Meno di 40.000 giornalisti a tempo pieno nell’ industria dei media Usa (come nel 1978)

| 19 marzo 2013 | Tag:, , , , , ,

Pew Le redazioni dei media Usa hanno tagliato di circa il 30% gli addetti a partire dal 2000 e attualmente ci sono meno di 40.000 giornalisti che lavorano a tempo pieno nel campo dell’ informazione, il livello più basso a partire dal 1978.

 

Sono i dati centrali dell’ ultimo State of the Media report, diffuso lunedì dal Pew Research Center, secondo cui la qualità del giornalismo americano è relativamente peggiorata.

 

Nello stesso tempo – osserva Mashable in una sintesi  – le aziende cominciano a cogliere le opportunità offerte per offrire i loro messaggi direttamente al pubblico, senza l’ intermediazione dei mass media, anche se i risultati sono alterni.

 

Meno risorse=qualità del giornalismo più bassa

 

Con meno di 40.000 addetti  a tempo pieno, il livello più basso dal 1978 secondo Pew, la qualità del giornalismo di conseguenza soffre, sia a livello nazionale che locale. Alla Fox, CNN e MSNBC, dove i ricavi annuali continuano a crescere (anche se più lentamente rispetto agli anni passati), la copertura giornaliera degli  avvenimenti live  è scesa del 30% rispetto al 2007, mentre il settore interviste – che non hanno bisogno di un grosso staff e possono essere pianificate in anticipo – è cresciuto del 31%. CNN ha ridotto il numero dei servizi e dei reportage della metà. Nelle tv locali, la lunghezza dei servizi  è diminuita, mentre la trasmissione di argomenti facili, come sport, meteo e traffico è cresciuto del  40%.

 

Ma non è solo la TV che sta mostrando segni evidenti di di contrazione delle risorse:  anche altri media, tra cui Forbes ad esempio, si sono rivolti a una start up,  Narrative Science,  per produrre articoli attraverso un algoritmo invece di utilizzare un giornalista.

 

“Tutto ciò  trasforma l’  informazione  in una industria sottodotata a livello di risorse umane e quindi meno preparata al lavoro di scoperta e di approfondimento e meno capace di mettrere in discussione quello che le capita fra le mani”, dice il rapporto.

 

Questo aspetto è stato molto evidente nel corso delle ultime elezioni presidenziali, con i giornalisti che seguivano la campagna più come megafoni che come investigatori, lamenta Pew. Solo circa un quarto delle dichiarazioni sul profilo dei candidati è venuta infatti da giornalisti, mentre quasi  la metà sono venute invece da fonti di partito – un capovolgimento quasi assoluto rispetto a  12 anni fa, quando la proporzione era stata di metà contro un terzo.

 

Le conseguenze sono pesanti: in un sondaggio fra i lettori, il 31% del campione analizzato da Pew afferma di aver abbandonato una o più fonti d’ informazione perchè non più funzionale ai propri bisogni. Mentre nel 48% dei casi le persone – come spiega Pier Luca Santoro sul Giornalaio – affermano di percepire una minor completezza informativa rispetto al passato.

 

 

Passaparola e social media

 

Ancora una volta, segnala Santoro, il Rapporto del Pew indica che il  passaparola da familiari e conoscenti, amici, è il veicolo d’informazione più rilevante, il modo attraverso il quale le persone ricevono informazioni [e notizie]. I social media sono la seconda fonte attraverso la quale le persone acquisiscono informazioni. Informazioni che poi nel 77% dei casi vengono approfondite spesso o abbastanza spesso.

 

Social media il cui ruolo è in costante espansione con il 19% degli americani che afferma di aver visto una notizia o il titolo di una notizia il giorno prima attraverso di questi [era il 9% nel 2010]. Twitter seppure abbia una minor penetrazione rispetto a Facebook si conferma essere la fonte alla quale le persone attingono per le “breaking news”.

 

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Lieve ottimismo sui ricavi

 

giornali – continua il Giornalaio – iniziano lentamente a stabilizzarsi ed i dati del 2012 finalmente contengono elementi di positività, seppur ancora decisamente moderata.

 

In  particolare sono le vendite dei giornali ad dare adito ad un cauto ottimismo e spesso il paywall, come evidenziato e richiamato più volte in questi spazi, sono funzionali per aumentare le vendite della versione cartacea.

 

Ben diverso il panorama dei ricavi pubblicitari che nel digitale/online complessivamente sono cresciti “solo” del 3% nel 2012. Una tendenza troppo modesta per compensare  le perdite [-7,7%] del cartaceo. Per quanto riguarda l’online la continua discesa dei prezzi è ulteriore elemento di preoccupazione ed evidenza di come sia necessario trovare altre fonti di ricavo, modelli di business differenti dal passato per i giornali e l’industria dell’informazione.

 

Nel complesso la direzione è verso i “new” media ma gli “old” media sono ancora molto presenti e rilevanti, ben distanti dalla morte troppe volte annunciata [pour cause?].

 

Molto simile a quella dei giornali la situazione dei periodici settimanali e mensili. Vendite del cartaceo e ricavi pubblicitari in calo con il digitale che cresce ma ha un peso davvero modesto e non compensa le perdite. Una tendenza che non pare avere mutamenti significativi nel medio termine come mostra il grafico di sintesi sottostante.

 

 

Altre sintesi  

 

Santoro segnala altre sintesi della ricerca del Pew: da quella del NYTimes che si concentra sulle tendenze delle televisioni locali, a Poynter, che approfondisce lo sbilanciamento tra qualità e quantità dell’informazione, e a Mattew Ingram che su Paid Content  parla di luci ed ombre all’orizzonte.

 

 

Una infografica

 

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