Pubblicità / La violenza come linguaggio visivo ‘’accettabile’’

| 29 marzo 2013 | Tag:, , ,

Pubblicità1 Quella campagna ‘’non istiga alla violenza, ma considera la violenza un sistema di linguaggio visivo accettabile per la pubblicità, come se non vivessimo in un paese con più di 120 morte per femminicidio nel 2012 e – al di là del genere – un altissimo tasso di omicidi’’.

E’ così che Comunicazione di genere – blog contro il sessismo, l’omofobia e tutte le disuguaglianze di genere – commenta una campagna pubblicitaria che sta suscitando in questi giorni fortissime proteste e polemiche.

 

E che (aggiornamento) ha indotto il ministro del Lavoro e delle Pari opportunità, Elsa Fornero, a chiedere all’Istituto per l’ autodisciplina pubblicitaria il ritiro del materiale.

 

Si tratta di un cartellone pubblicitario che raffigura un uomo seduto con un panno di microfibra in mano. Dietro di lui una donna nuda,coperta. Morta. Probabilmente uccisa. Accompagnata  dallo slogan ”elimina tutte le tracce’’.

 

‘’Elimina tutte le tracce. Di intelligenza’’ è il titolo del post. La campagna dell’ azienda di Casoria (Napoli) – spiega l’ articolo – è frutto di una comunicazione  assolutamente ‘’priva di qualsiasi intelligenza, non solo sociale, ma anche di mercato’’.

 

La campagna prevede anche una versione femminile del cartellone: una donna attraente mostra il panno con cui pulirà le tracce dell’omicidio di un uomo sdraiato a terra, dietro di lei.

 

La differenza tra le due versioni – commenta il blog – è che in quella maschile, la donna uccisa è nuda e sotto le coperte.

Rimanda quindi immediatamente ad un rapporto sessuale, ad una vita di coppia, ad una relazione finita con la morte di lei.

 

In quella femminile invece, l’uomo è vestito e a terra. Ci arriva quindi una storia meno scritta, potrebbe averlo ucciso per qualsiasi motivo, potrebbe essere anche per motivi di genere, ma lui non ha le cosce di fuori a sottolinearne la sua sessualizzazione anche dopo il rigor mortis.
Spiega ‘’Comunicazione di genere’’:

 

La pubblicità nel nostro Paese da 20 anni fa scempio dell’immagine femminile ma non era mai arrivata a questo punto. Nonostante le proteste delle donne il fenomeno del sessismo in pubblicità peggiora ogni giorno e c’è molto da fare per sensibilizzare anche gli uomini e che questo problema arrivi ad essere discusso in Parlamento per adottare un codice efficiente di etica pubblicitaria; ma prima ancora manca una cultura di base che rispetti le donne, se no le leggi che contrastino la violenza simbolica e materiale rischiano di essere insufficienti.

 

Attenzione all’ effetto propagazione

 

Tra l’ altro è una campagna furbesca, che conta, intenzionalmente, sul clamore che inserzioni offensive o volgari possono destare,anche se poi saranno ritirate – osserva Marta Serafini su Corriere.it -. Nel frattempo il tam tam in rete, il passaparola  avranno portato al marchio molta più attenzione di quella che la campagna, da sola, avrebbe potuto. E a contribuire saremo stati proprio noi utenti. Già, perché mentre postiamo un contenuto anche solo per criticarlo, contemporaneamente contribuiamo a diffonderlo.

 

Ma allora cosa si può fare per far sentire la propria voce? Come ha spiegato Annamaria Testa,  

un buon modo rapido – lo sto dicendo da trent’anni, e non mi stancherò di ripeterlo – per interrompere una campagna offensiva, e in generale per migliorare l’intero sistema, è protestare. Farsi sentire. Ma attenzione: bisogna farlo senza veicolare ulteriormente le campagne negative.

In altre parole, occorre denunciare subito allo IAP, dire ad amici e amiche di fare altrettanto, ma farlo in silenzio e dire a tutti di farlo, a loro volta, in silenzio.

 

In parallelo vanno avanti le petizioni e gli appelli delle parlamentari e delle associazioni che si battono per la parità di genere. Tra queste Pari o Dispare che hanno rivolto un appello all’ azienda affinché ritiri dalla circolazione la campagna. Nel testo si legge:

“Probabilmente affannati con i documenti di budget e di previsione delle vendite avete trascurate altri numeri: nel 2012 più di 120 donne sono state uccise, spesso tra le mura domestiche e ancora più spesso per mano di quel compagno di vita che si era ripromesso di amarle, rispettarle e onorarle. Si proprio quell’uomo da voi invitato a non lasciar traccia grazie al panno”

 

Aggiornamento

 

In serata il ministro Fornero, annunciando la richiesta all’ IAP di ritirare la campagna, ha commentato:

 

 «Pubblicità siffatte, che prendono spunto dal drammatico fenomeno del “femminicidio”, oltre a svilire l’immagine della donna, istigano ad ingiustificati e gravissimi comportamenti violenti. L’attenzione per le donne ed i loro diritti – conclude il Ministro – passa anche attraverso una pubblicità corretta che non svilisca la loro dignità».

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