meno che non si tratti di una crociata lanciata dal proprio editore. Ma esempi di attivismo sono in aumento, sia all’interno che al di fuori dei media mainstream. Ad esempio, UrbanMilwaukee.com  ha  invitato i lettori a ‘’intervenire’’ sui problemi della città nel campo dell’ arredo urbano (vedi immagini) e del trasporto pubblico. Diverse testate giornalistiche hanno messo a disposizione calcolatori di bilanci, giochi informativi e mappe interattive per dare ai lettori un modo per partecipare allo scontro sulle scelte pubbliche. Anche se, in generale, non si rendono contro di essere diventate degli agenti di cambiamento reale.

 

Com' è ora

Com’ è ora

Come potrebbe essere (da NiemanLab)

Come potrebbe essere (da NiemanLab)

 

Matt Nesbit – spiega Schaffer – ha descritto la nascita dei “giornalisti della conoscenza” , come Bill McKibben, che usa la sua esperienza nel campo della logica per analizzare i problemi e i meccanismi  politici e  aiutare a mettere a punto delle soluzioni politiche. Ora vediamo lo sviluppo di un “giornalismo delle soluzioni”, uno strumento di particolare successo nella cassetta degli attrezzi del giornalismo di impegno civile.

 

Con la nascita del Solutions Journalism Network,  David Bornstein, che scrive per il blog  Fixes sul New York Times, aspira a convincere i giornalisti ad includere una componente ‘’solutiva’’ nei loro servizi e articoli, sottolinea Schaffer. “I giornalisti dicono: a me tocca descrivere i problemi; quando l’ ho fatto me ne torno a casa e il mio compito è finito”, ha detto  Bornstein un incontro pubblico. “Perché non seguire anche l’ altra metà della vicenda? … Se le soluzioni non funzionano, potremmo seguire anche questo aspetto”.

 

“La società sarà migliore quando puoi far vedere dove le cose stanno andando male e come si potrebbe fare meglio”, ha aggiunto.

 

Bornstein parla di “devianza positiva”.  Piuttosto che concentrarsi sui fallimenti, i giornalisti potrebbero realizzare dei data set con i casi di successo individuando e mettendo a fuoco gli elementi che hanno determinato quel successo.

 

Ci può essere molto da imparare da come TED si è evoluta, secondo Schaffer. Quando gli organizzatori avevano chiesto alle televisioni di seguire l’ evento, ma senza successo, erano stati loro stessi a registrare gli incontri e a mettere i video online.

 

“Eravamo inizialmente preoccupati che si potesse stravolgere il nostro modello economico basato su  conferenze di alto livello a un costo di 4.000 dollari”, ha detto June Cohen, una degli organizzatori delle manifestazioni. “E’ andata invece proprio al contrario di come si poteva prevedere: abbiamo alzato i nostri prezzi del 50%, a 6.000 dollari, e in una settimana abbiamo venduto una lista d’attesa di mille persone’’’. Ora, 10.000 traduttori volontari traducono TED Talks in altre lingue, e anche gruppi locali possono iscriversi per fare i loro TEDx locali.

 

“TED si è trasformata da una semplice conferenza in California a una piattaforma mediatica globale’’, ha aggiunto Cohen,  e punta a capire come indurre il pubblico a muovere passi ulteriori per  affrontare i problemi. L’ idea è che in 5 anni TEDx potrebbe diventare un network specializzato nella produzione di idee ‘’collegate all’ azione’’.

 

Una convinzione – conclude Schaffer – analoga a quella di Wells, del Christian Science Monitor, secondo cui si stanno modificando significativamente i rapporti tra la testata giornalistica, i suoi consumatori e gli  inserzionisti. “Le persone sono alla ricerca di una nuova capacità di agire”, sottolinea Wells.

 

E’ una cosa che può essere monetizzata?  Schaffer cita ancora Bornstein: “Le persone pagano per la Harvard Business Review perché essa risolve i  loro problemi.”

 

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