Il business opaco dei Festival dei giornali. In Francia cominciano a chiedersi: ma chi paga?

| 18 febbraio 2013 | Tag:, , , , , , ,

Festival0 Incontrare le ‘’firme’’ del proprio giornale e discutere con loro sui temi di attualità: una formula che piace ai lettori. I festival organizzati da quotidiani e settimanali si diffondono in Italia e all’ estero per rinsaldare un legame di fiducia fra lettori e stampa. Un’ ottima notizia, a patto che non si tramutino in un mezzo per far cassa a spese del contribuente. In Francia, qualcuno comincia ad avere qualche dubbio…

 

 

di Andrea Paracchini

 

“E se l’avvenire della stampa non stesse nel web ma nell’organizzazione di dibattiti in provincia o nell’ hinterland parigino?” E’ la domanda che si pone provocatoriamente il sito @rrêt sur image commentando un fenomeno che sta prendendo piede in Francia. Se da diverso tempo quotidiani e riviste organizzano grandi conferenze tematiche aperte al pubblico, il numero di quest’ultime sembra stia davvero esplodendo. Questo perché, è la tesi che l’autore dell’inchiesta, oltre ad essere un’occasione per creare un legame di più grande prossimità coi proprio lettori questi eventi sono soprattutto un ottimo affare.

 

 

Da Nizza à Le Havre, ogni scusa è buona per dibattere

 

I due campioni transalpini del dibattito live sono il quotidiano francese Libération coi suoi Forum Libé e il settimanale Le Nouvel Observateur.

 

Il primo ha organizzato quattro Forum Libé nel corso del 2012, anno di elezioni in Francia, ma nel 2013 ne ha in programma una ventina con tappe a Rennes, Grenoble, e una mini tournée in quattro città della regione parigina che culminerà con un evento nella capitale nel 2014.

 

Il Nouvel Obs è più modesto con tre o quattro eventi all’anno: nel 2012, le sue Journées hanno toccato Nantes, Strasburgo e Parigi mentre nel 2013 sono già cominciate con la tappa a Le Havre. Eppure, il concorrente Marianne si è sentito in dovere di replicare da poco a Nizza con un’ assemblea dal titolo “Il denaro e l’etica”. Del resto, ogni tema è buono per dibattere: i giovani, la città, le prospettive di una regione e, ovviamente, la crisi. Temi che possono essere oggetto di un supplemento che preceda l’ evento o di una trascrizione di parte dei dibattiti (una doppia pagina su Libération per il forum sui giovani di Grenoble, ad esempio). Contenuto editoriale originale e a basso costo, cosa chiedere di meglio?

 

Ma se per questi giornali gli eventi cittadini stanno diventando una vera e propria branca di attività – ben dieci persone ci lavorano a tempo pieno tutto l’anno a Libération, quattro al Nouvel Obs – la ragione è un’altra, insinua @rrêt sur images. I forum portano un sacco di soldi.

 

 

Un business opaco e discutibile?

 

Per attirare a Le Havre 5.500 persone, il Nouvel Obs ha puntato su invitati di prestigio come l’ex-presidente Valéry Giscard d’Estaing, il mediatico leader ecologista Nicolas Hulot, il genetista Jean-François Kahn. Ma anche il regista Oliver Stone, la cui trasferta era interamente a carico del festival.

 

Ora, visto che per il pubblico la partecipazione è su iscrizione ma gratuita, per finanziarli bisogna ricorrere a diversi partner. Sia Libération che il Nouvel Obs non hanno voluto rivelare il bilancio delle operazioni del 2012 al sito internet, ma sostengono di averci guadagnato. Come? “Le amministrazioni locali finanziano la logistica, circa ⅓, ¼ dei costi’’, spiega ad @rrêt sur images Pierre Hivernat, responsabile dello sviluppo di Libération. In cambio di una sala, qualche microfono, un po’ di logistica e promozione, la città realizzerebbe però una bella operazione d’immagine: “[Un forum] permette loro di posizionarsi sul dibattito”, continua Hivernat. ‘’Un supplemento di 12 pagine come quello fatto per le giornate di Grenoble costerebbe molto più caro alla città se fosse fatturato”. Fatto sta che la città savoiarda ha sborsato 70.000 euro per ospitare il forum. Una cifra resa nota solo su pressione di un consigliere di opposizione, senza che tuttavia siano noti i dettagli di spesa.

 

A Le Havre, l’ affitto delle sale e la logistica sono costate circa 10.000 euro, ma città e agglomerazione hanno ciascuna firmato una convenzione dell’importo di 60.000 euro con il giornale. “E cosa se ne fa Le Nouvel Obs di questi 120.000 euro, a parte far venire Oliver Stone da Los Angeles?”, si domanda @rrêt sur images. La municipalità lo ignora. Qualche dettaglio in più lo conoscono a Rennes. L’ agglomerazione bretone ha pagato circa 900.000 euro in tre anni per il suo partenariato con Libération, dettaglia Jean de Legge, direttore generale della comunicazione.

 

“Le spese vive rappresentano 100.000 euro a forum, l’acquisto di spazi i restanti 200.000 euro.”

 

Festival1Si tratta di spazi pubblicitari pubblicati da Libé con largo anticipo rispetto alla manifestazione. Il 16 gennaio, ad esempio, una mezza pagina annunciava già la due giorni di dibattiti prevista a Bobigny (sobborgo di Parigi) …il 22 e 23 febbraio.

 

La regione Ile-de-France, quella della capitale, si è in effetti anch’essa impegnata su un pacchetto simile: 300.000 euro a forum di cui 220.000 per l’acquisto di spazi pubblicitari e 80.000 euro per le spese di organizzazione.

 

Un sacco di soldi pubblici, versati da amministrazioni di sinistra (è il caso di tutte quelle citate ad eccezione di Le Havre) a giornali dello stesso orientamento. Abbastanza per far nascere l’ accusa che si tratti in realtà di sovvenzioni mascherate, in un momento in cui la stampa attraversa un momento difficile.

 

Problema: anche per le municipalità francesi si annunciano tempi duri e la formula del forum potrebbe essere vittima del suo stesso successo. Jean de Legge lo conferma:

 

C’è stata una banalizzazione del forum di Libération, è diventato un affare, ce ne sono dappertutto. Era un evento pertinente e incontrava un grande successo ma è un po’ costoso in tempo di crisi. Non ci interessa più, a meno che non ce lo facciano a 50.000 euro…”

 

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