Informazione locale online : economicamente ancora in alto mare

| 9 agosto 2013 | Tag:, , , , , , ,

Patch

Patch, il network di 900 siti web che fa capo ad America online (AOL) e che avrebbe dovuto portare l’ informazione locale a tutte le comunità del paese, è destinato a subire dei tagli significativi.

 

Quasi un terzo dei blog della rete dovrebbero essere chiusi mentre verrebbe drasticamente ridotto il budget per quelli che sopravviveranno.

 

E questo, spiega PaidContent, rivela ancora una volta che il business del giornalismo locale online non funziona

 

 

– – –

Patch’s new math: the painful path to profit

di Jeff John Roberts

(Paidcontent)

 

 Il sogno di un modello economico in grado di sostenere l’ informazione locale si è ulteriormente appannato ora che il CEO di AOL, Tim Armstrong, ha annunciato che la società intende tagliare circa un terzo dei suoi 900 siti della rete di ‘’Patch’’, e di tagliare i costi ai rimanenti.

 

Questo significa, secondo Armstrong, che Patch potrà finalmente ottenere dei profitti per la fine dell’anno, mentre il budget a diposizione di ciascun sito continuerà ad essere ‘’molto, molto più basso’’  dei 150 mila dollari di cui si era parlato un anno fa. Per quanto riguarda i 300 siti da tagliare, AOL cercherà di appoggiarsi su dei “partner” (forse giornali locali concorrenti) nei vari mercati regionali.

 

Tutto questo è una buona notizia per gli investitori di AOL, molti dei quali hanno da tempo stroncato la rete di informazione locale come una fonte di grosse perdite di soldi e accusato Armstrong di essere un pazzo.

 

L’ arrivo del profitto per Patch, tuttavia, non farà piacere ai fautori di un modello di informazione locale in cui giornalisti della zona coprono vicende importanti con il supporto economico degli inserzionisti locali. Quel modello ha fallito più e più volte, e ora i tagli alla rete di Patch sono solo un ulteriore segno che non potrà mai funzionare.

 

Le ragioni sono essenzialmente economiche. La maggior parte dei negozi di piccole dimensioni (familiari e popolari)  non hanno i soldi o la voglia di gettare dollari in pubblicità on-line, mentre, nello stesso tempo, i cambiamenti nel business editoriale hanno reso una testata online locale ancora meno sostenibile di prima.

 

Armstrong vede il business dell’ editoria online – dice – secondo due modelli: uno rivolto a un pubblico di nicchia di alto valore per  il quale gli inserzionisti pagherebbero bene nel tentativo di raggiungerlo con annunci personalizzati ed eventi; l’ altro,  diretto a pubblici molto ampi, che possono ingerire massicce quantità di messaggi pubblicitari automatizzati e mirati.

 

“Quelli che stanno in mezzo saranno distrutti”, ha aggiunto.

 

Ecco perché, nel quadro di questa concezione binaria di Armstrong, Patch non poteva continuare ad essere un sito di informazione delle varie comunità, ma è diventato invece quello che Pando Daily descrive come un “network di message board delle varie comunità.”

 

Secondo i nuovi progetti, Patch cioè non può vivere vendendo pubblicità ai commercianti locali, ma può servire da ‘imbuto’ per mostrare grandi quantità di annunci automatizzati (venduti convenientemente attraverso le sempre più perfezionate  tecnologie pubblicitarie di AOL). Questi calcoli hanno ancora più senso se Patch riesce a dirigersi vero quegli strati sociali con redditi più elevati che gli inserzionisti bramano tanto.

 

Tutto questo ha perfettamente senso dal punto di vista commerciale, ma meno da quello ‘’civile’’. Il destino di Patch è nell’ammissione che non vi è alcun interesse aziendale nel fornire notizie a comunità povere o rurali. In effetti, uno sguardo ai siti attuali della rete Patch mostra che è proprio così: c’è informazione iperlocale per i cittadini benestanti di La Jolla, di West Hollywood o della Westchester County – ma non per altri centri americani che lottano per sopravvivere.

 

Questa situazione non è colpa di Tim Armstrong, che ama l’ informazione e la comunità e la cui devozione a Patch gli era quasi costata il posto. E’ invece un problema politico, legato al crollo dei giornali e del mercato per il giornalismo locale. Ahimè, la soluzione, nonostante le recenti iniziative di informazione locale da parte di Google, sembra ancora più remota di quanto era 10 anni fa.

 

I commenti sono chiusi.