Nuovi business model: qualcuno comincia a farcela? Il caso di 4 giornali Usa

| 17 febbraio 2013 | Tag:, , , , ,

Naples
La ricerca di nuovi business model per l’ informazione giornalistica nell’ era digitale sta facendo qualche passo in avanti? Alcuni segnali sembrano suggerire di sì, anche se forse è troppo presto per dirlo.

 

Al New York Times il numero zero (un +0,3%) viene salutato come una sorta di ‘’vittoria’’ dopo anni di percentuali di ricavi in calo – come si vede dalla tabella –, tanto che  Ken Doctor ci costruisce uno dei suoi Newseconomics.

 

Come racconta il direttore generale del NYT, Mark Thompson, infatti, il gruppo ha registrato un ulteriore rafforzamento della crescita degli abbonamenti  digitali oltre a un aumento dei ricavi per la vendita e gli abbonamenti su carta. ‘’E’ la prima volta nella nostra storia che i ricavi dalla diffusione hanno superato quelli della pubblicità’’ (vedi qui).

 

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Intanto, come segnalano Mathew Ingram su Paidcontent) e  Hazel Sheffield sulla CJR, il Pew dedica un recente Rapporto a ‘’quattro giornali che fanno soldi’’: mentre ancora nel marzo scorso lo stesso Pew aveva diffuso il solito rapporto su “La ricerca di un nuovo business model”.

 

Insomma, da marzo ad ora qualcosa si è mosso.

 

I quatto quotidiani che in questi giorni hanno attirato l’ interesse degli osservatori un po’ in tutto il mondo sono: Naples Daily News(Florida), Santa Rosa Press Democrat (California), The Deseret News (Salt Lake City) e The Columbia Daily Herald (Tennessee).

 

Tutti e quattro negli ultimi anni hanno visto i loro ricavi aumentare.

Ma la cosa più importante è che ciascuna testata – spiega Sheffield sulla Cjr – ha prodotto nuovi ricavi in maniera diversa.

Il  Naples Daily News ha rivisto e potenziato il suo reparto vendite, riuscendo ad accrescere complessivamente i ricavi nel 2011 e nel 2012. A Santa Rosa, il giornale ha avviato un media lab per consultarsi con le aziende locali e mettere a punto una nuova strategia di marketing, che è risultata efficace. A Salt Lake City, la testata ha registrato una crescita dei ricavi digitali del 40% all’ anno sin dal 2010. Infine, in Tennessee, l’ editore ha sperimentato alcune idee nuove, dal paywall alla realizzazione di nuovi magazine, che ha aumentato il flusso di entrate online e ha portato la perdita annua della testata al 2%, ben al di sotto della media nazionale, come ha sottolineato Pew.

 

A quelli che potrebbero essere tentati di guardare a queste storie di successo come a delle anomalie, il Rapporto – segnala la Cjr – risponde identificando varie indicazioni da altre testate.

 

Tornando comunque alle quattro messe a fuoco dal Rapporto del Pew, questi esempi – secondo Piero Macrì – dimostrano che esistono delle soluzioni, ma che queste possono essere realizzate se esiste una reale disponibilità al cambiamento.

 

Pier Luca Santoro, sul suo Giornalaio, li descrive in questi termini:

 

C’è chi, è il caso di The Deseret News, ha separato la strutture editoriale, creando due business unit, una dedicata alla carta, una al digitale, nella convinzione che il successo sui nuovi media possa essere ottenuto più rapidamente in assenza dell’ implicito freno che può derivare dalla nomenklatura della carta.

C’è chi, The Columbia Daily Herald, ha lanciato nuove riviste puntando a mercati verticali considerati promettenti, come lifestyle e settore immobiliare.

C’è chi, The Santa Rosa Press Democrat, si è orientato alla creazione di una struttura di servizi marketing digitali per le aziende. Tutte iniziative volte a una profonda diversificazione che hanno consentito a queste organizzazioni di recuperare profittabilità, sia sulla carta che sul digitale.

 

‘’Tutto ciò rende evidente – conclude Macrì – che un allineamento delle strutture editoriali alle attuali dinamiche di mercato è possibile, ma occorre essere disposti a cambiare, mettere in discussione il passato e avere immaginazione’’.

 

 

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