Longform journalism in grande fermento negli Stati Uniti

| 27 agosto 2013 | Tag:, , , , , , , , , ,

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Nonostante l’ allarme sul declino del cosiddetto ‘’longform reporting’’,  lanciato dalla Columbia Journalism Review nel gennaio scorso, questa forma di giornalismo (che si esprime in articoli e servizi di ampio respiro, con più di 2.000 parole) sta risvegliando negli Stati Uniti un forte interesse.

Lo dimostra anche l’ uscita di due nuovi magazine dedicati proprio al giornalismo narrativo.

 

Il primo, The Riveter (la ‘’Rivettatrice’’, simbolo delle donne operaie americane durante la seconda guerra mondiale, ndr), è un magazine al femminile e raccoglie solo servizi prodotti da donne.

 

Il secondo, Epic, pubblica storie di ampio respiro destinate ad attirare l’ attenzione degli Studios cinematografici (che spesso, come sappiamo, si sono ispirati a racconti prodotti dal giornalismo) e a creare su questa base un nuovo flusso di risorse per il giornalismo d’ inchiesta.

 

 

Riveter2Ilprimo progetto, The Riveter,  è stato messo a punto e realizzato da Kaylen Ralph e Joanna Demkiewicz, due giovani giornaliste (nella foto) che hanno scelto per lanciarlo il sistema del crowdfunding: 2.000 dollari raccolti attraverso la piattaforma Indiegogo.

 

L’ obbiettivo – spiegano – è di avere una piattaforma specifica che garantisca alle donne molti più spazi all’ interno del giornalismo narrativo.

 

Nel 2012 infatti, raccontano, su Harper’s sono usciti 76 servizi scritti da uomini e 17 da donne. Su Atlantic 176 contro 47 e su The New Yorker 445 contro 160.

 

Il primo numero su carta di The Riveter è uscito due settimane fa nelle edicole e nelle librerie. Contiene quattro servizi giornalistici realizzati da donne – pubblicati anche sul sito online della testata – oltre a una serie di contenuti ‘’bonus’’, fra cui un saggio del fotografo freelance Alex Potter, che lavora in Yemen, alcune recensioni di libri, una intervista alla direttrice del Texas Monthly, Pamela Colloff; e una timeline sulla storia del giornalismo femminile negli Stati Uniti.

 

La nascita e gli scopi del progetto sono al centro di una ampia intervista che Poynter ha fatto a Kaylen Ralph.

 

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Epic, il secondo progetto,  nasce invece dalla constatazione che il cinema in passato ha sempre dedicato al longform journalism un grande interesse (l’ ultimo episodio sono i riconoscimenti assegnati al film ‘’Argo’’, tratto da un articolo di Joshuah Bearman  per  Wired), ma che negli ultimi anni gli spazi per questa forma giornalistica si sono progressivamente ridotti.

 

E’ cosi che lo stesso Bearman e un redattore di Wired, Joshua Davis, hanno creato una piattaforma online con servizi di giornalismo narrativo che potrebbero diventare dei thriller di grande successo e attirare quindi l’ attenzione degli uomini degli studios.  I due sperano che dei buoni rapporti con il mondo cinematografico possano produrre delle risorse per sostenere il lavoro di approfondimento giornalistico.

Insomma un nuovo modello economico per il giornalismo investigativo. E le cose sembrano effettivamente andare in questa direzione.

 

Epic

“Essendo dei giornalisti che hanno fatto questo in passato – ha spiegato Bearman al sito di informazione Deadline Hollywood – abbiamo impostato un sistema di contrattazione che dovrebbe essere molto favorevole ai giornalisti”.

 

Bearman e Davis – racconta il blog del Knightcenter.utexas.edu – definiscono questa attività un ‘’modello sperimentale’’, ma hanno già venduto i diritti cinematografici per una serie di loro articoli. Davis, in particolare, ha scritto per Wired nel 2012 una serie di inchieste su John McAffee, l’ eccentrico magnate del software accusato di aver ucciso un suo vicino nel Belize.  Quel lavoro ora è diventato un e-book e presto ne verrà tratto un film.

 

La nuova avventura aveva appena una settimana di vita quando è arrivato un primo risultato di rilievo.  Epic ha infatti stretto un accordo con la 20th Century Fox, uno dei gidanti del settore. La Fox esaminerà per prima tutti i servizi destinati alla pubblicazione in modo da decidere se acquistare i diritti cinematografici. In questo caso l’ autore riceverà un compenso prefissato. Se poi il film si farà,  Bearman e Davis verranno pagati come produttori.

 

Se un tempo i giornalisti specializzati in inchieste di approfondimento potevano sperare di essere pubblicati solo da grandi testate assai competitive, come The New Yorker o Rolling Stone, ora – sottolinea il blog del Knightcenter – stanno nascendo nuove piattaforme.  Epic è in partnership con Medium, un nuovo sito che pubblica pezzi di giornalismo narrativo. E poi, come abbiamo visto prima, c’ è The Riveter.

 

Reim Reider, direttore e vice presidente dell’ American Journalism Review, ha scritto nel giugno scorso in un editoriale per USA Today che i dispositivi mobili sono uno strumento ideale di coinvolgimento per il giornalismo di ampio respiro narrativo. E ha citato ‘’Snow Fall’’ del New York Times, un prodotto molto innovativo che combinava una narrazione ampia e drammatica con foto, mappe e video.

 

“Uno dei primi errori dell’ era Internet è stato quello di prendere i vecchi contenuti e scaricarli online… (‘’Snow Fall’’) mostra invece  come possono essere potenti i risultati quando una narrazione avvincente è accoppiata in maniera organica con integrazioni multimediali”, afferma Reider.

 

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