Il pure player Mediapart festeggia cinque anni di ‘’giornalismo senza compromessi’’ e i conti in ordine

| 15 marzo 2013 | Tag:, , , , ,

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Insieme a Rue89, Mediapart è probabilmente il pure player francese più conosciuto al di fuori dei confini nazionali. Ma mentre il primo vive di pubblicità, il secondo ha fatto sin dalle origini la scommessa dell’ accesso a pagamento. Scommessa vinta, a giudicare dai risultati presentati giorni fa, in occasione del quinto compleanno della testata. Anche se c’ è qualche problema per le oscillazioni degli abbonamenti, ‘’dovuti alle banche’’. Un marketing speciale, indissociabile dal contenuto. In questi giorni è previsto il lancio di una nuova home page: realizzata in “responsive design”, sarà “più leggibile e ariosa” per “meglio valorizzare la ricchezza dei nostri contenuti”.

 

I conti in tasca agli altri pure player francesi 

 

 

di Andrea Paracchini

 

Cinque candeline sulla torta per Mediapart, uno dei più noti pure player di informazione indipendente francesi. Il 6 marzo scorso, il direttore Edwy Plenel ha convocato la stampa nella redazione parigina per celebrare l’ anniversario di questo media nato e cresciuto sul web ma anche per annunciare il secondo anno consecutivo in attivo. Per regalo infatti Mediapart si è offerto un beneficio netto di 700.000 euro, in crescita rispetto allo scorso anno, chiuso con un attivo di 570.000 euro.

 

Redditizio nel 2011 e nel 2012, Mediapart ha messo in evidenza quanto la corsa alla gratuità pubblicitaria fosse stata, per i nostri mestieri, un’ illusione economica rafforzata da una perdizione editoriale.

 

Mediapart-copertinaCosì Mediapart celebra, nel documento sintetico pubblicato in occasione della presentazione dei conti, il successo di una scommessa azzardata. Quello che un gruppo di talentuosi giornalisti[1] cha ha sbattuto la porta del quotidiano Le Monde a metà degli anni duemila per dare vita al primo e ad oggi solo tentativo di informazione generalista a pagamento on line in Francia.
 

Intervistato dalla televisione PublicSenat, Edwy Plenel illustrava la sua visione:

 

 “Non credo che il modello gratuito tutto a base di pubblicità possa creare del valore. E’ condannato molto spesso a scivolare verso il gossip, la superficialità e l’ immediatezza. Abbiamo raccolto la sfida della crisi della stampa seguendo la via di Mediapart”

 

Un risultato per altro tutto guadagnato sul campo, dal momento che Mediapart non ha pressoché beneficiato di alcun aiuto pubblico, a parte alcuni abbattimenti fiscali a titolo del Crédit Impôt Recherche, una misura fiscale concessa in Francia alle imprese innovative. Sola concessione, a onore del vero non da poco, il sito, riconosciuto “IPG” (information politique et générale), sfida dal 2011 l’ amministrazione fiscale applicandosi il tasso di IVA “super ridotto” del 2,1%, normalmente riservato alle testate cartacee, anziché quello del 19,6% che la legge imporrebbe (vedi questo recente articolo di LSDI).

 

 

Il giornalismo dalla schiena dritta

 

Ciò non toglie che il 95% del fatturato di Mediapart venga dagli abbonamenti. Per convincere i lettori a sborsare 9 euro al mese per l’ accesso al contenuto del sito, Mediapart ha rotto con molti dei cliché del web: tanti pezzi brevi e di facile lettura. “Abbiamo dimostrato che anche su internet è possibile scrivere pezzi lunghi, giornalismo d’approfondimento, documentato, che dura”.

 

Ma al di là della forma, il segreto del successo e della notorietà di Mediapart sta soprattutto nel contenuto e in particolare nelle tante inchieste contro il potere pubblicate negli ultimi anni.

 

Mediapart ha avuto ad esempio un ruolo chiave negli scandali Karachi e Takieddine, due vicende che ricordano le tangenti Finmeccanica in questi giorni sulle pagine dei giornali italiani.

 

Ma la squadra di Plenel, 31 giornalisti (erano 24 alla partenza), ha preso di mira anche alcuni ministri, tanto sotto la destra quanto con il nuovo governo Hollande. E’ ancora in corso ad esempio il braccio di ferro fra Mediapart e il ministro del budget Jérôme Cahuzac, che il sito accusa di aver posseduto un conto segreto in Svizzera.

 

Un atteggiamento ostile che ha suscitato le antipatie del resto della stampa, che ha preso a qualificare le rivelazioni di Mediapart come vere e proprie “accuse”. Uno sprezzo che lascia sorpresi i giornalisti della redazione. “Pensavamo che dopo cinque anni, si sarebbe capito che Mediapart non si lancia se non ha delle carte in mano”, spiega Fabrice Arfi, autore dell’ inchiesta Cahuzac.

 

PlenelPer Edwy Plenel, il problema è che

 

“Le élites mediatiche che parlano delle nostre informazioni non ci leggono. (…) Andiamo così a sbattere contro un muro di commenti, di chiose, una preda da sogno per un mondo di comunicanti, ma dov’è l’ informazione?”

Più grave, anche fra il pubblico Mediapart è conosciuto soprattutto per le sue rivelazioni, per la fama di cane da guardia del potere, ma molto spesso i potenziali lettori ignorano la grande diversità di contenti.

 

 

…in cerca del suo pubblico

 

Il giornalismo senza compromessi targato Mediapart piace ai lettori francofoni: 1,58 milioni di visitatori unici al mese consultano il sito. Ma è il numero degli abbonati che conta ben più delle visite. E qui la situazione è in effetti un po’ meno rosea, come lo stesso Edwy Plenel deve riconoscere. Il saldo 2012 vede una progressione di sole 851 nuove sottoscrizione…davvero poco! Tuttavia, il numero di abbonati ha conosciuto un andamento fluttuante durante il corso dell’anno raggiungendo quota 70.000 al termine del primo semestre, per poi scendere a 59.294 (64.226 contando le amministrazioni locali) a dicembre.

 

Cosa avrebbe combinato Mediapart per far scappare improvvisamente 10.000 abbonati? Per Edwy Plenel, “il calo durante l’anno non si spiega attraverso una disaffezione”. La colpa sarebbe invece…delle banche! Non della BCE o della finanza internazionale, ma, molto più prosaicamente, della durata di validità delle carte di pagamento che in Francia è in effetti piuttosto breve. Risultato: siccome molti lettori decidono di pagare il loro abbonamento tramite addebito mensile sulla carta, al momento della scadenza si verificano degli incidenti di pagamento. Se il lettore non inserisce i dati della nuova carta, l’ abbonamento va in scadenza.

 

“Senza questi incidenti, saremmo ad almeno 80.000 abbonati”, afferma Edwy Plenel che ha fatto presente il problema al Groupement d’Intérêt Economique Carte bancaire e non esclude di presentare un ricorso in contenzioso contro le banche. Per intanto, da una parte invita i lettori a passare al prelievo automatico sul conto in banca (formula oggi praticata da soltanto il 16% degli abbonati), dall’altra si prepara a lanciare alcune operazioni di marketing.

 

“Ci siamo inventati il nostro marketing, che per noi è indissociabile dal contenuto”, spiega Edwy Plenel. Tradotto significa che il lettore si abbona a Mediapart per del contenuto, non per ricevere radiosveglie, orologi o lettori DVD in regalo. Oltre a mantenere la formula 15 giorni di prova a 1 euro, Mediapart offrirà a fine marzo a tutti gli abbonati del settimanale Télérama un mese di accesso gratuito al sito. La stessa offerta verrà proposta il mese successivo agli abbonati del mensile ecologista TerraEco e ai clienti delle boutiques d’abbigliamento agnès b.

 

Continueranno poi le trasmissioni live (il più delle volte lunghe interviste a tema) diffuse gratuitamente una volta al mese sul sito per un pubblico medio di 40.000 spettatori (visualizzate sino ad oggi oltre dieci milioni di volte). Tutti modi per allargare la platea ed incuriosire nuovi lettori.

 

 

2013, un anno intenso e difficile

 

Intanto però Mediapart mette le mani avanti su un 2013 che si preannuncia meno roseo. Il fatturato si dovrebbe mantenere stabile attorno ai 6 milioni di euro ma gli utili previsti saranno inferiori del 43% al 2012 attestandosi sui 400.000 euro. Nel corso dell’anno, la società dovrà anche far fronte alla fuoriuscita dal capitale sociale (5,7 milioni di euro) del fondo Odyssée Venture, entrato nel 2009 col 20% delle parti, pari ad un milione di euro. Se qualcuno aveva da subito ventilato che Mediapart fosse alla ricerca di un nuovo investitore, il sito ha subito precisato che le parti verranno riassorbite in interno.

 

Il tweet in cui Mediapart ammonisce BFMTV per aver insinuato che il sito cercasse un nuovo investitore

 

 

 

Il capitale resterà così nelle mani dei fondatori, di una società di amici del sito, del dipendenti e di azionisti partner storici come Jean-Louis Bouchard (Groupe Econocom) e Thierry Wilhelm (azionista anche del mensile TerraEco e del settimanale Politis). Insieme si danno due anni per recuperare le parti di Odyssée. In compenso, Mediapart ha preso recentemente il 10% del sito d’ informazione spagnolo Infolibre. L’ accordo prevede una partnership finanziaria ma anche editoriale tramite scambio di articoli nei due sensi. I due progetti si vogliono molto simili sebbene l’ équipe di Infolibre, on line da giovedì scorso, editi anche une mensile cartaceo, Tinta Libre.

 

Il 2013 sarà anche l’anno del grande restyle del sito. Il 16 marzo è infatti previsto il lancio di una nuova home page. Realizzata in “responsive design”, sarà “più leggibile e ariosa” per “meglio valorizzare la ricchezza dei nostri contenuti”. L’obiettivo è anche quello di aumentare la parte di lettori che consultano il sito a partire da dispositivi mobili, oggi inferiore al 20%, forse anche per via dei lunghi articoli di fondo che poco si prestano ad una lettura in metropolitana.

 

Ultima novità, è in uscita un nuovo libro di Edwy Plenel, una sorta di manifesto (il terzo in ambito giornalistico, nel giro di pochi mesi. Vedi qui e qui) per “una stampa indipendente e un giornalismo al servizio dei cittadini”. Il titolo “Le droit de savoir” (Il diritto di sapere, Edizioni Don Quichotte) è tutto un programma.

 

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Rue89I conti in tasca agli altri pure player francesi

 

Huffington Post > Lanciato il 23 gennaio 2012, sotto la direzione di Anne Sinclair, ex moglie di Dominique Strauss-Kahn, il sito veleggia a inizio 2013 sui 2,8 milioni di visitatori unici. Il fatturato del sito, che sin finanzia unicamente attraverso la pubblicità, non è noto, ma il pareggio di bilancio è previsto per il 2014. Fra gli investimenti previsti, delle migliorie tecniche per pompare il refereziamento del sito.

 

Atlantico > Nato il28 febbraio 2011, ha chiuso il 2012 su una media di 1,6 milioni di visitatori unici. L’obiettivo è di raggiungere nel 2014 un fatturato di un milione di euro, di cui la metà attraverso contenuti a pagamento da sviluppare, come ebooks in partnership con l’editore Eyrolles.

 

Slate.fr > Nato il 10 gennaio 2009 all’iniziativa, fra gli altri, dell’ex-direttore di Le Monde Jean-Marie Colombani. Dopo anni di perdite colossali, ha dichiarato di aver chiuso il 2012 per la prima volta in attivo, reinvestendo gli utili nel rinnovamento del sito affiliato SlateAfrique.com, lanciato nel 2011.

 

Rue89 > Nato il 6 mai 2007, è il veterano dei pure player transalpini. A inizio 2013 attirava 2,5 milioni di visitatori unici. Acquistato poco più di un anno fa dal gruppo Perdriel, proprietario del settimanale Le Nouvel Observateur, il sito da allora non comunica più i suoi conti ma fa sapere di non essere ancora in pareggio.

 

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Le fonti di questo articolo:

Les Echos

20minutes

PublicSenat

BFMTV

Frenchweb

Le Nouvel Economiste

 

 

[1] Edwy Plenel, presidente e fondatore, è stato 25 anni a Le Monde, direttore 1996 al 2004, che ha lasciato nel 2005. Nel 2006 se ne vanno da Le Monde anche altri due dei fondatori di Mediapart, tutt’oggi nell’avventura. François Bonnet, dodici anni nel prestigioso quotidiano di cui è stato redattore capo esteri e Laurent Maudit, a Le Monde nel 1995 per condurre il servizio politica economica francese e poi esserne vice-direttore ed editorialista.

 

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