Linguaggio sessista e media, qualche riflessione

| 13 marzo 2013 | Tag:, , , , ,

man up
 
Di terminologia sessista sui media non si parla, o poco, almeno in Italia. Escludendo alcune eccezioni http://www.ilcorpodelledonne.net/.

 

Non esiste un controllo sull’uso di parole che paiono innocue, proprio perché risultano quotidiane nel significato e nell’uso, ma che a ben guardare nascondono ben più profondi significati.

 

 
di Claudia Dani

 

Prendendo spunto da un post di  Jane Martinson pubblicato sul Guardian (‘’perché il linguaggio del potere è così maschilista?”), vorrei riflettere un attimo sulla questione.

 

L’ articolo analizza la questione dell’uso del verbo “man up” (essere forte, tenere sotto controllo una situazione, prendersi le proprie responsabilità di uomo…) nel linguaggio politico, come unico possibile per rendere l’ idea dell’ agire con decisione e determinazione.

 

Chi lo usa viene accusato di essere sessista, ma, come sottolinea l’ autrice, il problema vero sta nel trovare una risposta alla domanda che la stessa Martinson pone:  “perchè questa terminologia è diventata l’ unica utilizzata dai politici per dire a qualcuno di essere tenace, deciso, duro?”

 

Le risposte che ottiene la giornalista del Guardian individuano ‘man up’ come l’ unica sintassi possibile, perchè il linguaggio del potere è mascolino, perchè non esistono simili esortazioni usando ‘woman’, e se esistono esprimono tutt’ altro che forza e potere.

 

                                         Accused of being a “bit sexist” on twitter by @mrirvingclarke, @HarrietHarman tweeted: “I agree. Couldn’t think of alternative!

                                                 

                                                      According to Wiktionary, the phrase means to “do the things a good man is traditionally expected to do, such as taking responsibility for the consequences of one’s actions; displaying bravery or  toughness in the face of adversity; providing for one’s family etc”.
Che sia un  politico a utilizzare un linguaggio del genere o un personaggio a vari titoli noto, questo viene ripreso e riusato dai media, che ne perpetueranno l’ inevitabile diffusione e ‘normalizzazione’.

 

In Italia, cosa succede?

 

La ricerca e individuazione di termini come ‘man up’, si fa ardua. Primo perchè abbiamo tante possibilità in più avendo una lingua più ricca e poi sarà molto probabile che le parole ipoteticamente sessiste siano così di uso comune da non essere notate.
Nella lingua italiana utilizzata su quotidiani e online, già scarsamente aulica e per lo più scorretta, non è cosi facile individuare termini da incriminare,  anche perchè nella maggior parte dei casi è l’ uso di una parola a renderla sessista o meno.

 

Per esemplificare: la declinazione femminile ( che nemmeno esiste per alcune parole nella nostra lingua) in alcuni casi viene usata per sottolineare che il soggetto femminile in questione ha fatto qualcosa di sbagliato o comunque fuori dai canoni comunemente condivisi.

 

In questo modo si evidenzia che in quanto donna si sta comportando non coerentemente.

 

Ad esempio:

 

Parigi, finisce inseguita dai creditori la SCEICCA che non paga i conti (stampa.it)

L’ ambulanza che blocca il passaggio e le urla della SIGNORA con l’auto di lusso (corriere.it)

 

Alla base è indubbio che vi sia un problema di cultura, ma forse, se leggessimo meno titoli come quelli sopra, probabilmente col passare del tempo ci stupiremmo ogni volta che ne vedessimo uno.

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