Tempi duri per il ‘churnalism’, il giornalismo ‘copia-e-incolla’

| 25 aprile 2013 | Tag:, , , , , ,

PinoBruno1La Fondazione americana Sunlight ha creato uno strumento web – Churnalism US Tool for Journalistic Accountability – che consente di controllare con estrema semplicità se un articolo è originale oppure mero copia&incolla.

 

Si va sulla home del sito e si inserisce il link oppure il testo da verificare e uno strumento di ricerca lo confronta con un data base per scoprire se si tratta di ”churnalism’‘, frutto di quel meccanismo che Nik Davies, un esperto di media del Guardian,  già cinque anni fa aveva definito ”produzione di massa di ignoranza”

 

 

di Pino Bruno

(Pinobruno.globalist.it)

 

Copiare e incollare comunicati stampa senza cambiare una virgola, senza correggere refusi e imprecisioni, né verificare e incrociare le informazioni contenute, o approfondire la notizia, o non citare la fonte, è antico vezzo del giornalismo, in Italia e nel resto del mondo. Nessuno può scagliare la prima pietra. Ci siamo cascati tutti Una volta? Due? Talvolta? Spesso? Peccato mortale o veniale? Per fretta, sciatteria, perché incalzati dal desk, eccetera eccetera eccetera?

 

Nel 2008 il giornalista della BBC Waseem Zakir coniò il neologismo churnalism per descrivere questo approccio al mestiere, sincrasi di churn out[1] e journalism. Ebbene, almeno nel mondo anglosassone, per i churnalists si preparano tempi bui.

 

Negli Stati Uniti la Fondazione Sunlight ha creato uno strumento web – Churnalism US Tool for Journalistic Accountability – per controllare se un articolo è originale oppure mero copia&incolla. Si va sulla home del sito e si inserisce il link oppure il testo da verificare. La Fondazione mette anche a disposizione, per il download, estensioni per i browser Chrome, Firefox e Internet Explorer.

 

 

Il sito americano utilizza il motore di ricerca open source SuperFastMatch, che mette a confronto gli articolari da sottoporre a verifica con un database di fonti primarie, aziende e amministrazioni pubbliche.

 

Analoga iniziativa, alla quale si è ispirata la Fondazione Sunlight, è il sito britannico Churnalism.com , “motore per distinguere il giornalismo dal churnalism”, promosso dal Media Standards Trust. Anche questo sito incrocia articoli e fonti, a caccia di testi copiati e incollati senza alcun intervento del giornalista e spacciati come originali.

 

Qual è il senso dell’operazione? Smascherare i plagiatori, non per metterli alla gogna, bensì per aiutare i lettori a fare la differenza, distinguere tra giornalisti che faticano per scrivere bene e quelli che pensano di fare i furbi. Attenzione – dicono i promotori di Churnalism.com – non tutto il churnalism è da buttare a mare. Spesso i comunicati stampa sono scritti talmente bene da sconsigliare modifiche artificiose. L’importante è che il giornalista citi la fonte, non spacci per sue le informazioni contenute, metta le virgolette e scriva “come si legge nella nota di…”.E’ buffo (e sconcertante), ma ai giornalisti italiani pesa tantissimo la citazione delle fonti. La vivono come una diminùtio, una perdita di ruolo. 

 

Ne vedremmo delle belle, se arrivasse anche da noi un motore di ricerca come Churnalism. Cosa ne pensa la Fondazione <ahref ?

 


[1] Churn out: produrre in grande quantità e senza badare molto alla qualità; sfornare; tirare fuori a getto continuo (WOW – The Word on Words, Zanichelli, 2012). Churn significa zangola, la vecchia macchina per fabbricare il burro.

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