Servizi di sicurezza e sorveglianza di massa. Un perfetto epitaffio per il giornalismo ufficiale

| 16 ottobre 2013 | Tag:, , , , , ,

Greenwald

‘’’If the government tells me I shouldn’t publish something, who am I as a journalist to disobey?’’: ‘’Se il governo mi dice che non devo pubblicare qualcosa, chi sono io come giornalista per disobbedire?’’. E’ in questi termini paradossalmente rovesciati che ragiona un importante giornalista inglese quando spiega sull’ Independent:’If MI5 warns that this (Edward Snowden’s secrets) is not in the public interest who am I to disbilieve them?’’ (Se i servizi di sicurezza mi avvertono che quel materiale non è di pubblico interesse chi sono io per non crederci?’’).

Glenn Greenwald, giornalista del Guardian e protagonista dell’ affare Snowden,    definisce sul Guardian questo comportamento ‘’Il perfetto epitaffio per il giornalismo ufficiale’’ (The perfect epitaph for establishment journalism): una pietra  tombale sul giornalismo.

 

Come molte persone – racconta Greenwald (attualmente in Brasile, dove ha parlarto col CPJ, spiegando di aver ulteriori rivelazioni fornite dall’ ex contractor della NSA) -, ho passato anni a scrivere e parlare delle patologie letali che affliggono il giornalismo ufficiale in occidente . Ma questa mattina, mi sento come uno che ha sprecato tempo ed energie , perché questo commento del giornalista inglese Chris Blackhurst, uno che fino a pochi mesi fa era direttore del sedicente ‘’Independent ” – presenta un titolo che dice tutto quello che può essere detto sullo stato di malattia del giornalismo ufficiale:

 

In altre parole, se il governo mi dice che non dovrei pubblicare qualcosa, chi sono io come giornalista per disobbedire? Ecco, questa è la lapide sul giornalismo ufficiale del mondo occidentale. E racchiude alla perfezione la spirale di morte di grandi testate giornalistiche.
Pensate che forse il titolo non rispecchia il contenuto del commento? Blackhurst, spiegando che non avrebbe mai pubblicato nessun documento della NSA diffuso da Edward Snowden, scrive:

 

‘’Se i servizi di sicurezza insistono che qualcosa è contrario all’ interesse pubblico, e può danneggiare le loro operazioni, chi sono io (nostante che il mio retroterra arrivi al Watergate) per non crederci?’’.

 

La maggior parte delle persone , figuriamoci i giornalisti , sarebbero troppo in imbarazzo ad ammettere che nutrono dei sentimenti di asservimento del genere. Una cosa è accordare un po’ di deferenza o di presunzione di buona volontà a funzionari politici, ma il desiderio di dimostrare un minino di dignità umana, di per sé, impedisce alla maggior parte delle persone di confessare pubblicamente di aver volontariamente sacrificato tutta la loro indipendenza di giudizio e autonomia alla segretezza superiore di coloro che detengono il potere massimo. Chris Blackhurst si è liberato da queste inibizioni , anche se non del tutto, visto che inserisce anche qualche allarme nel suo peana alle virtù dell’ obbedienza : “Ho un giudizio molto cinico sulla burocrazia, avendo visto troppe ingiustizie spaventose compiersi in suo nome “.

 

Uno potrebbe pensare che la maggior parte dei giornalisti ( in particolare quelli che lavorano in un giornale chiamato ” The Independent ” ) vorrebbero conservare almeno una parvenza di pensiero indipendente e quindi astenersi dall’ ammettere cose, su loro stessi, da far rabbrividire.
Eppure, ciò che Blackhurst sta rivelando qui è davvero la presenza di una mentalità predominante nel mondo dei media. I giornalisti non dovrebbero disobbedire ai dettami di chi è al potere . Una volta che i funzionari statali della sicurezza nazionale decretano che quello che stanno facendo deve essere tenuto nascosto al pubblico – una volta che il loro potente timbro “SECRET ” si stampiglia sul loro comportamento – è dovere supremo di tutti i cittadini, compresi i giornalisti, onorare quel segreto. Infatti, non solo è moralmente sbagliato, ma criminale, sfidare quei dettami . Dopo tutto , “chi sono io per non credere loro?”.

 

Questa mentalità condanna – e avrebbe reso fuori legge – la maggior parte del giornalismo investigativo utile fatto nel corso degli ultimi decenni, stando a quello che pensano giornalisti-servi come Blackhurst . I funzionari della sicurezza nazionale avrebbero sicuramente decretato che i Pentagon Papers o i documenti sl Massacro di My Lai ‘’non sarebbero stati di pubblico interesse”, o la rete di siti segreti della CIA dove si eseguivano torture, o i programmi di intercettazioni senza mandato della NSA , o tutta la litania di episodi di corruzione e illegalità che una volta portavano il marchio “top secret” .

 

In effetti , uno dei migliori giornalisti nel Regno Unito, Duncan Campbell, lavorava per il giornale di Blackhurst , ma è stato arrestato e processato dal governo britannico negli anni Settanta per il  “crimine” di rivelare l’esistenza del GCHQ (Governemente Communication Head Quarter) . Quando Blackhurst vede Campbell nei corridoi per caso gli chiede: “chi sei tu per aver deciso da solo di rivelare ciò che i funzionari del Regno Unito avevano detto che doveva restare segreto?”.

 

I commenti sono chiusi.