In buona posizione al voto popolare due dei 3 progetti italiani selezionati per il DJA

| 5 maggio 2013 | Tag:, , , , , ,

Wired C’ è tempo fino al 30 maggio per il voto ‘’popolare’’ che assegnerà il “Public Choice Award”, un premio speciale istituito questi’ anno, a uno dei 72 progetti di Data journalism selezionati per partecipare all’ assegnazione del Data Journalism Awards (DJA).

 

Fra i finalisti ci sono tre progetti italiani  e due di essi, la mappa dei migliori (e peggiori) ospedali in Italia e l’ inchiesta  sul gas di Gaza e gli sprechi dell’ Unione europea, sono in una buona posizione nella classifica popolare.

 

Il lavoro sulla sanità in Italia, realizzato da un gruppo di giornalisti e sviluppatori coordinato da Guido Romeo e pubblicata su Wired, ha ricevuto per ora (5 maggio ore 12) 224 voti, mentre è a 207 voti l’ inchiesta sul Gas condotta daCecilia Ferrara e Assia Rabinowitz per l’ Irpi (Investigative Reporting Project Italy). Il terzo progetto, un reportage del Fatto quotidiano sulla pillola Ru486,   è a  48 voti.

 

Si può votare fino alla fine di maggio su questa pagina.

 

Il vincitore sarà annunciato il 1 giugno insieme a quelli indicati dalla giuria ‘’ufficiale’’ mentre il 20 giugno si terrà la cerimonia di premiazione a Parigi, all’ Hotel De Ville, nel corso del GEN News Summit, di cui Lsdi è quest’ anno uno dei media partner.

 

Tutti i 72 progetti sono una bellissima rassegna di idee, tecniche e approcci all’uso dei dati per il giornalismo e Datablog, il blog di <ahref, tornerà sui più originali. Intanto Guido Romeo racconta come è stato sviluppato #doveticuri, precisando che l ‘ inchiesta non ha beneficiato direttamente di risorse di Fondazione <ahref, ‘’anche se le competenze e le riflessioni sviluppate nel corso del progetto iData sostenuto dalla fondazione sono state importantissime per l’avvio di questa inchiesta che speriamo abbia anche ricadute civiche più ampie’’.

 

In particolare, per quanto riguarda i dati,

 

tutti i dati utilizzati sono stati ottenuti da Agenas, l’Agenzia del Ministero della salute per i servizi sanitari regionali che da anni li raccoglie per valutare le strutture italiane pubbliche e private. La qualità è perciò la migliore disponibile e non è stata necessaria una particolare opera di pulizia. Va detto subito che, tecnicamente, non si tratta di open data. Ne siamo entrati entrati in possesso solo dopo aver ricevuto l’accesso a un sito protetto da password (concessa a pochi giornalisti e ad alcune fasce di medici). Inizialmente Wired non era tra le testate selezionate dall’ufficio stampa del Ministero e abbiamo dovuto richiedere espressamente l’accesso. Abbiamo raccolto i dati scrappandoli dal sito grazie al supporto del gruppo HacksHackers di Bologna (nato un anno fa, all’IJF#12, come spin off del progetto iData della Fondazione Ahref).

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