Il NYT sceglie l’ innovazione a vantaggio dei lettori invece che degli inserzionisti

| 20 luglio 2013 | Tag:, , , , , ,

NYT1L’ accattivante  ‘’Snow Fall” , il famoso servizio multimediale del New York Times,  ha sollevato un sacco di dibattiti autoreferenziali sul futuro del giornalismo. Se questo sarà/non sarà il futuro del settore dipende però dalle persone a cui la domanda viene posta.  Per il New York Times, intanto,  non si tratta solo di un bel prodotto, ma di un vero e proprio modello di business.

 

Lo segnala Patrick Smith su The Media Briefing.com, spiegando che il giornale sta riorganizzando la sua redazione per realizzare delle esperienze interattive molto forti e lancerà quest’ anno una “rivista digitale molto coinvolgente”, ricca di servizi lontani dal fastidioso rumore di fondo dei tradizionali siti web giornalistici.

 

Si tratta di un serio cambiamento di impostazione e il responsabile dell’ informazione interna del giornale, Sam Sifton, lascerà il suo attuale incarico per guidare il progetto della nuova rivista digitale.

 

Il NYT continua a concentrare il suo interesse sul giornalismo digitale narrativo,  utilizzando il modello ‘’Snow Fall’’ per coprire la cronaca degli incendi selvaggi in Arizona della scorsa settimana.

 

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In una nota inviata alla redazione il direttore del giornale, Jill Abramson,  ha scritto:

 

Il primo compito (di Sifton) è quello di creare una rivista digitale che assicuri una esperienza di lettura e di immersione totale, che includerà nuove narrazioni multimediali sulla scia di Snow Fall e del lavoro interessante fatto qualche giorno fa per gli incendi in Arizona, e qualcuno dei pezzi migliori usciti nel corso della settimana. Mentre il progetto ‘’Need to Know’’ è studiato per favorire dei rapidi e periodici tuffi nelle notizie, la nuova rivista digitale dovrebbe essere un ‘’Need to read’’.

(via Capital New York)

 

 

Ci sono due cose che colpiscono in quello che il NYT sta facendo – osserva Smith su TheMediaBriefing – : (1) l’ espansione e la modifica del suo mix di prodotti a pagamento per accrescere il suo pubblico;  e  (2) il lavoro di rielaborazione del suo prodotto principale, il giornalismo, per fare in modo che valga la pena di pagare per leggerlo.

 

 

Il NYT modifica il mix dei prodotti a pagamento

 

Il Times sta lanciando un nuovo prodotto chiamato ‘’Need to Know’’, progettato per  ‘’favorire dei rapidi e periodici tuffi nelle notizie’’.

 

Need to Know si presenta come un punto di accesso più economico al modello di abbonamento digitale del NYT, come ha sottolineato Paul Smurl, responsabile del progetto, all’ inizio di quest’ anno: “Puntiamo su dei nuovi prodotti a pagamento, sotto i 10 dollari, c’ è un enorme mercato per questo segmento”.

 

Il NYT sta ampliando quindi la sua offerta sia per le persone con tempi di attenzione brevi sia per coloro che vogliono una lettura più approfondita. Ecco una sfida decisiva per l’ accesso alle piattaforme di paywall – rielva ancora Smith -: come si fa a creare un numero sufficiente di prodotti per attirare e fidelizzare un pubblico esigente? Molti siti di giornali con paywall devono ancora innovare superando il dogma della ‘’santissima trinità’’ delle opzioni per abbonamento: stampa / web / telefonia mobile.

 

Ecco le opzioni di abbonamento di questi giorni:  

 

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Creare dei pacchetti che costano tra 0 e 15 dollari al mese è una mossa saggia e l’ aggiunta di una nuova rivista digitale premium con giornalismo di alta qualità rende il look ancora più attraente e aiuta ad assicurare il rinnovo degli abbonamenti.

 

Il Financial Times quest’ anno ha lanciato FastFT,  un flusso di notizie in diretta con analisi in tempo reale per colmare il divario tra FT.com e le sue applicazioni mobili.

 

Si tratta soprattutto di una sfida di marketing, più che giornalistica. Il problema non è “per quale contenuto la gente sarà disposta a pagare?”, ma ‘’quale mix di prodotti genererà nuovi clienti e rinnovi di abbonamenti in quantità sufficiente?’’

 

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E nel contesto del calo dei ricavi pubblicitari, è un problema pressante:

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Snow Fall non è una panacea

 

Ma Snow Fall rappresenta davvero ciò che i lettori vogliono, o piuttosto quello che i giornalisti vogliono creare? E’ pericoloso il fatto che dirigenti editoriali e direttori di giornali stiano ricostruendo il modello cartaceo (con il lancio di un ‘’magazine’’) su iPad?

 

 

E, se questo è ciò che la gente vuole, come si fa a realizzare questo tipo di standard di qualità online?

 

Il modello longform – osserva ancora Smith – sta diventando popolare in tutto il settore. Il Guardian ha attirato l’ attenzione con il suo Firestorm, mescolando video, reportage, immagini e testi per raccontare la storia di un grosso incendio boschivo in Tasmania.

 

Il Telegraph.co.uk ha usato una pagina analoga per parlare dell’ inventore dei famosi dolci Scozzesi.

Questa innovazione non è rivoluzionaria. Gli editori digitali da tempo mischiano immagini, testi e video. Ma ora è diversa la mentalità: gli editori cartacei stanno cominciando a capire il valore della qualità quando si tratta di digitale.

 

Per un settore che rimane inchiodato al modello di pagina tradizionale, quel modello che ha creato la malattia di quei mostruosi banner lampeggianti, oppure i video che scorrono a ripetizione e tutte quelle altre cose sgargianti, il New York Times e altri stanno invece iniziando a innovare a vantaggio dei lettori, non degli inserzionisti. E’ lo stesso slittamento che sta avvenendo a News UK, il gruppo editoriale del Times.

 

Come ho scritto la scorsa settimana, siamo arrivati ​​al punto che gli editori stanno sostanzialmente ingannando i lettori online inducendoli a cliccare su più roba, piuttosto che creare cose che in realtà piacciono alla gente.

 

Certo, la quantità dei contenuti è importante, ma ci sarebbe molto da dire sulla qualità quando si tratta di convincere la gente a pagare per quella.

 

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