Pagare i giornalisti sulla base delle performance: e la qualità dell’ informazione?

| 13 aprile 2013 | Tag:, , ,

pay_per_click Sono sempre di più negli Stati Uniti le pubblicazioni che calcolano i compensi per cronisti e redattori sulla base delle pagine viste, dei visitatori unici o dei ricavi pubblicitari. Non solo quelle appena nate: anche Gawker, Forbes e Complex,   ad esempio,  pagano già tutti i giornalisti sulla base del traffico web. Ma tutto questo che cosa comporta per il giornalismo?  

 

Qualcuno afferma che con la pressione crescente per sfornare storie in stile catena di montaggio, gli errori cresceranno di pari passo con le pagine viste o che si arriverà a una qualità dell’ informazione “da supermercato dei tabloid’’. Ma c’ è anche chi sostiene che questo sistema potrebbe portare ad un maggiore coinvolgimento con il pubblico e spingere i giornalisti ad ascoltare i lettori e capire quello che vogliono, piuttosto che seguire unicamente i propri interessi personali. E quindi essere indotti a produrre il miglior lavoro possibile. 

 

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Sempre più testate cominciano a calcolare i compensi per cronisti e redattori sulla base delle pagine viste, dei visitatori unici o dei ricavi pubblicitari ma tutto ciò che cosa comporta per il giornalismo?

 

Non sono solo le testate appena nate ad adottare questo modello economico: Gawker, Forbes e Complex   – racconta Editorsweblog – pagano tutti i giornalisti sulla base del traffico web, come ha scoperto su Digiday Josh Sternberg

 

L’ approccio di Complex, in particolare, abbatte il muro tra pubblicità e produzione editoriale: i redattori vengono pagati in proporzione alle entrate dell’ azienda, i loro salari sono proporzionali alle pagine viste delle rispettive sezioni e ai risultati del lavoro sui social media, riferisce Sternberg.

 

‘’I redattori devono capire anche l’ aspetto economico e sentire i problemi sulla loro pelle – ha detto a Sternberg  il CEO di Complex,  Rich Antoniello -. Quando le persone conoscono l’ insieme della base economica di un’ attività e vanno in quella direzione, le cose sono molto più efficaci’’.

 

I collaboratori di Forbes –secondo Digiday – sono pagati con un tot ogni visualizzazione di pagina e con quel tot moltiplicato per 10 per ogni lettore che ritorna sul sito. Questa strategia incoraggia i collaboratori a coltivare un “pubblico fedele”, ha osservato il responsabile del prodotto, Lewis D’Vorkin. Mentre i dipendenti a tempo pieno hanno dei salari fissi con dei bonus che però dipendono dal grado di coinvolgimento del pubblico, un insieme che include followers su Twitter, conversazioni con i lettori e commenti agli articoli, segnala Digiday.

 

Sia Gawker che BuzzFeed hanno degli addetti incaricati di realizzare delle classifiche relative alle pagine di ogni autore. Ma i due siti fanno un uso diverso di questi dati. A BuzzFeed, essi servono soltanto a motivare i dipendenti ad essere competitivi per battere i loro colleghi di lavoro con storie più virali, aveva spiegato a dicembre nel corso di una conferenze, il direttore editoriale Scott Lamb. Per Gawker invece, realizzare gli obiettivi di traffico può significare produrre dei bonus del 20% per intere redazioni.

 

Le startup naturalmente adottano un modello di compensi a seconda delle prestazioni. Sasangee, ad esempio, una rivista letteraria lanciata a Seul, darà ai collaboratori una percentuale delle entrate pubblicitarie ricavate dalle inserzioni sui loro articoli.

 

«Siamo in grado di conoscere la percentuale di click per ogni singolo articolo e quindi possiamo calcolare il compenso sulla base di una percentuale dei ricavi pubblicitari ottenuti’’, ha spiegato a  Bloomberg Businessweek  il direttore Won Hee Chang. “E non verrà pagato una volta sola, ma i compensi continueranno a fluire fino a quando ci saranno click”.

 

La startup olandese De Nieuwe Pers (“La nuova stampa’’) basa i contratti con i collaboratori sull’ efficacia dei loro ‘’canali’’. Il primo anno i collaboratori avranno il 100% del ricavato dagli abbonamenti ai loro canali personali, mentre dall’ anno successivo la percentuale verrà tagliata del 25%, secondo quanto riporta Nieman Lab.

 

La retribuzione a prestazioni non significa necessariamente una contrazione degli stipendi – commenta Editorsweblog -, nonostante la cupa previsione  di Nicholas Jackson, direttore digitale di Pacific Standard.  In effetti, per esempio, a Complex i redattori avranno quest’ anno, con il sistema dei compensi secondo i risultati economici,  stipendi superiori del 10-15 per cento rispetto a quelli dell’ anno scorso, secondo quanto afferma Sternberg.

 

Ma se i giornalisti vengono indotti a produrre articoli più popolari, non ne soffrirà il giornalismo?

 

Alcuni sostengono infatti che il pagamento a prestazioni produrrà sensazionalismo, portando a una “qualità da supermercato dei tabloid’’, come indica ad esempio Jason Kint, direttore generale di CBSSports.com, in un suo tweet. Altri temono che prodotti fatti per moltiplicare le pagine visualizzate, sul tipo cuccioli di animali, possano soppiantare il buon giornalismo. Yvonne Leow, video editor a Digital First Media, ha osservato in un tweet che la pressione crescente per sfornare storie stile catena di montaggio, gli errori cresceranno di pari passo con le pagine viste.

 

Jason Pontin, redattore capo della  MIT Tech Review, si aspetta invece proprio una tendenza opposta: se il lavoro dei giornalisti viene misurato da parametri come le pagine viste, saranno indotti a produrre il miglior lavoro possibile.

 

Pagare a prestazioni sarebbe quindi vantaggioso non solo per le tasche dei giornalisti, ma anche per i lettori e le stesse testate, ha detto Chris Seper, direttore di MedCity Media.  Questo sistema porta ad un maggiore coinvolgimento con il pubblico, visto che i giornalisti sentiranno un incentivo in più per ascoltare i lettori e capire quello che vogliono – ha aggiunto Seper -, piuttosto che seguire unicamente i propri interessi personali.

 

“La possibilità di un po’ di soldi in più non potrà certo cambiare le abitudini di un giornalista ribelle – ha scritto – .   Ma lo costringerà a riconoscere che concentrarsi su un obbiettivo paga’’.

 

Seper ha raccontato che a MedCity il 5% delle buste paga dei giornalisti si basa su criteri di valutazione come il traffico web, e ha annunciato che cercherà di portare quella percentuale al 20%. Sostenendo alla fine che per riconquistare la loro posizione finanziaria, tutte le testate dovrebbe collegare i salari alle prestazioni dei giornalisti.

 

Mentre si incrociano argomenti sia a favore che contro questo sistema di  retribuzione, è chiaro che con le entrate dei giornali per lo più stagnanti, gli editori non possono prendere alla leggera una decisione sui salari.

 

Alla fine, insomma, conclude Editorsweblog, ciascuna testata dovrà determinare quali siano per loro le pratiche migliori.

 

 

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