La stampa Uk fa muro contro l’ accordo sul nuovo sistema di regolazione dei media

| 20 marzo 2013 | Tag:, , , , , ,

Leveson1 Dopo un lungo dibattito sulla Leveson Inquiry, un accordo fra i tre principali partiti politici britannici è stato raggiunto. Verrà istituito un organo regolatore dei media: secondo la politica il sistema studiato è ”…robusto, indipendente e autoregolato’’ e sta “dalla parte delle vittime”.

Ma la grande stampa britannica ha reagito con severità e minaccia un braccio di ferro – Cosa si dice in rete – Il problema dell’ informazione sul web

 

 

a cura di Claudia Dani

 

Dopo una lunghissima fase di discussione l’ inchiesta del giudice Leveson sullo scandalo delle intercettazioni illegali ha cominciato a produrre dei frutti. Nella notte fra sabato e  domenica i tre principali partiti del Regno Unito (Laburisti, Conservatori e Liberali) hanno raggiunto un accordo sulle nuove regole alla stampa, individuando la strada di un nuovo organo regolatore indipendente.

 

Il primo ministro Cameron (lo leggiamo in post della BBC), il nuovo sistema come ”…robusto, indipendente e autoregolato’’: un sistema che sta “dalla parte delle vittime” e risponde “ai principi individuati dal rapporto Leveson…”.

 

Dunque, gran parte della politica nel Regno Unito è d’ accordo sull’istituzione di un organo regolatore indipendente che controlli eventuali abusi dei media.  Le norme dovrebbero essere contenute in un  regio decreto, emanato direttamente dalla Regina, e non in una nuova legge che potrebbe essere cambiata e ricambiata come cambiano governi e maggioranze parlamentari. Il “royal charter” invece potrà essere modificato solo con la maggioranza dei due terzi in ogni camera del Parlamento.

 

Lo schema del decreto definisce soggetti a questo nuovo sistema i quotidiani, i magazine e i siti web che contengano notizie. E’ chiaro che non sarà facile stabilire, che cosa del mondo della rete dovrà rientrare sotto il controllo di questo organo. Sul Guardian è già in corso un dibattito sul ruolo di blogger e blog in tutto questo.

 

Lo scopo della nuova istituzione è riassumibile in due punti principali:

1. poter imporre alle testate la pubblicazione di scuse.

2. poter rilasciare multe (a quanto leggiamo su BBC  ammonterebbero all’1% del giro d’affari dell’editore, fio a un tetto di 1 milione di sterline)

 

Le reazioni dei media tradizionali sono state piuttosto dure tanto che con un comunicato i grandi gruppi editoriali (che pubblicano Daily Mail, Sun, Times, Telegraph, Daily Star e Daily Express) hanno fatto sapere che prima di decidere se aderire o meno alla creazione di questa sorta di organo di garanzia, intendono ottenere «pareri legali di alto livello».

 

Ma il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, pur affermando di avere alcune «riserve», ha accolto con favore l’accordo.

 

L’ obiezione più diffusa comunque è quella di chiedere del tempo per conoscere i dettagli del regio decreto. I principali editori e gruppi editoriali lamentano il fatto di non essere stati rappresentati e coinvolti in alcun modo nella discussione che ha portato alla decisione.

 

Alcuni gruppi esterni all’ industria dell’ informazione hanno invece una linea sostanzialmente positiva.

 

Hacked Offlink, ad esempio, gruppo attivo nella riforma dei media, presente alla discussione notturna fra i partiti,  ha ben accolto la notizia. Sul loro sito è stata lanciato una raccolta di firme perchè tutti i media accolgano le raccomandazioni suggerite dal rapporto Leveson.

 

Index on Censorship invece ha criticato i contenuti del regio decreto, sostenendo fra l’ altro che “…. Il coinvolgimento della politica indebolisce  i principi fondamentali…”. ”Questo indubbiamente avrà un effetto devastante sull’uso quotidiano del web da parte di ognuno di noi”  afferma Kirsty Hughes di Index on Censorship sul Guardian . 

 

Facendo un rapido giro per il web leggiamo su thedailyshift.com, che i media dovranno dotarsi di un codice di comportamento e l’organo regolatore avrà il potere di decidere se qualcuno ha violato quel codice.  Rutlandtimes.co.uk, invece, definisce nell’editoriale del direttore la notizia dell’accordo come un terremoto che fa tremare 300 anni di tradizione. A rafforzare la sua tesi, Eileen Green  aggiunge che esiste già una legge che condanna comportamenti illegali come le intercettazioni: il tema in discussione ”è la mancanza di forza nell’agire non la mancanza di uno statuto regolatore”.

 

 

In un commento  di ieri sera sull’argomento di The indipendent, Chris Blackhurst chiude il suo post con una battuta che fa riflettere: “non avrei mai voluto alcun intervento dello stato nella stampa. Ma è successo e sono costretto a chiedermi: di chi è veramente la colpa?”

 

 

Secondo gli ultimi commenti sul Guardian, le testate sembrano vicine a muoversi legalmente nei confronti delle nuove regole. Pare che un gruppo di testate, voglia boicottare il nuovo sistema.

 

Qui di seguito altri link utili per seguire tutti  gli aggiornamenti.

 

http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/leveson-inquiry/9940539/Press-regulation-after-the-Leveson-Report-this-is-not-what-I-had-in-mind-Mr-Cameron.html
http://www.guardian.co.uk/uk/the-northerner/2013/mar/19/leveson-inquiry-localgovernment
http://www.guardian.co.uk/media/greenslade/2013/mar/19/leveson-report-lord-justice-leveson
http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/leveson-inquiry/9938693/David-Camerons-Leveson-deal-is-threat-to-press-freedom-says-human-rights-watchdog.html

 

–  http://www.editorsweblog.org/2013/03/18/newspapers-react-to-press-regulation-compromise-in-uk

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