Quotidiani nazionali solo nei weekend? In Uk se ne comincia a discutere

| 9 gennaio 2013 | Tag:, , , ,

Visti i bassi volumi di vendite dei giornali nei giorni feriali, quanto potranno resistere ancora i quotidiani nazionali in UK senza tagliare qualche numero o addirittura uscire soltanto nei weekend?

Se lo chiede Jasper Jackson su Mediabriefing.com, riferendosi alle previsioni di Martin Langveld  sul declino della centralità del quotidiano.

L’ Independent ad esempio, dice Jackson,  vende solo 74.000 copie in media dal lunedì al venerdì, il Guardian ne vende 171.000, meno della metà delle copie vendute la domenica. Solo il Daily Star vende più copie nei giorni feriali che nel weekend.

Insomma, la modifica nei comportamenti dei lettori diventa una ragione ineludibile per tagliare qualche numero, ma sarebbe una scelta sostenibile finanziariamente? Quali sono i fattori chiave che dovrebbero suggerire questo cambiamento?

 

 

 

I costi della stampa un catalizzatore per il cambiamento

 

Non si tratta di una cosa di cui si è parlato molto nel dibattito sulla transizione al digitale, ma  le spese per carta, stampa, produzione e diffusione sono elementi chiave della situazione.

 

Solo nell’ ultimo anno – precisa Jackson -, il Telegraph Media Group e Trinity Mirror hanno annunciato che i costi di stampa sono cresciuti al punto da registrare un aumento di 22 milioni di sterline nel 2011 rispetto all’ anno precedente.  (Anche se uno studio di Patrick Smith l’ anno scorso aveva dimostrato che, nonostante il grosso aumento del 2011, nel lungo termine i costi di carta e stampa erano rimasti stabili).

 

Il gruppo Guardian News & Media ha utilizzato 56.210 tonnellate di carta per quotidiani e riviste nel 2011/12. Se questa carta fosse stata comprata tutta sul mercato al prezzo attuale di € 500 (£ 405) a tonnellata,  i costi sarebbero stati di 22,5 milioni di sterline solo per la carta ogni anno.

 

Il Guardian del sabato e l’ Observer contano per circa il 41 per cento della tiratura complessiva del gruppo. Certo, entrambi sono edizioni più pesanti (con maggiore foliazione) rispetto a quelle dei giorni feriali, ma anche se i due numeri del fine settimana pesassero per il 60 per cento del consumo di carta totale, staremmo ancora nell’ ambito di un risparmio di circa 9 milioni di sterline all’ anno – senza contare quelli nel campo della produzione e della distribuzione.

I costi del personale

Ma le uscite per la stampa non solo l’ unico fattore. Il problema è che i costi di molti quotidiani e riviste sono troppo alti rispetto ai loro ricavi. E il costo più grande sono i dipendenti.

 

Usando di nuovo l’ esempio del Guardian, la testata sta valutando il taglio di quasi altri 100 posti di lavoro all’ interno di un piano per risparmiare 7 milioni di sterline dal suo budget editoriale.

 

Decidendo di pubblicare solo nel weekend sarebbe molto più agevole realizzare i tagli e ridurre l’  opposizione dei sindacati con le inevitabili azioni di protesta.

 

La scelta consentirebbe anche di realizzare dei risparmi in aree non direttamente giornalistiche, come la gestione della diffusione, proteggendo invece le posizioni dell’ area editoriale che sono più delicate.

 

La pubblicità

 

L’ altra faccia della medaglia della riduzione della frequenza in edicola è la diminuzione degli spazi pubblicitari da vendere. Ma con il pubblico e, soprattutto, con gli investimenti pubblicitari che si allontanano dalla carta, non ha senso restare appesi a un modello di business basato sulla stampa per un pubblico di massa quando i lettori della carta si vanno restringendo.

 

Ridurre la frequenza della pubblicazione potrebbe effettivamente aumentare il valore degli spazi per le inserzioni su carta. E’ quel determinato pubblico che vogliono gli inserzionisti e quindi, se ci sono meno opportunità di raggiungerlo, gli spazi pubblicitari disponibili su carta acquisteranno sempre più valore.

 

I commenti sono chiusi.