Le vie del giornalismo,
da Trieste
a New York

| 20 dicembre 2013 | Tag:,

Russo

“Freelance rocker, DJ, giornalista musicale, guida turistica, writer, dreamer, speaker, autore di programmi radiofonici e televisivi, laureato in Lettere Moderne con una tesi sulle origini del Punk-Movie”.

 

E’ così che si racconta Ricky Russo, triestino, classe 1973, mostrando l’ ibridazione delle funzioni e delle culture che sono alla base del processo ‘’nuovo giornalismo, nuovi giornalisti’’.

 

A cinque mesi dal suo arrivo in Usa, Russo collabora con ICN Radio New York e con il quotidiano newyorchese America Oggi, riferimento della comunità italo-americana locale, lavora anche per Radio/TV Capodistria, Radio Ara Lussemburgo, Radio Contrabanda Barcellona e il quotidiano triestino Il Piccolo.

 

 

Ne parliamo su Lsdi – attraverso una conversazione che Fabio Dalmasso ha avuto con lui – perché le storie professionali  di singoli giornalisti possono essere una fonte di grande interesse, un ulteriore strumento di indagine, accanto ai dati e alle notizie su fatti più generali, per capire dove va il giornalismo…

 

Come ogni storia anche questa ha la sua ‘’morale’’. Ecco come la delinea Russo: «Viaggiare, fare un’esperienza all’estero. Imparare l’inglese. Aprire la propria mente. Confrontarsi con gli altri. Alzare la testa. Sognare in grande, ma essere umili. E restare umani».

 

Russo1di Fabio Dalmasso

 

 

Passione per la musica

 

Come ha iniziato la sua carriera quello che si definisce sul suo sito – www.rickyrusso.com -,  “the most enthusiastic man in New York”?

 

«Tutto è partito dalla mia enorme passione per la musica: ho iniziato giovanissimo con la radio e alla fine degli anni ’90 ho cominciato a scrivere i miei primi articoli per il quotidiano Il Piccolo: recensioni di dischi, concerti, interviste, reportage sulla scena musicale triestina”. Una delle prime esperienze di Ricky Russo fu il programma radiofonico In Orbita, nato nel 1997 come programma di Radio Fragola, emittente triestina del circuito di Radio Popolare. “A Radio Fragola – ha dichiarato Russo – ho capito cosa volevo fare nella vita: vivere a stretto contatto con la musica, divertirmi lavorando. A 16 anni, ho messo a fuoco chi ero. E soprattutto chi non volevo diventare: un ragioniere con un’esistenza piatta. La spinta di quella prima avventura radiofonica mi ha dato tanto, mi ha aperto la mente. Io che non studiavo mai a scuola, ho iniziato a leggere come un pazzo, di tutto”.

 

 

Radio e tv in Slovenia

 

Dopo una breve esperienza con un’altra emittente locale, Radio Attività, Ricky Russo passa, dal 2004, a Radio Capodristria, dove coinvolge la sorella Elisa, anche lei giornalista, formando il duo esperto musicale “The Russos” e con la quale prende il via, nel 2008, la collaborazione con Tv Capodistria: In Orbita diventa così anche una trasmissione televisiva. «La radio e la tv dei nostri sogni esistono appunto solo nella sfera onirica. L’Italia – hanno detto i due fratelli Russo – è messa proprio male da questo punto di vista. Soprattutto la tv. Per questo siamo migrati in Slovenia a lavorare. In Italia manca un programma tv che dia spazio alle esibizioni live. I media dovrebbero essere in mano agli appassionati: l’unico criterio di selezione dovrebbe essere il gusto e l’affinità. Senza logiche commerciali. Con leggerezza e autoironia ma anche con qualità ed impegno».

 

«New York è il centro del mondo»

 

Qualità e impegno, uniti a un’ottima esperienza, che Ricky Russo ha voluto portare a New York, un viaggio non solo professionale che porta con sé speranza e un po’ di tristezza per ciò che si lascia alle spalle: «Perché New York è il centro del mondo, la città più eccitante del pianeta. A New York posso fare un salto di qualità, dal punto di vista umano e professionale. E poi – aggiunge Russo –

perché in Italia oggi non si può più lavorare, vivere, sognare. Spero tanto che questo periodo così negativo finisca presto. Siamo caduti davvero in basso. E non parlo solo di crisi economica, ma mi riferisco soprattutto alla totale mancanza di ricambio generazionale, opportunità e meritocrazia. L’Italia non è un paese per giovani».

 

Attualmente Russo collabora con ICN Radio NY e America Oggi, rispettivamente emittente e quotidiano della comunità italiana a New York. Ogni venerdì alle 5 pm (23 ora italiana) ed in replica al sabato alle 12 pm (18 ora italiana) va in onda la sua fortunata trasmissione In Orbita – American Edition. Ogni venerdì sul quotidiano c’è anche il corrispettivo cartaceo del radioshow. «Cerco di raccontare agli italoamericani la “vera” Italia, la scena musicale emergente, indipendente. Le novità e l’underground. Fuori dal soliti cliché».
«Ho avuto subito uno spazio»

 

Fare il giornalista musicale (soprattutto in radio, visto che, come dice Ricky, «amo la radio più che la scrittura. On air sono sempre felice») a New York significa entrare in una realtà estremamente coinvolgente, vitale e sempre in evoluzione. Una città dove, come racconta Russo in una sua recente intervista su Rai International (https://www.youtube.com/watch?v=HD9T5vBrHjk) la musica è ovunque, non solo nei grandi concerti, ma anche nelle strade grazie ai baracchini che vendono hot dog o ai musicisti di strada.

 

Una realtà estremamente diversa da quella italiana ma che ha accolto il giornalista italiano senza problemi: «In Italia ho realizzato una quantità enorme di puntate radio, trasmissioni televisive, articoli, dj set, eventi. A New York sto solo cercando una continuità con il passato. Mi sono proposto ed ho avuto subito uno spazio».

 

«Sognare in grande, ma essere umili»

 

 

Inevitabile chiedere a Russo quali sono le principali differenze tra giornalismo italiano e americano, soprattutto nel suo settore di riferimento: «Vivo a New York da soli 5 mesi. Ma mi sono subito reso conto che in Italia ci arriva solo una piccolissima parte della musica, arte, cinema e letteratura più interessanti. Abbiamo una visione del mondo molto più ristretta. Poche informazioni. Ci manca la materia prima. A New York ogni giorno ti confronti con idee, religioni, culture diverse. E questo ti fa crescere. Impari tantissimo. Inizi a ragionare in una maniera nuova».

 

Suggeriresti a un giovane che vuole fare il giornalista, magari nel suo settore, di andare negli Usa?

 

«Il mio consiglio è di viaggiare, fare un’esperienza all’estero. Imparare l’inglese. Aprire la propria mente. Confrontarsi con gli altri. Alzare la testa. Sognare in grande, ma essere umili. E restare umani».

 

 

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